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PROPOSTA DI LEGGE REGIONALE Conservazione e riqualificazione agricolo-ambientale dellAgro Romano
2009-03-11

Consiglio Regionale del Lazio

PROPOSTA DI LEGGE REGIONALE Conservazione e riqualificazione agricolo-ambientale dellAgro Romano Di iniziativa del Consigliere Enrico Fontana

RELAZIONE La promozione e la valorizzazione dellagricoltura nelle aree periurbane assume oggi un significato strategico oltre laspetto produttivistico o paesistico ambientale, diventando un tema di carattere culturale. Infatti queste aree di confine rappresentano una occasione unica per un confronto e per un dialogo pi ravvicinato tra la cultura locale e la cultura metropolitana e quindi possono diventare laboratorio di nuovi rapporti sociali, economici e produttivi, cruciale per una rivalutazione della nuova realt rurale. In un periodo di prolungata crisi economica che colpisce lintera Europa e nella realt appena realizzata dellallargamento della UE ad altri 10 paesi, diventa essenziale che la realt, le esigenze, le richieste del mondo agricolo siano conosciute e condivise dal resto delle societ. Ci anche in considerazione del fatto che limprenditore agricolo non pi solo produttore di generi alimentari ma sempre pi spesso tende a diventare fornitore di servizi alla collettivit, quali: la difesa del suolo, la valorizzazione dellambiente, lagriturismo, la produzione di energia di fonti rinnovabili. A ci segue che la societ nel suo complesso che deve riconoscere e valutare ed apprezzare la funzione sociale espletata dallattivit multifunzionale dellagricoltore. Oltre a ci il sostegno dellagricoltura nelle aree periurbane favorito dalla prospettiva pi generale di una maggiore e diffusa sensibilit maturata dalla societ nel suo complesso verso il valore del suolo e del terreno come risorsa scarsa. Finalmente si sta prendendo coscienza che le nuove espansioni urbane, quando e se necessarie, si devono sviluppare preferibilmente su spazi interclusi nel contesto urbano o comunque, se si devono estendere alle cinture urbane periferiche, devono avvenire possibilmente senza compromettere il settore primario. Le aree periurbane rappresentano, dal punto di vista della potenzialit produttiva agricola, una realt del tutto particolare e contraddittoria. Infatti da una parte lalto valore
fondario, che costituisce una potente rendita di posizione, normalmente inibisce una spinta ad una intensa attivit agricola imprenditoriale. Al tempo stesso il fatto di avere un mercato di sbocco dei prodotti agricoli cos importante, vicino e attraente come quello rappresentato dal centro urbano, pone larea periurbana in una condizione potenziale di grande opportunit produttiva. Il risultato che normalmente ci si trova di fronte a: un processo di generale deperimento dellattivit agricola, rischio continuo di cambio di destinazione del terreno, grande competizione tra attivit concorrenti, occupazione del terreno per attivit promiscue, contemporanea e continua rivalutazione del valore fondiario. Oltre a ci emergono fenomeni del tutto nuovi determinati dal fatto che la societ urbana moderna: in quanto consumatrice, dimostra di necessitare, per il suo stesso funzionamento fisiologico, di grandi aree di risulta sulle quali poter scaricare i suoi rifiuti; e in quanto sempre pi attenta alle questioni ambientali, tende a trasferire in zone periferiche quelle attivit produttive nocive, ancora oggi ospitate allinterno dei centri urbani. Dunque a quella che era la classica questione dei terreni della periferia urbana, lasciati non costruiti per sfruttare la loro rendita di posizione, si sovrapposta una domanda aggiuntiva per destinazioni poco nobili E cos avvenuto che le zone agricole di contorno alle grandi aggregazioni urbane, specialmente quelle di propriet pubblica, essendo regolate dal punto di vista normativo e di mercato come classiche zone non urbanizzate o zone libere, hanno subito le maggiori aggressioni. Ne prova il fatto che la perdita di superficie destinata allagricoltura, se un fenomeno generalizzato e incontrovertibile che colpisce inesorabilmente dal dopoguerra ad oggi tutti i paesi europei, diventa cronico ed eclatante specialmente nelle grandi conurbazioni urbane di tutta Europa. Nel Comune di Roma, che per estensione il maggior comune agricolo italiano, la SAU diminuita nel decennio 1990-2000 del 19% a fronte di una perdita media nella Regione
Lazio del 14%. La Provincia di Roma quella dove si registra la pi alta percentuale di perdita di SAU con oltre 5.000 ettari allanno. Daltra parte, il calo di crescita demografica, registrato negli ultimi anni nei grandi centri urbani di quasi tutta Europa, cui non ha corrisposto una riduzione della superficie urbanizzata e la maturazione generalizzata di una coscienza ecologico-ambientale, stanno favorendo la riconsiderazione di un recupero significativo di tutte le risorse naturali e territoriali e, prima fra tutte, delle aree extraurbane di periferia. La stessa Convenzione europea del Paesaggio ha sancito che anche le aree urbane, degradate o deframmentate da una crescita disordinata costituiscono valori sui quali operare. In proposito larticolo 2 relativo al Campo di applicazione cita testualmente: la presente Convenzione si applica a tutto il territorio europeo delle parti e riguarda gli spazi naturali, rurali, urbani e periurbani. Essa concerne sia i paesaggi straordinari che i paesaggi ordinari che influiscono sugli ambienti di vita delle popolazioni in Europa. In questo contesto emerge la convinzione che lAgro Romano debba essere oggetto di una specifica azione di tutela e conservazione, nella pi ampia disciplina di governo del paesaggio regionale. Le parti del territorio dellAgro Romano costituiscono infatti i luoghi dellidentificazione del paesaggio storico-monumentale rappresentato dai vedutisti e descritto dai viaggiatori e dagli scrittori sin dal XVII secolo. La presenza di grandi complessi archeologici e monumentali si unisce ai valori naturalistici in un contesto agricolo le cui permanenze sono stabili nel tempo. La presente legge detta una apposita disciplina di conservazione e tutela dellAgro romano, (art.1) classificandolo con quelle parti del territorio extraurbano non urbanizzato della campagna romana, prevalentemente utilizzate per attivit produttive agricole o comunque destinate al miglioramento delle attivit di conduzione agricola del fondo e che, in prevalente condizione naturale, presentano valori ambientali essenziali per il mantenimento dei cicli ecologici, per la tutela del paesaggio agrario, del patrimonio storico e culturale.
Queste parti del territorio in quanto ritenute connotative ed identitarie dellintera comunit laziale vengono assunte a qualificazione di paesaggio. Lart. 2 declina gli obiettivi delle misure di conservazione e tutela dellAgro Romano e dispone che nellambito del nuovo PTPR, di cui alle DGR n. 556 del 25 luglio 2007 e n. 1025 del 21 dicembre 2007, adottate ai sensi dellart. 21, 22, 23 della legge regionale sul paesaggio n. 24/98, le parti di territorio dellAgro romano vengano incluse nei repertori dei beni tipizzati e nelle norme del PTPR, ai sensi dellart.134 comma 1 lettera c) del Codice D.Lgs. 42/2004. Lart 3 detta norme transitorie per le attivit di trasformazione consentite nei territori dellAgro Romano che rimangono in vigore fino allentrata in vigore del PTPR di cui allart. 21 della legge regionale n.24/98 e al necessario adeguamento degli strumenti urbanistici comunali ai sensi dellart. 145 del Codice D.Lgs. 42/2004.

