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VII Commissione Senato - seduta dell'11 novemnre 2005 (indagine conoscitiva tutela e valorizzazione - audizione Associazione italiana editori AIE)
2004-11-11

ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI (7)

GIOVED 11 NOVEMBRE 2004
340 Seduta

Presidenza del Presidente
ASCIUTTI

Intervengono, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, per l'Associazione italiana editori (AIE), il direttore, dottor Ivan Cecchini, nonch il responsabile dell'Ufficio di Roma, dottor Fabio Del Giudice.

La seduta inizia alle ore 15,10.

PROCEDURE INFORMATIVE

Seguito dell'indagine conoscitiva sui nuovi modelli organizzativi per la tutela e la valorizzazione dei beni culturali: audizione di rappresentanti dell'Associazione italiana editori (AIE)


Riprende l'indagine conoscitiva, sospesa nella seduta del 15 maggio 2003.

Il presidente ASCIUTTI (FI), dopo aver ricordato l'oggetto dell'indagine conoscitiva, rivolge preliminarmente un saluto di benvenuto ai rappresentanti dell'Associazione italiana editori (AIE) e concede la parola al direttore, dottor Cecchini.

Il dottor CECCHINI sottolinea anzitutto che le problematiche relative al contributo dell'editoria libraria alla valorizzazione dei beni culturali sono centrali per l'AIE.
Egli rileva inoltre che l'analisi dell'attuale normativa, anche in materia di tariffe e di uso delle immagini d'arte, importante al fine di comprendere le ragioni per le quali l'Italia, che pur possiede tra il 60 ed il 75 per cento del patrimonio artistico mondiale, ricopre tuttavia una posizione del tutto marginale all'interno dei circuiti mondiali del rights management dei beni culturali ed artistici.
A titolo esemplificativo, ricorda che la vendita al dettaglio di merchandising artistico - dai cataloghi all'oggettistica - nel Canada e negli Stati Uniti generava qualche anno fa un fatturato di quasi 5 miliardi di dollari.
Sottolinea inoltre che la scarsa tiratura complessiva dei libri d'arte italiani, che si attesta attorno alle 6 milioni di copie, rispetto - ad esempio - al mercato francese, nel quale se ne sono vendute 9,5 milioni nel 2003, non possono essere spiegate esclusivamente con il disinteresse degli italiani per la cultura e la lettura in genere.
Analogamente, prosegue, anche la circostanza che nelle librerie italiane il libro d'arte ha una quota di mercato compresa tra il 4 e il 6 per cento, a differenza della Francia dove pari all'11 per cento, non motivabile solo con il fatto che gli italiani, oltre a essere scadenti lettori, sono ancor meno frequentatori e abituali visitatori delle librerie. N la differenza tra i 2.300 libri di argomento artistico prodotti in Italia e gli oltre 5.000 del Regno Unito pu dipendere solo dalla circostanza che l'editoria in lingua inglese ha un mercato potenzialmente pi ampio di quello in lingua italiana, come testimoniano gli oltre 3.000 titoli dell'editoria spagnola.
Va poi considerato che i 18 milioni di euro incassati dai 60 punti vendita presenti nei musei statali italiani rappresentano solo il 15 per cento delle vendite del Metropolitan Museum di New York e che gli editori italiani sono riusciti a vendere nel 2003 ai loro colleghi stranieri soltanto un numero pari a 476 diritti di edizione di libri d'arte e illustrati.
In proposito, osserva tuttavia che fa ben sperare la circostanza che tra il 2001 e il 2003 la vendita di diritti di edizione di libri d'arte cresciuta del 39 per cento, mentre meno rassicurante il fatto che il numero di diritti per opere d'arte vendute all'estero non tiene conto delle 300 acquistate dall'Italia.
Entrando nel merito delle ragioni che sottendono tale quadro, l'oratore sottolinea che esse dipendono non solo dalla scarsa propensione ai consumi culturali degli italiani e dalla scarsa abitudine del nostro sistema d'impresa a pensare il libro fin dalla progettazione editoriale in un'ottica internazionale, ma anche da una normativa che non ha, a suo avviso, favorito lo sviluppo di tale segmento di mercato.
