LEGGI
BENI IN PERICOLO
INTERVENTI E RECENSIONI
RASSEGNA STAMPA
COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI
EVENTI
BIBLIOGRAFIA
STORIA e FORMAZIONE del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
LINK
CHI SIAMO: REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS
BACHECA DELLE TESI
per ricevere aggiornamenti sul sito inserisci il tuo indirizzo e-mail
patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

stampa Versione stampabile

VII Commissione Senato - seduta del 25 gennaio 2006 (indagine conoscitiva tutela e valorizzazione)
2006-01-25

PROCEDURE INFORMATIVE
Seguito dell'indagine conoscitiva sui nuovi modelli organizzativi per la tutela e la valorizzazione dei beni culturali: seguito dell'esame e rinvio del documento conclusivo.

Riprende l'esame, sospeso nella seduta di ieri, nel corso della quale - ricorda il PRESIDENTE - era stata illustrata una proposta di documento conclusivo.

La senatrice ACCIARINI (DS-U) d per illustrate le osservazioni fatte pervenire alla Presidenza della Commissione.

Il senatore TESSITORE (DS-U) esprime compiacimento per l'analiticit della bozza di documento conclusivo, prendendo altres atto di una generosit propositiva che pure fa seguito alle molte criticit emerse nel corso dell'indagine.
Egli richiama poi la contraddizione fra il frequente richiamo all'intervento dei privati, in alcuni casi in termini addirittura salvifici, e la constatazione - corroborata anche da significative esperienze straniere - della insostituibilit dell'intervento pubblico.
Ritiene pertanto indispensabile sottolineare questo punto con estrema enfasi, al fine di rendere chiaro che dalla natura stessa dei beni culturali, costitutivi dell'identit nazionale, culturale e sociale del Paese, discendono obblighi precisi, anche in termini di impegno economico.
La speranza di poter sostituire il finanziamento pubblico con risorse private invece del tutto utopica ed anacronistica.
Dopo aver richiamato la trasformazione del rapporto fra diritto pubblico e diritto privato, a partire dalle considerazioni a suo tempo elaborate da Capograssi, egli si sofferma sulla rilevanza sociale di alcuni nuovi soggetti operanti nel settore dei beni culturali, citando ad esempio le osservazioni critiche ripetutamente espresse dagli amministratori locali nei confronti delle soprintendenze, nel corso dei sopralluoghi.
Ritiene inoltre riduttivo limitare l'oggetto dell'analisi al rapporto fra tutela e valorizzazione dei beni culturali, sollecitando un approfondimento con particolare riferimento alle attivit finalizzate alla fruizione, nell'ambito dei rapporti fra pubblico e privato in tema di gestione del patrimonio.
Dalle considerazioni sulla fruizione discendono del resto evidenti riflessioni sui costi delle rispettive attivit e, quindi, sul loro rapporto con il profitto. In tale prospettiva, si colloca l'esigenza di un'analisi della dimensione produttiva dei beni culturali, delle possibilit di recupero dei costi e del ruolo svolto per lo sviluppo culturale e civile del Paese.
Tornando al difficile rapporto fra soprintendenze e amministrazioni locali, egli riconosce il ruolo svolto dalle articolazioni periferiche dello Stato; osserva tuttavia che esso non pu non essere messo in discussione dal palesarsi di nuovi soggetti nella configurazione della compagine statale e, quindi, nel nuovo rapporto che ne consegue fra individuo e Stato.
Dopo aver auspicato che nel documento conclusivo sia dato maggiore rilievo alle risultanze dell'attivit conoscitiva, egli svolge alcune considerazioni in ordine alle disposizioni recate dal Codice sulle scuole di restauro, di cui pure si d conto nel documento trattandosi di tematica emersa nel corso dei sopralluoghi. Al riguardo, egli riconosce senz'altro il rilievo dell'attivit svolta dalle predette scuole, ma paventa un'invasione di campo rispetto all'autonomia universitaria con particolare riferimento alla prevista equivalenza dei titoli di studio e al valore abilitante degli esami di Stato.

Il presidente ASCIUTTI (FI) ritiene utile anticipare la propria replica alle osservazioni fatte pervenire dalla senatrice Acciarini, molte delle quali investono tematiche di carattere generale.
Al riguardo, dichiara di condividere la prima, relativa all'inscindibile rapporto fra le attivit di tutela e quelle finalizzate alla futura fruizione con particolare riferimento ai beni di appartenenza pubblica. D conto pertanto della corrispondente modifica apportata alla sezione 2.3 dello schema di documento conclusivo.
Non condivide invece la seconda osservazione, relativa agli effetti del nuovo Titolo V della Costituzione sulla separazione fra tutela e valorizzazione dei beni culturali. N ritiene che il Codice possa essere modificato nel senso di individuare sedi e strumenti idonei per l'esercizio unitario delle predette attivit, a Costituzione invariata.
Quanto alla terza osservazione, rileva che il citato passaggio dello schema di documento conclusivo si limita a richiamare l'articolato del Codice e non si presta pertanto a modificazioni.
In ordine alla quarta osservazione, nega poi che le modifiche introdotte dallo schema di decreto correttivo del Codice all'articolo 62 comportino un processo di accentramento. Manifesta tuttavia disponibilit a sopprimere dallo schema di documento conclusivo il paragrafo in cui vengono illustrate tali modifiche, onde riservare eventuali giudizi valutativi alla sede pi idonea, rappresentata dall'esame del decreto legislativo correttivo.
Non condivide invece la contrariet espressa sull'introduzione della didattica fra i servizi aggiuntivi che possono essere affidati in concessione.
Dichiara tuttavia di aver introdotto un paragrafo conclusivo alla sezione 3.1, in cui si sottolinea l'esigenza di rafforzare le funzioni di controllo e valutazione sull'efficacia dei modelli privatistici.
Un'altra osservazione, prosegue, riguardava l'opportunit di una idonea normativa sulle agevolazioni fiscali. Al riguardo, dichiara di aver introdotto un apposito paragrafo nella sezione 5, recante le conclusioni, che giudica pi idonea rispetto alla sezione 3.2, relativa ai soli contratti di sponsorizzazione.
Informa altres di aver recepito le osservazioni relative ad ARCUS S.p.A., all'esigenza di certezza dei finanziamenti pubblici e alla presenza di necessarie professionalit nelle fondazioni. Non condivide invece i rilievi relativi alla formazione dei restauratori, che a suo giudizio rispondono ad aspettative largamente diffuse nel settore.
Presenta pertanto uno schema di documento conclusivo modificato, pubblicato in allegato al presente resoconto.

Interviene quindi il senatore COMPAGNA (UDC), il quale si associa anzitutto al giudizio positivo, contenuto nello schema di documento conclusivo, sulla soppressione della disciplina recata dall'articolo 27 del decreto-legge n. 269 del 2003 in materia di silenzio-assenso nel procedimento di verifica dell'interesse storico-artistico dei beni culturali.
Osserva poi che, nel sistema italiano, l'ordinamento dei beni culturali ha mutuato in pieno l'impostazione di diritto pubblico conseguente alla Rivoluzione francese, indipendentemente dall'assetto proprietario. La scarsa partecipazione dei privati, a differenza del modello inglese, non corrisponde pertanto ad una carenza legislativa, bens ad un espresso rifiuto della societ italiana. Ne prova che la stessa associazione privata per eccellenza del settore, Italia Nostra, sia rientrata da anni fra gli enti cui lo Stato contribuisce in via ordinaria.
Occorre tuttavia che nel documento conclusivo si faccia espressa menzione all'abdicazione dello Stato rispetto al suo ruolo, dimostrata non solo dallo stato di degrado in cui versano gli Archivi, anche a seguito del trasferimento dall'Amministrazione degli interni a quella dei Beni culturali, ma anche dall'adozione di nuovi modelli (come ad esempio ARCUS S.p.A.) che, ripercorrendo esperienze analoghe alle partecipazioni statali, si pongono in un'ottica unanimemente ritenuta superata.
Inoltre, il Ministero - sospendendo da anni il reclutamento del personale tecnico-scientifico - ha perduto il tratto distintivo che lo caratterizz all'atto della sua istituzione: la separazione fra momento tecnico-scientifico e gestione amministrativa.
Occorre pertanto che il documento conclusivo dell'indagine ne faccia menzione, senza limitarsi ad una disamina puntuale del rapporto fra attivit di tutela e attivit di valorizzazione.

