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Bozza I - "Semplificazione della regolamentazione"
2005-03-11

Piano d’azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale
DECRETO LEGGE

TITOLO I Sviluppo e apertura del mercato interno
Art. 1 (Rafforzamento del sistema doganale, lotta alla contraffazione e sostegno all’internazionalizzazione del sistema produttivo)
Art. 2 (Disposizioni in materia di giustizia civile e libere professioni)

TITOLO II Semplificazione della regolamentazione
Art. 3 (Semplificazione amministrativa)
Art. 4 (Modificazioni alla legge 30 dicembre 2004, n. 311)

TITOLO III Potenziamento della rete infrastrutturale
Art. 5 (Interventi per lo sviluppo infrastrutturale)

TITOLO IV Aumento e razionalizzazione degli investimenti in ricerca e sviluppo
Art. 6 (Destinazione di quota parte del Fondo rotativo per investimenti in ricerca svolti congiuntamente da imprese e università o enti pubblici di ricerca e per altre finalità di pubblico interesse).
TITOLO V Sviluppo dell’innovazione, della diffusione delle tecnologie
Art. 7 (Interventi per la diffusione delle tecnologie digitali)

TITOLO VI Rafforzamento della base produttiva
Art. 8 (Riforma degli incentivi)
Art. 9 (Dimensione europea per la piccola impresa e premio di concentrazione)
Art. 10 (Disposizioni in materia di agricoltura)
Art. 11 (Fondi pubblici di sostegno e garanzia dell’attività produttiva)
Art.12 (Rafforzamento e rilancio del settore turistico)

TITOLO VII Modernizzazione dei sistemi di protezione sociale e potenziamento ammortizzatori sociali
Art. 13 (Disposizioni in materia di previdenza complementare e per il potenziamento degli ammortizzatori sociali e degli incentivi al reimpiego )

TITOLO VIII Incremento degli investimenti in capitale umano, potenziamento del sistema scolastico e dei sistemi di acquisizione delle conoscenze dei lavoratori
Art.14 (ONLUS e “terzo settore”)
TITOLO I Sviluppo e apertura del mercato interno
Art. 1 (Rafforzamento del sistema doganale, lotta alla contraffazione e sostegno all’internazionalizzazione del sistema produttivo)

1. Per il rilancio del sistema portuale italiano, con l’obiettivo di consentire l’ingresso e l’uscita delle merci dal territorio doganale dell’Unione Europea in tempi tecnici adeguati alle esigenze dei traffici, nonché per l’incentivazione e dei sistemi logistici nazionali in grado di rendere più efficiente lo stoccaggio, la manipolazione e la distribuzione delle merci, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di natura non regolamentare, emanato entro trenta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, è definito, ferme restando le vigenti disposizioni in materia di servizi di polizia doganale, il riassetto delle procedure amministrative di sdoganamento delle merci, con l’individuazione di forme di semplificazione e di coordinamento operativo affidate all’Agenzia delle dogane, per le procedure di competenza di altre amministrazioni che concorrono allo sdoganamento delle merci, e comunque nell’osservanza dei principi della massima riduzione dei termini di conclusione dei procedimenti e della uniformazione dei tempi di conclusione previsti per procedimenti tra loro analoghi, della disciplina uniforme dei procedimenti dello stesso tipo che si svolgono presso diverse amministrazioni o presso diversi uffici della medesima amministrazione, dell’accorpamento dei procedimenti che si riferiscono alla medesima attività, dell’adeguamento delle procedure alle tecnologie informatiche, del più ampio ricorso alle forme di autocertificazione, sulla base delle disposizioni vigenti in materia.

2. Ai fini di cui al comma 1, i soggetti deputati a rilasciare le prescritte certificazioni possono comunque consentire, in alternativa, la presentazione di certificazioni rilasciate da soggetto privato abilitato.

3. Al comma 380 dell’articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, dopo le parole: “Agenzia delle Entrate” sono aggiunte le seguenti: “e all’Agenzia delle Dogane”.
4. Per garantire il potenziamento e la piena efficienza delle apparecchiature scanner in dotazione all’Agenzia delle Dogane installate nei maggiori porti ed interporti del territorio nazionale, favorire la presenza delle imprese sul mercato attraverso lo snellimento delle operazioni doganali corrette ed il contrasto di quelle fraudolente, nonché assicurare un elevato livello di deterrenza ai traffici connessi al terrorismo ed alla criminalità internazionale, l’Agenzia delle Dogane utilizza, entro il limite di ottanta milioni di euro, le maggiori somme rispetto all’esercizio precedente versate all’Italia dall’Unione Europea e che, per effetto del n. 3 della lettera i) del comma 1 dell’articolo 3 della legge 10 ottobre 1989, n. 349, sono disponibili per l’acquisizione di mezzi tecnici e strumentali finalizzati al potenziamento delle attività di accertamento, ispettive e di contrasto alle frodi.
5. è istituito presso il Ministero dell’economia e delle finanze un apposito fondo con la dotazione di euro 39.180.000 per l’anno 2005, di euro, di euro di 39.498.000 per l’anno 2006, di euro 38.700.000 per l’anno 2007 e di euro 42.320.000 a decorrere dall’anno 2008, per le esigenze connesse all’istituzione del “Sistema d’informazione visti”, finalizzato al contrasto della criminalità organizzata e della immigrazione illegale attraverso lo scambio tra gli stati membri dell’Unione europea di dati relativi ai visti, di cui alla decisione del Consiglio dell’Unione europea dell’8 giugno 2004 (2004/512/CE).
6. Il limite massimo di intervento della Simest S.p.a., come previsto dalla legge 24 aprile 1990, n. 100, è elevato al 49 per cento per gli investimenti all’estero che riguardano attività aggiuntive delle imprese, derivanti da acquisizioni di imprese, joint-venture o altro e che garantiscano il mantenimento delle capacità produttive interne. Resta ferma la facoltà del CIPE di variare, con proprio provvedimento, la percentuale della predetta partecipazione.
7. Allo scopo di ottimizzare, ai sensi e per gli effetti del Regolamento (CE) n. 1334/2000 del Consiglio, il sistema dei controlli, di cui all’articolo 12 del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 96, sulle attività connesse alle esportazioni di beni a duplice uso sottoposte a procedura autorizzativa ai sensi dell’articolo 2 del citato decreto legislativo, è assegnato al Ministero delle attività produttive, Dipartimento per l’internazionalizzazione, un contingente integrativo, nel numero massimo di quattro unità di personale, anche comandato, e di esperti. Resta fermo quanto previsto dall’articolo 1, comma 93, della legge 30 dicembre 2004, n. 311.
8. Agli oneri derivanti dal comma 7, pari a 104.000 euro per l’anno 2005 e di 108.000 euro a decorrere dall’anno 2006, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2005 – 2007, nell’unità previsionale di base di parte corrente “Fondo speciale” dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2005, all’uopo parzialmente utilizzando l’accantonamento del Ministero degli affari esteri. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
9. Costituisce illecito amministrativo, punito con sanzione pecuniaria sino a 10.000 euro, l’acquisto o l’accettazione, senza averne prima accertata la legittima provenienza, a qualsiasi titolo di cose che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per l’entità del prezzo, inducano a ritenere che siano state violate le norme in materia di origine e provenienza dei prodotti ed in materia di proprietà intellettuale.
10. La sanzione di cui al comma 9 si applica anche a coloro che si adoperano per fare acquistare o ricevere a qualsiasi titolo alcuna delle cose suindicate, senza averne prima accertata la legittima provenienza.
11. Le somme derivanti dall’applicazione delle sanzioni previste dai commi 9 e 10 sono versate all’entrata del Bilancio dello Stato per essere riassegnate ad apposito capitolo, anche di nuova istituzione dello stato di previsione del Ministero delle attività produttive, da destinare alla lotta alla contraffazione.
12. All’articolo 4, comma 49 della legge 24 dicembre 2003, n. 350, dopo le parole “fallaci indicazioni di provenienza” sono aggiunte le parole “o di origine”.
13. All’articolo 517 del codice penale, le parole “due milioni” sono sostituite dalle parole “ventimila euro”.
14. Il comitato anti-contraffazione di cui all’articolo 4, comma 72, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, opera in stretto coordinamento con le omologhe strutture degli altri Paesi esteri.
15. I benefici e le agevolazioni previste ai sensi della legge 24 aprile 1990, n. 100 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 143 e dalla legge 12 dicembre 2002, n. 273, non si applicano ai progetti delle imprese che, investendo all’estero, non prevedano il mantenimento sul territorio nazionale delle attività di ricerca, sviluppo, direzione commerciale, nonchè di una parte sostanziale dell’attività produttive.
16. Le imprese italiane che hanno trasferito la propria attività all’estero in data antecedente all’entrata in vigore della presente legge e che intendono reinvestire sul territorio nazionale, possono accedere alle agevolazioni e agli incentivi concessi alle imprese estere sulla base delle norme in materia di contratti di localizzazione, di cui alle delibere CIPE 19 dicembre 2002, n. 130, e 9 maggio 2003, n. 16.
17. Allo scopo di favorire l’attività di ricerca e innovazione delle imprese italiane ed al fine di migliorarne l’efficienza nei processi di internazionalizzazione, le partecipazioni acquisite dalla Simest S.p.a ai sensi dell’articolo 1 della legge 24 aprile 1990, n. 100 possono superare la quota del 25 per cento del capitale o fondo sociale della società nel caso in cui le imprese italiane intendano effettuare investimenti in ricerca e innovazione nel periodo di durata del contratto.

