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in difesa dei beni culturali e ambientali

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7 Commissione Camera, Resoconto stenografico, AUDIZIONE
2006-06-28

Seduta di mercoled 28 giugno 2006



PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
PIETRO FOLENA
La seduta comincia alle 14,10.


Sulla pubblicit dei lavori.
PRESIDENTE. Avverto che la pubblicit dei lavori della seduta odierna sar assicurata, oltre che attraverso l'attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso, anche mediante la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati.


Seguito dell'audizione del ministro per i beni e le attivit culturali, Francesco Rutelli, sulle linee programmatiche del suo dicastero.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del regolamento, il seguito dell'audizione del ministro per i beni e le attivit culturali, Francesco Rutelli, sulle linee programmatiche del suo dicastero, rinviata nella seduta del 15 giugno 2006.
Ricordo che in quell'occasione il ministro Rutelli, esposta la sua relazione, ha svolto una serie di considerazioni a conclusione della prima tornata di interventi.
Proseguendo nell'ordine delle iscrizioni giunte alla presidenza, do quindi la parola ai colleghi non ancora intervenuti perch possano porre eventuali domande al ministro.

NICOLA TRANFAGLIA. Presidente, vorrei porre alcune domande e svolgere una serie di considerazioni in riferimento alla completa e interessante esposizione del ministro. Il primo dei temi che vorrei esaminare riguarda una questione gi richiamata dal ministro, sulla quale gradirei ricevere ulteriori risposte sul piano dei tempi e dei modi. Mi riferisco agli istituti italiani di cultura, su cui ritengo necessario un intervento del Governo e della maggioranza, che - in tempi ridotti - consenta di indicare criteri determinati e di predisporre concorsi adeguati affinch tali strutture possano svolgere un'azione positiva per la cultura italiana nel mondo. Da questo punto di vista - vi ha accennato giustamente il presidente - sarebbe molto importante tenere riunioni congiunte della Commissione cultura e della Commissione esteri, che possano affrontare il problema e mettere a punto progetti e criteri da presentare al ministro. Ritengo anche necessario, pi di quanto si sia fatto in passato, effettuare un calcolo in modo da avere forse un numero minore di istituti ma pi organizzati e in grado di svolgere attivit concrete e rilevanti, piuttosto che un numero elevato di strutture provvesite, per, di minori mezzi e possibilit di azione. Mi sembra si tratti di un problema rilevante, sul quale avrei interesse a conoscere la posizione del ministro.
La seconda questione riguarda un tema di cui si parla poco. Tutti noi - come i discorsi generali che facciamo sembrano indicare - puntiamo a incoraggiare il lavoro e l'attivit delle nuove generazioni. Tuttavia, non mi sembra che negli ultimi anni ci siano state iniziative per incoraggiare effettivamente l'attivit dei giovani. Mi occupo dell'editoria italiana: anche di recente, successo che l'unico modo per pubblicare saggi di giovani sia stato quello di inserirli in un libro contenente scritti di persone che hanno gi accesso all'editoria. Il Governo potrebbe esercitare una funzione di stimolo e di incoraggiamento delle iniziative dei giovani studiosi, che spesso trovano chiuse tutte le porte per poter pubblicare.

Il terzo aspetto che mi interessa sottolineare riguarda la consultazione delle associazioni di base, ogniqualvolta che il ministero ritenga di prendere iniziative a livello di governo. Sinora, la consultazione molto mancata; pertanto nostro dovere garantirla pi di quanto si fatto finora: mi pare, infatti, che la consultazione democratica possa essere molto utile per evitare fraintendimenti e incoerenze tra quello che vogliamo fare e quello che si aspettano i destinatari delle iniziative. Anche in questo caso possiamo adottare metodi specifici per conseguire il fine desiderato.
L'ultimo problema quello del patrimonio museale. Girando l'Italia, andando a inaugurare mostre o a partecipare a iniziative, verifico come spessissimo vi siano grandi musei in cui, per, una parte notevole del patrimonio non visibile. Questo problema deve essere affrontato, perch altrimenti abbiamo un patrimonio visibile e un patrimonio invisibile; e spesso il patrimonio invisibile, per certi aspetti, persino pi interessante di quello visibile. Anche in questo caso mi pare che si imponga una razionalizzazione. Mi ha molto confortato sentire il ministro parlare della necessit di ringiovanire il personale del Ministero dei beni culturali: ritengo sia un obiettivo fondamentale, perch soltanto con l'arrivo di nuove leve sar ipotizzabile la nascita di progetti che tengano conto del fatto che il patrimonio culturale italiano veramente molto rilevante.

PAOLA GOISIS. Presidente, vorrei rivolgerle una richiesta preliminare. L'altro giorno, in questa sede, qualcuno, un deputato, stato chiamato con un nome d'arte.

WLADIMIRO GUADAGNO DETTO VLADIMIR LUXURIA. Si chiamano pseudonimi!


PAOLA GOISIS. Chiedo che ogni deputato sia chiamato con il proprio nome e cognome. Questa una richiesta legittima.

PRESIDENTE. Onorevole collega, la questione riguarda non questa presidenza, ma la Presidenza della Camera. L'Ufficio di Presidenza della Camera si gi occupato della questione, e su di essa ha gi stabilito un orientamento adottando una deliberazione.

PAOLA GOISIS. Presidente...

PRESIDENTE. La questione gi stata risolta definitivamente dall'Ufficio di Presidenza, in conformit alla prassi vigente e a tutti i precedenti. La prego di non sollevare la questione.

PAOLA GOISIS. Ho visto che in aula, quando si chiamavano i deputati, ognuno veniva chiamato con il proprio nome e cognome.

PRESIDENTE. Ricordo che il Presidente della Camera - lo dico solo a titolo informativo - ha rammentato, in aula, i numerosi precedenti di membri del Parlamento che sono stati chiamati con il loro soprannome o nome d'arte o pseudonimo.
Ci sono moltissimi precedenti, che sono stati gi documentati. La questione, in ogni caso, chiusa e non di competenza di questa presidenza n di questa Commissione.
La prego di proseguire col suo intervento.

PAOLA GOISIS. La Lega Nord sempre stata critica verso lo Stato, il cui intervento a tutela delle attivit culturali stato caratterizzato sempre da posizioni centraliste e dirigiste, preferendo il controllo allo sviluppo, cos da condizionare
pesantemente attivit che per le regioni del nord potrebbero senza dubbio costituire fonte di lavoro, reddito e credibilit internazionale.
La Lega Nord si sempre battuta a favore del decentramento, della libert e dignit dell'espressione culturale dei popoli e dei territori e secondo il principio di sussidiariet ha confidato nell'affidamento ai territori competenti della promozione e gestione e tutela in tema di beni culturali. Questa opzione politica ha fatto breccia nella coscienza della collettivit e ha creato una volont di cambiamento nei territori del nord, dove si avverte la tensione verso l'affrancamento da modelli obsoleti, prima fra tutti la sistematica lottizzazione degli incarichi.
La creazione di istituzioni di controllo come le sovrintendenze, infatti, dimostra, per la Lega, l'assoluto disprezzo per le istanze popolari e la determinazione a lasciare tutto nelle mani di organismi diretti dallo Stato, a cui gli stessi rispondono, non in nome di una reale difesa della cultura, bens per le sopraccitate logiche di interesse e prevaricazione.
Al riguardo, ricordo che la sinistra di Governo, pur essendosi sempre vantata di voler ricercare soluzioni ad hoc per iniziare un vero processo federalista, ha riservato allo Stato diverse, molte prerogative. Ricordiamone alcune: l'apposizione di vincoli, diretti e indiretti, autorizzazioni, prescrizioni, divieti, approvazioni, diretti a garantire la conservazione, l'integrit e la sicurezza dei beni di interesse storico-artistico; il controllo sulla circolazione e sulla esportazione dei beni; l'occupazione d'urgenza, concessioni, autorizzazioni per le ricerche archeologiche; l'espropriazione di beni mobili e immobili di interesse storico-artistico; la conservazione degli archivi degli antichi Stati italiani.

