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Modifiche al codice dei beni culturali e del paesaggio in materia di professioni dei beni culturali.
2013-06-18

XVII LEGISLATURA
BOLLETTINO DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Cultura, scienza e istruzione (VII)
COMUNICATO

Modifiche al codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in materia di professioni dei beni culturali.
C. 362 Madia.
(Esame e rinvio).
  La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

  Manuela GHIZZONI (PD), relatore, ricorda che la proposta di legge che riprende, con alcune variazioni, la proposta di legge della XVI legislatura n. 1614, il cui esame non si purtroppo concluso novella il Codice dei beni culturali e del paesaggio, decreto legislativo n. 42 del 2004, in ordine all'esercizio della professione dei soggetti impegnati nelle attivit di tutela, vigilanza, ispezione, protezione, conservazione e fruizione dei beni culturali e alla istituzione di registri nazionali ai quali sono tenuti ad iscriversi i professionisti idonei allo svolgimento dei suddetti interventi. La proposta interviene, dunque, nell'ambito della disciplina delle professioni non organizzate in ordini o collegi, peraltro affrontata di recente dalla legge 14 gennaio 2013, n. 4. Si tratta di materia che quindi richiamata nell'ambito della stessa proposta in discussione, poich l'articolo 1, comma 2, della legge n. 4 dispone che per professione non organizzata in ordini o collegi si intende l'attivit economica, anche organizzata, volta alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitata abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o comunque con il concorso di questo.
  Per quanto qui interessa, osserva che la legge dispone, altres, che coloro che esercitano la professione possono costituire associazioni professionali di natura privatistica con il fine di valorizzare le competenze degli associati e garantire il rispetto delle regole deontologiche, agevolando la scelta e la tutela degli utenti nel rispetto delle regole sulla concorrenza. In particolare, le associazioni professionali e le forme aggregative delle stesse associazioni collaborano all'elaborazione delle norme tecniche UNI, previste dalla direttiva 98/34/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 giugno 1998, relative alle singole attivit professionali, e possono promuovere la costituzione di organismi accreditati di certificazione della conformit per i settori di competenza. Questi possono rilasciare, su richiesta del singolo professionista, anche non iscritto ad alcuna associazione, il certificato di conformit alle norme tecniche UNI definite per la singola professione. Ricorda che le associazioni professionali, invece, possono rilasciare ai propri iscritti un'attestazione relativa, tra l'altro, agli standard qualitativi e di qualificazione professionale necessari per il mantenimento dell'iscrizione all'associazione e all'eventuale possesso della certificazione di conformit alle norme tecniche UNI. Il possesso dell'attestazione non rappresenta requisito necessario per l'esercizio dell'attivit professionale.
  Evidenzia che nella relazione illustrativa della proposta di legge in esame si prevede di intervenire nel settore delle professionalit degli operatori privati, in un'ottica, legge testualmente, di tutela dei consumatori, (che in questo caso equivalgono all'intera collettivit nazionale). Si rileva, peraltro, che la specifica relativa ai soli operatori privati non peraltro presente nell'articolato, pertanto tale aspetto merita di essere chiarito anche in relazione a quanto esporr oltre sul punto. Ricorda, peraltro che, in materia di professioni dei beni culturali, il Codice disciplina solo le figure di restauratore di beni culturali e di collaboratore restauratore di beni culturali, ed su questo punto che interviene la proposta in esame. L'articolo 1 del progetto di legge inserisce, infatti, nella parte prima del Codice l'articolo 9-bis, disponendo che gli interventi di tutela, vigilanza, ispezione, protezione, conservazione e fruizione dei beni culturali, ma anche quelli relativi alla loro valorizzazione infatti, bench non esplicitamente citati, il riferimento ai titoli I e II della parte seconda del Codice relativi, rispettivamente, a Tutela e Fruizione e valorizzazione, indubbiamente li include , da qualunque soggetto realizzati, sono affidati, secondo le rispettive competenze, alla responsabilit o alla diretta attuazione di archeologi, archivisti, bibliotecari, demoetnoantropologi, antropologi esperti di diagnostica applicata ai beni culturali, storici dell'arte, in possesso di adeguata formazione e professionalit, nonch alla responsabilit o alla diretta attuazione degli operatori delle altre professioni gi regolamentate. Ritiene, al proposito, che vada esplicitato il significato dell'espressione da qualunque soggetto realizzati, dal momento che la possibilit che gli interventi possano non essere attuati direttamente dai professionisti citati ma che, realizzati