Art. 2 (Disposizioni in materia di giustizia civile e libere professioni)
1. Al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, recante “Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell’amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa”, di seguito denominato «regio decreto n. 267 del 1942» sono apportate le seguenti modificazioni:
a) l’articolo 67 del regio decreto n. 267 del 1942 è sostituito dal seguente:
“ 67.(Atti a titolo oneroso, pagamenti, garanzie). Sono revocati, salvo che l'altra parte provi che non conosceva lo stato d'insolvenza del debitore:
1) gli atti a titolo oneroso compiuti nell’anno anteriore alla dichiarazione di fallimento, in cui le prestazioni eseguite o le obbligazioni assunte dal fallito sorpassano di oltre un quarto ciò che a lui è stato dato o promesso;
2) gli atti estintivi di debiti pecuniari scaduti ed esigibili non effettuati con danaro o con altri mezzi normali di pagamento, se compiuti nell’anno anteriore alla dichiarazione di fallimento;
3) i pegni, le anticresi e le ipoteche volontarie costituiti nell’anno anteriore alla dichiarazione di fallimento per debiti preesistenti non scaduti;
4) I pegni, le anticresi e le ipoteche giudiziali o volontarie costituiti entro sei mesi anteriori alla dichiarazione di fallimento per debiti scaduti.
Sono altresì revocati, se il curatore prova che l'altra parte conosceva lo stato d'insolvenza del debitore, i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili, gli atti a titolo oneroso e quelli costitutivi di un diritto di prelazione per debiti, anche di terzi, contestualmente creati, se compiuti entro sei mesi anteriori alla dichiarazione di fallimento.
Non sono soggetti all’azione revocatoria:
a) i pagamenti, di beni e servizi effettuati nell’esercizio dell’attività d'impresa nei termini d’uso,
b) le rimesse effettuate su un conto corrente bancario, purché non abbiano ridotto in maniera consistente e durevole l'esposizione debitoria del fallito nei confronti della banca;
c) Le vendite a giusto prezzo d'immobili ad uso abitativo, destinati a costituire l'abitazione principale dell'acquirente o di suoi parenti e affini entro il terzo grado;
d) gli atti, i pagamenti e le garanzie concesse su beni del debitore purché posti in essere in esecuzione di un piano che appaia idoneo a consentire il risanamento della esposizione debitoria dell’impresa e ad assicurare il riequilibrio della sua situazione finanziaria e la cui ragionevolezza sia attestata ai sensi dell’articolo 2501-bis, quarto comma, del codice civile;
e) gli atti, i pagamenti e le garanzie posti in essere in esecuzione del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata, nonché dell'accordo omologato ai sensi dell'articolo 182-bis;
f) i pagamenti dei corrispettivi per prestazioni di lavoro effettuate da dipendenti ed altri collaboratori, anche non subordinati, del fallito;
g) i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili eseguiti alla scadenza per ottenere la prestazione di servizi strumentali all’accesso alle procedure concorsuali di amministrazione controllata e di concordato preventivo;
Le disposizioni di questo articolo non si applicano all'istituto di emissione, alle operazioni di credito su pegno e di credito fondiario; sono salve le disposizioni delle leggi speciali.”;
a) l’articolo 70 del regio decreto n. 267 del 1942, è sostituito dal seguente:“70. (Effetti della revocazione). La revocatoria dei pagamenti avvenuti tramite intermediari specializzati, procedure di compensazione multilaterale o dalle società previste dall’articolo 1 della legge 23 novembre 1939, n. 1966, si esercita e produce effetti nei confronti del destinatario della prestazione.
Colui che, per effetto della revoca prevista dalle disposizioni precedenti, ha restituito quanto aveva ricevuto è ammesso al passivo fallimentare per il suo eventuale credito.
Qualora la revoca abbia ad oggetto atti estintivi di rapporti continuativi o reiterati, il terzo deve restituire una somma pari alla differenza tra l’ammontare massimo raggiunto dalle sue pretese, nel periodo per il quale è provata la conoscenza dello stato d’insolvenza, e l’ammontare residuo delle stesse, alla data in cui si è aperto il concorso. Resta salvo il diritto del convenuto d’insinuare al passivo un credito d’importo corrispondente a quanto restituito.”;

2. Le disposizioni del comma 1, lettere a) e b), si applicano alle azioni revocatorie proposte nell’ambito di procedure iniziate dopo l’entrata in vigore del presente decreto.”.

3. Al regio decreto 28 ottobre 1940, n. 1443, recante “Approvazione del codice di procedura civile” sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 133 del codice di procedura civile, è aggiunto, in fine, il seguente comma:
«L’avviso di cui al secondo comma può essere effettuato a mezzo telefax o a mezzo di posta elettronica nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici e teletrasmessi»;
b) all’articolo 134 del codice di procedura civile, è aggiunto, in fine, il seguente comma: «L’avviso di cui al secondo comma può essere effettuato a mezzo telefax o a mezzo di posta elettronica nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici e teletrasmessi »;
c) all’articolo 176, secondo comma, del codice di procedura civile, sono aggiunte, in fine, le parole: «anche a mezzo telefax o a mezzo di posta elettronica nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici e teletrasmessi ».
d) all’articolo 490 del codice di procedura civile, il secondo comma è sostituito dal seguente:
«In caso di espropriazione immobiliare lo stesso avviso può essere inserito in appositi siti INTERNET».
4. Nel caso in cui l’abilitazione professionale costituisca requisito per l’instaurazione del rapporto di lavoro subordinato, è obbligatoria l’iscrizione all’albo per l’espletamento delle relative funzioni.
5. Nelle commissioni per l’esame di Stato per l’abilitazione professionale non più della metà dei commissari, tra cui il presidente, sono designati dall’ordine o collegio territoriale tra gli iscritti all’albo.

