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VII Commissione Senato - seduta del 18 febbraio 2002 (indagine conoscitiva tutela e valorizzazione - audizione Settis)
2003-02-18

VII COMMISSIONE PERMANENTE (ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI)
SEDUTA N. 167 - 18 FEBBRAIO 2003

AUDIZIONE del professor Settis direttore della Scuola normale superiore di Pisa



Presidenza del Presidente
ASCIUTTI




Interviene il sottosegretario di Stato per la funzione pubblica e coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza Saporito.
Intervengono, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, il professor Salvatore Settis, direttore della Scuola normale superiore di Pisa e il professor Sergio Vetrella, presidente dell'Agenzia spaziale italiana (ASI).


La seduta inizia alle ore 14,40.



SULLA PUBBLICITA' DEI LAVORI


Il PRESIDENTE avverte che stata avanzata la richiesta, ai sensi dell'articolo 33, comma 4, del Regolamento, di attivazione dell'impianto audiovisivo in modo da consentire la speciale forma di pubblicit della seduta ivi prevista per l'audizione del professor Settis; il Presidente del Senato, previamente interpellato, ha fatto conoscere il proprio assenso e pertanto, ove la Commissione convenga, tale forma di pubblicit sar adottata per il seguito della seduta.


Conviene la Commissione.




PROCEDURE INFORMATIVE


Seguito dell'indagine conoscitiva sui nuovi modelli organizzativi per la tutela e la valorizzazione dei beni culturali: audizione del professor Salvatore Settis, direttore della Scuola normale superiore di Pisa

Si riprende l'indagine conoscitiva, sospesa nella seduta del 13 febbraio scorso.


Il presidente ASCIUTTI introduce l'audizione ricordando le finalit dell'indagine conoscitiva in corso, nonch l'attivit scientifica e pubblicistica del professor Settis sulla specifica materia della tutela dei beni culturali.