Il seguito dell'esame quindi rinviato.

La seduta termina alle ore 16.

PROPOSTA DI DOCUMENTO CONCLUSIVO DELLINDAGINE CONOSCITIVA SUI NUOVI MODELLI ORGANIZZATIVI PER LA TUTELA E LA VALORIZZAZIONE DEI BENI CULTURALI (TESTO 2)


1. INTRODUZIONE
Il 24 ottobre 2001 la Commissione istruzione ha avviato unindagine conoscitiva intesa ad approfondire e valutare i principali profili problematici connessi ai modelli organizzativi per la tutela e la valorizzazione dellimmenso patrimonio culturale del nostro Paese.
Lesigenza di una riflessione su tali criticit traeva spunto dalla considerazione della loro strategicit per lo sviluppo culturale, oltre che economico e sociale. I beni culturali costituiscono infatti un patrimonio di valori che definisce lidentit nazionale, il senso di comune appartenenza, la memoria storica, ovvero - nelle parole della Commissione Franceschini - essi sono ogni "testimonianza materiale avente valore di civilt".
Gi nella scorsa legislatura, del resto, la Commissione aveva avviato un'analoga procedura informativa, non conclusa prima dello scioglimento delle Camere.
Il patrimonio culturale rappresenta altres una preziosa risorsa per stimolare il turismo e, pi in generale, veicolare la crescita economica del Paese. Al riguardo, proprio in considerazione della sua ampiezza (confermata da talune stime secondo cui sarebbe pari al 60 per cento dellintero patrimonio culturale mondiale), qualit e diffusione territoriale, non vanno sottovalutate le enormi potenzialit di iniziative per la promozione di sistemi culturali integrati, anche al fine di accrescere lofferta culturale e soddisfare la domanda potenziale di fruizione.
Attese le richiamate esigenze di tutela e valorizzazione, cui si contrappongono peraltro le difficolt nelle quali versa la finanza pubblica, si imposta dunque la necessit, da un alto, di favorire il coinvolgimento dei privati e, dallaltro, di razionalizzare le modalit di intervento diretto del settore pubblico, secondo un approccio innovativo che tenesse conto anche dell'esigenza di una gestione manageriale.
Ci premesso, attraverso le mirate audizioni e i sopralluoghi in alcune delle principali realt culturali italiane ed estere, la Commissione ha analizzato le criticit connesse allesercizio delle funzioni di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, dalle quali sono emerse importanti indicazioni che costituiranno un utile punto di partenza anche per la prossima legislatura.
In proposito, specifica attenzione stata riposta al quadro costituzionale delineato dalla riforma del Titolo V del 2001, che differenzia fra compiti di tutela e compiti di valorizzazione, con particolare riferimento alle modalit con cui vanno affermandosi i principi di sussidiariet verticale (che presuppone una ripartizione dei compiti fra Stato e autonomie territoriali) e orizzontale (che richiede un effettivo coinvolgimento del settore privato).