TITOLO II Semplificazione della regolamentazione

Art. 3 (Semplificazione amministrativa)
1. L’articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241 è sostituito dal seguente:
“Art. 19 (Dichiarazione di inizio attività)
“1.- Ogni atto di autorizzazione, licenza, concessione non costitutiva, permesso o nulla osta comunque denominato, comprese le iscrizioni in albi o ruoli richieste per l’esercizio di attività imprenditoriale, commerciale o artigianale il cui rilascio dipenda esclusivamente dall’accertamento dei requisiti e presupposti di legge o di atti amministrativi a contenuto generale, e non sia previsto alcun limite o contingente complessivo per il rilascio degli atti stessi, con la sola esclusione degli atti rilasciati dalle amministrazioni preposte alla difesa nazionale, alla pubblica sicurezza, all’immigrazione, all’amministrazione della giustizia, alla amministrazione delle finanze, ivi compresi gli atti concernenti le reti di acquisizione del gettito, anche derivante dal gioco, alla tutela della salute e della pubblica incolumità, del patrimonio culturale e paesaggistico e dell’ambiente, nonché degli atti imposti dalla normativa comunitaria, è sostituito da una dichiarazione dell’interessato corredata, anche per mezzo di autocertificazioni, delle certificazioni e delle attestazioni normativamente richieste. L’amministrazione competente può richiedere informazioni o certificazioni relative a fatti, stati o qualità soltanto qualora non siano attestati in documenti già in possesso dell’amministrazione stessa o non siano direttamente acquisibili presso altre pubbliche amministrazioni.
2. L’attività oggetto della dichiarazione può essere iniziata decorsi trenta giorni dalla presentazione della dichiarazione all’amministrazione competente. Contestualmente all’inizio dell’attività, l’interessato ne dà comunicazione all’amministrazione competente.
3. L’amministrazione competente, in caso di accertata carenza delle condizioni, modalità e fatti legittimanti, nel termine di trenta giorni dal ricevimento della comunicazione di cui al comma 2, adotta motivati provvedimenti di divieto di prosecuzione dell’attività e di rimozione dei suoi effetti, salvo che, ove ciò sia possibile, l’interessato provveda a conformare alla normativa vigente detta attività ed i suoi effetti entro un termine fissato dall’amministrazione, in ogni caso non inferiore a trenta giorni. E’ fatto comunque salvo il potere dell’amministrazione competente di assumere determinazioni in via di autotutela, ai sensi dell’articolo 21-nonies. Nei casi in cui la legge prevede l’acquisizione di pareri di organi o enti appositi, il termine per l’adozione dei provvedimenti di divieto di prosecuzione dell’attività e di rimozione dei suoi effetti sono sospesi, fino all’acquisizione dei pareri, fino a un massimo di trenta giorni, scaduti i quali l’amministrazione può adottare i propri provvedimenti indipendentemente dall’acquisizione del parere. Della sospensione è data comunicazione all’interessato.
4. Restano ferme le disposizioni di legge vigenti che prevedono termini diversi da quelli di cui ai commi 2 e 3 per l’inizio dell’attività e per l’adozione da parte dell’amministrazione competente di provvedimenti di divieto di prosecuzione dell’attività e di rimozione dei suoi effetti.
5. Ogni controversia relativa all’applicazione dei commi 1, 2 e 3 è devoluta alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo”.
2. L’articolo 20 della legge 7 agosto 1990, n. 241 è sostituito dal seguente:
«Art. 20 (Silenzio assenso)
1. Fatti salvi l’applicazione dell’articolo 19 della presente legge e gli obblighi imposti dalla normativa comunitaria, nei procedimenti ad istanza di parte per il rilascio di provvedimenti amministrativi il silenzio dell’amministrazione competente equivale a provvedimento di accoglimento della domanda, senza necessità di ulteriori istanze o diffide, se la medesima amministrazione non comunica all’interessato, nel termine di cui all’articolo 2, commi 2 o 4, il provvedimento di diniego, ovvero non procede ai sensi del comma 2 del presente articolo.
2. L’amministrazione competente può indire, entro trenta giorni dalla presentazione dell’istanza di cui al comma 1, una conferenza di servizi ai sensi del capo IV.
3. Nei casi in cui il silenzio dell’amministrazione equivale ad accoglimento della domanda, l’amministrazione competente può assumere determinazioni in via di autotutela, ai sensi dell’articolo 21-nonies.
4. Con uno o più regolamenti adottati ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, il Governo, su proposta del Ministro competente, di concerto con il Ministro per la funzione pubblica, può escludere dall’applicazione del presente articolo specifici procedimenti, in relazione alla particolare natura degli interessi pubblici tutelati.”.
5. In relazione alle istanze presentate nei sei mesi successivi all’entrata in vigore della presente legge, e fatto salvo quanto previsto dall’articolo 20, comma 4, della legge 7 agosto 1990, n. 241, come sostituito dalla presente legge, il silenzio dell’amministrazione competente equivale a provvedimento di accoglimento della domanda, senza necessità di ulteriori istanze o diffide, se la medesima amministrazione non comunica all’interessato il provvedimento di diniego nel termine di centottanta giorni.
6. In tutti i casi nei quali per gli atti e le dichiarazioni aventi ad oggetto l’alienazione di beni mobili registrati e rimorchi di valore non superiore a 25.000 € o la costituzione di diritti di garanzia sui medesimi è necessaria l'autenticazione della relativa sottoscrizione, essa può essere effettuata gratuitamente anche dai funzionari del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dai funzionari e dai titolari degli Sportelli telematici dell’automobilista di cui all’articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 19 settembre 2000, n. 358, nonché dai funzionari dell'Automobile Club d'Italia competenti.
7. Con decreto di natura non regolamentare adottato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Funzione Pubblica, di concerto con il Ministero dell’Infrastrutture e Trasporti, il Ministero dell’economia e delle Finanze, il Ministero della Giustizia e il Ministero dell’Interno, sentita la Conferenza Unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 sono disciplinate le concrete modalità applicative dell'attività di cui al comma 4 da parte dei soggetti ivi elencati anche ai fini della progressiva attuazione delle medesime disposizioni.
8. L'eventuale estensione ad altre categorie della possibilità di svolgere l'attività di cui al comma 4 è demandata ad un regolamento, adottato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della Funzione Pubblica, di concerto con il Ministro dell’Infrastrutture e Trasporti, il Ministro dell’economia e delle Finanze, il Ministro della Giustizia e il Ministero dell’Interno, con cui sono altresì disciplinati i requisiti necessari, le modalità di esercizio dell'attività medesima da espletarsi nell’ambito dei rispettivi compiti istituzionali, e senza oneri a carico del bilancio dello Stato.
9. In attesa della definitiva attuazione del provvedimento necessario alla rimozione degli ostacoli che impediscono la piena operatività degli sportelli unici di cui agli articoli 23 e 24 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, lo sportello unico di cui all’articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 20 ottobre 1998, n. 447, è realizzato in modalità informatica ed eroga i propri servizi verso l’utenza anche in via telematica.
10. Gli sportelli unici consentono l’invio di istanze, dichiarazioni, documenti e ogni altro atto trasmesso dall’utente in via telematica e sono integrati con i servizi erogati in rete dalle pubbliche amministrazioni.
11. Gli sportelli unici sono realizzati assicurando l’interoperabilità con i sistemi informatici per le imprese della Pubbliche Amministrazioni ed in particolare con il portale delle imprese.
12. Il CNIPA, in convenzione con l’Unione italiana delle camere di Commercio (Unioncamere), nell’ambito dei propri compiti istituzionali e con le ordinarie risorse di bilancio, realizza il portale nazionale delle imprese entro il 30 giugno 2005 ed assicura un punto unitario di accesso alle informazioni e servizi per le imprese delle pubbliche amministrazioni centrali, locali e regionali. Il portale consente inoltre l’integrazione in un unico processo di servizio degli adempimenti amministrativi delle imprese; a tal fine le amministrazioni centrali integrano le proprie attività nell’ambito del portale, nell’ambito dei propri compiti istituzionali e con le ordinarie risorse di bilancio; l’integrazione può essere estesa anche alle Regioni ed agli Enti locali con modalità definite d’intesa con la Conferenza Unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.
13. Dall’attuazione dei commi da 7 a 10 non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Art. 4 (Modificazioni alla legge 30 dicembre 2004, n. 311)
1. Nell’articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 82 è soppresso;
b) al comma 362, dopo le parole: “in conto residui”, sono inserite le seguenti: “e quelle relative a residui passivi perenti”;
c) il comma 540 è soppresso.