ARTICOLO 1 (Classificazione del territorio dellAgro Romano) 1. In conformit alle finalit contenute allarticolo 51, comma 1, della legge regionale 22 Dicembre 1999, n.38 concernente Norme sul governo del territorio ed in deroga a quanto previsto dal Capo II, Titolo IV della stessa legge, il territorio dellAgro romano sottoposto alla disciplina prevista dalla presente legge. 2. LAgro romano comprende le parti del territorio extraurbano non urbanizzato della campagna romana come identificate nellallegato A, prevalentemente utilizzate per attivit produttive agricole o comunque destinate al miglioramento delle attivit di conduzione agricola del fondo e che, in prevalente condizione naturale, presentano valori ambientali essenziali per il mantenimento dei cicli ecologici, per la tutela del paesaggio agrario, del patrimonio storico e del suo contesto. 3. Le parti di territorio di cui al comma 2, in quanto ritenute connotative ed identitarie del territorio e della comunit laziale sono tali da essere assunte a qualificazione di paesaggio

ARTICOLO 2 (Misure di conservazione e tutela) 1. Le misure di conservazione e tutela dellAgro romano sono volte al mantenimento delle caratteristiche, degli elementi costitutivi e delle morfologie del paesaggio agrario e alla salvaguardia della biodiversit, preservando i valori e i livelli di naturalit, in modo da garantirne la continuit geografica e la funzionalit ecologica. 2. Ogni modificazione morfologica dellassetto del territorio deve garantire: a) la salvaguardia delle attivit agro-silvo-pastorali ambientalmente sostenibili e dei valori antropologici, archeologici, storici e architettonici presenti nel territorio; b) la conservazione o la ricostituzione del paesaggio rurale e del relativo patrimonio di biodiversit, delle singole specie animali o vegetali, dei relativi habitat, e delle associazioni vegetali e forestali; c) la salvaguardia o ricostituzione degli equilibri idraulici e idrogeologici e degli equilibri ecologici 3. La Regione, ai sensi dellarticolo 134, comma 1, lettera c) del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n.42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dellarticolo 10 della L. 6 luglio 2002, n. 137) ed in base alle disposizioni dellarticolo 143 del medesimo decreto, individua le aree di cui al comma 2 dellarticolo 1, determina le relative prescrizioni duso e le include nei repertori dei beni tipizzati e nelle norme del Piano Territoriale Paesistico regionale adottato con deliberazione della Giunta
Consiglio Regionale del Lazio
regionale 25 luglio 2007, n.556, successivamente modificata dalla deliberazione della Giunta regionale 21 dicembre 2007, n.1025 , ai sensi degli articoli 21, 22, e 23 della legge regionale 6 luglio 1998, n.24 (Pianificazione paesistica e tutela dei beni e delle aree sottoposti a vincolo paesistico) e successive modifiche.