2. TUTELA E VALORIZZAZIONE NEL PROCESSO DI DEVOLUZIONE (SUSSIDIARIETA VERTICALE)
2.1 ORIGINI DELLA DISTINZIONE FRA TUTELA E VALORIZZAZIONE
Sin dalla legge fondamentale n. 1089 del 1939, recante disposizioni in materia di tutela di cose di interesse artistico, la funzione di tutela dei beni culturali costituiva la principale, se non l'unica, ragione dellintervento pubblico.
Anche la Costituzione italiana, allarticolo 9, comma 2, demanda alla Repubblica la tutela del patrimonio storico e artistico della Nazione, inserendo tale compito fra i principi fondamentali.
Una prima presa datto dellimportanza della funzione di valorizzazione, la si registra solo con il decreto-legge n. 657 del 1974, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 5 del 1975, istitutivo del Ministero dei beni culturali. Larticolo 2 disponeva infatti che il Ministero provvedesse "alla tutela ed alla valorizzazione del patrimonio culturale del Paese" e promuovesse "la diffusione dellarte e della cultura, coordinando iniziative allinterno e [...] allestero".
Poich entrambe le funzioni afferivano al medesimo soggetto, ovvero allo Stato, non si era avvertita lesigenza di procedere ad una puntuale definizione e delimitazione dei rispettivi contenuti.
Detta necessit venne tuttavia percepita dapprima - ancorch in nuce - con lavvento degli ordinamenti regionali e successivamente - ed in maniera pi pressante - con lavvio del processo di decentramento prima amministrativo, poi legislativo.
Un primo coinvolgimento degli enti territoriali lo si ebbe con leffettiva attuazione delle disposizioni costituzionali contemplate nelloriginaria formulazione del Titolo V, ed in particolare dellarticolo 117, che demandava alle regioni la potest legislativa concorrente in materia di musei e biblioteche. N va dimenticato che anche le funzioni amministrative in tale ambito, ai sensi dell'articolo 118, spettavano alle regioni, che peraltro le avrebbero dovute esercitare delegandole agli enti locali o valendosi dei loro uffici.
Successivamente, la legge n. 142 del 1990, recante lordinamento delle autonomie locali (ora abrogata dal decreto legislativo n. 267 del 2000), incluse fra le funzioni spettanti alle province la valorizzazione dei beni culturali (allarticolo 14, comma 1, lettera c)), nonch - in collaborazione con i comuni interessati - il coordinamento e la realizzazione di opere, fra laltro, di rilevante interesse culturale (articolo 14, comma 2).
Parallelamente, come conseguenza - da un lato - di un generale processo di ridefinizione dei rapporti fra cittadini e pubbliche amministrazioni e - dallaltro - delle specifiche ed innovative esigenze della crescente domanda di fruizione culturale, si registrata anche unevoluzione nei contenuti della stessa funzione di tutela.
Rispetto alla tradizionale connotazione di funzione diretta ad assicurare lesercizio di attivit di produzione normativa e regolazione amministrativa, essa si infatti arricchita del compito di erogazione di servizi ed interventi alla collettivit. Si cos giunti a riconoscere lesigenza di procedere ad una vera e propria politica degli interventi nel settore, secondo un approccio programmatico.
2.2 IL DECENTRAMENTO AMMINISTRATIVO E LA RIFORMA COSTITUZIONALE DEL 2001
Quello dei Beni culturali senz'altro uno fra i settori maggiormente interessati dal processo di devoluzione con cui si inteso promuovere il principio di sussidiariet verticale fra gli enti territoriali, secondo il quale le funzioni devono essere allocate al livello di governo che, per natura e dimensioni, meglio in grado di esercitarle.
Di conseguenza, allo Stato sarebbero dovuti spettare i compiti che richiedono un esercizio unitario, mentre alle regioni e agli enti locali sarebbe dovuta competere la responsabilit nei restanti ambiti.
Il richiamato processo, avviato gi nel 1997 (anzitutto con le leggi delega nn. 59 e 127 e successivi decreti legislativi) sul piano delle funzioni prettamente amministrative, ha ricevuto una veste costituzionale con la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, di modifica del Titolo V della Parte II della Costituzione.
Si tratta di una riforma voluta dall'allora Governo di Centro-sinistra e che il Centro-destra condivise inizialmente nello spirito ma non nella formulazione finale, giudicandone affrettata l'approvazione, in assenza di una approfondita valutazione degli effetti e delle implicazioni sull'ordinamento giuridico. L'esperienza della prima fase applicativa - come mostrano il consistente contenzioso costituzionale e gli esiti di talune audizioni svolte nell'ambito dell'indagine conoscitiva in esame - conferma del resto la validit di quelle perplessit iniziali.
Come noto, la riforma ha, fra l'altro, invertito il precedente criterio di riparto della funzione legislativa tra Stato e regioni, enucleando all'articolo 117 della Costituzione le materie di competenza esclusiva statale (il cui elenco tuttavia non pu certamente ritenersi esaustivo, atteso che molti altri articoli della Costituzione prevedono riserve di legge statale) e di competenza concorrente, demandando alla competenza esclusiva delle regioni le materie rimanenti (non elencate).
Con specifico riferimento alla ripartizione delle competenze legislative in tema di beni culturali, il nuovo Titolo V ribadisce la competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di tutela dei beni, mentre attribuisce a quella concorrente la loro valorizzazione nonch la promozione e organizzazionedi attivit culturali. In questi ultimi ambiti, lo Stato chiamato a dettare disposizioni legislative di principio, venendo cos meno la facolt di emanare norme di dettaglio anche se quelle in vigore mantengono la loro efficacia sino all'emanazione della disciplina regionale.
Quanto alla tutela, si segnala altres che essa fra le materie che, ai sensi dell'articolo 116, comma 3, possono essere oggetto, con legge statale, di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia a beneficio delle regioni interessate (in questo caso la legge statale dovrebbe tuttavia seguire un procedimento aggravato: approvazione delle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di un'intesa fra lo Stato e la regione interessata, sentiti gli enti locali).
Come gi anticipato, il processo di decentramento nel settore, che ha assunto rilievo costituzionale con la richiamata legge n. 3 del 2001, era peraltro stato avviato - a Costituzione invariata - con la legge delega n. 59 del 1997 (Bassanini 1), con la quale il Parlamento intese promuovere un ampio trasferimento di funzioni e compiti amministrativi fino ad allora svolti dallo Stato, riservando a quest'ultimo la sola funzione di tutela (art. 1, comma 3, lett. c). Si posero cos le basi per il conferimento alle regioni delle competenze amministrative in materia di beni culturali, purch evidentemente non collegate alla tutela.
Con la legge n. 127 del 1997 (Bassanini 2), si stabil altres che il Governo, nell'esercizio dell'anzidetta delega, avrebbe potuto contemplare il trasferimento della gestione dei musei statali alle autonomie territoriali (art. 17, comma 131).
Successivamente, il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, nel dare attuazione alla delega recata dalla legge n. 59 del 1997, riserv allo Stato le funzioni e i compiti di tutela dei beni culturali, prevedendo invece un concorso delle regioni e degli enti locali per le attivit di conservazione (articolo 149). Esso aveva altres rimesso ad una Commissione paritetica l'individuazione dei musei e degli altri beni culturali statali la cui gestione sarebbe rimasta allo Stato e di quelli per i quali essa sarebbe stata invece trasferita, secondo il principio di sussidiariet, alle regioni e agli enti locali (articolo 150). Quanto alla valorizzazione dei beni culturali e alla promozione delle attivit culturali, esso stabiliva poi che lo Stato, le regioni e gli enti locali, ciascuno nel proprio ambito, dovessero garantirne la cura (articoli nn. 151 e 152).
2.3 PROFILI DI CRITICITA NEI PROCESSI DI DECENTRAMENTO
Nelle audizioni e nei sopralluoghi svolti nellambito dellindagine conoscitiva stato possibile approfondire i profili di maggiore criticit del nuovo riparto di competenze test richiamato. Ne emerso un quadro indubbiamente problematico, che induce a riflettere sull'opportunit di alcune modifiche.
In breve, dal punto di vista sostanziale, le novit introdotte nella disciplina del settore dei beni culturali a partire dalla fine degli anni Novanta sino alla riforma del Titolo V presentano taluni limiti, ancorch esse si inseriscano in una diversa e, in linea di principio, condivisibile concezione dello Stato.
In primo luogo, non si pu non esprimere perplessit sulla scelta di un criterio di ripartizione delle competenze basato sulla distinzione fra funzione di tutela e funzione di valorizzazione. Adottata sul piano amministrativo dal richiamato decreto legislativo n. 112 del 1998 e sul piano legislativo dal nuovo Titolo V, tale distinzione, sebbene utile al fine di richiamare l'attenzione sulla necessit non solo della conservazione del bene ma anche della sua fruizione, rappresenta infatti una indiscutibile fonte di incertezza normativa e di conflitti di attribuzione fra Stato e regioni.
Si tratta, pur vero, di funzioni che sottendono, almeno in parte, esigenze di per s eterogenee: da una parte, la tutela, finalizzata a preservare anche per le future generazioni lidentit culturale e storica di un popolo, e pertanto difficilmente circoscrivibile nellambito dei ristretti confini locali, s da richiedere una disciplina unitaria; dallaltra, la valorizzazione, che risponde allesigenza di favorire leffettiva fruizione dei beni, anche nellottica di risorsa economica strategica, che di per s non presuppone necessariamente una gestione centralizzata.