Ha quindi la parola il direttore della Scuola normale superiore di Pisa, professor Salvatore SETTIS, a giudizio del quale la problematica della tutela e della conservazione dei beni appartenenti al patrimonio culturale italiano merita una particolare attenzione, a maggior ragione in un momento di relativo affievolimento dell'attenzione per tutti i profili problematici connessi con tale questione. A suo parere, il punto di partenza deve essere la consapevolezza del significato sociale, politico e civile dei beni culturali, per i quali si pu ben parlare di un patrimonio nel quale si cristallizza il sentimento di identit e di appartenenza della nazione italiana.
Gli elementi da cui non si pu prescindere nella valutazione della politica di tutela dei beni culturali sono, in prima istanza, l'inalienabilit degli stessi, (che rappresenta peraltro una costante storica della politica di conservazione), la considerazione del valore economico del patrimonio culturale, intendendosi con tale espressione la ricchezza complessiva del bene nel contesto nel quale ubicato (ricchezza di gran lunga pi rilevante rispetto agli introiti derivanti direttamente dalla fruizione del bene), nonch l'alto tasso di conservazione del patrimonio culturale vantato dal Paese. Tale ultimo aspetto rappresenta esso stesso un portato storico del quale tener conto e nel quale si identifica l'identit urbanistica e territoriale del Paese.
Dopo aver fatto analitico riferimento alle legislazioni emanate a tutela del patrimonio gi in epoca preunitaria, il professor Settis segnala il carattere fortemente avanzato e di efficace tutela dei beni culturali della legislazione posta in essere sia in epoca prefascita che con la legge n. 1089 del 1939. D'altro canto, il valore di tale ultima disciplina che sancisce la prioritaria attenzione dello Stato verso il patrimonio culturale, risalta dalla circostanza che i principi da essa sanciti sono stati ribaditi dalla Carta costituzionale, con una continuit legislativa il cui significato va assolutamente sottolineato in un contesto di radicale trasformazione istituzionale.
L'oratore sottolinea inoltre che i principi sanciti dall'articolo 9 della Costituzione, unitamente alla giurisprudenza della Corte costituzionale, consentono di dichiarare il primato del principio estetico-culturale su altro genere di considerazioni, anche di carattere economico. Dal proprio punto di vista, infatti, l'attuale legislazione in materia di beni culturali viziata da una tendenza economicistica che, a prescindere dall'orientamento politico di chi la sostiene, erode il caposaldo di quella tradizione giudica che ha consentito di preservare il patrimonio culturale italiano. Il corollario di tale tendenza economicistica, infatti, la pretesa di poter affiancare o addirittura sostituire i pubblici poteri, facendo ricorso a soggetti privati, in funzioni di gestione, tutela e conservazione, a partire dalla supposta redditivit dei beni; a suo parere, invece, tali funzioni debbono rimanere in mano pubblica. Anche la creazione dei poli museali e la scissione delle relative competenze rispetto alle funzioni assegnate alle Soprintendenze costituisce un grave errore ai fini di una corretta tutela dei beni culturali.
Passando ad analizzare le tematiche poste dalla ben nota questione dell'inalienabilit dei beni, esprime la personale valutazione che tale requisito debba essere attribuito solo a beni di riconosciuto valore culturale. Commentando la recente disciplina in materia di gestione del patrimonio pubblico immobiliare l'oratore contesta apertamente l'attribuzione al Ministro dell'economia e delle finanze del potere di procedere alla ricognizione dei beni e di identificare quelli appartenenti al patrimonio disponibile - rendendoli cos immediatamente e automaticamente cedibili - in base alle disposizioni della legge n. 410 del 2001, senza il preventivo coinvolgimento del Ministero per i beni e le attivit culturali. Tale disciplina, del resto, appare anche pi pericolosa ai fini della dismissione dei beni culturali della legge che ha istituito la Patrimonio dello Stato Spa. Dopo aver riassunto i termini del dibattito, anche a livello istituzionale, apertosi con l'istituzione di tale organismo, valuta positivamente le dichiarazioni del Ministro per i beni e le attivit culturali volte a riaffermare l'inalienabilit dei beni appartenenti al patrimonio culturale. Nella medesima direzione vanno le decisioni emerse in sede CIPE, ma egli ritiene essenziale, al fine di sgombrare i dubbi su qualsiasi prospettiva di dismissione di beni caratterizzati da alto valore culturale, modificare la citata legge n. 410. A tale proposito, anche in qualit di componente del Consiglio scientifico della tutela dei beni culturali, organismo che dovrebbe coadiuvare il ministro nella predisposizione del disegno di legge di delega di riforma della disciplina di tutela, ritiene che esso possa essere la sede per ribadire che la dismissione di beni immobili pubblici, fatta salva la possibilit di dismettere comunque beni che oggettivamente non appartengono al patrimonio culturale, debba essere preceduta da un'attivit di ricognizione, al fine di garantire l'identificazione dei beni in ragione del valore culturale rappresentato dagli stessi. Una volta definiti i criteri per individuare i beni che non vanno assolutamente ceduti e quelli che non hanno alcun valore dal punto di vista culturale, si potr concentrare l'attenzione su quelli per i quali l'identificazione del valore culturale suscita maggiori discussioni.


Il presidente ASCIUTTI osserva che tutti i commissari, pur con accenti diversi, condividono le preoccupazioni espresse dal professor Settis sull'esigenza di tutelare i beni culturali e di preservarne l'appartenenza alla sfera pubblica laddove sia chiaramente identificabile e indiscusso il valore culturale dello stesso.