In particolare si sofferma sul decreto-legge 14 novembre 1993, n. 433, cosiddetto "legge Ronchey", che rappresenta una normativa, a suo giudizio, epocale in quanto diretta a modernizzare il sistema dei beni culturali, migliorando e qualificando la ricettivit delle strutture, stimolando l'erogazione di nuovi servizi, modificando atteggiamenti e prassi che affliggevano i musei del nostro Paese. Tale normativa, prosegue, era altres volta a verificare la possibilit di procedere a forme di valorizzazione del bene culturale che regolassero l'anarchia vigente in tema di concessioni a titolo oneroso e ne favorissero la gestione, ponendosi come obiettivo quello di sfruttare maggiormente il patrimonio di diritti di riproduzione.
Affrontare oggi i problemi connessi alla gestione dei diritti di riproduzione delle opere che compongono il nostro patrimonio storico e artistico offre, a suo avviso, due opportunit strettamente intrecciate tra loro: da un lato, lo sviluppo per le imprese editoriali, per l'industria dei contenuti nel suo insieme e per le imprese che compongono la filiera di questo segmento; dall'altro, una maggior valorizzazione dei contenuti artistici di propriet pubblica, un migliore e pi efficiente sfruttamento dei diritti di riproduzione, a condizione tuttavia che si eviti, come fino ad oggi si fatto, di puntare esclusivamente a "fare cassa" nei tempi pi rapidi possibili.
Senza assolutamente voler porre in discussione i principi e le finalit fondamentali della legge Ronchey, egli afferma che la gestione economica complessiva maturata in questi anni di applicazione della legge - dai bookshop ai diritti di riproduzione - indica la necessit, a suo avviso non pi rinviabile, di operare interventi correttivi.
In particolare, egli rileva che le attuali tariffe non sono commisurate alla realt italiana dell'editoria d'arte e soprattutto alle sue opportunit di competere sul mercato internazionale. Giudica altres necessario intervenire sui criteri e sulle procedure amministrative per autorizzare la riproduzione delle opere, al fine di ridurre i costi di transazione dei diritti di riproduzione.
Si tratta, prosegue, di aspetti che hanno avuto l'effetto di creare complessi vincoli burocratici e ulteriori oneri economici nella transazione del diritto di pubblicazione, che aggravano ulteriormente i costi tariffari e, in ultima analisi, impediscono una pi incisiva valorizzazione del patrimonio artistico.
Nonostante l'intento di dare al Paese prassi e politiche diffuse da tempo nei musei del mondo occidentale, si finito per cedere alla tentazione di "fare cassa" nel pi breve tempo possibile, predisponendo nel contempo inestricabili meccanismi burocratico-amministrativi, capaci di generare costi crescenti per le imprese.
Le disposizioni normative adottate negli ultimi anni hanno infatti determinato - egli ribadisce - situazioni che, lungi dal favorire un compiuto sviluppo della produzione editoriale delle case editrici, oltre che una migliore e meno costosa transazione dei diritti (oggi permessa dalle nuove tecnologie informatiche), hanno invece finito per creare non poche difficolt agli editori e, pi in generale, alle aziende che operano nel settore dell'industria dei contenuti. Non solo, ma si anche mancato di perseguire uno degli obiettivi principali della legge: sfruttare maggiormente il patrimonio di diritti di propriet pubblica.
Al riguardo, d conto delle difficolt che deve affrontare una casa editrice che voglia riprodurre immagini d'arte, atteso che essa deve confrontarsi con quattro referenti: il Ministero per i beni e le attivit culturali e le sue strutture periferiche, per quanto concerne la riproduzione delle opere appartenenti allo Stato; gli enti pubblici non statali e, in particolare, gli enti territoriali, per i beni di rispettiva propriet; gli enti ecclesiastici, relativamente al patrimonio artistico appartenente alla Chiesa; infine, la Societ italiana autori ed editori (SIAE), per le opere comprese nel catalogo gestito dalla stessa.
Egli sottolinea altres che i rapporti con queste istituzioni presentano particolari aspetti di criticit che - a suo avviso - nei prossimi mesi dovranno essere affrontati nell'ambito del rinnovato quadro normativo, derivante dalla ridefinizione delle competenze in materia di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale avvenuta con la riforma del Titolo V della Costituzione e l'emanazione del Codice dei beni culturali.
Occorrer, in particolare, fare tesoro delle esperienze di altri Paesi europei che, con patrimoni storico-artistici ben inferiori, hanno anticipato le trasformazioni e le opportunit di effettiva valorizzazione del patrimonio costituito dai diritti, dotandosi di adeguate risorse umane, professionali e supporti gestionali.