Come si evince, lo Stato con i suoi organi periferici, addirittura potenziati, a decidere la politica relativa ai beni culturali; e non serve a nulla affermare che la gestione affidata a comuni, province e Regioni, se praticamente questi non sono in grado di decidere alcunch. Il sistema delle decisioni a cascata e il continuo accavallamento delle competenze tra le varie Soprintendenze hanno creato una sostanziale impossibilit di risposta alle esigenze del territorio in ambito culturale.
Infatti, l'istituzione delle soprintendenze regionali, supervisori delle soprintendenze di zona delegate alla programmazione degli interventi, delle spese ordinarie e straordinarie, contribuisce non alla razionalizzazione delle risorse, bens all'aggravamento di questioni burocratico-ministeriali. Che l'attuazione del decentramento nel settore dei beni culturali sarebbe stata lunga e difficoltosa, lo si era intuito nella fase immediatamente successiva all'approvazione della legge n. 59 del 1997. In realt, ancor prima di questa legge si erano palesate le difficolt intrinseche ai tentativi di perimetrazione delle competenze statali in materia di tutela, rispetto ad altre competenze regionali. L'impossibilit di uscire dal vicolo cieco delle possibili sovrapposizioni tra competenze statali e regionali aveva indotto spesso la Corte costituzionale a rincorrere affannosamente il principio della leale collaborazione, al fine di dare luce alle molte zone d'ombra provocate dalla latitanza del legislatore.
In questo contesto, la distinzione tra tutela e valorizzazione, assunta nell'articolo 117 della Costituzione come linea di confine fra le competenze legislative dello Stato e quelle delle regioni, non solo non in grado di risolvere i problemi del settore, ma anzi, oltre alle vecchie resistenze della burocrazia ministeriale, attirer a s anche le nuove resistenze della
maggioranza governativa che, a onor del vero, non ha mai fatto mistero di non gradire la riforma costituzionale, la cui attuazione la spoglierebbe di poteri assai significativi e penetranti, anche in questo settore.
L'articolo 117, del resto, costituzionalizzando la distinzione tra le due funzioni, ha consegnato agli interpreti il potere di definire il confine tra competenze statali e regionali. Come ha affermato la Corte costituzionale nella sentenza n. 90 del 2003; infatti, la distinzione tra tutela e valorizzazione dei beni culturali pu essere desunta dalla legislazione vigente, in particolare dagli articoli 148, 149 e 152 del decreto legislativo n. 112 del 1998.
Il confine delle competenze Stato-regioni in materia di beni culturali divenuto dunque mobile, modificabile a seconda delle interpretazioni conferite alle attivit stesse. Il nodo principale e il terreno di pi accesa dialettica costituito dalla definizione di tutela; questa la funzione che andrebbe maggiormente rivisitata alla luce delle trasformazioni sociali, economiche ed istituzionali avvenute nel paese. Purtroppo, proprio sulla strada di questa ridefinizione che ci si imbatte negli ostacoli pi insidiosi, quelli di natura culturale. Il maggior freno a una revisione del concetto di tutela l'idea che il frazionamento dei poteri finalizzati alla conservazione del patrimonio culturale del paese coincide con il dissolvimento dello stesso patrimonio, per l'incapacit tecnica delle soprintendenze e l'immaturit politica del sistema locale di assolvere tali funzioni.
L'attuale maggioranza deve prendere atto che il mancato adeguamento della normativa sui beni culturali alle trasformazioni avvenute nel paese render insostenibili due fenomeni che si sono gi evidenziati in questi ultimi dieci anni. Anzitutto, aggraver l'isolamento del ministero e il conseguente
scollamento rispetto al sistema regionale e locale. Inoltre, perseguire in materia di beni culturali una politica simmetrica rispetto ad altri settori (il paesaggio, l'edilizia, l'urbanistica e via dicendo) costituir un fattore di freno per lo sviluppo economico e sociale del territorio, poich allontaner progressivamente la comunit politica, sociale, civile dal patrimonio culturale.
La sentenza n. 90 del 2003 costituisce una sorta di incitamento alla drammatizzazione del rapporto tutela-valorizzazione. Con questa sentenza, la Corte mostra di non ritenere utilmente percorribile, ai fini della soluzione dei conflitti di competenze tra i diversi livelli di governo territoriale, il metodo di stabilire, di volta in volta, se concreti interventi, posti in essere sul bene o comunque previsti o possibili, rientrino in una delle definizioni normative vigenti.
La Lega Nord ipotizza per la politica dei beni culturali un sistema pluralistico basato su regioni, province, comuni. Alle Regioni dovrebbero far capo i compiti riservati alle soprintendenze, comprese la gestione dei beni demaniali e le relative attivit di valorizzazione; le province e i comuni avrebbero ruoli di amministrazione e di gestione del proprio territorio, interloquendo esclusivamente con la regione, che delegherebbe loro, quando richiesti, i lavori di ricerca, di ritrovamento e di restauro dei beni culturali, nonch la realizzazione delle opere necessarie alla loro conservazione.
L'affidamento della cultura alle istituzioni locali, secondo la Lega Nord, rappresenta l'unica soluzione in grado di proteggerla dai negativi modelli di clientelismo e immobilismo cronico. La regione, infine, si occuper sempre meno di gestione e il suo ruolo di coordinamento dovr favorire le proposte turistico-culturali che prevedono partnership tra pi citt o paesi, al fine di condizionare l'offerta attraverso
politiche tendenti a favorire la realizzazione di strategie culturali, concertate mediante un reale scambio informativo fra tutti i soggetti coinvolti.
Il nostro impegno, rispetto all'attuale Governo, in materia di beni culturali sar improntato ai criteri che ho appena enunciato.

VITO LI CAUSI. Onorevole ministro Rutelli, onorevole presidente, onorevoli colleghi, questa audizione mi sta particolarmente a cuore perch mi permette di affrontare problematiche che riguardano l'intero territorio nazionale e quindi anche il Mezzogiorno d'Italia e la Sicilia.
Ho condiviso pienamente il suo intervento nella prima audizione, onorevole ministro: necessario che, attraverso la VII Commissione (cultura scienza e istruzione), ma anche attraverso la costituzione di una commissione tecnica, il Parlamento individui strategie e azioni efficaci per tutelare e salvaguardare il patrimonio artistico e culturale.
I beni culturali, dopo un lungo periodo di sperimentazioni, possono costituire, secondo il mio punto di vista, la vera leva competitiva del marketing territoriale e - perch no? - anche dell'identit turistico-culturale italiana, per ottenere un riposizionamento competitivo sui mercati internazionali. L'azione da intraprendere dovrebbe ispirarsi alla considerazione che il patrimonio culturale va tutelato, conservato, valorizzato e reso fruibile avvalendosi dei fondi comunitari, quindi fondi pubblici, ma coinvolgendo, io ritengo, direttamente anche l'impresa privata.
Il privato per deve essere messo in condizioni di considerare conveniente l'investimento in opere di natura artistica e culturale, ad esempio, prevedendo una certa privatizzazione e una riduzione delle percentuali IVA da applicare, oppure il riconoscimento di crediti di imposta. Il coinvolgimento del