TITOLO III Potenziamento della rete infrastrutturale
Art. 5 (Interventi per lo sviluppo infrastrutturale)
1. Per le finalità di accelerazione della spesa in conto capitale di cui al comma 1 dell’articolo 60 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, come modificato dall’articolo 4, comma 130, della legge 24 dicembre 2003 n. 350, il CIPE, utilizzando anche le risorse rese disponibili per effetto della modifiche dell’articolo 1, comma 2 del decreto legge 22 ottobre 1992, n. 415, convertito con modificazioni dalla legge 19 dicembre 1992, n. 488, finanzia prioritariamente gli interventi inclusi nel programma per le infrastrutture strategiche di cui alla legge 21 dicembre 2001, n. 443, selezionati secondo i principi adottati dalla delibera n. 21 del 29 settembre 2004, nonché gli interventi previsti dall’articolo 86, comma 1, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 e le misure necessarie per garantire la realizzazione di un adeguato sistema di servizi intersettoriali ed intermodali per l’integrazione delle infrastrutture materiali del Paese con sistemi tecnologici e di conoscenze in funzione dello sviluppo del sistema logistico nazionale.
2. Il CIPE destina una quota del Fondo per le aree sottoutilizzate di cui agli articoli 60 e 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, al finanziamento di interventi che, in coerenza con le priorità strategiche e i criteri di selezione previsti dalla programmazione comunitaria per le aree urbane, consentano di riqualificare e migliorare la dotazione di infrastrutture materiali e immateriali delle città e delle aree metropolitane in grado di accrescerne le potenzialità competitive.
3. L’individuazione degli interventi strategici di cui al comma 2, da inserire in apposito programma regionale, è effettuata, valorizzando la capacità propositiva dei Comuni, sulla base dei criteri e delle procedure definiti dal tavolo inter-istituzionale composto dai Ministeri dell’economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti, da tutte le Regioni interessate, da rappresentanti dei Comuni e dal partenariato istituzionale ed economico-sociale a livello nazionale, previsto dal punto 1.1 della delibera CIPE n. 20 del 29 settembre 2004, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 265 del 11 novembre 2004.
4. Il supporto tecnico in fase istruttoria e l’attività di progettazione relative alle opere finanziate dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti possono essere da questo affidate con provvedimento amministrativo, senza maggiori oneri a carico della finanza pubblica, a Sviluppo Italia Engineering s.p.a.; in base ad apposita convenzione sono disciplinati i rapporti con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e sono stabiliti, in particolare, il compenso spettante alla società a valere sui predetti finanziamenti nonché le modalità di rendicontazione controllo.
5. Gli investimenti immobiliari degli enti previdenziali pubblici sono destinati anche ad infrastrutture da realizzare con modalità di project financing.
6. Per il completamento dei programmi di realizzazione di infrastrutture di priorità o interesse pubblico, gli interventi di cui alle concessioni autostradali già assentite sono dichiarati interventi infrastrutturali strategici e urgenti, ai sensi dell’art. 1 legge 21 dicembre 2001, n. 443, e delle disposizioni del presente articolo.
7. Per le opere di cui al comma 6, i soggetti competenti alla relativa realizzazione provvedono in applicazione delle direttive comunitarie in materia di appalti di lavori pubblici, della legge 21 dicembre 2001 n. 443 e successive modificazioni ed integrazioni, e del decreto legislativo 20 agosto 2002 n. 190 e successive modificazioni ed integrazioni, salvo quanto diversamente previsto dalle disposizioni di cui al presente articolo. Sono fatti salvi gli atti, provvedimenti e procedimenti che, relativamente alle opere stesse, fossero stati già formati, assunti od iniziati, ai sensi di altre vigenti norme, alla data di entrata in vigore del presente decreto.
8. In ogni caso, per ciascuna delle opere di cui al comma 6 si procede alla nomina di un Commissario straordinario con attribuzione al medesimo delle funzioni, compiti e poteri di cui al decreto legge 25 marzo 1997, n. 67, convertito con modificazioni dalla legge 23 maggio 1997, n. 135, e successive modifiche ed integrazioni. I Commissari straordinari sono nominati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti provvedendo contestualmente alla conferma o alla sostituzione dei Commissari straordinari eventualmente già nominati.
9. Ai Commissari straordinari così nominati sono attribuiti, oltre ai poteri e compiti indicati al comma 8, quelli di cui al decreto legislativo 20 agosto 2002 n. 190 e successive modificazioni ed integrazioni nonché tutti i poteri, anche sostitutivi, per l'integrale attuazione, anche relativamente alla rimozione o spostamento delle interferenze nonché alle occupazioni d'urgenza, asservimenti ed espropriazioni, dei provvedimenti approvativi dei progetti e per la realizzazione dell'opera
10. Qualora l'approvazione dei progetti, ai sensi della normativa vigente, in esito alle conferenze di servizi o da parte del CIPE non sia ancora intervenuta alla data di entrata in vigore del presente decreto, il Commissario straordinario provvede, su richiesta del soggetto competente alla realizzazione dell'opera, all'approvazione stessa, eventualmente convocando, ove lo ritenga necessario, una conferenza di servizi che dovrà comunque concludersi entro trenta giorni dalla sua apertura. Trascorso tale termine il commissario straordinario adotta comunque il provvedimento di approvazione nonché i provvedimenti attuativi di cui al comma 9. Analogamente si procede in caso di modificazioni progettuali rispetto alle approvazioni già intervenute.
11. Gli enti preposti al rilascio delle autorizzazioni e dei permessi necessari alla realizzazione dei terminali di rigassificazione già autorizzati ai sensi dell'articolo 8 della legge 24 novembre 2000, n. 340 e dichiarati infrastrutture strategiche nel settore del gas naturale con deliberazione CIPE n. 121 del 21 dicembre 2001, emanata ai sensi della legge 21 dicembre 2001 n. 443, sono tenuti ad esprimersi entro 60 giorni dalla richiesta. In caso di inerzia o ingiustificato ritardo, il Ministero delle attività produttive nell’ambito dei propri compiti istituzionali e con le ordinarie risorse di bilancio provvede, senza necessità di diffida, alla nomina di un commissario "ad acta" per gli adempimenti di competenza.
12. I commissari straordinari seguono l'andamento delle opere, svolgono le funzioni di indirizzo e coordinamento di cui all'art. 2, comma 5 del decreto legislativo 20 agosto 2002 n. 190 ed esercitano i poteri loro attribuiti ai sensi del presente articolo allorché le procedure ordinarie subiscano rallentamenti, ritardi o impedimenti di qualsiasi natura e genere o comunque si verifichino circostanze tali da determinare rallentamenti, ritardi o impedimenti per la realizzazione delle opere o nella fase di esecuzione delle stesse.
13. I provvedimenti adottati dal commissario straordinario ai sensi del presente articolo sostituiscono ad ogni effetto ogni altra concessione, autorizzazione, approvazione, nulla osta, benestare e parere comunque denominati, utili o necessari per la realizzazione dell'opera.
14. Nell'esercizio dei poteri e compiti ai medesimi attribuiti ai sensi dei precedenti commi, i commissari straordinari provvedono, nel limite dell'importo approvato per l'opera dai soggetti competenti alla relativa realizzazione, anche in deroga alla normativa vigente nel rispetto dei principi generali dell'ordinamento e della normativa comunitaria.
15. Nei casi di risoluzione del contratto di appalto disposta dalla stazione appaltante ai sensi degli articoli 118, 119 e 120 del decreto del Presidente della Repubblica 21 dicembre 1999, n. 554, l’appaltatore deve provvedere al ripiegamento dei cantieri già allestiti ed allo sgombero delle aree di lavoro e relative pertinenze nel termine a tal fine assegnato dalla stessa stazione appaltante; in caso di mancato rispetto del termine assegnato la stazione appaltante provvede d’ufficio addebitando all’appaltatore i relativi oneri e spese. Ai fini del presente comma non sono opponibili eccezioni ed azioni cautelari, anche possessorie o di urgenza o comunque denominate che impediscono o ritardano lo sgombero e ripiegamento predetti. Resta fermo il diritto dell’appaltatore di agire per il risarcimento di eventuali danni.
16. Per la ricostruzione, riconversione e bonifica dell’area delle acciaierie di Genova-Cornigliano, in coerenza con quanto previsto dall’articolo 53 della legge 28 dicembre 2001, n. 448, è autorizzata la concessione di contributi in favore dei soggetti competenti, a carico del Fondo per gli interventi straordinari della Presidenza del Consiglio dei Ministri, istituito ai sensi dell’articolo 32-bis del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, che viene a tale fine integrato dell’importo annuo di 5 milioni di euro per 15 anni a decorrere dall’anno 2005.
17. I vincoli totali o parziali delle riserve idriche disposti in attuazione del piano regolatore generale degli acquedotti, di competenza statale ai sensi delle vigenti disposizioni, sono prorogati fino all’aggiornamento dello stesso piano regolatore ai sensi della legge 5 gennaio 1994, n. 36.
18. Il contributo di 10 milioni di euro di cui all’articolo 83, comma 1, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 può essere utilizzato anche per la realizzazione di incubatori per imprese produttive.