A giudizio del senatore TESSITORE, essenziale valutare le problematiche dei beni culturali nel contesto di un sistema complessivo di tutela. Inoltre, pur condividendo l'orientamento a classificare i beni per fasce di interesse, ritiene particolarmente complesso procedere in tale direzione, fatta eccezione per i casi di valore culturale indiscusso ovvero per quei beni che non presentano alcun interesse specifico. Proprio il richiamo al valore identitario acquisito da alcuni beni, infatti, potrebbe giustificarne la tutela e la conservazione, senza che essi presentino elementi di particolare pregio e valore.
In ultimo, ritiene essenziale analizzare la disciplina vigente, soprattutto in relazione all'efficacia della stessa nel tutelare e conservare il pi grande patrimonio culturale del mondo.


A giudizio del senatore COMPAGNA, la relazione del professor Settis ha identificato correttamente nella tradizione giuridica di tutela del patrimonio culturale un fattore estremamente positivo per l'efficacia di tale tutela, ma sembrata al contrario reticente sulle inefficienze e sul vero e proprio disastro della gestione dei beni culturali negli ultimi vent'anni. Da un lato, si smantellato sistematicamente la rete prestigiosa di organismi scientifico-amministrativi in grado di presidiare l'autonomia delle scelte, dall'altro stata attuata una politica di restrizioni nel reclutamento del Dicastero con pesanti riflessi sulla correttezza e l'efficacia nell'azione amministrativa.


Interviene quindi la senatrice ACCIARINI, la quale sottolinea il ragionevole equilibrio raggiunto con la riforma del Titolo V della Costituzione in tema di competenze legislative in materia di tutela dei beni culturali.
L'oratrice giudica inoltre essenziale affrontare specificamente il tema dei costi della tutela dei beni rispetto alle problematiche di carattere giuridico e istituzionale, poich, a suo parere, mancato nel dibattito la valutazione circa le esigenze di quantificare le risorse finanziarie necessarie per tutelare al meglio i beni culturali.


Il senatore D'ANDREA non condivide il giudizio fortemente critico espresso dal senatore Compagna circa l'efficienza dell'amministrazione dei beni culturali, ricordando la politica di assunzioni e di ampliamento delle competenze compiuta in anni recenti. Chiede al professor Settis di dare un giudizio sulla preparazione di coloro che sono impegnati direttamente nell'attivit di tutela e restauro dei beni. Condivide altres il giudizio sulla necessit di preservare l'unitariet delle competenze gestionali per quanto riguarda i musei e le Soprintendenze.


Risponde ai quesiti il professor SETTIS, il quale fa presente al senatore Tessitore che l'individuazione del carattere culturale o meno di un bene, al di l delle mutevoli tendenze, non pu che essere affidato a coloro che possiedono la competenza per poter compiere tale attivit. Per quanto riguarda il livello di preparazione, egli sostiene che, per il settore archeologico, l'Italia pu vantare un primato pressoch indiscusso a livello internazionale, ma tale primato rischia di essere perduto in ragione della riforma dei cicli universitari. Sulla creazione dei cosiddetti poli museali ribadisce il suo giudizio fortemente critico di tale misura, condivisa peraltro sia dal ministro Melandri che dal ministro Urbani. Per quanto riguarda invece la gestione attuale dell'amministrazione dei beni culturali, egli aveva sorvolato su tali aspetti per economia dei lavori, ma condivide senz'altro il giudizio sulla dissennata politica di restrizione nell'assunzione del personale. Circa le valutazioni dei costi della tutela dei beni, condivide l'accento della senatrice Acciarini sulla rilevanza di tale tema, ma ribadisce che la tutela dei beni costituisce esso stesso un investimento diretto in grado di accrescere la ricchezza rappresentata dal patrimonio culturale. Da ultimo, in tema di rapporti tra Stato e enti decentrati, esprime la preferenza per un indirizzo legislativo che non suddivida in maniera disomogenea e disorganica le funzioni.


Il PRESIDENTE ringrazia il professor Settis e dichiara chiusa l'audizione. Rinvia indi il seguito dell'indagine conoscitiva ad altra seduta.

http://notes3.senato.it/ODG_PUBL.NSF/2beeda2d988976d5412568400038b591/f2b6683396efcafdc1256cd10069b1


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