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CIRCOLARE 3 apr. 2006, n. 36506 - Regione Sicilia - Competenze della Soprintendenza del Mare, istituita ai sensi dell’art. 28 della L. R. 29 dicembre 2003, n. 21.
2006-04-03

Regione Siciliana
Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali
e della Pubblica Istruzione
Dipartimento Regionale BB.CC.AA. ed E.P.
Servizio Tutela
Via delle Croci, 8
90139 Palermo

Prot. N. 36506 del 3 apr. 2006

Oggetto: Competenze della Soprintendenza del Mare, istituita ai sensi dell’art. 28 della L. R. 29 dicembre 2003, n. 21.

Al Soprintendente del Mare
Palermo
(rif. Nota n. 708 dell’8.11.2005
e nota n. 131 dell’11.3.2006)

Ai Soprintendenti per i Beni
Culturali ed Ambientali
Loro Sedi

All’Ufficio di Gabinetto
dell’On. Assessore
Sede



Con la norma indicata in oggetto è stata istituita la Soprintendenza del Mare, che “opera presso il dipartimento regionale dei beni culturali ed ambientali e dell’educazione permanente… con compiti di ricerca, censimento, tutela, vigilanza, valorizzazione e fruizione del patrimonio archeologico subacqueo…”.
Sul regolamento di attuazione di questo Istituto, che peraltro è stato già attivato ed è attivamente presente sul territorio, questo Dipartimento ha attivato le prescritte consultazioni, propedeutiche al parere della Giunta Regionale sullo schema di regolamento.
Quest’ultimo è preordinato a precisare gli ambiti dell'attività istituzionale della Soprintendenza speciale e, soprattutto, a coordinarne l’esercizio con i compiti svolti dalle altre Soprintendenze per i Beni Culturali ed Ambientali.
A distanza di oltre due anni dall’istituzione della Soprintendenza del Mare, nelle more dell’emanazione del regolamento, sorge peraltro la necessità di introdurre momenti di migliore collegamento tra gli uffici del Dipartimento e di indirizzare l’attività della nuova Soprintendenza in coerenza ai principi generali dell’ordinamento di settore, contenuti nella L R. 80/77 e nel D.Lgs 42/04: esigenza questa prospettata dalla stessa Soprintendenza del Mare con le note a margine segnate, che porta a precisare i criteri dettati con nota n° 3768 del 15. 5. 05, di pari oggetto della presente.
Preliminarmente si deve osservare che la natura speciale della Soprintendenza del Mare, porta ad inquadrare l’attività all'interno del settore della valorizzazione dei patrimonio culturale, per la conoscenza e la promozione dei beni culturali sommersi della Regione, nel rispetto della Convenzione UNESCO sulla protezione del Patrimonio Culturale Subacqueo, espressamente riconosciuta dal Codice dei Beni Culturali ed Ambientali.
È evidente che le funzioni di tutela e quelle di valorizzazione dei beni culturali subacquei sono necessariamente complementari e che, sotto altro profilo, l’istituzione di uno specifico ufficio regionale giustifica il suo pieno coinvolgimento negli atti finalizzati alla protezione del patrimonio sommerso. Tuttavia, questo organo va ricondotto al quadro istituzionale vigente e la sua attività deve procedere nel rispetto del principio fondamentale della semplificazione amministrativa, che costituisce non a caso uno dei criteri ispiratori del Codice; essa deve quindi risolversi in un apporto di qualità e non può costituire al contrario un ulteriore snodo procedimentale nell’attività di tutela, che la legge ha attribuito e attribuisce ancora alle Soprintendenze per i Beni Culturali ed Ambientali.
Quanto alla tutela dei beni culturali, si osserva che la Soprintendenza del Mare nasce per l’individuazione dei beni subacquei e per la loro migliore conoscenza e conservazione, sia di quelli in situ sia di quelli recuperati, rispetto ai quali fornisce un importante contributo di qualità all’attività delle forze dell'ordine e della Amministrazione del Demanio, consentendo loro di conoscere entità, posizione e valore culturale dei beni. Questi ultimi, in quanto sommersi ovvero oggetto di invenzione, sono in ogni caso sottoposti a tutela se hanno interesse culturale, e la verifica prevista dall’art. 12 del D.Lgs. 42/04 non sembra prima facie riguardare questi beni, che sono ordinariamente di interesse archeologico.