ARTICOLO 3 (Norme transitorie) 1. Fino alla data di approvazione del PTPR ai sensi dellarticolo 21 della l. r. 24/1998 e al necessario adeguamento degli strumenti di pianificazione urbanistica comunale ai sensi dellarticolo 145 del d.lgs. 42/2004, nel territori di cui allarticolo 1 sono consentite esclusivamente le seguenti attivit: a) conservazione delluso agricolo e silvo pastorale nel rispetto della morfologia e dei valori identitari del paesaggio naturale ed agrario; b) conservazione del patrimonio edilizio tradizionale, delle architetture rurali e della rete viaria esistente compatibilmente con la salvaguardia del patrimonio naturale; c) fruizione del patrimonio naturale e del paesaggio agrario tutelando e conservando i valori identitari tradizionali; d) difesa del suolo, recupero e riqualificazione ambientale di aree significativamente compromesse o degradate. 2. Per lo svolgimento delle attivit di cui al comma 1 sono consentiti: a) opere per il drenaggio delle acque di superficie e per il consolidamento delle scarpate instabili da realizzare con le tecniche di ingegneria naturalistica; b) piccoli interventi volti al miglioramento delle attivit agricole esistenti quali fontanili, abbeveratoi, fienili, legnaie, piccoli ricoveri per attrezzi e piccole strutture per ricovero degli animali; c) recupero dei manufatti esistenti, se strettamente funzionali allesercizio dellattivit agro-silvo-pastorale, con relativo adeguamento funzionale nei limiti di aumento di volume, per una sola volta, inferiore al 10%, nel rispetto della tipologia edilizia tradizionale;
Consiglio Regionale del Lazio
d) nuove costruzioni, strettamente funzionali alla conduzione del fondo e allesercizio dellattivit agro-silvo-pastolare, nel rispetto dei parametri di cui ai commi 5,6 e7 dellarticolo 55 della L.R.38/99, rapportati alla qualit ed estensione delle colture praticate e alla capacit produttiva, come comprovate dai piani di utilizzazione aziendali (PUA) da redigere in conformit a quanto previsto dallarticolo 57 della l.r. 38/1999; e) strutture per lesercizio dellattivit di agriturismo se realizzate mediante recupero dei manufatti esistenti e attraverso gli interventi di cui allarticolo 3, comma 1, lettera a), b) e c) del DPR 380/01, nel rispetto delle caratteristiche costruttive, dei colori, dei materiali e delle tipologie delle architetture rurali tradizionali; f) viabilit di servizio allattivit agricola o ad altre attivit correlate e compatibili con essa, nel rispetto della morfologia dei luoghi e la salvaguardia del patrimonio naturale e vegetazionale esistente; g) percorsi pedonali e sentieri naturalistici, nel rispetto del contesto naturale e della vegetazione esistente; h) impianti di produzione energia rinnovabile di tipo areale o verticale con minimo impatto, solo se di pertinenza di manufatti esistenti, se integrati o parzialmente integrati negli edifici stessi, nel rispetto dei caratteri tipologici tradizionali. 3. Le trasformazioni di cui al comma 2, lettere c), d) ed e) sono assentite dalle competenti amministrazioni previa apposizione di un vincolo di non edificazione, trascritto presso la conservatoria dei registri immobiliari, sul fondo di pertinenza delledificio per cui richiesto il titolo abilitativo. Il rilascio del titolo abilitativo subordinato alla stipula di apposita convezione con l'obbligo per il richiedente di: a) non modificare la destinazione d'uso agricola delle costruzioni esistenti o recuperate necessarie allo svolgimento delle attivit agricole e di quelle connesse per il periodo di validit del PUA;
Consiglio Regionale del Lazio
b) non modificare la destinazione d'uso agricola delle nuove costruzioni rurali eventualmente da realizzare per almeno dieci anni dall'ultimazione della costruzione; c) non alienare separatamente dalle costruzioni il fondo alla cui capacit produttiva sono riferite le costruzioni stesse; d) asservire le edificazioni ai terreni alla cui capacit produttiva esse si riferiscono.

ALLEGATO A



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