TITOLO IV Aumento e razionalizzazione degli investimenti in ricerca e sviluppo
Art. 6 (Destinazione di quota parte del Fondo rotativo per investimenti in ricerca svolti congiuntamente da imprese e università o enti pubblici di ricerca e per altre finalità di pubblico interesse).
1. Al fine di favorire la crescita del sistema produttivo nazionale e di rafforzare le azioni dirette a promuovere un'economia basata sulla conoscenza, una quota pari ad almeno il 30% del Fondo rotativo per il sostegno alle imprese, di cui all'articolo 1, comma 354 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, nel rispetto di quanto previsto dal comma 361 del citato articolo, è destinata al sostegno di attività, programmi e progetti strategici di ricerca e sviluppo delle imprese da realizzare anche congiuntamente a soggetti della ricerca pubblica, ivi compresi l’Istituto superiore di sanità e l’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro.
2. Gli obiettivi specifici della quota di cui al punto precedente sono parte della proposta di Programma Nazionale della Ricerca e dei suoi aggiornamenti che il CIPE approva annualmente su proposta del Ministro dell’istruzione, università e ricerca di concerto con il Ministro delle attività produttive, ai sensi dell’articolo 2, comma 1 del decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204.
3. All’articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, apportare le seguenti modificazioni:
a) al comma 354, dopo le parole “sostegno alle imprese” inserire le seguenti “e gli investimenti in ricerca”;
b) al comma 355, aggiungere, in fine, il seguente periodo: “Ai fini dell’individuazione degli interventi ammessi al finanziamento sono considerati prioritariamente i seguenti progetti di investimento:
1) interventi finalizzati ad innovazioni, attraverso le tecnologie digitali, di prodotti, servizi e processi aziendali, su proposta del Ministro per l’innovazione e le tecnologie, di concerto con il Ministro delle attività produttive;
2) programmi di innovazione ecocompatibile finalizzati al risparmio energetico secondo le specifiche previste dalla disciplina comunitaria degli aiuti di Stato per la tutela ambientale, di cui alla Comunicazione della Commissione europea (2001/c 37/03), pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee del 3 febbraio 2001;
3) realizzazione dei corridoi multimodali transeuropei n. 5, n. 8 e n. 10 e connesse bretelle di collegamento nonché delle reti infrastrutturali marittime, logistiche ed energetiche comunque ad essi collegate;
4) realizzazione di piattaforme tecnologiche e logistiche al servizio della piccola e media impresa, localizzate in aree strategiche per lo sviluppo del sistema logistico nazionale, partendo dalle aree sottoutilizzate;
5) rivalutazione del sistema portuale delle aree sottoutilizzate e sostegno al trasporto ferroviario e all’intermodalità, con l’adeguata offerta dei servizi necessari per la realizzazione di una rete logistica ed intermodale interconnessa.

4. Le risorse finanziarie di cui al comma 1, sono destinate prioritariamente ai seguenti obiettivi:
a) favorire la realizzazione di programmi strategici di ricerca, che coinvolgano prioritariamente imprese, università ed enti pubblici di ricerca, a sostegno sia della produttività dei settori industriali a maggiore capacità di esportazione o ad alto contenuto tecnologico, sia della attrazione di investimenti dall’estero e che comprendano attività di formazione per almeno il 10% delle risorse;
b) favorire la realizzazione o il potenziamento di distretti tecnologici, da sostenere congiuntamente con le Regioni e gli altri enti nazionali e territoriali;
c) stimolare gli investimenti in ricerca delle imprese, con particolare riferimento alle imprese di piccola e media dimensione, per il sostegno di progetti di ricerca industriale e sviluppo precompetitivo proposti dalle imprese stesse.