privato appare necessario, perch come abbiamo convenuto un po' tutti, i fondi pubblici e comunitari da soli sono insufficienti. Ci, peraltro, in questi anni ha comportato un ridimensionamento delle risorse disponibili, sia per lo spettacolo, sia per le nuove iniziative e per la stessa gestione del patrimonio culturale. Bisognerebbe pertanto sveltire le procedure amministrative, eliminando i passaggi burocratici superflui.
Inoltre, alcune indagini statistiche hanno evidenziato che l'et media del personale in tali settori molto alta. Sarebbe dunque opportuno, onorevole Rutelli, che nel settore dei beni artistici e culturali i nostri giovani trovassero la possibilit di una occupazione, per la quale, come lei ha ricordato, sono tecnicamente preparati ed efficienti. Vi sono molti, moltissimi ragazzi con qualifiche specifiche che aspettano di dare attuazione agli studi fatti. Con il loro inserimento, si potrebbe godere di un personale qualificato nei musei e nelle biblioteche.
Un'attenzione particolare si dovrebbe riservare al turismo, in modo da diventare competitivi in questo campo. Se sino a oggi si fatto leva sul nostro impressionante e maestoso patrimonio artistico e architettonico, d'ora in poi sar necessario creare forme alternative e diverse di turismo. L'esperienza dei paesi esteri ci insegna che oggi il turista interessato ad aspetti anche diversi da quello tipicamente culturale o ricreativo. Facciamo conoscere il nostro paese a tutto il mondo, creando un marchio nazionale, come stato detto nella prima parte dell'audizione, e non marchi di venti regioni o di cento province. Il nostro paese presenta le pi belle coste d'Europa, pertanto sarebbe opportuno dare rilevanza al turismo balneare, non dimenticando che i nostri fondali, sconosciuti ai pi, sono ricchi di reperti archeologici
e meraviglie sottomarine. Perch non creare o incentivare un turismo, per esempio, che si basi sulle nostre coste, sul mare, su percorsi e itinerari subacquei poco visibili, sulla ricchezza della pesca? Questi itinerari offrirebbero al turista la possibilit di pescare e di gustare il pesce pescato. Si pu anche predisporre un progetto al tempo stesso turistico, archeologico, culturale, paesaggistico e termale, con la creazione di una zona franca estesa, ad esempio, da Castellammare del Golfo a Segesta, da Selinunte a Sciacca, da Agrigento a Siracusa, da Noto ad Acireale, in modo da perseguire anche il fine della piena occupazione, attraverso investimenti e l'utilizzazione di materie prime e prodotti locali di alta qualit.
Onorevole ministro, non dobbiamo tradire le attese di coloro che vivono di cultura e di turismo, il cui diritto al lavoro sacrosanto. Occorre rispetto per i lavoratori del mondo del cinema e dello spettacolo, superando antichi e infondati pregiudizi sulla natura lavorativa di queste attivit e gli assurdi timori che la cultura e la comunicazione possano deturpare le coscienze. L'industria musicale, cinematografica, culturale dovr essere oggetto di una strategia di innovazione che non abbia necessariamente la forma del finanziamento, ma offra incentivi per sviluppare le potenzialit, la fantasia, la creativit. Quindi, d'obbligo incentivare la produzione legislativa in tal senso.
Anche il teatro, non per ultimo, deve occupare un ruolo determinante nello sviluppo del nostro paese. importante dare rilevanza al teatro che, nelle sue forme liriche, di danza, di musica, pu diventare un mezzo di riabilitazione per i diversamente abili, pu diventare uno strumento per attuare il principio della rieducazione della pena o il mezzo per occupare il tempo libero dei giovani e degli anziani.


Oggi gli strumenti per incrementare la gestione del patrimonio culturale trovano il loro perno nell'AGIS e nel FUS, il fondo unico per lo spettacolo. Auspico che i tagli al bilancio dello Stato non impediscano la crescita di questi settori, che dovranno essere comunque supportati da energie pubbliche ma anche private.
La cultura, la scuola, l'universit sono beni comuni che non appartengono alla politica di una parte, ma a quella di ambo le parti, e anzi costituiscono un patrimonio dell'uomo in quanto tale.
Concludo, onorevole ministro, confermando a nome del gruppo Popolari-Udeur piena fiducia alla sua azione governativa e politica. Sappiamo che la situazione effettivamente difficile: a maggior ragione, lei ha la nostra comprensione e ampia disponibilit, affinch si possano dare risposte concrete a tutto il paese. Ribadiamo che il Meridione e la Sicilia hanno un enorme valore culturale, architettonico e turistico, gli interventi di sviluppo in questi settori avrebbero effetti positivi in tutto il territorio nazionale, garantendo una maggiore competitivit economica.
Riponiamo la nostra fiducia in lei che gestisce la cultura italiana: riponiamo in lei non solo come ministro e leader di partito, ma anche come sindaco emerito della citt di Roma, una citt che dal punto di vista culturale, architettonico e archeologico non seconda a nessuna citt del mondo. Noi crediamo in lei e crediamo nelle sue alte qualit: non abbiamo dubbi che utilizzer la sua eccellente esperienza nell'interesse di tutto il sistema culturale Italia.

GIAN FRANCO SCHIETROMA. Anche io voglio esprimere l'apprezzamento, anche a nome della Rosa nel Pugno, per l'esposizione estremamente interessante del ministro Rutelli. La sua nomina garanzia di attenzione per tematiche di
fondamentale importanza. Il nostro paese non secondo a nessuno per bellezze naturali e beni culturali ed importante che alla guida di questo dicastero, cos rilevante, ci sia uno dei pi importanti leader della coalizione.
Anche l'altra volta ho ascoltato gli interventi dei membri della Commissione, credo che tutti abbiano offerto contributi estremamente importanti. Mi limiter a qualche breve considerazione, che in altra occasione, successivamente, potr essere approfondita, se qualche argomento verr ritenuto meritevole di attenzione.
Ad esempio, credo sarebbe interessante promuovere una sorta di stati generali delle presenze extracomunitarie. Questa una societ che cambia, che muta in modo molto rapido. Ritengo, dunque, che il nostro paese debba farsi carico di un'attenzione particolare verso queste nuove presenze, anche ai fini di una nuova e diversa integrazione. Penso a una sorta di anagrafe del nuovo patrimonio culturale che potrebbe avere una ricaduta importante per la scuola. Per noi della Rosa nel Pugno un punto fondamentale: credo che il contributo della stampa e della televisione, anche a questo riguardo, sia fondamentale.
L'iniziativa degli Stati generali delle presenze extracomunitarie potrebbe essere collegata anche all'istituzione di un festival internazionale delle diverse culture, a una serie di iniziative, convegni, seminari sul territorio nazionale. Credo che sia interessante confrontarci con i contributi provenienti da altri paesi, anche nei settori del cinema, della musica e della televisione. Intendo la multietnia non solo come occasione per gli altri, ma soprattutto come occasione per noi: pu essere stimolante scoprire la ricchezza derivante da questa
diversit culturale. Le professionalit davvero interessanti di cui tali culture ed etnie sono ricche, potrebbero dare, inoltre, un apporto rilevante al nostro paese.
Per quanto riguarda il cinema, si dovrebbe affrontare la questione della pirateria, e in particolare dei DVD pirata. Ormai proliferano gli scaricamenti di film da Internet e questo provoca un impoverimento del nostro cinema e la perdita di posti di lavoro. Non solo da parte degli enti preposti, ma anche da parte del Governo dovrebbe venire un'iniziativa forte, tesa alla salvaguardia della nostra cultura cinematografica; e intendo anche un consumo di qualit.
Credo che un'iniziativa utile da parte del Governo potrebbe essere l'elaborazione di linee strategiche per una nuova politica di distribuzione dei film di qualit. Ci sono film di grande valore che dopo uno o due giorni scompaiono dalle sale cinematografiche: un problema che ci dobbiamo porre. In che modo? Incentivando le iniziative, spingendo per un sostegno alle sale pubbliche e anche alle reti di sale pubbliche, magari con bollini di qualit, per salvaguardare la presenza, la proiezione di pellicole di qualit. Questo non solo un fatto culturale di grande rilievo, ma anche un modo per difendere posti di lavoro, anche di grossa entit.
A ci possono essere collegate alcune strategie stagionali, invernali o estive; ad esempio, per quanto riguarda l'estate, una straordinaria possibilit pu venire dalle varie manifestazioni locali, con la creazione di reti che possono essere indubbiamente utili.
Un'ultima questione volevo porre, che a mio avviso ha grande valore culturale, la necessit di potenziare e ampliare il numero delle cattedre universitarie di storia del cinema e di critica cinematografica. un aspetto estremamente delicato, che pu essere affrontato con altre iniziative culturali, per la
diffusione di messaggi culturali importanti. Si pu pensare alla creazione di cineteche provinciali, dove si proiettino le pellicole pi datate e di carattere storico, senza entrare in contrapposizione con le sale commerciali, dove si proiettano film di altro tipo. Queste attivit contribuiscono al rilancio di un'iniziativa culturale complessiva, utile al nostro paese.
In conclusione, la ringrazio, signor ministro, dell'attenzione che ha prestato al mio intervento, necessariamente breve per dare spazio agli altri commissari.