La ripartizione delle competenze fra Stato e regioni basata su detta distinzione non considera tuttavia che la tutela e la valorizzazione (alle quali varrebbe la pena di aggiungere la gestione) sono funzioni afferenti al medesimo oggetto e che pertanto dovrebbero essere poste in essere congiuntamente.
Non va infatti sottaciuto che lattivit di valorizzazione di un bene, per essere esercitata nel tempo, presuppone necessariamente unattivit di tutela e conservazione dello stesso, che ne impedisca forme di deterioramento e degrado.
Daltronde, unattivit di tutela che non fosse finalizzata ad una futura fruizione del bene nei confronti della collettivit sarebbe di per s inconcepibile, quanto meno per i beni di appartenenza pubblica.
Tale ambiguit ha cos accentuato la conflittualit fra Stato e regioni, con conseguente intervento della Corte costituzionale. Quest'ultima, con la sentenza n. 26 del 2004 (del resto in linea con altre importanti pronunce quali la sentenza n. 94 del 2003 e n. 9 del 2004) ha finito con l'integrare - se non addirittura alterare - il criterio di riparto di cui al Titolo V. Peraltro solo con riferimento all'ambito della funzione di valorizzazione, la suprema Corte ha infatti sancito la prevalenza del principio del regime proprietario del bene culturale (pubblico) oggetto di interventi. Nello specifico, riconobbe allo Stato il potere di emanare norme regolamentari per misure di valorizzazione di beni su cui pu vantare la titolarit.
Anche in merito alla fruizione dei beni culturali, in assenza di ogni esplicito riferimento nel novellato Titolo V, sorta una questione interpretativa, risolta incidentalmente dal Consiglio di Stato, che ha asserito la sua ascrivibilit tanto alla funzione di tutela che a quella di valorizzazione, trattandosi di funzione finalisticamente neutra.
Ci premesso, le richiamate innovazioni nel settore, sebbene condivisibili nello spirito, non sono in grado di promuovere un effettivo sistema integrato nel quale i vari attori (Stato, regioni, enti locali e soggetti privati) possano confrontarsi, coordinarsi e collaborare nella gestione dellimmenso patrimonio culturale italiano.
Al riguardo, nellambito dellindagine conoscitiva stato tuttavia possibile apprezzare limportanza e la strategicit di una proficua interazione fra i soggetti coinvolti. In particolare, molti degli interlocutori hanno sottolineato lutilit degli Accordi di programma quadro sottoscritti, ai sensi dellarticolo 2, comma 203, della legge n. 662 del 1996, fra Governo e regioni, che hanno favorito la programmazione e la realizzazione di numerosi interventi di recupero e valorizzazione.
**********
In conclusione, il superamento del rigido modello di separazione fra tutela e valorizzazione, cristallizzato dal Titolo V della Costituzione, rappresenta un'esigenza che dovr essere perseguita nella prossima legislatura, tenuto conto che, come si dir con maggior dettaglio nella prossima sezione, il Codice dei beni culturali, adottato nel 2004, non potendo disattendere limpostazione costituzionale, risponde solo in parte alla richiamata necessit di un'effettiva integrazione delle funzioni di tutela e valorizzazione.
2.4 LE NOVITA INTRODOTTE DAL CODICE DEI BENI CULTURALI IN TEMA DI SUSSIDIARIETA VERTICALE
Dinnanzi ad un simile scenario per la disciplina del settore, quantomeno incerto, la legge costituzionale approvata lo scorso 16 novembre che modifica la Parte II della Costituzione, non entra nel merito, lasciando il quadro totalmente invariato.
intervenuto invece di recente il nuovo Codice dei beni culturali (decreto legislativo n. 42 del 2004), che ha ridefinito il settore nel doveroso rispetto dei nuovi equilibri costituzionali.
Il Codice ha distinto, all'interno della Parte seconda, dedicata ai beni culturali, il Titolo I, relativo alla tutela, dal Titolo II, relativo alla fruizione e valorizzazione.
Peraltro, rispetto alla disciplina previgente, esso ha il pregio di porsi in un'ottica di integrazione fra tutela e valorizzazione. In proposito, si afferma all'articolo 1, comma 2, che "la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale concorrono a preservare la memoria della comunit nazionale e del suo territorio e a promuovere lo sviluppo della cultura". Con riferimento alle funzioni di tutela (come detto riservata allo Stato) e di valorizzazione (rimessa alla legislazione concorrente), che vengono definite con maggiore chiarezza, si sancisce quindi in modo univoco il necessario rapporto di subordinazione della seconda rispetto alla prima.
L'articolo 6, comma 2, dispone infatti che la valorizzazione attuata in forme compatibili con la tutela e tali da non pregiudicarne le esigenze. Il rischio di sottoporre le opere e i luoghi d'arte a forme di usura eccessiva, spesso a seguito dell'esigenza di reperire forme di finanziamento alternativo, rappresenta del resto una delle principali criticit emerse nel corso delle audizioni e dei sopralluoghi. Al contempo, si stabilisce tuttavia che anche la tutela debba essere esercitata in vista della pubblica fruizione del bene (articolo 3, comma 1).
Quanto in particolare alla tutela, essa diretta a individuare i beni costituenti il patrimonio culturale e a garantirne la protezione e la conservazione per fini di pubblica fruizione. Le funzioni in materia sono attribuite al Ministero, che le esercita direttamente o ne conferisce l'esercizio alle regioni. E' infatti previsto che le regioni esercitino funzioni di tutela su alcune categorie di beni, mentre su altre le esercitino sulla base di specifici accordi o intese. E' infine stabilito, in ossequio all'articolo 116 della Costituzione, che ulteriori funzioni di tutela possono essere conferite alle regioni che ne facciano richiesta.
Il richiamato coinvolgimento delle regioni risponde, a sua volta, ad un'altra pressante richiesta dei rappresentanti degli enti territoriali con cui stato possibile interloquire nel corso dei sopralluoghi svolti in Italia.
Meritano poi particolare attenzione i contenuti della tutela, che - del resto in linea con la richiamata evoluzione del ruolo dello Stato - non si esauriscono nella mera attivit provvedimentale di imposizione dei vincoli.
Di contro, essi si identificano in via preliminare con la concreta individuazione dei beni culturali, la loro protezione e conservazione finalizzata alla pubblica fruizione.
Si tratta di una previsione da accogliere con favore, tanto pi che una delle esigenze segnalate dagli interlocutori sia statali che regionali nel corso dei sopralluoghi stata proprio quella di evitare che lo Stato e in particolare i suoi organi periferici si limitino a svolgere una funzione meramente ostativa nel settore, giungendo invece a partecipare alle fasi di programmazione degli interventi posti in essere da altri soggetti.
Quanto poi alla valorizzazione, si stabilisce che essa consiste nel miglioramento delle condizioni di conservazione del patrimonio culturale, promozione della conoscenza ed incremento della fruizione. Al riguardo, altres significativa la disposizione che sancisce la partecipazione dei cittadini, singoli o associati, alla valorizzazione del patrimonio culturale.
Viene inoltre operata una distinzione concettuale fra fruizione e valorizzazione, chiarendo che la seconda presuppone la prima. Da un punto di vista logico, peraltro indubbio che la fruizione precede la valorizzazione, in quanto inscindibilmente connessa alla tutela, della quale rappresenta lo sbocco necessario. La valorizzazione interviene invece su un bene gi tutelato e quindi, di regola, gi fruibile. Si risolve cos una seria lacuna normativa, sulla quale - come accennato - si espresse anche il Consiglio di Stato.
Va peraltro segnalato che il processo di decentramento, che risponde alla crescente maturit e sensibilit degli enti territoriali nonch alle crescenti difficolt dello Stato a valorizzare l'immenso patrimonio culturale italiano, pone alcuni rischi da non sottovalutare.
In proposito, nel corso delle procedure informative, stato paventato il rischio che l'attribuzione agli enti territoriali di molte competenze, prima esercitate dalle soprintendenze in funzione di garanzia, si potrebbe prestare in taluni casi ad un loro esercizio subordinato a logiche di aggregazione del consenso elettorale.
Alle soglie dello scioglimento della legislatura, al fine di dare attuazione allarticolo 10, comma 4, della legge n. 137 del 2002, lEsecutivo ha peraltro adottato e trasmesso alle Camere alcune disposizioni correttive ed integrative del Codice dei beni culturali, di cui appare opportuno richiamare le principali novit in tema di sussidiariet verticale, che hanno il pregio di meglio circoscrivere le funzioni di tutela e valorizzazione.
Fra queste, allarticolo 5, comma 2, stato anzitutto espunto dal novero dei beni per i quali alle regioni demandato lesercizio di poteri di tutela il riferimento ai "documenti", atteso il loro preminente interesse archivistico. Inoltre, sempre con riferimento al materiale cartaceo, le funzioni di tutela sono state inequivocabilmente attribuite alle regioni per tutti i beni non appartenenti allo Stato.
Allarticolo 112, stato inoltre aggiunto un apposito comma (7-bis), secondo cui, indipendentemente dalla stipula degli accordi di cui ai commi 4 e 5 (ovvero quelli sottoscritti fra Stato ed enti territoriali volti a coordinare le iniziative per la valorizzazione di beni culturali di appartenenza pubblica), i medesimi soggetti (ai quali si aggiungono anche i privati) possono stipulare accordi tesi a regolare servizi strutturali comuni destinati alla fruizione e valorizzazione dei beni culturali in contesti territoriali determinati.
**********
In conclusione, la disciplina del settore ancora in una fase di evoluzione e pertanto sar possibile procedere ad una valutazione complessiva e ponderata della stessa solo dopo che le autonomie territoriali avranno esercitato le competenze loro attribuite dal Titolo V della Costituzione, anche alla luce del nuovo Codice dei beni culturali, cos come modificato dal richiamato schema di decreto legislativo.