5. Il CIPE, su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro delle attività produttive può riservare una quota delle risorse del fondo di cui all’articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, al finanziamento di nuove iniziative realizzate ai sensi del Titolo I del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 185, per l’avvio di nuove iniziative imprenditoriali ad elevato contenuto tecnologico nell’ambito dei distretti tecnologici. Nella medesima delibera il CIPE definisce le caratteristiche delle iniziative beneficiarie dell’intervento e i requisiti soggettivi dei soci dell’imprese proponenti, anche al fine di promuovere interscambi tra mondo della ricerca e imprese, nonché le modalità di accesso preferenziale ai benefici di cui al decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 297.

6. Al fine di garantire la massima efficacia degli interventi di cui al presente articolo, le convenzioni stipulate dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca con gli istituti bancari per la gestione degli interventi di cui al decreto legislativo n. 297 del 27 luglio 1999, possono essere prorogate, dalla data di scadenza delle convenzioni stesse, per un periodo di tempo non superiore all’originaria durata contrattuale, a condizione che sia convenuta una riduzione del corrispettivo pari ad almeno il 20 per cento.

7. Il fondo di cui all’articolo 4, comma 100 della legge 24 dicembre 2003, n. 350, finalizzato alla costituzione di garanzie sul rimborso dei prestiti fiduciari nonché alla corresponsione agli studenti meritevoli e privi di mezzi di contributi in conto interessi sui prestiti stessi è ripartito tra le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano con decreto del Miniastro dell’istruzione, dell’università e della ricerca sulla base dei criteri ed indirizzi definiti d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato e le regioni e province autonome.

8. Al fine di promuovere e coordinare gli interventi per rafforzare l’innovazione e la produttività dei distretti e dei settori produttivi, il CIPE, senza nuovi e maggiori oneri per il bilancio dello Stato, si costituisce in Comitato per lo sviluppo che si avvale delle strutture del CIPE medesimo. Il Presidente del Consiglio dei Ministri stabilisce con proprio decreto le modalità semplificate di funzionamento del Comitato, anche in deroga all’articolo 3 del vigente Regolamento interno del Cipe, approvato con delibera 9 luglio 1998, n. 63.

9. Il predetto Comitato, sulla base di una diagnosi delle tendenze e delle prospettive dei diversi settori produttivi a livello territoriale, individua, previa consultazione delle parti sociali, su proposta dei Ministri delle attività produttive, delle politiche agricole e forestali, dell’istruzione, dell’università e della ricerca, per l’innovazione e le tecnologie e dell’economia e delle finanze, le priorità e la tempistica degli interventi settoriali, indirizza e coordina tali interventi, sia attraverso gli incentivi esistenti, il loro eventuale riordino e la proposta di eventuali nuovi incentivi, sia attraverso interventi in infrastrutture materiali e immateriali, o altre forme, anche facendo ricorso alle modalità previste dall’art. 2, comma 206 della legge 23 dicembre 1996, n. n. 662.

10. Il Comitato, inoltre, al fine di promuovere il trasferimento tecnologico e di rafforzare l’innovazione e la produttività delle imprese che si associano con Università, centri di ricerca, e istituti di istruzione e formazione promuove, d’intesa con la Conferenza Unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, la predisposizione e l’attuazione di progetti di sviluppo innovativo dei distretti produttivi e tecnologici, facendo ricorso alle modalità previste dall’art. 2, comma 206 della citata legge n. 662 del 1996.

11. Al fine di dare attuazione a quanto previsto ai commi 9 e 10, il Comitato orienta e coordina strumenti e risorse finanziarie iscritte in bilancio a legislazione vigente e per i quali sussiste apposito stanziamento di bilancio e fa ricorso alle risorse del Fondo aree sottoutilizzate, di cui agli articoli 60 e 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e del Fondo rotativo di cui all’articolo 1, comma 354, della legge 30 dicembre 2004, n. 311.

12. Al fine di coordinare e sviluppare le iniziative per accrescere l’attrazione di investimenti e persone di alta qualifica nel paese, con particolare attenzione alle aree sottoutilizzate, il CIPE si costituisce in Comitato per l’attrazione delle risorse in Italia senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica avvalendosi delle strutture del CIPE medesimo. Il Presidente del Consiglio dei Ministri stabilisce con proprio decreto le modalità semplificate di funzionamento del Comitato, anche in deroga all’articolo 3 del vigente Regolamento interno del CIPE, approvato con Delibera 9 luglio 1998, n. 63.

13. Per l’attrazione degli investimenti, il predetto Comitato definisce la strategia e fissa gli obiettivi generali che saranno attuati da Sviluppo Italia s.p.a. che svolge le funzioni di agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, facendo in particolare ricorso al contratto di localizzazione, di cui alle delibere CIPE 19 dicembre 2002, n. 130, e 9 maggio 2003, n. 16.

14. Il CIPE stabilisce annualmente le risorse del Fondo aree sottoutilizzate, di cui agli articoli 60 e 61 della legge n. 289 del 2002, destinate al finanziamento del contratto di localizzazione e in generale dell’intervento di Sviluppo Italia per l’attrazione degli investimenti.

TITOLO V Sviluppo dell’innovazione, della diffusione delle tecnologie
Art. 7 (Interventi per la diffusione delle tecnologie digitali)
1. Gli interventi per la realizzazione delle infrastrutture per la larga banda di cui al programma approvato con delibera CIPE 13 novembre 2003 n. 83 possono essere realizzati in tutte le aree sottoutilizzate. Il CIPE stabilisce annualmente le risorse del Fondo aree sottoutilizzate di cui all’articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, destinate al finanziamento del citato programma attuato dal Ministero delle comunicazioni per il tramite della società Infrastrutture e Telecomunicazioni per l’Italia s.p.a (Infratel Italia) del gruppo Sviluppo Italia s.p.a.

2. Il contributo dello Stato alla fondazione Ugo Bordoni previsto dall’art. 41 della legge 16 gennaio 2003, n. 3 è rinnovato, per il triennio 2005 – 2007 per l’importo di 5.165.000 euro annui.
3. Al secondo periodo del comma 212 dell’art. 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311 sono soppresse le parole: “o alla rete mobile UMTS”.
4. All'articolo 1, legge 30 dicembre 2004, n. 311, sostituire il comma 502 con il seguente: “502. Il Ministero dell'economia e delle finanze - Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato definisce i requisiti tecnici dei sistemi elettronici di identificazione e controllo degli apparecchi da intrattenimento di cui all'articolo 110 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, comma 6 e 7, delle schede di gioco, intese come l'insieme di tutte le componenti hardware e software del congegno stesso, e dei documenti attestanti il rilascio dei nulla osta di cui all'articolo 38 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, commi 3 e 4 , tali da assicurarne la controllabilità a distanza, indipendentemente dal posizionamento sugli apparecchi e dal materiale che si frappone fra chi è preposto alla lettura dei dati e l'apparecchio stesso. I sistemi dovranno poter garantire l'effettuazione dei controlli anche in forma riservata. Ad ogni nulla osta dovrà corrispondere almeno un sistema elettronico di identificazione. Gli eventuali costi di rilascio dei predetti documenti o sistemi sono a carico dei richiedenti.”.