GUGLIELMO ROSITANI. Vorrei svolgere una breve considerazione. Le posizioni di Alleanza Nazionale sono state gi illustrate dall'onorevole Bono. Prendo - dunque - la parola - sollecitato anche dall'intervento dell'onorevole Colasio, nella scorsa seduta - per ribadire l'impostazione che la mia parte politica - devo dire un po' tutti i gruppi parlamentari nella Commissione cultura - ha sempre dato ai lavori. La contrapposizione tra minoranza e maggioranza non impedisce l'individuazione di elementi di convergenza, l'amore verso il cinema, il teatro e la cultura accomuna tutti noi. Questo il clima nel quale abbiamo lavorato nei cinque anni passati.
Mi ha fatto molto piacere che l'onorevole Colasio abbia messo in risalto questo aspetto: specialmente con alcuni partiti dell'allora minoranza c' stato un colloquio molto proficuo e interessante. Purtroppo ostacoli oggettivi, non dipendenti dalla nostra volont, non ci hanno consentito, ad esempio, di risolvere il problema del teatro, il problema della musica leggera, il problema della danza, il problema dello spettacolo dal vivo, come correntemente si chiama.
Eravamo arrivati alla discussione generale in Assemblea, quando, stranamente, la Ragioneria generale dello Stato, a mio parere sbagliando, ha interpretato le direttive dello Stato alle regioni come premessa per un aumento di spesa, futura,
virtuale e ci ha tagliato, in sostanza, ogni tipo di intervento. Tre mesi prima della conclusione della legislatura abbiamo dovuto prendere atto della posizione della Ragioneria generale dello Stato e non abbiamo potuto approvare quel provvedimento.
Chiedo alle forze politiche dell'attuale maggioranza e al ministro se non ritengano che quel discorso debba continuare, per verificare, tra le altre cose, se l'attuale ministro sia pi bravo del precedente. Lo dico senza ironia, nel senso che il peso politico indubbiamente conta moltissimo e le congiunture economiche incidono nel bene e nel male, in questo caso nel male. Ci siamo trovati dinanzi a difficolt che, a mio parere, potevano essere superate e oggi ci troviamo di fronte a uno stallo.
La mia domanda la seguente: il ministro Rutelli, Vicepresidente del Consiglio, in grado di convincere il ministro dell'economia? Abbiamo letto in questi giorni le preoccupazioni del ministro Rutelli, il quale ha chiesto di evitare ulteriori tagli alla cultura. Siamo d'accordo con lui e siamo qui a sostenerlo, perch ci accomuna l'amore verso la cultura, specialmente per alcuni settori. Siamo pronti a lodare il ministro, ma l'impegno, a mio parere, deve essere concentrato per superare la contrariet della Ragioneria generale a un provvedimento che tutti i gruppi parlamentari presenti in Commissione sono in grado di sottoscrivere.
So che l'onorevole Colasio ha gi presentato la sua proposta, la mia gi pronta, stata presentata, ma pu essere tranquillamente rivista e modificata in un clima di convergenza corale. Un elemento ci trova in disaccordo: se usare l'espressione sentita la Conferenza unificata oppure di
intesa con la Conferenza unificata. un punto sostanziale, non di poco conto, sul quale dovremmo confrontarci, verificando la possibilit di trovare un punto d'accordo.
L'altra questione sulla quale siamo tutti d'accordo - voglio che la sincerit del mio intervento le sia chiara - ma che ha comportato grosse difficolt di natura economica. La legge consente alcune detrazioni fiscali, come nel caso delle sponsorizzazioni, per alcuni settori dello spettacolo. Non siamo riusciti a estenderla a tutto il settore dello spettacolo: se vi riuscissimo, sarebbe comunque un passo avanti.
Vorrei segnalare al ministro che in tutte le nostre proposte di legge, maggioranza e minoranza, abbiamo tentato di introdurre benefici fiscali, i pi svariati. Quando le cose andavano bene, il ministro Visco rispondeva che l'impostazione del sistema fiscale italiano non consente di prevedere il tax shelter. D'altra parte, sotto il Governo di centro-destra non c'erano le disponibilit. In tal senso, mi auguro che sul piano economico ci sia una ripresa, perch sarebbe molto utile riuscire a fare un passo avanti. Ho chiesto agli uffici della Commissione il testo del provvedimento del Governo belga sul tax shelter, ministro. Pare che abbiano trovato una formula diversa da quella settoriale a cui abbiamo sempre pensato, una formula che invece riguarda un po' tutto lo spettacolo. Spero che gli uffici ce la facciano avere presto; dovremo esaminarla, se facilita il compito potrebbe essere una strada da percorrere.
Siamo qui per sapere cosa intende fare a riguardo, ministro. La nostra disponibilit totale e incondizionata.
Infine, vorrei rivolgerle una raccomandazione: visto il clima che esiste nella Commissione cultura, non tagliamo precocemente le teste, perch, anche in questo caso, c' bisogno di un po' di stile.