L'oratore tiene peraltro a precisare che le difficolt dipendono fra l'altro dalla riluttanza delle imprese italiane ad accordarsi ed allearsi fra loro sulla base di una distinzione delle competenze, nonostante l'oramai imminente confronto con autentici colossi internazionali.
Passando indi a considerare i problemi concreti che deve affrontare quotidianamente un'impresa editoriale, egli si sofferma anzitutto sull'impianto normativo che disciplina la riproduzione dei beni culturali appartenenti allo Stato, dettata dalla "legge Ronchey", il cui contenuto stato ripreso dal Codice dei beni culturali. Quest'ultimo, prosegue, innova tuttavia la disciplina prevedendo che le tariffe e le modalit per la riproduzione dei beni culturali debbano essere fissate con apposito provvedimento delle diverse amministrazioni competenti: lo Stato, le regioni, le province, i comuni e gli eventuali altri enti pubblici.
In proposito, egli auspica che tali provvedimenti non contengano le farraginosit procedurali, i vincoli e le storture proprie del tariffario, attualmente in vigore, previsto dalla "legge Ronchey", i quali, oltre a penalizzare l'editoria d'arte e quella turistico-culturale, non hanno certo favorito un processo di valorizzazione dei diritti che compongono il patrimonio pubblico delle immagini d'arte.
Ci, a suo avviso, per due ragioni di fondo: la scarsa chiarezza nelle definizioni, nonch regimi tariffari che puntano a priorit di carattere finanziario a breve termine, anzich allo sviluppo di un mercato dei diritti delle immagini d'arte.
Per quanto riguarda il primo aspetto, l'oratore sottolinea che la competenza al rilascio delle autorizzazioni necessarie alle riproduzioni delle opere non sempre identificabile con chiarezza, frazionata fra diversi istituti culturali e diverse sovrintendenze, le quali forniscono spesso interpretazioni discrepanti della normativa. In proposito, rileva che ci si riferisce in modo generico alla "riproduzione di un bene culturale", mentre sarebbe - a suo avviso - fondamentale distinguere la "riproduzione" finalizzata a usi culturali, da quella destinata al merchandising artistico, o per usi di tipo commerciale, che necessiterebbe di canoni e corrispettivi diversificati.
Quanto ai regimi tariffari, egli d conto dell'onerosit delle tariffe per il noleggio di fotocolor, che determinano un costo fisso eccessivamente alto per tirature medie che non superano le 2.000 copie. Per di pi, prosegue, nella evenienza di riutilizzo di una immagine in una nuova pubblicazione, va altres messa in conto una royalty del 12 per cento sull'introito lordo, in aggiunta al pagamento dei diritti di riproduzione per la nuova pubblicazione. Inoltre, nel caso di richiesta dei diritti mondiali (obbligatoria qualora si voglia pubblicare anche solo in una seconda lingua), la triplicazione della tariffa di noleggio raggiunge livelli, a suo avviso insostenibili, che non trovano riscontro in nessun'altra editoria del mondo.
A questi costi, egli osserva, andrebbero poi aggiunti quelli di negoziazione dei diritti, che sono determinati, fra l'altro, dai tempi necessari per individuare gli aventi diritto, nonch espletare le procedure e gli obblighi burocratici.
Egli sottolinea inoltre che la riorganizzazione delle competenze in materia di tutela e valorizzazione dei beni culturali e l'emanazione del Codice dei beni culturali hanno assegnato agli enti territoriali un importante ruolo rispetto alla fruizione dei beni culturali, istituzionalizzando - almeno nell'ambito della gestione delle concessioni di riproduzione - una prassi gi diffusa nei rapporti con gli editori.
Secondo tale prassi, peraltro variabile da ente a ente, per la richiesta e l'ottenimento di materiale fotografico e delle autorizzazioni alla riproduzione delle opere, le istituzioni museali che fanno capo a tali enti pubblici adottano procedure simili a quelle previste per i musei statali, bench pi snelle rispetto a queste ultime.
In proposito, rileva tuttavia che mentre in passato le tariffe erano spesso pi contenute rispetto a quelle fissate dal cosiddetto "tariffario Ronchey", oggi si assiste a un loro sostanziale allineamento. Esprime pertanto l'auspicio che i provvedimenti che le amministrazioni pubbliche locali dovranno adottare in applicazione del Codice siano privi delle anacronistiche farraginosit e incongruenze del citato tariffario e vadano a definire procedure e tariffe di concessione uniformi su tutto il territorio nazionale, al fine di allontanare il rischio di un aumento dei costi di negoziazione dei diritti.