da altri, a costoro ne sia affidata comunque la responsabilit gi contemplata dalla medesima disposizione. Sottolinea quindi che l'articolo 2 chiarisce il possesso di adeguata formazione e professionalit dei professionisti indicati, introducendo nella parte quinta del Codice recante, fra l'altro, disposizioni transitorie l'articolo 182-bis, rubricato Disposizioni transitorie in materia di professioni dei beni culturali. Questo ultimo prevede in conformit con il riordino delle classi di laurea e con la definizione dei livelli minimi di qualificazione per l'accesso alle professioni di cui all'articolo 9-bis l'istituzione presso il Ministero per i beni e le attivit culturali di registri nazionali dei professionisti archeologi, archivisti, bibliotecari, demoetnoantropologi, antropologi esperti di diagnostica applicata ai beni culturali e storici dell'arte idonei allo svolgimento degli interventi di cui all'articolo 9-bis, ai sensi del comma 1 dell'articolo 182-bis. Si introduce, cos, una riserva di attivit in favore dei soli professionisti iscritti a tali registri; la norma, se approvata, richiederebbe di sostituire all'articolo 2, comma 1 dell'articolo 182-bis del decreto legislativo n. 42 del 2004, ultimo periodo, l'espressione ivi prevista con ai registri. Il secondo periodo del comma in parola dispone, peraltro, che l'iscrizione condizione sufficiente per lo svolgimento degli interventi indicati nel nuovo articolo 9-bis. Al riguardo, riterrebbe opportuno coordinare le due previsioni, dal momento che in base al primo periodo, l'iscrizione nei registri nazionali risulta essere condizione necessaria per l'esercizio della professione, mentre, in base al secondo periodo, risulta mera condizione sufficiente. Evidenzia che la transitoriet delle disposizioni cui fa riferimento la rubrica dell'articolo 182-bis non si evince, letteralmente, dal testo. Rileva che l'intenzione sembrerebbe, peraltro, quella di far terminare la fase transitoria all'atto della definizione dei livelli minimi di qualificazione per l'accesso alle professioni; in tal caso apparirebbe necessario sostituire le parole e con la definizione dei livelli minimi con quelle e nelle more della definizione dei livelli minimi. A differenza della definizione dei livelli minimi di qualificazione per l'accesso alle professioni citate, che restano da definire, evidenzia che per gli ambiti in questione sono stati gi definiti i percorsi universitari e le scuole di specializzazione.
  Ricorda quindi che, in base ai decreti ministeriali del 16 marzo 2007, di definizione delle classi di laurea e di laurea magistrale, come modificati dal decreto ministeriale del 28 dicembre 2010, risultano istituite, in particolare, le classi: L-1 Classe delle lauree in Beni culturali; L-43 Classe delle lauree in Diagnostica per la conservazione dei beni culturali; LM-2 Classe delle lauree magistrali in Archeologia; LM-5 Classe delle lauree magistrali in Archivistica e Biblioteconomia; LM-10 Classe delle lauree magistrali in Conservazione dei beni architettonici e ambientali; LM-11 Classe delle lauree magistrali in Scienze per la conservazione dei beni culturali; LM-89 Classe delle lauree magistrali in Storia dell'arte. Infine, il decreto ministeriale del 2 marzo 2011 ha definito la classe di laurea magistrale a ciclo unico LMR/02 in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali. Con decreto ministeriale del 31 gennaio 2006 sono state definite otto tipologie di Scuole di specializzazione nel settore della tutela, gestione e valorizzazione del patrimonio culturale, ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 29 del 2001 che riguardano i beni archeologici; i beni architettonici e del paesaggio; i beni storici artistici; i beni archivistici e librari; i beni demoetnoantropologici; i beni musicali; i beni scientifici e tecnologici; i beni naturali e territoriali. Rileva che l'individuazione delle modalit e dei requisiti di iscrizione ai registri e delle relative modalit di tenuta demandata ad un decreto del Ministro per i beni e le attivit culturali, sentiti il Ministro dell'istruzione, dell'universit e della ricerca e la Conferenza Stato-regioni, in collaborazione tanto per l'individuazione dei requisiti di iscrizione, quanto per la tenuta dei registri con le relative associazioni professionali individuate ai sensi dell'articolo 26 del decreto legislativo n. 206 del 2007 previsione che sembrerebbe essere riferita alla rappresentativit delle associazioni a livello nazionale- e della legge n. 4 del 2013. Si stabilisce peraltro sin d'ora che tra i requisiti per l'iscrizione nei registri sufficiente ma non necessaria la certificazione professionale rilasciata dalle stesse associazioni, in base al comma 2 dell'articolo 182-bis. Aggiunge che per l'emanazione del decreto non previsto il parere parlamentare, n indicato un termine, questioni sulle quali invita espressamente i commissari a pronunciarsi.