FABIO GARAGNANI. Signor ministro, mi unisco ai colleghi che mi hanno preceduto e a nome del gruppo di Forza Italia le auguro buon lavoro, in presenza di problemi di particolare rilevanza e gravit, anche per il settore cui lei preposto.
Desidero sottoporre alla sua attenzione tre problemi, a mio modo di vedere centrali, sui quali mi sono soffermato nella precedente legislatura, insieme al gruppo di Forza Italia. Il primo riguarda le fondazioni liriche. Ritiene che la legge istitutiva delle fondazioni liriche, che ha avuto un significato preciso nel coinvolgere i privati per tentare di risolvere i problemi dei maggiori enti lirici, abbia svolto un ruolo importante o debba essere modificata almeno in parte? Lo dico perch, a consuntivo, dopo alcuni anni dalla sua approvazione, i problemi degli enti lirici e sinfonici permangono nella loro gravit. Ritengo che non sia possibile sottrarci a un giudizio a riguardo. Da un lato, infatti, vi la necessit di coinvolgere maggiormente i privati. Si molto sperato nell'ingresso del privato, ma di tutti gli enti lirici d'Italia credo che solo la Scala di Milano, con molti limiti, abbia beneficiato di un qualche contributo significativo che per rimane, al momento, insufficiente a coprirne il fabbisogno.
Tutti gli altri enti lirici hanno registrato una presenza dei privati, diversificata, ma comunque insufficiente a garantire un adeguato livello delle prestazioni. Devo registrare poi un calo globale del finanziamento degli enti locali e delle regioni e una forte differenziazione tra le diverse realt. Per quanto riguarda, ad esempio, la mia citt, Bologna, nell'ultimo anno regione e comune, soltanto per il Teatro comunale, che una fondazione, hanno stanziato 2 milioni e mezzo circa di euro. In altre realt - basta pensare al Teatro Massimo di Palermo,
al Teatro di Cagliari o al Teatro Regio di Torino, c' un maggiore impegno degli enti locali, ma vi sono forti differenziazioni.
In sede di verifica della legge, credo sia importante indicare i risultati ottenuti e assicurare una maggiore uniformit nell'impegno degli enti locali, che sono poi coloro che si fanno carico, ad esempio, del personale e dei lavoratori dipendenti. Anche in questo caso, peraltro, ci sono significative differenze tra fondazioni liriche che hanno pochi dipendenti, relativamente parlando, e altre che invece hanno centinaia e centinaia di dipendenti; con un risultato, anche dal punto di vista della produzione artistica e culturale, globalmente divergente.
Credo che a questo punto occorre favorire le sinergie, lo abbiamo detto, ma anche necessario porsi il problema di fondo che la legge non ha conseguito gli obiettivi che si poneva, al di l di alcuni elementi positivi e significativi, come il coinvolgimento dei privati. La questione essenziale salvaguardare questo importante aspetto della nostra cultura, in presenza, fra l'altro, di iniziative concorrenti. Dico questo proprio perch provengo da una regione che presenta tale fenomeno nel caso delle orchestre (si pensi all'orchestra Toscanini ad esempio) finanziate in concorrenza dagli enti locali.
Occorre fare un'opera di raccordo e soprattutto razionalizzare la presenza dello Stato e delle sue emanazione periferiche, per evitare un dispendio inutile di energie e salvaguardare quei templi - il termine abusato - della lirica o della musica sinfonica che hanno reso famoso il nostro paese. Non mi riferisco, ovviamente, solo alla Scala o alla Fenice di Venezia. Credo che siano necessari maggiori incentivi ai privati e una maggiore uniformit per quanto riguarda l'intervento
degli enti locali, con alcune garanzie, dal punto di vista non solo dell'occupazione ma anche della produzione di questo bene culturale significativo.
La seconda domanda che intendo porre, che anche la conferma di alcune perplessit, riguarda gli istituti culturali del nostro paese. Ci trasciniamo, ormai da quando sono qui, dal 2001, il problema del finanziamento agli istituti culturali. Una volta per tutte dobbiamo definire un criterio che non pu essere semplicemente quello della conferma della spesa storica. La polemica che facevo con il Governo, pur essendo della maggioranza - il sottosegretario Bono mi buon testimone - che si privilegiano gli istituti storici di rinomata fama e consolidata esperienza, a prescindere da un giudizio di merito sulla validit complessiva dell'impegno culturale degli stessi. Era una sorta di elargizione oves et boves et universa pecora - tra gli altri, c'erano il Gramsci, l'Einaudi, lo Sturzo - che accontentava tutti, senza per entrare nel merito delle novit introdotte, lasciando fuori fenomeni culturali significativi, che riuscivano a beneficiare dei contributi con estrema difficolt.
Le chiedo se l'approccio per la valorizzazione di questi istituti, molti dei quali hanno un patrimonio culturale significativo, il medesimo degli anni passati o se, anche attraverso una modifica della presenza nei consigli d'amministrazione o nelle commissioni incaricate di distribuire i fondi sulla base delle manifestazioni programmate, si intende aiutare gli enti culturali che producono fatti effettivamente significativi, eventi storici e culturali. Molti di questi istituti, infatti, hanno una presenza consolidata nel paese, altri hanno uguale tradizione ma vengono sacrificati. Si tratta di consentire al nuovo di emergere, senza sacrificare chi nel passato ha meritato. Credo che dobbiamo misurarci con una rendita di posizione che di fatto penalizza spesso questo importante settore. Ci sono tanti enti che ormai di istituto culturale hanno ben poco, e la cifra limitata messa a loro disposizione lo conferma. Alcuni istituti si giustificano pi per il mantenimento di qualche dipendente e della sigla che per la qualit dell'iniziativa culturale prodotta. un altro punto sul quale torneremo presto. Si dovrebbe fornire una griglia seria, in modo che la Commissione possa misurarsi con chi attribuisce questi finanziamenti, attraverso una concreta valutazione delle proposte, sulla base di dati effettivi di riscontro, non con la sola conferma della spesa storica e dell'impegno pregresso.
L'ultima considerazione riguarda la fruizione di determinati beni culturali. Mi chiedo - faccio una proposta - se il ministero intenda differenziare il suo impegno, gi limitato, a proposito dei percorsi culturali. Mi riferisco alle mostre d'arte, contemporanea o antica. Molti capoluoghi di provincia hanno organizzato interessanti e significative esposizioni, anche negli ultimi tempi: ad esempio, a Treviso mostre di arte contemporanea, soprattutto per quanto concerne la pittura francese, a Mantova e a Rovigo altre significative manifestazioni curate da Sgarbi. Anche la citt di Ferrara si distinta, in passato. Mi si dir che colpisco la mia amministrazione, ma Bologna, di fatto, stata completamente by-passata e prescinde da questi eventi culturali. In tal senso, credo che sia indispensabile un'attenzione del ministero agli enti locali che, a differenza di altri, svolgono un'opera significativa di sponsorizzazione e di promozione culturale. Questo - visto che si parla di spese superflue - anche per limitare le spese di molti enti locali la cui effettiva utilit tutta da verificare, senza mortificare la loro autonomia
La domanda conclusiva come il ministero intenda rapportarsi (nel rispetto dell'autonomia, ci mancherebbe altro) nei confronti di quegli enti locali che utilizzano in modo proficuo
gli eventi culturali e ne fanno beneficiare la collettivit, rispetto ad altri che invece sono completamente disinteressati a questi percorsi. In sostanza, una efficiente ed efficace opera di mediazione potrebbe essere svolta dal ministero, non solo con il patrocinio, che qualcosa di generico e gratuito, ma con qualcosa di pi significativo, per fare s che le lodevoli iniziative non siano limitate ad alcuni capoluoghi di provincia, fra l'altro marginali, ma interessino la globalit del paese. Questo, a mio modo di vedere, mancato: laddove mancano gli enti locali, il Ministero pu svolgere un'opera di promozione significativa. Questo il senso dell'altra proposta che intendo rivolgerle con spirito costruttivo, proprio all'inizio del suo mandato.