3. TUTELA E VALORIZZAZIONE: SUSSIDIARIETA ORIZZONTALE
Il descritto fenomeno di decentramento di competenze in favore delle autonomie territoriali si inserisce all'interno di un processo complessivo gi in atto dall'inizio degli anni Novanta che, partendo dalla constatazione delle crescenti difficolt (anche finanziarie) dello Stato a valorizzare al meglio l'immenso patrimonio italiano, intendeva assicurare un effettivo coinvolgimento di soggetti privati nel settore dei beni culturali.
Si tratta peraltro di unimpostazione che si pone senzaltro in linea con lo spirito dellarticolo 118, comma 4, della Costituzione, cos come modificato dalla legge n. 3 del 2001, secondo cui lo Stato, le regioni e gli enti locali "favoriscono lautonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attivit di interesse generale, sulla base del principio di sussidiariet".
Anche in questo caso le richiamate norme attribuiscono un rilievo costituzionale ad una disciplina gi recata in fonti primarie, come ad esempio nel decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368, istitutivo del nuovo Ministero per i beni e le attivit culturali, che all'articolo 10 prevedeva la possibilit di accordi con amministrazioni pubbliche e soggetti privati per una pi efficace valorizzazione dei beni culturali.
3.1 AFFIDAMENTO DEI SERVIZI AGGIUNTIVI
Fra le principali iniziative dirette a promuovere il coinvolgimento di privati nella gestione del patrimonio culturale, si segnala anzitutto la possibilit di affidare taluni servizi, cosiddetti aggiuntivi, nellambito dei luoghi darte. In proposito, gi la cosiddetta "legge Ronchey" (legge n. 4 del 1993, di conversione del decreto-legge n. 433 del 1992) stabiliva che nei musei e monumenti statali potessero essere affidati in concessione a privati o enti pubblici economici (anche costituenti societ o cooperative) i seguenti servizi aggiuntivi:servizio editoriale e di vendita riguardante le riproduzioni di beni culturali e la realizzazione di cataloghi ed altro materiale informativo; servizi riguardanti i beni librari e archivistici per la fornitura di riproduzioni e il recapito nell'ambito del prestito bibliotecario; servizi di caffetteria, di ristorazione, di guardaroba e di vendita di altri beni correlati all'informazione museale.
La gestione dei richiamati servizi doveva essere affidata attraverso appositi contratti di durata quadriennale.
Successivamente, con larticolo 47-quater del decreto-legge n. 41 del 1995, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 85 del 1995, veniva ampliata la platea dei concessionari dei servizi aggiuntivi, attraverso linclusione delle fondazioni culturali e bancarie, societ e consorzi costituiti per detta finalit. Inoltre, alle tipologie di affidamento contemplate nella "legge Ronchey", venivano aggiunti "i servizi di accoglienza, di informazione, di guida e assistenza didattica e di fornitura di sussidi catalografici, audiovisivi ed informatici, di utilizzazione commerciale delle riproduzioni, di gestione dei punti vendita, dei centri di incontro e di ristoro, delle diapoteche, delle raccolte discografiche e biblioteche museali, dei servizi di pulizia, di vigilanza, di gestione dei biglietti di ingresso, dell'organizzazione delle mostre e delle altre iniziative promozionali, utili alla migliore valorizzazione del patrimonio culturale ed alla diffusione della conoscenza dello stesso".
Veniva altres stabilito che lesternalizzazione dei servizi dovesse essere subordinata alla verifica della convenienza finanziaria per lAmministrazione.
Il successivo Testo Unico approvato con decreto legislativo n. 490 del 1999 si limit nella sostanza a registrare le richiamate novit.
Non va poi dimenticato che l'articolo 33 della legge finanziaria per il 2002 affida alcuni servizi museali alla gestione di soggetti non statali, senza escludere il ricorso al global service, al fine di corrispondere alla crescente domanda di fruizione dei beni culturali.
Quanto allo stato di attuazione delle richiamate disposizioni sui servizi aggiuntivi, si segnala anzitutto che - anche per via della iniziale complessit delle procedure di affidamento - la fase di avvio risult particolarmente critica, come testimonia la circostanza che sino al 1997 venne sottoscritta una sola convenzione per servizi aggiuntivi (presso la Galleria nazionale di arte moderna di Roma).
A seguito dello snellimento delle procedure con il decreto ministeriale n. 139 del 1997, si registrato un crescente ricorso allistituto dei servizi aggiuntivi sino al 2003, quando erano ben 309 i servizi attivati presso 124 luoghi darte.
Dal 2004, si segnala invece una inversione di tendenza, che in gran parte pu essere spiegata con la circostanza che laffidamento di servizi aggiuntivi riguarda ormai i luoghi darte di minore importanza, quanto meno in termini di affluenza dei visitatori (atteso che in quelli pi rinomati essi sono stati attivati da tempo) e risulta dunque meno redditizio dal punto di vista finanziario.
Non va tuttavia sottovalutato che in alcuni casi (ben 9 nel 2004) in taluni luoghi darte, anche di indiscutibile pregio, venuto meno laffidamento di servizi aggiuntivi a seguito del mancato interesse al rinnovo da parte dei gestori privati, dovuto allassenza di adeguati ritorni economici.
Dalle richiamate esperienze, si pertanto reso necessario operare una revisione della normativa sullaffidamento dei servizi aggiuntivi, secondo un approccio sistematico volto a favorire la valorizzazione dellimmensa eredit culturale del Paese, stimolando - da un lato - la crescita della domanda culturale e - dallaltro - il miglioramento qualitativo dellofferta culturale.
Al riguardo, appare senzaltro opportuna limpostazione recata dal Codice dei beni culturali, con riferimento alle disposizioni in materia di gestione e promozione di beni culturali.
Ai sensi dellarticolo 115, le attivit di valorizzazione dei beni culturali ad iniziativa pubblica sono gestite in forma diretta o indiretta. Questultima pu essere posta in essere ricorrendo, in primo luogo, allaffidamento diretto a soggetti giuridici, costituiti o partecipati dallamministrazione pubblica. In proposito, nello schema di decreto legislativo recante disposizioni integrative e modificative del Codice trasmesso alle Camere negli ultimi giorni della legislatura, si scelto di espungere la disposizione che imponeva alla Pubblica amministrazione di detenere una quota maggioritaria, postulando una piena adesione in questo caso al modello privatistico.
In secondo luogo, si pu prevedere il ricorso alla concessione o affidamento a terzi ( il caso dell'affidamento di servizi aggiuntivi).
La scelta tra dette forme di gestione avviene opportunamente in esito ad una valutazione comparativa che riguarda lefficacia e lefficienza "degli obiettivi che si intendono perseguire" (articolo 115, comma 4) e non pi esclusivamente sulla base del richiamato criterio di convenienza economica.
Al riguardo, appare peraltro ancor pi convincente la riformulazione proposta nel richiamato schema di decreto legislativo correttivo del Codice, secondo cui la comparazione deve essere preceduta dalla definizione di obiettivi programmatici e deve consentire di individuare le modalit pi idonee al perseguimento di detti obiettivi.
Inoltre, risulta particolarmente condivisibile la disposizione, recata al comma 7, secondo cui laffidamento dei servizi pu essere disposto in modo congiunto o integrato. In questo modo, senza peraltro disconoscere che in specifici contesti possa rilevarsi pi proficuo laffidamento di distinti servizi ad una pluralit di concessionari (come del resto appurato nel corso del sopralluogo svoltosi in Campania), viene disciplinato uno strumento con cui poter superare il generalizzato ricorso a gestioni parcellizzate, rilevatesi sovente antieconomiche.
Quanto ai rapporti con laffidatario, essi sono regolati mediante contratto di servizio, che definisce i livelli qualitativi del servizio, le professionalit coinvolte, le modalit di esercizio dei poteri, nonch - ai sensi del citato schema di decreto legislativo correttivo - i contenuti del progetto di valorizzazione e i relativi tempi di attuazione.
In linea con lesigenza di favorire la convenienza economica degli affidamenti, tanto pi pressante in considerazione delle numerose convenzioni in scadenza nel corso dei prossimi mesi, si registra con favore lintendimento del Ministero di settore a porre in essere la disciplina attuativa delle citate norme del Codice tenendo conto anche delle esigenze degli operatori del settore e, pi in generale, della valorizzazione del patrimonio culturale. Ne una conferma la recente approvazione del decreto ministeriale n. 222 del 2005, con cui sono state riviste le modalit di fissazione del prezzo dei biglietti dingresso nei luoghi darte. Nello specifico, stata demandata la fissazione del prezzo dei biglietti a un comitato regionale di soprintendenti, sentito il responsabile del museo interessato, ci che consentir di adeguare il prezzo, precedentemente stabilito a livello centrale, alle specifiche esigenze delle realt locali.
Nel medesimo regolamento, stato poi incrementato laggio spettante ai privati per la vendita dei biglietti (che passa dal 15 al 30 per cento), rendendo cos pi redditizi gli affidamenti.
Inoltre, apprezzabile la disponibilit del Ministero a ridefinire le regole per i bandi di gara riferiti allaffidamento dei servizi aggiuntivi, prevedendo - fra laltro - che la durata della concessione possa arrivare sino a nove anni (rispetto agli attuali quattro rinnovabili), al fine di rispondere adeguatamente alle esigenze di programmazione e pi in generale di rimuovere le condizioni di contesto che riducono la profittabilit degli affidamenti, aprendo una franca interlocuzione con i rappresentanti dei concessionari. Fra le ulteriori richieste di questi ultimi, si segnalano peraltro la creazione di un Albo ovvero listituzione di un sistema di certificazione al fine di assicurare uniformit nellerogazione dei servizi e pertanto una competizione leale nellaggiudicazione delle gare, nonch una maggiore flessibilit nella gestione dei servizi con riguardo alla fissazione degli orari di apertura (attraverso differenziazioni legate alla fascia oraria o ad alcuni eventi particolari).
Occorre peraltro sottolineare che, a fronte di una sempre maggior apertura nei confronti degli istituti privatistici, risulta indispensabile rafforzare le funzioni di controllo e valutazione sull'efficacia di tali modelli.
3.2 CONTRATTI DI SPONSORIZZAZIONE
Unulteriore modalit di coinvolgimento dei privati nella gestione del patrimonio culturale costituita dallistituto della sponsorizzazione. A fronte delle considerevoli risorse economiche e competenze tecnologiche necessarie, soprattutto per la realizzazione di interventi di restauro, si assiste infatti ad un crescente ricorso a contratti di sponsorizzazione.
In proposito, giova ricordare che solo con larticolo 43 della legge n. 449 del 1997 il Legislatore ha riconosciuto alle pubbliche amministrazioni la facolt di ricorrere a contratti di sponsorizzazione con soggetti privati onde favorire linnovazione dellorganizzazione amministrativa e realizzare maggiori economie, nonch una migliore qualit dei servizi prestati.
Sebbene a lungo non espressamente prevista per il settore dei beni culturali, il contratto di sponsorizzazione ha trovato ampia attuazione con riferimento a numerosi ed importanti interventi di restauro.
Prendendo atto che lampliarsi del ricorso a tale istituto rendeva comunque necessaria una disciplina specifica, il Codice dei beni culturali prevede un'apposita disposizione (larticolo 120). Esso definisce sponsorizzazione ogni contributo in beni o servizi da parte di soggetti privati alla progettazione o allattuazione di iniziative del Ministero, di enti territoriali, nonch soggetti privati per la tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, con lo scopo di promuovere il nome, il marchio, limmagine, lattivit o il prodotto dellattivit dei medesimi soggetti.
3.3 ARCUS SPA
Nellambito delle modalit di valorizzazione ad iniziativa pubblica, che - come ricordato - trova ora una puntuale disciplina allarticolo 115 del Codice, una delle principali novit introdotte nel corso della legislatura listituzione della Societ per lo sviluppo dellarte, della cultura e dello spettacolo (ARCUS Spa).
Sulla scorta dei positivi esiti del ricorso allo strumento societario per gli interventi nel settore culturale a livello locale e, limitatamente allo spettacolo, a livello centrale (come ad esempio Cinecitt Holding Spa), la Commissione istruzione approv infatti in sede deliberante la legge n. 291 del 2003, istitutiva della richiamata Societ per azioni.
La Societ, operante secondo le regole privatistiche, riveste tuttavia una natura sostanzialmente pubblicistica, come testimonia la circostanza che, da un lato, le azioni che costituiscono il capitale sociale detenute dal Ministero delleconomia sono inalienabili e, dallaltro, la partecipazione di ulteriori soci (enti territoriali, altri enti pubblici e privati) limitata allacquisizione di azioni di nuova emissione, che non potranno superare il 60 per cento del capitale detenuto dallo Stato. Inoltre, i componenti del consiglio di amministrazione sono nominati con decreto del Ministro dei beni culturali (quanto al Presidente, la sua designazione sottoposta al parere delle competenti Commissioni parlamentari).
Si cos individuato un organismo volto, attraverso la forma societaria, ad attrarre risorse private da destinare alla promozione, nonch al sostegno finanziario, tecnico e organizzativo per interventi di restauro, recupero dei beni culturali, oltre ad ulteriori interventi per attivit culturali e lo spettacolo.
Lopportunit di ricorrere ad un simile strumento era stata del resto avvertita anche nella scorsa legislatura, come testimonia lapprovazione dellarticolo 10 della legge n. 352 del 1997 (ora peraltro sostituito dallarticolo 2 della richiamata legge n. 291), che autorizzava il Ministero per i beni culturali ad istituire la Societ italiana per i beni culturali (Sibec Spa). Come noto, il tentativo non ebbe tuttavia successo poich lEsecutivo di allora non ritenne di esercitare tale facolt approvando la disciplina esecutiva necessaria per la sua istituzione.
Proprio in considerazione di tali difficolt, occorre esprimere apprezzamento per la sollecita adozione dei provvedimenti istitutivi di ARCUS Spa, che ne ha consentito la piena operativit sin dal maggio 2004, come testimoniano gli oltre 22 progetti (taluni dei quali gi conclusi) sostenuti dalla Societ.
N va sottovalutata la scelta di assicurare sin da subito alla Societ significative risorse, stabilendo che essa possa avvalersi di una quota, pari al 3 per cento, degli investimenti infrastrutturali stanziati dalla legge obiettivo.
Tale quota stata poi persino incrementata di un ulteriore 2 per cento dallarticolo 3 decreto-legge n. 7 del 2005, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 43 del medesimo anno.
E' evidente, peraltro, che la Societ deve assicurare trasparenza di gestione e coerenza con gli indirizzi perseguiti dal Ministero nella promozione delle attivit culturali e nella valorizzazione del patrimonio.

