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VII Commissione Senato - seduta del 1 luglio 2004 (Interventi in materia di beni e attivita' culturali e di sport)
2004-07-01

(2980) ASCIUTTI ed altri. - Interventi in materia di beni e attivita' culturali e di sport
(Seguito dell'esame e rinvio)

Riprende l'esame sospeso nella seduta di ieri.

Nel dibattito interviene il senatore MONTICONE (Mar-DL-U) il quale, premesso un generale apprezzamento per le finalit del disegno di legge, svolge talune considerazioni critiche ed avanza alcune richieste di chiarimento.
Nell'associarsi alla richiesta di un approfondimento sul Piano pluriennale per l'archeologia, in ordine al quale auspica il coinvolgimento parlamentare, e sulla Biblioteca digitale italiana, esprime infatti perplessit sulla formulazione del comma 4 dell'articolo 1, a norma del quale il Castello carrarese di Padova "dato in consegna" al Ministero per i beni e le attivit culturali.
Chiede poi chiarimenti in ordine al rapporto tra gli interventi previsti dal disegno di legge e la societ ARCUS S.p.A., sulla quale egli ebbe a suo tempo modo di manifestare la sua scarsa convinzione.
Con riferimento ai commi 6 e 7 dell'articolo 1, rispettivamente istitutivi della Fondazione Giorgio Gaber e della Fondazione Lucio Colletti, egli rileva che l'assegnazione a ciascuna di dette istituzioni di 50.000 euro per l'anno 2004 risulta piuttosto modesta, bench si tratti di fondazioni di settore. Anche alla luce della prevista partecipazione di altri soggetti pubblici e privati che ne condividano le finalit, sollecita dunque una visione pi ampia del rapporto con il finanziamento privato.
Passando all'articolo 2, esprime anzitutto soddisfazione per le norme in materia di ordinamento sportivo.
Con riguardo al comma 3 rileva invece che le procedure ivi previste per la istituzione della commissione incaricata di elaborare una proposta di riassetto del diritto d'autore appaiono insufficienti, atteso che la questione non investe solo aspetti tecnologici, bens anche e soprattutto giuridici. Auspica pertanto un coinvolgimento pi ampio, idoneo ad affrontare i rilevanti profili giuridici.
Ritiene peraltro che, attraverso una proficua attivit emendativa, il provvedimento possa giungere sollecitamente ad una conclusione positiva.