Il Codice sembra, a suo giudizio, offrire i principi e gli strumenti per raggiungere tale risultato, come testimonia la disciplina recata all'articolo 7, comma 2, nonch all'articolo 102, comma 4.
Passando poi a considerare gli ostacoli di carattere burocratico per un editore che si trova a lavorare con enti ecclesiastici, egli sottolinea anzitutto la disomogeneit delle procedure e delle formalit: in alcuni casi il parroco a concedere l'autorizzazione, mentre in altri la diocesi; in alcune situazioni non viene richiesto alcun tipo di pagamento, mentre in altre si prevedono costi estremamente onerosi; in alcune realt, come ad esempio, nel caso di Roma, molti edifici religiosi infine fanno capo a diverse istituzioni sia ecclesiastiche che statali, ciascuna a sua volta con procedure, formalit, obblighi e costi differenti.
Tutto ci comporta considerevoli costi addizionali, inclusi quelli di transazione, con conseguente incidenza sul prezzo di copertina del volume o di vendita dei diritti all'estero.
Quanto ai problemi che gli editori incontrano nei rapporti con la SIAE per la riproduzione dell'arte figurativa contemporanea, oltre ai tempi di rilascio delle autorizzazioni che, a volte, raggiungono i 60-90 giorni, il dottor Cecchini sottolinea anzitutto che nel caso di coedizioni necessario che la tariffa corrisposta per le riproduzioni contenute nell'edizione italiana sia ripagata per intero anche per quelle contenute nell'edizione in lingua straniera.
Inoltre, rileva che le tariffe della SIAE negli ultimi dieci anni sono aumentate di oltre il 200 per cento e che si registrato, in particolare, un sensibile aumento delle tariffe per l'acquisizione dei diritti mondiali. Anche in questo caso, occorrerebbe, a suo avviso, cercare di raccordare al meglio il livello delle tariffe alle singole realt editoriali, eventualmente cercando di commisurarle al venduto.
Nel dar conto di alcune proposte dell'AIE in merito a linee di politica di sviluppo, egli sottolinea anzitutto la necessit di avviare un tavolo di lavoro comune che porti ad avere, per tutti coloro che hanno necessit di utilizzare delle immagini d'arte, un unico sportello di riferimento, sulla base dei modelli stranieri, per l'acquisizione di file digitali ad alta definizione delle immagini.
Al riguardo, osserva che la task force ministeriale sull'e-Content, recentemente costituita, potrebbe essere una delle sedi di raccordo per affrontare il problema in modo organico, programmando una serie di interventi e modificando l'indirizzo politico in modo tale da stimolare la produzione di contenuti.
Sul piano normativo, ritiene che si debba procedere a rendere il pi possibile omogenee tra loro le regole e le prassi di concessione delle licenze di riproduzione delle opere appartenenti al patrimonio culturale di propriet pubblica. Tale revisione dovrebbe inoltre, a suo avviso, tener conto - in linea con le indicazioni dell'Unione Europea - delle esigenze dell'industria culturale e, al contempo, stimolare l'utilizzo del patrimonio culturale italiano come base su cui fondare lo sviluppo della produzione di contenuti, anche attraverso formati innovativi.
Quanto al piano tariffario, sarebbe a suo avviso importante giungere a definire tariffe congruenti con l'attuale realt del mercato dell'editoria d'arte, le sue opportunit di sviluppo in chiave internazionale, sia nel segmento dell'editoria d'arte in senso proprio, sia in quello di prodotti editoriali e servizi rivolti al turismo culturale.
Allo stesso tempo, giudica altres possibile iniziare sin d'ora a pensare all'utilizzazione delle nuove tecnologie per facilitare l'accesso alle procedure per la gestione dell'acquisto dei diritti su tali opere, con l'obiettivo di ridurre i costi di transazione.
Pur nel rispetto delle autonomie locali, nella gestione dei patrimoni di loro competenza, si potrebbe poi, prosegue, stimolare la creazione di sistemi di gestione delle licenze basati sulle tecnologie che procurino vantaggi sia agli editori sia agli enti pubblici titolari dei diritti, atteso che la riduzione dei costi di transazione rappresenta un beneficio per entrambe le parti.