Rispetto alla tutela dei beni paesaggistici, il dato che emerge da una ricognizione del diritto positivo e della normativa previgente porta ad escludere la protezione paesaggistica degli specchi d’acqua avulsi dal loro rapporto con la cornice di terra nella quale si inseriscono.
Se un ambicnte marino non può essere sottoposto a tutela paesaggistica, ciò vale certamente per tutti gli uffici del Dipartimento. Del resto, a parte le difficoltà di ordine pratico dì attribuire un simile potere alla Soprintendenza del Mare (ruolo e competenze della Commissione Provinciale, ecc.) il vincolo paesaggistico di questi contesti non potrebbe svolgere alcuna pratica funzione, perché esso serve a proteggere le aree sensibili a trasformazioni permanenti, in particolare di tipo edilizio ed infrastrutturale. L’istanza di sensibilizzazione verso i valori paesaggistici rivestiti indubbiamente dal mare e dalle acque in genere passa allora da altri strumenti ed iniziative, tra i quali rilevano quelli che la Soprintendenza del Mare assicura nell’ambito della valorizzazione del patrimonio culturale subacqueo. .
Sotto il profilo della tutela, gli interventi che ricadono in acqua investono le funzioni di questa Amministrazione soltanto se e in quanto incidono anche su ambiti costieri protetti: le relative potestà di autorizzazione sono attribuite dunque in via esclusiva alle Soprintendenze per i Beni Culturali ed Ambientali. Prospettare un appesantimento procedurale, quale ad esempio una doppia autorizzazione, una delle Soprintendenze “ordinarie” e l’altra della Soprintendenza “speciale”, si risolverebbe in un onere indebito per la rcalizzazione di opere di interesse pubblico quali porti e strutture assimilate, che, in Sicilia, sconterebbero quindi una procedura autorizzativa aggravata di difficile inquadramento e di dubbia legittimità.
I rapporti tra gli uffici preposti alla tutela delle coste e quello che cura la valorizzazione dei beni sommersi vanno quindi ricondotti a ragionevoli criteri.
Ne discende che l’adozione dei provvedimenti dichiarativi dell’interesse culturale ed ambientale dei beni sono riservati ai poteri di impulso e di proposta delle Soprintendenze per i Beni Culturali ed Ambientali, alle quali spettano le funzioni di vigilanza dettate dal Codice.
Pertanto, in tutti casi nei quali le funzioni di tutela investono l’attività delle Soprintendenze per i Beni Culturali ed Ambientali e però esse richiedono, intuitu materiae, il contributo di studio e di ricerca della Soprintendenza del Mare, quest’ultima può essere coinvolta dalla Soprintendenza competente e ciò sia nella fase di indagine e di verifica dell’interesse culturale dei beni sommersi, sia nelle procedure autorizzative conseguenti.
Al riguardo, la Soprintendenza del Mare può comunque porre in essere ogni atto propulsivo e di intervento, in considerazione delle sue specifiche attribuzioni e cognizioni in tema di individuazione dei beni culturali subacquei, oltre che di loro messa in valore, che le riservano le funzioni di ricerca a mare e quelle consultive rispetto agli atti di tutela delle Soprintendenze per i beni culturali e ambientali.
Per la tutela dei beni culturali subacquei, come pure per la loro acquisizione e messa in sicurezza (art. 12 D.Lgs. 42/04), la Soprintendenza del Mare agisce quindi su richiesta delle competenti Soprintendenze e formula ad esse, anche d’ufficio, confacenti e motivate proposte, ferma restando la titolarità di queste ultime all’adozione dei provvedimenti di legge.
Questo criterio comportamentale, atto ad ordinare l’attività degli istituti del dipartimento, evitando conflitti di attribuzioni e aggravi procedurali impropri, porta ad evidenti momenti di coordinamento e di intesa, che le SS.LL. non mancheranno di porre in essere.

Il Dirigente Generale
(Dott. Antonino Lumia)


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