Concluso il dibattito, agli intervenuti replica il presidente ASCIUTTI (FI), il quale esprime anzitutto soddisfazione per il generale consenso suscitato dal disegno di legge in esame che, come stato correttamente rilevato in discussione generale, volto da un lato ad autorizzare la spesa degli accantonamenti disposti in occasione dell'ultima legge finanziaria e, dall'altro, ad onorare alcuni impegni assunti dalla maggioranza all'atto della conversione del decreto-legge n. 72, recante norme in materia di pirateria informatica, beni e attivit culturali e ordinamento sportivo.
Risponde poi puntualmente alle questioni specifiche sollevate nel dibattito.
Sulla mancata indicazione della composizione della commissione interministeriale incaricata di elaborare una proposta di riordino della normativa sul diritto d'autore, osserva che si tratta di una scelta precisa, volta a non appesantire il provvedimento legislativo con l'indicazione puntuale dei componenti. Ritiene peraltro indispensabile evitare un numero pletorico di rappresentanti, affinch il suo lavoro possa risultare pi agevole ed efficace. Si associa tuttavia alla sollecitazione, avanzata in particolare dal senatore Cortiana, di prevedere un ampio giro di consultazioni nel quale siano coinvolti tutti gli operatori interessati. Analogamente, si associa all'invito da pi parti avanzato a coordinare i lavori della suddetta commissione con quelli della commissione gi in essere presso il Ministero per i beni e le attivit culturali.
La senatrice Acciarini e il senatore Modica hanno poi criticato la scelta di deregolamentare la definizione dei criteri di erogazione dei contributi in favore delle attivit musicali e di danza. Al riguardo, ricorda che il richiamo al decreto-legge n. 24 del 2003 non affatto improprio, come adombrato dal senatore Modica. Fu proprio tale decreto-legge a sancire infatti detta deregolamentazione, stabilendo in maniera chiara ed univoca che in materia di criteri e modalit di erogazione di contributi al settore dello spettacolo si procede con semplici decreti ministeriali e non pi con regolamenti. Ci, al fine di superare le discussioni interpretative con il Consiglio di Stato, che avevano fino allora bloccato l'emanazione degli atti di normazione secondaria in materia. Alla luce del nuovo Titolo V della Costituzione, nei settori di legislazione concorrente come lo spettacolo, il Governo non ha infatti pi la possibilit di intervenire a livello regolamentare. N tuttavia immaginabile che i criteri e le modalit di erogazione dei contributi siano definiti a livello regionale, con possibili differenze macroscopiche fra una regione e l'altra. Occorre quindi un atto a livello centrale che, secondo il nuovo assetto ordinamentale, non pu che essere un decreto ministeriale. Quanto alla asserita incoerenza rispetto alla legge n. 400 del 1988, ricorda che tale legge si inseriva in un contesto ormai in parte superato e che correttamente il legislatore ha utilizzato un atto legislativo avente la medesima forza di legge del precedente (appunto il predetto decreto-legge n. 24 del 2003) per adeguare il sistema al mutato assetto costituzionale.
Il decreto-legge n. 24 conteneva tuttavia un'incongruenza: permetteva cio che i decreti ministeriali con cui fossero stati adottati i nuovi criteri di assegnazione dei contributi in materia di musica e danza abrogassero gli atti normativi precedentemente vigenti in materia, che erano tuttavia decreti del Presidente della Repubblica e quindi posti su un gradino superiore nella gerarchia delle fonti. Questo il motivo per cui il comma 9 del disegno di legge in esame sancisce a livello legislativo l'abrogazione degli atti precedenti, operando cos al giusto livello nella gerarchia delle fonti. E' pertanto chiaro che con tale disposizione non si conferisce al Governo una facolt aggiuntiva rispetto a quelle gi disposte con precedenti atti legislativi, ma si compie soltanto un'operazione di "pulizia normativa".
La senatrice Acciarini ha altres lamentato l'incremento fino a dieci unit dei consulenti del Dipartimento dello spettacolo, stabilito al comma 9 dell'articolo 2.
Al riguardo, il Presidente precisa che tale incremento avverr nell'ambito delle risorse gi previste, senza alcun aggravio di spesa. L'intento infatti quello di consentire l'apporto di pi persone ai medesimi progetti, usufruendo di molteplici professionalit, anche alla luce delle accresciute competenze del Dipartimento.
Quanto alla scelta, rilevata dal senatore Modica, di non seguire quest'anno la strada intrapresa l'anno scorso per la definizione degli interventi da finanziare attraverso gli accantonamenti disposti dalla legge finanziaria, ricorda che in realt anche l'anno scorso l'analogo provvedimento predisposto in Senato per autorizzare la spesa degli accantonamenti disposti dalla finanziaria 2003 (atto Senato n. 2213) era stato redatto - come quest'anno - con l'indicazione dell'autorizzazione globale di spesa, rimettendo il riparto ad un decreto del Ministro per i beni culturali. In tal modo, si seguiva peraltro una prassi gi sperimentata con successo nella passata legislatura, che evitava in Parlamento il confronto puntuale sulle singole voci di spesa. L'anno scorso, l'elenco degli interventi fu tuttavia introdotto nel corso dell'esame del disegno di legge n. 2213 presso la Camera dei deputati, che trasmise al Senato il provvedimento cos modificato per l'approvazione definitiva. Al riguardo, il Presidente rammenta che tale scelta non fu affatto apprezzata dal Senato, tanto pi che essa correva il rischio di incorrere nella sanzione di incostituzionalit come accadde ad analogo riparto di spese disposto a livello legislativo, in materia di infrastrutture.