Seguono indi richieste di chiarimento da parte dei senatori.

Il senatore TESSITORE (DS-U) chiede conferma sui dati forniti in merito al numero medio di libri d'arte pubblicati annualmente in Italia, rispetto agli altri mercati d'arte con caratteristiche analoghe.

Il senatore D'ANDREA (Mar-DL-U) esprime apprezzamento per l'intervento del dottor Cecchini, dal quale emergono con chiarezza i problemi specifici dell'editoria d'arte e dell'editoria che fa ricorso alla riproduzione di beni d'arte.
Con riferimento alla disciplina recata dalla cosiddetta "legge Ronchey", egli sottolinea che essa, pur avendo introdotto importanti novit, dovrebbe essere aggiornata. In proposito, auspica iniziative specifiche da parte del Ministero, dirette a dare soluzione ai problemi richiamati dallo stesso dottor Cecchini.
Ricorda altres le principali conclusioni a cui sono giunti gli Stati generali dell'editoria, riuniti lo scorso mese di settembre, con particolare riferimento alla delusione che il mondo editoriale avrebbe espresso in merito alla scarsa considerazione nei confronti della centralit del libro da parte delle politiche nazionali. Al riguardo, giudicherebbe senz'altro importante, ai fini dell'indagine conoscitiva in corso, poter acquisire dall'AIE la documentazione completa relativa a tale evento, nel quale si sono discusse importanti tematiche, fra cui la stampa e la circolazione dei libri, la promozione della lettura e i benefici fiscali, che potrebbe rappresentare un utile supporto per un'iniziativa normativa di riordino del settore.
Conclusivamente, il senatore sottolinea che i problemi accennati, quali l'inadeguatezza delle norme per le procedure autorizzative, nonch le difficolt organizzative, rappresentano questioni senz'altro importanti e che dovrebbero essere affrontate anche a prescindere dall'effettiva disponibilit di risorse finanziarie.

Il PRESIDENTE giudica a sua volta importante poter disporre della documentazione conclusiva degli Stati generali dell'editoria.

Risponde alle richieste di chiarimento il dottor CECCHINI, il quale conferma al senatore Tessitore che il numero complessivo dei libri di argomento artistico italiani pari a circa 2.300, mentre in Gran Bretagna ed in Spagna esso pari, rispettivamente, a 5.000 e 3.000.
Dopo aver ringraziato la Commissione per l'impegno che vorr profondere a favore del libro e della diffusione della cultura, conclude fornendo assicurazione che provveder a trasmettere alla Commissione la documentazione relativa agli Stati generali dell'editoria.

Il PRESIDENTE ringrazia i rappresentanti dell'AIE per il proficuo contributo offerto e dichiara conclusa l'audizione. Rinvia indi il seguito dell'indagine conoscitiva.

La seduta termina alle ore 16.





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