4. ULTERIORI CRITICITA INDIVIDUATE NEL CORSO DELLINDAGINE CONOSCITIVE
Nel corso dellindagine conoscitiva sono emersi ulteriori profili problematici, di cui appare opportuno dar conto anche in questa sede.
Anzitutto, nel corso dei sopralluoghi sono state evidenziate criticit con riferimento allinadeguatezza del personale da un punto di vista sia quantitativo che qualitativo. In particolare, i rappresentanti delle soprintendenze hanno in pi occasioni rimarcato la carenza di personale, lamentando lutilizzo di piante organiche risalenti agli anni Settanta.
stata altres rimarcata lassenza di specifiche competenze connesse alle professionalit innovative, anche a seguito dellapprovazione di normative di settore, come ad esempio quella sugli appalti.
Si tratta di problematiche di notevole rilievo, in parte conseguenti al prolungato blocco delle assunzioni, che occorrer affrontare con sollecitudine, tanto pi in considerazione dellelevata et media del personale tecnico e amministrativo nonch del conseguente rischio di compromettere la trasmissione di conoscenze, esperienze e competenze professionali maturate alle nuove leve.
Specifica attenzione stata poi rivolta alla scarsit dei finanziamenti statali, che solo in parte sono compensati da quelli europei, regionali, privati (ivi comprese le Fondazioni e le Casse di risparmio).
Sotto questo aspetto, vale la pena ribadire la necessit di proseguire nel sentiero tracciato nel corso della legislatura volto a stimolare il coinvolgimento e lapporto finanziario dei privati; per altro verso, anche alla luce delle richiamate esperienze internazionali che confermano come limpegno privato non possa essere interamente sostitutivo, occorrer uno specifico impegno da parte dello Stato, il quale non pu abdicare ai suoi compiti istituzionali nel settore.
N, del resto, si riusciti a comprimere i costi di gestione con lintroduzione di talune misure, come ad esempio lobbligo per le pubbliche amministrazioni di ricorrere per gli acquisti di beni e servizi alla CONSIP. In proposito, nel corso dei sopralluoghi la Commissione ha infatti raccolto numerose testimonianze in merito alla scarsa convenienza del ricorso a tale strumento, atteso che spesso analoghi beni e servizi erano disponibili sul mercato a prezzi inferiori.
Fra le ulteriori criticit emerse nel corso dellindagine conoscitiva, non vanno dimenticate le difficolt finanziarie in cui versano specificamente gli Archivi di Stato, che ostacolano il perseguimento non solo di strategie di sviluppo (connesse, fra laltro, come levoluzione informatica), ma anche delle finalit istituzionali. A seguito della scarsit delle risorse pubbliche a disposizione, molti Archivi hanno infatti denunciato limpossibilit di far fronte alle spese di gestione per assicurare il funzionamento ordinario delle strutture e al necessario adeguamento dei locali, in molti casi non pi idonei a contenere limponente documentazione pubblica.
Inoltre, stata sollecitata lesigenza di una disciplina in materia di certificazione e riconoscimento dei titoli in grado di assicurare le necessarie competenze e professionalit nel settore culturale ed in particolare nellambito del restauro e della conservazione.
Giova in proposito ricordare che sul punto intervenuto il Codice, il quale allarticolo 29, comma 9, demanda ad un regolamento ministeriale, adottato previo parere della Conferenza Stato-regioni, il compito di individuare le modalit di accreditamento, nonch i requisiti minimi organizzativi e di funzionamento delle scuole di restauro. Attualmente, detta disciplina continua peraltro ad essere regolata dal decreto del Ministro per i beni e le attivit culturali del 3 agosto 2000, n. 294, cos come modificato dal decreto ministeriale 24 ottobre 2001, n. 420.
Non va tuttavia dimenticato che il citato schema di decreto legislativo correttivo del Codice interviene anche in questo ambito, sancendo, da un lato, il valore abilitante dei titoli conseguiti in esito allesame conclusivo dei corsi presso le scuole di restauro e, dall'altro, la loro equiparazione alle lauree magistrali. Si tratta di una modifica importante, del resto almeno in parte anticipata a livello di normativa secondaria dal decreto ministeriale n. 294 del 2000, al fine di favorire uno sbocco professionale e attrarre giovani leve in un percorso formativo strategico per il Paese.
Infine, nel corso delle procedure informative sono state espresse perplessit in merito al procedimento di verifica dellinteresse culturale sugli immobili appartenenti al demanio pubblico finalizzato a rendere liberamente alienabili i beni per cui tale interesse non sussista.
In particolare, stata fortemente criticata lintroduzione del principio del silenzio-assenso e la ristretta tempistica riguardante la fase di prima applicazione, contemplata allarticolo 27 del decreto-legge n. 269 del 2003, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 226 del 2003.
Al riguardo, appaiono particolarmente opportune le modifiche proposte allarticolo 12 del Codice dal richiamato schema di decreto legislativo correttivo. Questultimo, da un lato, stabilisce che i beni culturali, sino a conclusione della verifica dellinteresse culturale, sono sottoposti non solo alle disposizioni in materia di tutela, bens anche in materia di valorizzazione; dallaltro, viene finalmente espunto ogni riferimento al richiamato articolo 27 del decreto-legge n. 269, del resto in linea con larticolo 3, comma 6-ter, del decreto-legge n. 35 del 2005, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 80 del 2005, secondo cui nei procedimenti riguardanti i beni culturali non ammissibile lapplicazione dellistituto del silenzio-assenso.