Quest'anno, il Senato ha pertanto optato per confermare la scelta gi operata sia l'anno scorso che nella passata legislatura, al fine di mantenere alla decisione parlamentare solo le indicazioni di carattere generale, rimettendo la definizione di dettaglio all'Esecutivo, nel rispetto del nostro assetto ordinamentale. Il Presidente formula peraltro l'auspicio che quest'anno la Camera dei deputati non voglia ripetere la scelta dell'anno scorso, confermando l'attuale impianto del provvedimento.
I senatori Modica e Monticone hanno poi chiesto chiarimenti in ordine al Piano pluriennale per l'archeologia e alla Biblioteca digitale italiana.
Quanto al Piano pluriennale per l'archeologia, si tratta del rinnovo di uno strumento assai importante, istituito per la prima volta nel 2001 per il triennio 2000-2002. Allora, la dotazione finanziaria fu assai pi consistente, pari a 50 miliardi delle vecchie lire. Il Piano fu adottato con decreto del Ministro in data 23 marzo 2001, previo parere favorevole delle Commissioni parlamentari, a testimonianza del pieno coinvolgimento del Parlamento.
L'obiettivo del Piano quello di razionalizzare gli interventi nel settore, attraverso la loro puntuale individuazione e definizione, in modo da agevolare sia le attivit esecutive, sia le necessarie attivit di monitoraggio sullo stato dei lavori. Il Piano infatti predisposto sulla base delle proposte delle soprintendenze archeologiche interessate ed approvato dal competente Direttore generale.
I ritrovamenti effettuati nel corso dellattuazione del primo Piano e gli sviluppi possibili di tali indagini e interventi di conservazione e valorizzazione richiedono un ulteriore impegno finanziario e tecnico.
Il patrimonio archeologico presenta infatti almeno tre grandi peculiarit.
La prima rappresentata dalla vastit delle zone da tutelare. Pertanto, rappresentano fattori di criticit, pi che gli interventi sui monumenti, i problemi di protezione (dalle recinzioni alle coperture provvisorie) e di manutenzione (diserbo e piccole manutenzioni) la cui incidenza, in termini di assorbimento delle risorse finanziarie, diventa a volte assolutamente predominante.
La seconda caratteristica costituita dalla particolare diffusione territoriale del patrimonio archeologico, che comprende tutte le tracce lasciate dalle civilt antiche e ne definisce una dimensione territoriale che si rinviene sia nelle numerosissime aree archeologiche che caratterizzano il paesaggio italiano, sia nella diffusa presenza di singoli manufatti. Da ci consegue la necessit per lAmministrazione di prevedere un numero consistente di interventi diffusi, anche se di ridotto impegno finanziario, che assorbono la stragrande maggioranza delle risorse assegnate agli uffici periferici presenti nelle regioni pi vaste.
La terza peculiarit data dalla connotazione territoriale del patrimonio archeologico, particolarmente sensibile alle trasformazioni che investono il territorio (ad esempio, la realizzazione di grandi infrastrutture), con la necessit per lAmministrazione preposta alla tutela di individuare le aree in cui pi alta la probabilit di grandi trasformazioni e conseguentemente di destinare ad esse adeguate risorse.
Risulta pertanto indispensabile finanziare un nuovo Piano pluriennale con il quale portare fra l'altro a termine alcuni interventi previsti nel primo Piano e non ancora completati per insufficienza di fondi, fra cui il Parco archeologico di Locri e quello di Palestrina.
Quanto al Progetto della Biblioteca Digitale Italiana (BDI), il Presidente ricorda che esso nasce dalla realizzazione di uno Studio di fattibilit commissionato dalla Direzione generale per i beni librari e gli istituti culturali del Ministero alla fine del 1999 in seguito allo svolgimento di una gara europea.
La presentazione dello Studio di fattibilit alla III Conferenza Nazionale delle Biblioteche, tenutasi a Padova nel febbraio del 2001, diede ufficialmente il via al Progetto.
Il documento conclusivo della Conferenza individuava nella cooperazione tra biblioteche, archivi e musei il fattore indispensabile per avviare un progetto di biblioteca digitale e definiva le tappe successive in termini organizzativi e progettuali.
Dalla III Conferenza Nazionale delle Biblioteche emergeva inoltre lauspicio che fosse individuato un Gruppo di esperti per definire le linee guida della Biblioteca Digitale Italiana. Venne cos costituito, con decreto ministeriale del 30 aprile 2001, il Comitato Guida della BDI, presieduto dal professor Tullio Gregory e composto da rappresentanti della realt bibliotecaria statale e regionale, dei musei, delluniversit e della ricerca.