MANUELA GHIZZONI. Signor ministro, nell'associarmi alle congratulazioni e agli auguri che le hanno rivolto i colleghi, desidero esprimerle apprezzamento per aver esposto le linee programmatiche senza inutili toni polemici e per essersi presentato con un'evidente attenzione e predisposizione al dialogo e all'ascolto.
Ho avuto modo di leggere e di valutare con attenzione l'introduzione e la replica finale. Ho apprezzato la coerenza con la quale ha dichiarato, anche se in un quadro di sintesi, i princpi e gli orientamenti a cui intende ispirarsi ed attenersi e che, a partire dal dettato costituzionale, trovano sintesi in un imperativo, che trovo laconico ma assolutamente efficace e convincente (cito testualmente): Bisogna fare tutto, tutelare, salvaguardare e valorizzare il patrimonio, creare grandi eventi e avvenimenti culturali di profilo internazionale, favorire la conoscenza del patrimonio diffuso, reperire risorse anche dal settore privato, senza diminuire la capacit del pubblico di fare la propria parte.
Questo fare tutto credo che evidenzi l'intenzione di affrontare la situazione attuale attraverso il presidio tenace di ogni segmento di cui si compone la missione del suo dicastero, con coerenza e determinazione, anche nella difficile situazione economica, che esige l'indispensabile tensione strategica che lei ci ha esposto.
Desidero porre, alla sua attenzione e all'attenzione dei colleghi della Commissione, alcuni temi. Alcuni sono gi stati trattati, altri sono inediti. Vorrei affrontarli dal punto di vista della mia passata esperienza di amministratore locale di una citt di medie dimensioni, Carpi, che ha 64 mila abitanti; una quelle citt che a buon titolo fanno parte delle cento citt d'Italia, di cui ha parlato l'onorevole Colasio nel suo intervento, citt che investono intensamente nella cultura per dare sostanza alla propria identit, alla propria coesione sociale, al proprio futuro, anche produttivo.
Del resto, credo che le politiche culturali degli enti locali siano quelle che pi concretamente attuano la declinazione coesiva e identitaria del nostro patrimonio culturale. Non il caso di entrare nel dettaglio, ma ad esempio l'istituzione di una sezione multimediale o multiculturale in una biblioteca per ragazzi credo che svolga questa funzione coesiva, dal punto di vista sociale; cos i laboratori di lettura o i laboratori musicali creano nuova domanda, nuovi bisogni.
Sono citt che investono molto in cultura, molto di pi, in proporzione, rispetto allo Stato e alle regioni. Mediamente, i comuni italiani investono il 3 per cento del bilancio rispetto allo 0,3 per cento del PIL dello Stato (nella mia realt locale si sfiora il 7 per cento). Questa esperienza, che come me vivono colleghi di entrambi gli schieramenti di molti comuni italiani, si misura con il governo degli istituti culturali, con la necessit di trovare nuove forme di gestione, che consentano,
al contempo, una migliore valorizzazione e fruizione di questi istituti, l'auspicata realizzazione di economie di scala e l'attrazione, assai difficile, di risorse private. Si misura anche con la sfida del marketing territoriale, qui richiamato, soprattutto in una visione distrettuale, e con l'esperienza dei festival culturali; nel mio caso specifico il Festival filosofia e la valorizzazione del campo di concentramento e di transito di Fossoli, che insiste sul nostro territorio comunale, il campo che ospit per qualche tempo anche Levi, prima della deportazione.
Mi permetta, signor presidente, due incisi brevissimi. Il primo per auspicare una disciplina che incentivi e aiuti la conservazione e la fruizione di questi luoghi della memoria, distribuiti in tutto il territorio nazionale, dalla Calabria al Friuli, siti e manufatti che, al pari appunto del campo di concentramento di Fossoli, testimoniano gli orrori della seconda guerra mondiale, della deportazione degli oppositori e degli ebrei nei campi di sterminio nazisti; inoltre, una disciplina per realizzare una rete nazionale ed europea di questi siti.
Il secondo inciso si collega al citato Festival filosofia, all'esperienza dei festival culturali. Richiamo quanto ha paventato il collega Adornato, nel suo intervento, a proposito del consumo culturale e del vivere la cultura come evento. un tema che credo meriti la nostra attenzione e che mi spinge a suggerire un'analisi dei cosiddetti grandi eventi, dei festival culturali; fenomeni estranei al puro marketing che rappresentano una forma contemporanea di produzione e trasmissione culturale. Questi fenomeni, peraltro, mettono in luce una relazione assai nuova e inedita tra la societ e la cultura e non possono essere trascurati dalla VII Commissione e dal ministero.
Riprendo il mio discorso. Il punto di osservazione privilegiato, quello appunto dell'esperienza amministrativa, mi porta a ritenere che i temi delle risorse e della governance siano prioritari e richiedono svolte coraggiose.
Sul tema delle risorse, in particolare quelle private, sono intervenuti anche altri colleghi. Voglio richiamare, perch lo ritengo condivisibile, quanto ha affermato il professor Settis nel convegno della settimana scorsa sui modelli di governance per i beni culturali. A conclusione del suo intervento, teso a chiarire gli ostacoli culturali e normativi che impediscono un diffuso sostegno dei privati alle attivit culturali, il professor Settis ha affermato che ci vuole molto pi Stato perch ci sia pi privato, dove Stato sta per azione pubblica. Credo che questa affermazione non abbia bisogno di commenti, perch chiarissima.
Nella commissione mista annunciata, tra il Ministero dell'economia e quello per i beni e le attivit culturali, vedo gi una sponda concreta e operativa per dare concretezza all'affermazione del professor Settis, una commissione che dovr affrontare l'aggiornamento della legge Ronchey sui servizi aggiuntivi, una nuova fiscalit per i sostenitori privati della cultura, oltre che una revisione delle detrazioni fiscali a favore della cultura.
Ritengo che ci di cui si sentita la mancanza negli ultimi anni sia stata soprattutto la certezza delle risorse. Senza tale certezza non possibile fare alcuna programmazione, che nell'ambito culturale (si veda, ad esempio, il caso delle mostre) non pu essere inferiore al triennio. I tagli sono sempre dannosi, ma lo sono ancora di pi quando sfuggono a qualsiasi previsione e impediscono qualsiasi programmazione.
Concludo su questo tema delle risorse suggerendo alla commissione interministeriale anche l'analisi delle difficolt
delle province o delle zone periferiche, con riguardo alle sponsorizzazioni private nelle citt d'arte, alle eccellenze. Si tratta di pensare a forme e quote perequative di interventi carismatici, a favore di realt pi defilate ma non per questo meno importanti.
Vengo alla seconda priorit, quella della governance, su cui si sono gi soffermati in modo particolare i colleghi Colasio e Martella. Sono inscindibili il tema della governance del territorio e quello della minuziosa diffusione sul territorio di beni culturali, sotto forma di siti archeologici, archivi, biblioteche, beni religiosi. Il patrimonio culturale nazionale si distingue, tra l'altro, per la diversificazione dei regimi proprietari, come veniva ricordato anche dalla collega Goisis. A riguardo, un ruolo importante viene svolto dai comuni. L'enorme mole di beni da essi posseduti rende indispensabile un'attenzione particolare agli strumenti di gestione a loro riservati. noto che il Titolo V della Costituzione affida allo Stato le competenze legislative esclusive sulla tutela, mentre stabilisce una condivisione di responsabilit con le regioni relativamente alla valorizzazione.
Tuttavia, bene sottolinearlo, la Costituzione nulla stabilisce (e nemmeno potrebbe farlo, del resto) in merito alla distribuzione delle funzioni amministrative. Il codice dei beni culturali non risolve la questione della distribuzione delle competenze sulla valorizzazione, limitandosi a assegnare le funzioni amministrative ai diversi enti proprietari e a prevedere accordi finalizzati, cito, a coordinare, armonizzare, ed integrare le attivit di valorizzazione dei beni del patrimonio culturale di appartenenza pubblica. Per la particolare distribuzione dei beni sul territorio e il peso dei comuni e in particolare dei piccoli comuni, rende questa previsione del
tutto insufficiente, anche considerando la vaghezza delle previsioni in relazione ai beni di appartenenza di privati.
Pertanto, divengono necessari quei luoghi di concentrazione di cui ha gi parlato l'onorevole Martella, che coinvolgano non solo gli enti e le istituzioni pubbliche, ma anche i possessori privati di beni; fra i quali, bene non dimenticarlo, vanno annoverati anche gli enti religiosi. In questo contesto il ruolo dei comuni, minimo comune denominatore delle realt territoriali, diventa imprescindibile. Essi, singolarmente oppure in forma associata - se saranno disposti sia gli opportuni strumenti burocratici e finanziari, sia i luoghi e le modalit di concertazione tra gli enti superiori -, possono diventare il motore dell'organizzazione dei territori, anche attraverso la progettazione, lo stimolo e il sostegno delle attivit culturali. Possiamo chiamarli distretti culturali o reti municipali per la valorizzazione del patrimonio culturale, per l'essenza della questione non muta.
Vengo velocemente all'ultimo tema che volevo affrontare e sottoporre alla vostra attenzione. Gli enti locali, se vogliono seriamente assumere funzioni e compiti di promozione e produzione culturale, devono dotarsi di risorse professionali di alta qualificazione, attenendosi agli standard stabiliti dal ministero. Si apre in questo contesto anche la questione della formazione universitaria dei professionisti della tutela, per i quali, specie in una fase in cui si vanno moltiplicando i soggetti autorizzati o autorizzabili allo svolgimento di funzioni afferenti al patrimonio culturale, si devono garantire gli standard minimi di competenza a tutela dell'unitariet dell'azione pubblica sul patrimonio culturale.
Contestualmente, nel pi ampio ambito della regolamentazione delle professioni intellettuali, si deve considerare, la questione, spesso dimenticata, delle professioni dei beni culturali.


Architetti e ingegneri sono riuniti in un albo, i restauratori godono della definizione di cui all'articolo 29 del codice dei beni culturali; per, archeologi, storici dell'arte, antropologi, bibliotecari e archivisti vivono in un limbo di indeterminatezza che umilia le loro competenze e crea sperequazioni intollerabili con le professionalit pi protette nel trattamento economico e nell'attribuzione di incarichi, sia dentro il ministero, sia nella pubblica amministrazione, sia nel libero mercato. La certificazione di queste professioni attende una svolta normativa, che tuteli al contempo il professionista e il committente.
Concludo augurandole buon lavoro e auspicando che tra le molte urgenze che l'attendono possa trovare soluzione anche la querelle che ha visto opposti al Ministero per i beni culturali la giunta centrale e gli istituti storici, istituti nazionali rinomatissimi. Mi auguro che venga approvata al pi presto una riforma (condivisa con gli istituti stessi) di queste istituzioni scientifiche apprezzate anche a livello internazionale.