5. CONCLUSIONI
Dallindagine conoscitiva emerge un quadro assai articolato dei modelli organizzativi per la tutela e la gestione dei beni culturali, con evidenti luci e ombre.
Quanto ai profili connessi alla sussidiariet verticale, da un lato, appare estremamente importante laccento posto sulla valorizzazione come finalit dellintervento pubblico nel settore, che non pu essere limitato a meri interventi di tutela. In particolare, opportuno riconoscere lesigenza di favorire leffettiva fruizione dei beni, anche nellottica di risorsa economica strategica, che di per s non presuppone necessariamente una gestione centralizzata ma anzi richiede il necessario coinvolgimento delle realt territoriali, al fine di meglio rispondere alla diversificata domanda culturale.
Dallaltro, la scelta del criterio di riparto delle competenze basato sulla distinzione fra tutela e valorizzazione, che non tiene conto della continuit delle due funzioni, ha accresciuto la conflittualit fra Stato e Regioni, come conferma il rilevante contenzioso costituzionale.
In particolare, esso costituisce un ostacolo per la realizzazione di un effettivo sistema integrato nel quale Stato, regioni, enti locali e soggetti privati possano coordinarsi e collaborare proficuamente nella gestione complessiva del vasto patrimonio culturale italiano.
N il nuovo Codice dei beni culturali, bench migliorato dal richiamato schema di decreto legislativo attualmente all'esame delle Camere (atto del Governo n. 594), in grado di assicurare leffettiva integrazione fra tutela e valorizzazione, non potendo del resto prescindere dall'impostazione costituzionale dicotomica. In proposito, tuttavia da apprezzare il tentativo di delineare un'impostazione unitaria della politica culturale, specificando - fra laltro - il necessario rapporto di subordinazione della valorizzazione rispetto alla tutela.
Al riguardo, non va ad esempio sottovalutata la centralit anche nell'ottica dello sviluppo turistico, dell'individuazione di strumenti istituzionali volti a favorire il coordinamento fra i soggetti operanti nel settore e la creazione di veri e propri distretti culturali, in grado di sfruttare al meglio le enormi potenzialit connesse al patrimonio nazionale, ponendole a sistema con le ricchezze ambientali e culinarie di cui pu vantare il Paese.
Rispetto alle consolidate realt internazionali, dove si rinvengono numerosi casi di successo (ad esempio a Denver e St. Louis negli Stati Uniti e Linz in Austria), in Italia il settore registra infatti un significativo ritardo: le uniche esperienze sono rinvenibili in Toscana (attraverso il sistema dei parchi di Val di Cornia) e in Sicilia (con il distretto della Val di Noto).
Quanto agli aspetti connessi con lattuazione del principio della sussidiariet orizzontale, non si pu non registrare con estremo favore levoluzione della normativa diretta a promuovere il coinvolgimento dei privati nel settore, di cui gli strumenti esaminati nelle sezioni 3.1 - 3.3 costituiscono esempi particolarmente significativi. Ci ha consentito di poter assicurare al settore cospicue risorse aggiuntive per interventi di conservazione, restauro e valorizzazione, soprattutto in talune realt del Nord del Paese, come stato possibile apprezzare nel corso dei sopralluoghi.
Tuttavia, lapporto del settore privato non si rivelato sempre adeguato alle necessit imposte dalla tutela e valorizzazione dellingente patrimonio culturale italiano. In particolare, si registra una cronica difficolt soprattutto nelle regioni meridionali ad attrarre risorse private.
Al riguardo, si segnala che spesso ci dipeso dalla difficolt ad avviare un effettivo sistema di coordinamento fra gli attori pubblici e privati in grado di definire un approccio sinergico che risponda alle rispettive e diversificate esigenze.
Inoltre, spesso mancata una vera e propria politica culturale rivolta a stimolare linteresse verso i beni minori, per la cui valorizzazione risulta imprescindibile il contributo di Fondazioni e Casse di risparmio.
Fra le principali misure per promuovere il coinvolgimento dei privati, occorrerebbe poi puntare alla predisposizione di un regime fiscale effettivamente agevolativo, che al di l delle sia pur significative innovazioni introdotte nel corso della legislatura, risulta ancora meno conveniente rispetto a quello di Paesi che, peraltro, non possono vantare un patrimonio culturale altrettanto ingente e prezioso.
Non va infatti dimenticato che in Italia le agevolazioni fiscali connesse alle donazioni, a differenza di altre realt come ad esempio gli Stati Uniti, riguardano essenzialmente le persone giuridiche.
In mancanza di una normativa che, sotto questo profilo, metta l'Italia in linea con i Paesi pi avanzati, l'intervento privato non potr del resto che rimanere occasionale, disorganico e comunque non risolutivo.
Andrebbe altres stimolato il ricorso a strumenti innovativi, come ad esempio il project financing, che - previsto dalla legge n. 109 del 1994 - trova ora una compiuta disciplina e una specifica estensione nella salvaguardia del settore artistico nel Codice dei beni culturali. Come noto, attraverso la finanza di progetto stato fra laltro possibile coinvolgere i privati nel restauro della Palazzina Capocci a Santa Croce in Gerusalemme, a Roma.
Ancora, bisognerebbe potenziare lo strumento delle fondazioni, secondo le modalit seguite ad esempio per la valorizzazione e promozione del Museo egizio di Torino. La fondazione appositamente istituita sperimenta infatti uninnovativa formula di gestione in cui il privato chiamato a svolgere un ruolo di primo piano, e non di mero finanziatore. In proposito, da accogliere con favore che analoga impostazione verr seguita per listituzione delle prossime fondazioni relative al Museo delle navi di Pisa e al Museo di arte contemporanea di Roma. Ci, a condizione che evidentemente che sia assicurata la presenza delle necessarie professionalit.
Ci premesso, occorre tuttavia segnalare che le effettive potenzialit connesse al ricorso al settore privato presentano limiti fisiologici che si registrano anche nelle realt pi allavanguardia sotto questo profilo. Al riguardo, giova ricordare che nel Regno Unito - come emerso dallincontro con il Ministro per le arti nel corso del relativo sopralluogo - il finanziamento privato al settore culturale non supera il 20 per cento, a fronte dell80 per cento pubblico.
Inoltre, nello stesso Paese, il tentativo di realizzare uno strumento pubblico finalizzato a raccogliere finanziamenti privati (denominato English Heritage) ha mostrato numerosi limiti.
Senza negare lopportunit di porre in essere misure volte a rendere sempre pi appetibili ai privati gli investimenti nel settore, le esperienze internazionali mettono in guardia dalla possibilit di considerare lapporto privato sostitutivo rispetto a quello pubblico e di ritenere che, per questa via, lo Stato possa abdicare ai compiti che la stessa Costituzione, allarticolo 9, gli attribuisce. Al contrario, occorre che il finanziamento statale sia certo e programmato nel tempo, al fine di garantire, da un lato, l'indispensabile programmazione a livello locale e, dall'altro, di attirare il finanziamento privato che - come noto - affluisce solo dove sono certi e dinamici gli stanziamenti pubblici.