  Evidenzia, ancora, che in base alla normativa vigente tale provvedimento dovr assicurare che i requisiti stabiliti per l'iscrizione ai registri nazionali assicurino, in particolare, il rispetto dei principi di non discriminazione, necessit e proporzionalit. Ci necessario soprattutto alla luce del fatto che l'articolato non esplicita che ci si riferisce esclusivamente ai professionisti privati, e non anche ai dipendenti pubblici, in quanto gi vincitori di pubblici concorsi banditi dalla pubblica amministrazione, con la qualifica, ad esempio, di bibliotecari, archivisti o archeologi. In materia, ricorda, preliminarmente, che, per il diritto europeo, i professionisti sono, al pari delle imprese, soggetti alle regole di concorrenza, dettate dall'articolo 101 del Trattato sull'Unione europea, ex articolo 81 del Trattato della Comunit europea. L'Unione europea dunque particolarmente attenta ai cosiddetti diritti esclusivi, ovvero a tutte le regolamentazioni che riservino alcune attivit a una ristretta categoria di professionisti. Osserva, in particolare, che l'articolo 16 della direttiva servizi, direttiva n. 2006/123/UE, prevede, fra l'altro, che gli Stati membri non possono subordinare l'accesso ad un'attivit di servizi o l'esercizio della medesima sul proprio territorio a requisiti che non rispettino i seguenti principi: a) non discriminazione: i requisiti non devono essere direttamente o indirettamente discriminatori in funzione della cittadinanza o, per quanto riguarda le societ, dell'ubicazione della sede legale; b) necessit: i requisiti devono essere giustificati da ragioni di ordine pubblico, di pubblica sicurezza, di sanit pubblica o di tutela dell'ambiente; c) proporzionalit: i requisiti sono tali da garantire il raggiungimento dell'obiettivo perseguito e non vanno al di l di quanto necessario per raggiungere tale obiettivo. Al proposito, per un'ulteriore precisazione, ricorda che il punto (56) dei considerando della direttiva, peraltro, evidenzia che, cita testualmente, motivi imperativi di interesse generale tra i quali rientrano, in particolare, per quanto qui interessa, la tutela dei consumatori e dei destinatari di servizi, la conservazione del patrimonio nazionale storico ed artistico, gli obiettivi di politica sociale e di politica culturale, ex articolo 4 della direttiva possono giustificare l'applicazione di regimi di autorizzazione e altre restrizioni, fatto salvo il rispetto dei citati principi di necessit e proporzionalit. Ricorda d'altra parte che, in maniera analoga, dispone il decreto legislativo n. 59 del 2010, emanato in attuazione della citata direttiva. In particolare ribadita all'articolo 8 la definizione di motivi imperativi d'interesse generale recata dall'articolo 4 della direttiva gli articoli 14 e 15 del medesimo decreto prevedono che, fatte salve le disposizioni istitutive relative ad ordini, collegi e albi professionali, regimi autorizzatori possono essere istituiti o mantenuti solo se giustificati da motivi imperativi di interesse generale, nel rispetto dei principi di non discriminazione. Ove sia previsto un regime autorizzatorio, le condizioni alle quali subordinato l'accesso e l'esercizio alle attivit di servizi devono essere, tra l'altro, non discriminatorie; commisurate all'obiettivo di interesse generale; chiare ed inequivocabili; oggettive; rese pubbliche preventivamente; trasparenti e accessibili.
  In conclusione, auspica, quindi, che la Commissione possa trovare un'ampia convergenza sul testo in esame ancorch modificato nelle parti di cui ha sottolineato le incongruenze , esaminandolo in tempi celeri, data la giusta attesa che i professionisti dei beni culturali, che rivestono un rilevante interesse pubblico, ripongono nelle norme in esame per vedere riconosciuto il proprio ruolo professionale, economico e culturale. Ritiene inoltre utile svolgere, com avvenuto nella scorsa legislatura, un ciclo di audizioni informali dei soggetti interessati al provvedimento in esame, rimettendosi alla valutazione della Commissione, se prima o dopo la conclusione dell'esame preliminare. Auspica, infine, che le forze politiche presenti in Commissione possano convergere sulla decisione di ricorrere alla sede legislativa.

  Chiara DI BENEDETTO (M5S) chiede che le audizioni a cui ha fatto riferimento la relatrice si svolgano prima dell'esame preliminare del progetto di legge all'ordine del giorno.

  Flavia PICCOLI NARDELLI (PD) chiede che tali audizioni si tengano invero dopo la discussione generale sul provvedimento, ai fini di un pi efficace approfondimento delle principali tematiche che esso coinvolge.

  Giancarlo GALAN, presidente, ringrazia la relatrice per il completo ed esaustivo lavoro svolto. Ritiene che le questioni relative allo svolgimento di eventuali audizioni sul provvedimento possano essere definite dall'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi.

  Nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

  La seduta termina alle 14.35.

http://www.camera.it/leg17/824?tipo=C&anno=2013&mese=06&giorno=18&view=&commissione=07&pagina=data.2


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