FULVIO TESSITORE. Signor presidente, in primo luogo desidero anch'io formulare molti auguri al ministro Rutelli, auguri direttamente proporzionali alla rilevanza che tutti attribuiamo a questo Ministero e, se mi consente, attribuisco in modo particolare io. Sono convinto, infatti, che proprio attraverso questo ministero passi la difesa e il potenziamento non soltanto dell'identit nazionale, che io considero, contrariamente ad altri, molto forte, ma anche dell'identit statale, che al contrario debole. Debbo anche dire che l'attuale straordinaria situazione di trasformazione - per non dire crisi - culturale, di cui il legislatore quantomeno dovrebbe prendere consapevolezza, rischia di indebolire, ancora di pi, questi elementi che sono portanti.
Alla luce di queste considerazioni, non temo di sfidare la banalit se ribadisco la mia preoccupazione per una politica di alienazione del patrimonio storico, e vorrei essere chiaro. Quando denunciavo questa preoccupazione, l'amico Urbani mi rispondeva che nessuno avrebbe mai venduto il Colosseo. Ma io avevo buon gioco nel replicare che non mi preoccuperei tanto della vendita del Colosseo, che difficilmente pu essere trasformato in un condominio, mentre mi preoccuperei di pi dell'alienazione di qualche palazzetto storico, di qualche castello, cos diffusi nei nostri centri minori, pezzi di quella identit storica alla quale facevo riferimento.
Vorrei precisare che, nel dire questo, cedo non a una retorica unitaria patriottarda ma, al contrario, al convincimento forte che la nostra unit sia caratterizzata dal pluralismo culturale e dal policentrismo, naturalmente non nel senso rozzo della divisione ma in quello della sintesi. A tale riguardo, vorrei rinnovare un richiamo all'unit che ho trovato anche nel suo intervento, signor ministro, che purtroppo ho potuto soltanto leggere e non ascoltare; il che non significa naturalmente mancanza di consapevolezza della diversit delle funzioni tra conservazione, tutela e gestione. Credo che vada rivendicata con forza questa unit e rivendicarla non significa scegliere una via di anti-economicit, ma anzi sottolineare un modo di intendere il bene culturale, che trova la sua valutazione, lo dico in senso tecnico, proprio in quella dimensione pluralistica e pluricentrica del nostro paese alla quale facevo riferimento. Si tratta di un modo di intendere il bene culturale che, a mio giudizio, poggia su un corretto rapporto tra centro e periferia, un rapporto che rischia di essere indebolito da una distinzione tra tutela e gestione.
Per riassumere su questo punto, credo si possa volere anche realizzare uno Stato leggero, a condizione di non sconfinare
in uno Stato neutro. Chi si richiama alla tradizione liberale certamente sa che uno Stato neutro un concetto negativo, anche per le concezioni della nostra destra storica. Quando parlo del nesso tra conservazione, tutela e gestione, mi richiamo a un altro punto, che ritornato in alcuni degli interventi dei colleghi e sul quale vorrei insistere un anch'io, vale a dire l'importante funzione che il suo dicastero svolge nella formazione, a cominciare dal rapporto con il mondo universitario. A tal fine sono rilevanti sia le cattedre di storia del cinema sia il corso di laurea in beni culturali.
Vorrei anche richiamare la necessit di una rinnovata attenzione per alcuni importanti istituti che fanno capo al suo ministero, l'Istituto per il restauro, l'Istituto per la patologia del libro, che sono stati trascurati e penalizzati da una politica di invecchiamento e di mancato ricambio del personale, e che invece vanno rivitalizzanti, anche perch rappresentano il canale pi fruttuoso nel rapporto con la formazione e con il mondo universitario.
Se mi consente e sempre nello spirito metodologico di quanto detto finora, vorrei richiamare la sua attenzione su alcuni aspetti pi particolari. Nella precedente legislatura fui relatore di un provvedimento che, peraltro, era condiviso anche da esponenti dell'allora maggioranza. Fu il Governo a bloccare l'iter del disegno di legge per la diffusione della cultura scientifica in ambito umanistico, che pure avrebbe comportato un impegno finanziario relativo. Nel ribadire la stessa esigenza, sia chiaro che non faccio una rivendicazione corporativa da umanista e meno che mai penso alla distinzione delle due culture, che ho sempre ritenuto un romanzetto. Ritengo che un provvedimento sulla diffusione della cultura scientifica in ambito umanistico sia destinato a completare e a dare forza alla legge esistente sulla diffusione della cultura
scientifica in ambito tecnologico, perch chiunque pratichi la ricerca o sappia qualcosa di questi problemi si rende conto che l'esigenza attuale quella della interazione tra i saperi positivi sia di ambito tradizionalmente definito umanistico, sia di ambito tradizionalmente definito tecnologico, interazione che trova un punto di convergenza nella funzione conoscitiva di questi saperi positivi. Mi auguro, pertanto, che il ministro voglia consentire la ripresa di questo iter legislativo, con un destino migliore di quello della passata legislatura.
L'altro aspetto su cui vorrei richiamare anch'io la sua attenzione la necessit di un'attenta revisione della normativa sugli organismi direttivi degli enti di ricerca. Lei sa che, sulla base di un'impostazione che non condivido, sono scomparsi i consigli scientifici, riassunti nei consigli di amministrazione, secondo un'idea degli enti di ricerca che considero mercantilistica. Si sono verificate situazioni addirittura comiche, quando la Commissione cultura di cui facevo parte nell'altro ramo del Parlamento si trovata a dover esprimere il parere su alcune proposte. Per alleggerire il tono serioso del mio intervento, ricordo che per l'Istituto nazionale del dramma antico venne proposta una gentile signora: nel curriculum, oltre a indicare una laurea in giurisprudenza con 88 - vedo che l'amico Bono sorride, sorrise insieme a me anche in quella occasione -, segnalava l'appartenenza a una famiglia che produceva, pare, un'ottima qualit di vino. Naturalmente sono pienamente consapevole dell'importanza del vino nel mondo antico e nella cultura del Mediterraneo, a condizione, naturalmente, che non consenta sbornie, che non abbia una dimensione unilaterale.
Richiamo ancora la sua attenzione sui criteri di formazione e di funzionamento delle commissioni selezionatrici nella distribuzione dei fondi agli istituti culturali, soffermandomi, in particolare, sulle edizioni critiche e i centenari: abbiamo assistito a celebrazioni di centenari e cinquantenari di tutti i tipi e di tutte le specie. Credo sia importante tenere conto di elementi di novit, non trascurando - mi permetto di dissentire da un collega, che pure ha posto un problema rilevante - alcuni di quegli istituti storici. Ovviamente sono d'accordo sulla necessit di una verifica, ma in molti casi quello che mancava era proprio la verifica da parte delle commissioni (vedo che qualche autorevole collega concorda): era difficile stabilire in base a quali criteri fosse stata presa la decisione.
L'ultimo punto su cui richiamo l'attenzione del ministro concerne le fondazioni liriche. In un incontro al quale partecipai, il sindaco di Bologna Cofferati, correggendo la mia dichiarazione che le fondazioni liriche erano in difficolt, sostenne che si trattava di enti falliti. Temo, ahim, che avesse pi ragione di me. Senza chiuderci nel pessimismo e senza alcuna forma di timidezza, dobbiamo dunque prendere atto della necessit di rivedere la legge sulle fondazioni, non tanto perch il principio della legge sia sbagliato, ma perch nel nostro paese non esiste una cultura del privato a sostegno dell'attivit culturale nel senso della continuit. In genere si privilegia il grande evento, ma questo precisamente l'opposto di una politica culturale sistematica.
Aggiungo che non mi faccio illusioni sulla presenza nel consiglio d'amministrazione - ad esempio in quello della Scala, tanto per non fare nomi - di grosse personalit del mondo imprenditoriale. Quando si va a vedere da vicino, si scopre un fatto singolare: in molti casi, questi grandi esponenti del mondo privato rappresentano enti pubblici, sono nominati dalla provincia oppure dalla camera di commercio o da altri organismi analoghi.