Il Comitato Guida si propone, come gi avviene in numerosi paesi europei ed extraeuropei, di individuare linee guida e standard necessari al coordinamento dei progetti di digitalizzazione. Tali linee di indirizzo sono necessarie agli enti che stanno gi programmando, eseguendo o gestendo progetti di digitalizzazione e funzionali alla creazione di un sistema di servizi informativi e di valorizzazione del patrimonio culturale in Italia.

A tale scopo sono stati costituiti gruppi di lavoro per individuare gli standard e le procedure operative utili all'elaborazione dei progetti e delle iniziative relative ai materiali oggetto dei singoli programmi di digitalizzazione.

L'obiettivo quello di costituire validi strumenti per supportare le numerose campagne di digitalizzazione e garantire l'omogeneit descrittiva al fine di promuovere la comunicazione e la fruizione del patrimonio culturale e scientifico attraverso la rete Internet.
Il budget disponibile per il triennio 2002-2004 per le attivit di digitalizzazione di 5 milioni di euro. Tali stanziamenti hanno consentito alla Direzione generale di avviare alcuni programmi autonomi riguardanti le biblioteche pubbliche statali e di cofinanziare alcune iniziative di grande rilievo culturale promosse dagli Istituti culturali, dalle regioni, dagli enti locali e dalle universit.
Tra i progetti cofinanziati su indicazione del Comitato Guida, il Presidente ricorda il progetto Galileoteca: archivi digitali integrati di risorse galileiane dellIstituto e museo di storia della scienza di Firenze; il progetto Biblioteca Italiana del Dipartimento di italianistica dellUniversit degli studi "La Sapienza" di Roma; il progetto della Societ internazionale per lo studio del medioevo latino; la digitalizzazione di fondi importanti riguardanti la cultura musicale italiana; la digitalizzazione di periodici storici preunitari posseduti dalla regione Piemonte.
Tra i progetti direttamente finanziati dalla Direzione generale ricorda la digitalizzazione dei cataloghi storici delle biblioteche italiane; la digitalizzazione di circa 60.000 pagine di documenti musicali manoscritti e a stampa; la digitalizzazione di circa 500.000 pagine di pubblicazioni periodiche di particolare valore storico e culturale riguardanti alcune importanti testate preunitarie.
Conferma infine al senatore Monticone che la formulazione di cui al comma 4 dell'articolo 1 risulta conforme all'ordinamento vigente. Il Castello carrarese, di propriet del Demanio, infatti allo stato in consegna al Ministero della giustizia, mentre il provvedimento ne propone la diversa consegna al Ministero per i beni e le attivit culturali.

La senatrice ACCIARINI (DS-U) ringrazia il Presidente per l'analitica replica, che necessita peraltro a suo giudizio di un approfondimento. Soprattutto in considerazione dell'indisponibilit a prendere in considerazione le perplessit manifestate in ordine alla deregolamentazione in materia di attivit musicali e di danza, ella dichiara indi di non poter consentire allo stato alla richiesta di trasferimento del provvedimento alla sede deliberante, riservandosi una pausa di riflessione.

Si associa la senatrice SOLIANI (Mar-DL-U), la quale chiede inoltre di posticipare il termine per la presentazione degli emendamenti.

Il PRESIDENTE nega che vi sia chiusura rispetto alla presentazione di eventuali emendamenti. Ritiene tuttavia preferibile mantenere il termine gi fissato per domani, venerd 2 luglio, alle ore 18. Cos resta quindi stabilito.

Il seguito dell'esame quindi rinviato.



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