TITOLO VI Rafforzamento della base produttiva
Art. 8 (Riforma degli incentivi)
1. Al fine di favorire lo sviluppo del mercato del credito nelle aree sottoutilizzate e, quindi, l’effetto degli incentivi sulla competitività del sistema produttivo, a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, la concessione delle agevolazioni per investimenti in attività produttive disposta ai sensi dell’articolo 1, comma 2 del decreto legge 22 ottobre 1992, n. 415, convertito con modificazioni dalla legge 19 dicembre 1992, n. 488 e dell’articolo 2, comma 203, lettere d), e) e f) della legge 23 dicembre 1996, n. 662, è attribuita secondo i seguenti principi:
a) il contributo in conto capitale è inferiore o uguale al finanziamento con capitale di credito, composto, per pari importo, da un finanziamento pubblico agevolato e da un finanziamento bancario ordinario a tasso di mercato;
b) il CIPE, secondo le modalità di cui all’articolo 1, comma 356, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, fissa i criteri generali e le modalità di erogazione e di rimborso del finanziamento pubblico agevolato;
c) il tasso di interesse da applicare al finanziamento pubblico agevolato non è inferiore allo 0,50% annuo;
d) è previsto l’impegno creditizio dei soggetti che valutano positivamente le istanze di ammissione agli incentivi e curano il rimborso unitario del finanziamento pubblico e ordinario, salvo quanto disposto dal successivo comma 4;

e) gli indicatori per la formazione delle graduatorie sono limitati nel numero, univocamente rappresentativi dell’obiettivo misurato, pienamente verificabili e tali, fra l’altro, da premiare il minore ricorso al contributo in conto capitale.

2. Con decreto di natura non regolamentare del Ministro delle attività produttive, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro delle politiche agricole e forestali, sentita la Conferenza Stato-Regioni, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, in conformità alla vigente normativa di riferimento sono stabiliti i criteri, le condizioni e le modalità di attuazione della disposizione di cui al comma 1, individuando, tra l’altro:
a) le attività e le iniziative ammissibili;
b) i limiti minimi e massimi degli investimenti ammissibili;
c) i meccanismi di valutazione delle domande, con le modalità della procedura valutativa a graduatoria;
d) gli indicatori per la formazione di graduatorie settoriali e territoriali, secondo i principi di cui al comma 1 lettera e);
e) la misura dell’intervento agevolativo, assicurando che l’intensità di aiuto corrispondente sia contenuta nei limiti delle intensità massime consentite dalla normativa dell’Unione europea;
f) il rapporto massimo fra contributo in conto capitale e finanziamento con capitale di credito, entro la soglia di cui al comma 1 lettera a);
g) le modalità e i contenuti dell’istruttoria delle domande, prevedendo la stipula di apposite convenzioni, modificando eventualmente quelle attualmente in essere, con soggetti in possesso dei necessari requisiti tecnici, amministrativi e di terzietà.

3. Le disposizioni di cui ai precedenti commi non si applicano alla concessione di incentivi disposta in attuazione di bandi già emessi alla data di entrata in vigore del presente decreto o a fronte di contratti di programma il cui finanziamento è assicurato con risorse che, alla stessa data, risultino formalmente attribuite allo strumento di intervento, fermo restando quanto previsto dall’articolo 1, comma 356, lettera e), della legge 30 dicembre 2004, n. 311.

4. Il finanziamento bancario ordinario è concesso dai soggetti abilitati a svolgere l'istruttoria delle richieste di ammissione agli incentivi ovvero, fino alla scadenza delle convenzioni in essere con questi ultimi, anche da altri soggetti autorizzati all’esercizio dell’attività bancaria ai sensi del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385.

5. I finanziamenti pubblici agevolati di cui al comma 1 possono essere erogati sulla quota del fondo rotativo per il sostegno alle imprese di cui all’articolo 1, comma 354, della Legge 30 dicembre 2004. n. 311, stabilita con le delibere CIPE di cui al medesimo articolo 1 comma 355. Si applica la disposizione dell’articolo 1, comma 360, della citata legge 30 dicembre 2004, n. 311.

6. Nel primo biennio il CIPE, in attuazione delle disposizioni contenute negli articoli 60 e 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, si conforma all’indirizzo di assegnare per il finanziamento del contributo in conto capitale, al complesso degli strumenti di cui al comma 1 del presente articolo, una quantità di risorse in grado di attivare, unitamente con quelle rivenienti da rinunce e revoche, un volume di investimenti privati equivalente a quello medio agevolato dagli stessi negli anni 2003 e 2004. Nella prima fase di attuazione, nel rispetto di tale indirizzo, il CIPE assicura un trasferimento da incentivi a investimenti pubblici materiali e immateriali, nelle assegnazioni di nuove risorse in conto capitale, non inferiore a 750 milioni di euro, da cui consegua una disponibilità, non inferiore a 225 milioni di euro nel 2005, 355 milioni di euro nel 2006, 170 milioni di euro nel 2007, da utilizzare a copertura dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 5, comma 1, del presente decreto.

7. Al decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 185, apportare le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 3, dopo il comma 1, inserire il seguente. “1-bis. Alle agevolazioni di cui al comma 1 si applicano i massimali previsti dalla normativa comunitaria per gli investimenti operati da giovani imprenditori agricoli. Per le iniziative nel settore della produzione agricola il mutuo agevolato ha una durata, comprensiva del periodo di preammortamento, non superiore a 15 anni.”;
b) all’articolo 5, comma 1, all’articolo 7, comma 1, e all’articolo 11, comma 2, le parole “composte esclusivamente da soggetti di età compresa tra i 18 ed i 35 anni, ovvero composte prevalentemente da soggetti di età compresa tra i 18 ed i 29 anni” sono sostituite dalle seguenti: “composte prevalentemente da soggetti di età compresa tra i 18 ed i 35 anni”;
c) all’articolo 5, comma 2, all’articolo 7, comma 2, all’articolo 11, comma 3, e all’articolo 17, comma 1, dopo le parole “alla data del 1° gennaio 2000” sono inserite le seguenti: “ovvero da almeno sei mesi, all’atto della presentazione della domanda,”;
d) all’articolo 9, comma 1, le parole “gli agricoltori di età compresa tra i 18 ed i 35 anni” sono sostituite dalle seguenti: “i giovani imprenditori agricoli”;
e) dopo l’articolo 12 è inserito il seguente: “Art.12-bis (Ampliamenti aziendali) 1. Gli incentivi di cui ai Capi I e II del presente Titolo I possono essere concessi anche per finanziare ampliamenti aziendali effettuati da società in possesso dei requisiti di cui agli articoli 5 e 7 da almeno due anni prima della presentazione della domanda, le quali siano economicamente e finanziariamente sane ed abbiano effettivamente avviato l’attività di impresa da almeno tre anni prima della predetta data. Nel caso in cui le società richiedenti abbiano già beneficiato di incentivi di cui al presente decreto, esse devono dare dimostrazione di aver completato l’originario programma di investimenti ammesso alle agevolazioni almeno tre anni prima della data di presentazione della domanda, e di essere in regola con il pagamento delle rate di mutuo.”;
f) all’articolo 17, comma 1, le parole “nei sei mesi antecedenti la” sono sostituite dalla seguente: “alla”;
g) all’articolo 23 dopo il comma 4 aggiungere il seguente: “4-bis. I limiti di investimento di cui agli articoli 6, 8, 10, 12, 18 e 20 del presente decreto legislativo possono essere modificati con delibera del CIPE.”.