Credo che sia necessaria una riconsiderazione. Il ministro sa sicuramente che in due anni il FUS stato ridotto del 35 per cento...

FRANCESCO RUTELLI, Ministro per i beni e le attivit culturali. Pure del 50 per cento...

FULVIO TESSITORE. Pure del 50 per cento. una delle ragioni per cui le fondazioni liriche sono tutte, indistintamente, in difficolt. Vorrei permettermi un suggerimento: forse non sarebbe sbagliato, perlomeno in partenza, aprire un tavolo che accanto ai rappresentanti del Ministero veda i sindaci, i presidenti e i soprintendenti; una riflessione va fatta, pi che mai in una materia come questa, in modo condiviso, attraverso una ricognizione precisa della situazione reale.
Ci sarebbero molte altre cose da dire. Per, vedo lo sguardo cordialmente ammonitore del presidente e quindi taccio, perch non mancheranno altre occasioni. Ringrazio il ministro per l'attenzione.

PRESIDENTE. Il mio sguardo era autenticamente interessato, non ammonitore.

ANTONIO PALMIERI. Signor ministro, mi scuso con lei ma l'altra volta non ero presente, perch impegnato nella campagna referendaria. Ho letto, per, la sua dichiarazione e mi associo alla considerazione che forse non le si poteva chiedere di pi; nel senso che inevitabilmente c' molto vacuum in quello che lei ha detto, ma le facciamo sconto di questo, perch da pochi giorni ha preso in mano questo ministero cos importante e delicato, in un Governo che non ancora in condizione di lavorare pienamente, a motivo delle sue profonde divisioni. Mi rendo conto che non sia facile prendere in mano la situazione e venire qui a proporci progetti gi pronti da attuare. Di questo le diamo sicuramente atto.

In secondo luogo, vorrei esortarla a non cedere alla tentazione - uso un neologismo - del cancellazionismo rispetto a quanto fatto dal Governo precedente, solo perch fatto da quel Governo. una tentazione molto seduttiva, da un certo punto di vista, pericolosa per un altro. Lo dico con riferimento al codice dei beni culturali, che stato ed un tentativo (sicuramente perfettibile) per ridare ordine alla materia e per facilitare il lavoro degli operatori pubblici e privati, e riprendo anche l'esortazione finale dell'onorevole Rositani sul discorso delle teste; anche oggi abbiamo letto sui giornali alcune dichiarazioni con riferimento ad Arcus: bisogna avere un minimo di cautela e ricordarsi della necessit di rendere conto a noi, come Commissione parlamentare, del funzionamento reale di questo tipo di strumenti, il cui carattere di novit comporta pregi, ma evidentemente anche limiti.
Le rivolgo ora tre richieste precise seguite da una precisazione. La prima riguarda il portale nazionale del turismo, www.italia.it, voluto dal precedente Governo, in particolare dai ministri Stanca e Buttiglione (bando pubblicato, gara espletata, lavori assegnati, tumulti delle regioni che si ritenevano espropriate di alcune facolt loro spettanti in virt del famigerato Titolo V). Ritengo rappresenti - al di l di tutto - l'occasione di un marchio nazionale nel mondo, un'opportunit per far conoscere a costo zero la nostra bella Italia. Nella passata legislatura il progetto era in avanzata fase di realizzazione: le chiedo se pu darci notizie del punto in cui siamo.
La seconda questione riguarda il diritto d'autore e la pirateria. Nella scorsa legislatura, in Commissione, abbiamo svolto un'indagine approfondita. Vale la pena sicuramente di tornarci, perch, evidentemente, la tecnologia non aspetta la politica. un tema quanto mai caldo, in tutti i sensi e per tutti
gli ambiti di protezione delle vecchie e nuove forme di sapere e di comunicazione culturale. Occorre tornare sul tema del diritto d'autore nell'era digitale e sulla conseguente lotta alla pirateria; si dovr rivedere il famoso decreto Urbani (il presidente lo definirebbe forse famigerato), verificare a che punto siamo in Italia, in Europa e oserei dire nel mondo. un messaggio importante, anche con riferimento a una vasta platea di giovani che usano le nuove tecnologie per fruire dei beni culturali.
Infine, vorrei riprendere alcune riflessioni dell'onorevole Garagnani, con riferimento alla verifica del funzionamento, non sempre efficace, delle antiche leggi di spesa a pioggia. Se si potesse finalmente e effettivamente attuare un sistema di verifica preventivo, non a cose fatte, credo che gioverebbe all'interesse di tutti.
La precisazione che intendo fare si riferisce a quanto risportato dal resoconto stenografico della seduta del 15 giugno, nella parte in cui l'onorevole Guadagno ricordava l'uccisione, a Como, di un giovane cingalese di 18 anni, che avrebbe potuto essere un grande artista. Volevo consolare lui e noi tutti: non morto, vivo, sta meglio, e si sta riprendendo dal gravissimo fatto che gli capitato. chiaro che il vigile ha sbagliato, ma il ragazzo, adesso, sta molto meglio e soprattutto vivo. Una buona notizia per la Commissione: giusto lasciare agli atti informazioni precise e non errate.
Rivolgo infine al ministro un augurio sincero di lavorare veramente al servizio di tutti. Nello spirito che caratterizza la VII Commissione, confermiamo la disponibilit a un lavoro comune su temi che stanno a cuore a tutti. Accordi bipartisan dovrebbero essere pi facilmente raggiungibili in materie come la cultura, lo spettacolo, il turismo; forse pi che per la scuola (anche se non dovrebbe essere cos).

Concludo il mio intervento, con l'augurio sincero di buon lavoro, caro ministro, o pi probabilmente di un lavoro buono, perch ci di cui abbiamo bisogno.

PRESIDENTE. La ringrazio, deputato Palmieri, anche per la buona notizia che ha portato alla Commissione. Non possiamo che essere molto contenti di questo fatto. Evidentemente, questo non attenua minimamente (neanche da parte sua, stato molto chiaro) la forza della denuncia della deputata Luxuria su come ci si pone di fronte al fenomeno dei writer, in molte realt del paese.

EMILIA GRAZIA DE BIASI. Signor ministro, ho apprezzato moltissimo la sua relazione. In particolare, ho apprezzato il metodo che lei ha cercato di illustrarci: un metodo che, mi pare di capire, valorizza molta il lavoro a rete e diventa interdisciplinare anche in relazione al sistema universitario e formativo, non esclusivamente a quello tradizionalmente culturale.
Ho apprezzato, altres, l'idea di puntare sull'innovazione, che significa una nuova qualit del personale, pi adatta ai tempi, e un'innovazione anche nei contenuti, nel metodo di lavoro.
Vorrei sottolineare soltanto alcuni punti. Il primo, che mi sta molto a cuore, quello dell'autonomia della cultura. Personalmente, vengo dall'esperienza lombarda e milanese, e devo dire che, in quella terra, l'autonomia della cultura un bene non sempre mantenuto ai livelli che si desidererebbero. In particolare, proprio per quel che riguarda ci che stata definita la lottizzazione, posso soltanto citare - essendo meno lieve del professor Tessitore - il caso per me emblematico dell'espulsione dal consiglio di amministrazione del Piccolo Teatro, anni fa, di uno dei pi grandi poeti italiani,


Giovanni Raboni, per inserirvi, invece, personale legato alle maggioranze politiche.
Lo dico, evidentemente, non per spirito di polemica, ma perch ritengo si dovrebbe lavora

http://www.camera.it/chiosco.asp?cp=2&source=http%3A//www.camera.it/organiparlamentarism/242/4413/45


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