news

22-07-2018
Rassegna Stampa aggiornata al giorno 22 luglio 2018

21-07-2018
Inchiesta de "L'Espresso" di Francesca Sironi: Il ministro Alberto Bonisoli e la scuola offshore

20-07-2018
Associazione Nazionale Archeologi. MIBAC: il titolo non è unopinione!

08-07-2018
Su Eddyburgh un intervento di Maria Pia Guermandi sull'Appia Antica

13-06-2018
Disponibile la relazione di Giuliano Volpe sull'attività del Consiglio Superiore

12-06-2018
Lettera aperta al Sig. Ministro dei Beni Culturali dott. Alberto Bonisoli: Per un futuro all'archeologia italiana

04-06-2018
Dalla rete: sul nuovo governo e sul nuovo ministro dei Beni culturali

19-05-2018
Sul contratto M5S - Lega vi segnaliamo...

17-05-2018
Cultura e Turismo: due punti della bozza Di Maio - Salvini

15-05-2018
Sulla Santa Bibiana di Bernini: intervento di Enzo Borsellino

13-05-2018
Premio Francovich 2018 per il miglior museo/parco archeologico relativo al periodo medievale

04-05-2018
Nella sezione "Interventi e recensioni" abbiamo pubblicato un contributo di Franco Pedrotti sul depuratore della piana di Pescasseroli: una sconfitta del protezionismo italiano

01-05-2018
Archistorie: rassegna di films sull'architettura dell'Associazione Silvia Dell'Orso

30-04-2018
Nella sezione "Interventi e recensioni", abbiamo pubblicato un contributo di Vittorio Emiliani: Appena 11 giardinieri per Villa Borghese. Ma l'erba "privata" non è meglio

26-04-2018
Roma. Il nuovo prato di piazza di Spagna non regge, il concorso ippico migra al Galoppatoio

21-04-2018
Anna Somers Cocks lascia The Art Newspaper. Intervista su "Il Giornale dell'Arte"

04-04-2018
VIII edizione del Premio Silvia Dell'Orso: il bando (scadenza 30/9/2018)

29-03-2018
Comitato per la Bellezza: A Palazzo Nardini chiedono già affitti altissimi ai negozi

25-03-2018
Lettera aperta di Archeologi Pubblico Impiego - MiBACT ai Soprintendenti ABAP

25-03-2018
A Foggia dal 5 aprile rassegna Dialoghi di Archeologia

23-03-2018
Comitato per la Bellezza e Osservatorio Roma: Tre richieste fondamentali per salvare Villa Borghese e Piazza di Siena

17-03-2018
Comunicato ANAI sul tema delle riproduzioni fotografiche libere

16-03-2018
Podcast episode 23: The death of Venice?

14-03-2018
SETTIS ed EMILIANI: Le ruspe su alcuni villini di Roma

20-02-2018
Documento del Coordinamento delle Società Storiche a proposito della libera riproduzione in archivi e biblioteche

14-02-2018
Consulta Universitaria Nazionale per la Storia dell'Arte e la Società Italiana di Storia della Critica d'Arte manifestano la loro piena solidarietà a Christian Greco

14-02-2018
NOTA DEL COMITATO SCIENTIFICO DEL MUSEO EGIZIO

09-02-2018
Italia '900. Settima edizione di Visioni d'Arte organizzata dall'Associazione Culturale Silvia Dell'Orso

09-02-2018
Lettera di API (Archeologi Pubblico Impiego) MiBACT al Ministro sulla Scuola del Patrimonio

23-01-2018
Museo Egizio, solidarietà dal Consiglio Superiore dei beni culturali

Archivio news