Art. 9 (Dimensione europea per la piccola impresa e premio di concentrazione)
1. Alle imprese rientranti nella definizione comunitaria di piccole e medie imprese, di cui alla Raccomandazione della Commissione europea del 6 maggio 2003, che prendono parte a processi di concentrazione è attribuito, nel rispetto delle condizioni previste nel Regolamento CE n. 70/2001 della Commissione, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee L 10 del 13 gennaio 2001, un contributo nella forma di credito di imposta pari al 50 per cento delle spese sostenute per studi e consulenze, in caso di effettiva realizzazione dell’operazione, e secondo le condizioni che seguono:
a) il processo di concentrazione o aggregazione deve essere ultimato, avuto riguardo agli effetti civili, nel periodo compreso tra la data di entrata in vigore del presente decreto e i 24 mesi successivi;
b) l’impresa risultante dal processo di concentrazione, comunque operata, deve rientrare nella definizione di piccola e media impresa di cui alla Raccomandazione della Commissione europea del 6 maggio 2003;
c) tutte le imprese che partecipano al processo di concentrazione devono aver esercitato l’attività nell’anno precedente alla data in cui è ultimato il processo di concentrazione o aggregazione ed essere residenti in Stati membri dell’Unione Europea.

2. Il contributo di cui al comma 1 non compete se il processo di concentrazione interessa imprese tra le quali sussiste il rapporto di controllo di cui all’articolo 2359 del codice civile ovvero che sono direttamente o indirettamente controllate dalla stessa persona fisica, tenuto conto anche delle partecipazioni detenute dai familiari di cui all’articolo 5 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.

3. Per fruire del contributo, la impresa concentrataria inoltra, dalla data di ultimazione del processo di concentrazione, un’apposita istanza in via telematica al Centro operativo di Pescara dell’Agenzia delle entrate, che ne rilascia, in via telematica, certificazione della data di avvenuta presentazione. L’agenzia delle entrate esamina le istanze secondo l’ordine cronologico di presentazione, e comunica, in via telematica, entro 30 giorni dalla presentazione dell’istanza, il riconoscimento del contributo ovvero il diniego del contributo stesso per carenza dei presupposti desumibili dall’istanza ovvero per l’esaurimento dei fondi stanziati, pari a … milioni di euro per l’anno 2005, … milioni di euro per l’anno 2006 e … milioni di euro per l’anno 2007.

4. Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate, da emanarsi entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, è approvato il modello da utilizzare per la redazione dell’istanza e sono stabiliti i dati in esso contenuti nonché i termini di presentazione delle istanze medesime. Dell’avvenuto esaurimento dei fondi stanziati sarà data notizia con successivo provvedimento del Direttore della medesima Agenzia.

5. Per le modalità di presentazione telematica si applicano le disposizioni contenute nell'art. 3 del regolamento di cui al Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322.

6. Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241 successivamente alla comunicazione di avvenuto riconoscimento del contributo. Il credito d’imposta non è rimborsabile, non concorre alla formazione del valore della produzione netta di cui al decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, né dell’imponibile agli effetti delle imposte sui redditi e non rileva ai fini del rapporto di cui all’art. 96 del testo unico delle imposte sui redditi approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.

7. Resta ferma l’applicazione delle disposizioni antielusive di cui all’art. 37-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.

Art. 10 (Disposizioni in materia di agricoltura)
1. All'articolo 34 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, sono apportate le seguenti modifiche:

a) al comma 2, la lettera c) è sostituita dalla seguente: “c) le cooperative e loro consorzi di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228; le associazioni e loro unioni costituite e riconosciute ai sensi della legislazione vigente, che effettuano cessioni di beni prodotti prevalentemente dai soci, associati o partecipanti, nello stato originario o previa manipolazione o trasformazione, nonché gli enti che provvedono per legge, anche previa manipolazione o trasformazione, alla vendita collettiva per conto dei produttori soci.”
b) il comma 3 è soppresso;
c) al comma 4, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, sempre che il cedente, il donante o il conferente, sia soggetto al regime ordinario»;
d) il comma 10 è soppresso;
e) il comma 11 è sostituito dal seguente: “11. Le disposizioni del presente articolo non si applicano, salvo quella di cui al comma 7, ultimo periodo, ai soggetti di cui ai commi precedenti che optino per l'applicazione dell'imposta nei modi ordinari dandone comunicazione all'Ufficio secondo le modalità di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 novembre 1977, n. 442.”.

2. All'allegato I del testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative, di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, sono apportate le seguenti modificazioni:
f) le parole: «Birra: euro 1,59 per ettolitro e per grado-Plato» sono sostituite dalle seguenti: «Birra: euro 1,97 per ettolitro e per grado-Plato»;
g) le parole: «Prodotti alcolici intermedi: euro 56,15 per ettolitro» sono sostituite dalle seguenti: «Prodotti alcolici intermedi: euro 79 per ettolitro»;
h) le parole: «Alcole etilico: euro 730,87 per ettolitro anidro» sono sostituite dalle seguenti: «Alcole etilico: euro 900 per ettolitro anidro».

3. All’articolo 66, comma 1, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, dopo le parole: “contratti di filiera”, aggiungere le seguenti: “e di distretto”.

4. Con decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali, sentita la Conferenza per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sono definiti i criteri e le modalità per l’attivazione di contratti di distretto di cui al comma 3, prevedendo anche la possibilità di partecipazione attiva ai predetti contratti dei consorzi agrari di cui alla legge 28 ottobre 1999, n. 410.

5. In attuazione di quanto disposto dall’articolo 1, comma 512, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, il Fondo interbancario di garanzia di cui all’articolo 45 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, è soppresso.

6. All’articolo 17 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102, apportare le seguenti modificazioni:
a) nel comma 5 dopo le parole: “del presente articolo”, sono aggiunte le seguenti: “nonché quelle previste dall’articolo 1, comma 512, della legge 30 dicembre 2004, n. 311.”.
b) dopo il comma 5 è aggiunto in seguente: “5-bis. Le garanzie prestate ai sensi del presente articolo possono essere assistite dalla garanzia dello Stato secondo criteri, condizioni e modalità da stabilire con decreto di natura non regolamentare del Ministero dell’economia e delle finanze. Agli eventuali oneri derivanti dall’escussione della garanzia concessa ai sensi del comma 2, si provvede ai sensi dell’articolo 7, secondo comma, numero 2), della legge 5 agosto 1978, n. 468. La predetta garanzia è elencata nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze ai sensi dell’articolo 13 della citata legge n. 468 del 1978.”.

7. Il Fondo di cui all’articolo 1-bis del decreto legge 24 luglio 2003, n. 192, convertito con modificazioni dalla legge 24 settembre 2003, n. 268, è soppresso. Le disponibilità finanziarie accertate alla data di entrata in vigore della presente legge sul fondo per la meccanizzazione dell’agricoltura, di cui alla legge 27 ottobre 1966, n. 910, già destinate al fondo per il risparmio idrico ed energetico, sono versate all’entrata del bilancio dello Stato per essere successivamente trasferite all’ISMEA per le finalità di cui all’articolo 17, comma 5, del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102.

8. Le disposizioni del comma 1 si applicano a decorrere dal periodo di imposta immediatamente successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto.



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