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VII Commissione della Camera - seduta del 17 giugno 2003 (Interventi per i beni e le attivit culturali, lo sport, l'universit e la ricerca, nonch in materia socio-sanitaria)
2003-06-17

Interventi per i beni e le attivit culturali, lo sport, l'universit e la ricerca, nonch in materia socio-sanitaria.

C. 3992, approvata dal Senato, e C. 3676 Rotundo.

(Seguito dell'esame e rinvio).



La Commissione prosegue l'esame, rinviato, da ultimo, nella seduta dell'11 giugno 2003.



Franca CHIAROMONTE (DS-U) esprime, preliminarmente, il proprio imbarazzo rispetto ad una proposta di legge che avrebbe dovuto consentire l'utilizzazione delle risorse finanziarie (assai scarse, anche considerando la grave situazione in cui versano gli archivi e le biblioteche italiane) previste dall'ultima legge finanziaria. Precisa di aver utilizzato le parole avrebbe dovuto poich le finalizzazioni in questione sono in realt scomparse, a seguito dell'azione del Governo in carica, che continua ad emanare provvedimenti come quello sul Fondo unico per lo spettacolo.

Esprime le proprie perplessit e la propria contrariet al provvedimento in titolo, che conferma l'assenza totale di una strategia di gestione dei fondi pubblici da parte del Governo.
Richiama quindi, tra i principali elementi di contrariet al provvedimento, la sostituzione della Societ italiana per i beni culturali (SIBEC SpA), prevista dalla cosiddetta legge Veltroni, con la societ per azioni denominata Societ per lo sviluppo dell'arte, della cultura e dello spettacolo (ARCUS SpA) alla quale, a differenza della precedente struttura, stata attribuita anche la funzione di intervenire per la tutela dei beni culturali, che in realt rientra tre le prerogative costituzionali dello Stato.

Richiama quindi i contenuti, estremamente confusionari, del comma 4 dell'articolo 3 della proposta di legge in titolo, nel quale si prevede che la societ ARCUS SpA possa contrarre mutui, dei quali non si chiarisce la reale consistenza.

Ribadisce la nettissima contrariet del suo gruppo sulla proposta di legge in titolo non solo per la necessit di prevedere interventi pi adeguati per ridurre il danno provocato in questo settore dal Governo in carica, ma anche per il carattere confusionario e localistico del provvedimento.

Nel cogliere l'occasione per affrontare la questione della riforma del Ministero dei beni e delle attivit culturali, chiede formalmente al presidente Adornato di prevedere l'avvio di un'indagine conoscitiva sulla autonomia di gestione della struttura di Pompei e sulla gestione speciale dei beni culturali. In conclusione, sottolinea l'esigenza che, prima dell'inizio dell'esame delle proposte del Governo sulla suddetta questione, venga svolta l'indagine conoscitiva test richiesta.



Carlo CARLI (DS-U) esprime preliminarmente il proprio rammarico per l'utilizzo inadeguato e centralistico degli esigui finanziamenti previsti nella legge finanziaria per tale settore.
Dopo aver ricordato che i provvedimenti in materia varati dal centro-sinistra prevedevano chiare coperture finanziarie, al contrario della proposta di legge in esame, sottolinea che con quest'ultima non vengono coinvolte le regioni; tutto ci evidenzia, a suo avviso, il carattere fortemente centralista del provvedimento, sia riguardo ai criteri di erogazione dei fondi previsti, sia per i contenuti dell'articolo 3, che disciplina le funzioni della societ ARCUS SpA. Sottolinea quindi le differenti caratteristiche della SIBEC SpA, prevista dalla cosiddetta legge Veltroni, riguardo alla costruzione del capitale ed alla possibilit di effettuare interventi, rispetto alla Societ per lo sviluppo dell'arte, della cultura e dello spettacolo.

Nel lamentare l'assenza del rappresentante del Governo ai lavori della Commissione su questa importante tematica, rileva che nella proposta di legge C. 3992, approvata dal Senato, viene previsto il trasferimento alla Societ ARCUS SpA della competenza in materia di tutela dei beni culturali. A tale riguardo, sottolinea il fatto che la formulazione poco chiara dell'articolo 3 dar adito, a suo avviso, a differenti interpretazioni; esprime quindi la propria preoccupazione per l'affidamento a quella societ delle competenze in materia di tutela dei beni culturali, che dovrebbero invece rimanere nelle mani dello Stato.

Riguardo alla utilizzazione da parte dell'ARCUS SpA di quel 3 per cento (previsto dal comma 4 dell'articolo 60 dell'ultima legge finanziaria) degli stanziamenti per le infrastrutture alla spesa per la tutela e per gli interventi a favore dei beni e delle attivit culturali, sottolinea l'inefficacia di tale previsione normativa che non tiene conto delle competenze regionali in materia e degli stessi criteri previsti per l'utilizzazione di quel 3 per cento.

Per quanto riguarda il consiglio di amministrazione della suddetta societ, sottolinea l'impronta esclusivamente governativa e centralistica prevista dal provvedimento, che esclude i rappresentanti delle regioni dal suddetto organismo.

Rispetto ai rilevanti sospetti di incostituzionalit dell'articolo 3 del provvedimento, chiede di conoscere la valutazione del Governo.

Pur apprezzando il fatto che al Senato sia stato approvato un ordine del giorno con il quale si impegna il Governo ad inserire, tra gli interventi da finanziare, l'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia, ribadisce, tuttavia, le proprie perplessit sui contenuti del provvedimento in esame, che solleva taluni dubbi di incostituzionalit.



Walter TOCCI (DS-U), soffermandosi sulla qualit dei lavori della VII Commissione nel corso della XIV legislatura, rileva il fatto che la facolt legislativa sia stata delegata interamente al Governo e che la Commissione si sia limitata ad esprimere pareri e a discutere su questioni marginali. Rispetto a tale modo di procedere, invita il presidente Adornato a svolgere una riflessione.

Entrando nel merito del provvedimento in titolo, rileva la contraddittoriet delle disposizioni normative in esso contenute e la mancata valutazione della esistenza di una legislazione concorrente in materia: ritiene che quest'ultima non possa essere affrontata soltanto attraverso la consultazione della Conferenza Stato-regioni. Ritiene quindi opportuno chiarire quando e se un provvedimento rientri o meno nell'ambito di una legislazione concorrente. A tale riguardo, si chiede se la tutela dei beni culturali possa essere trasferita ad una societ per azioni: vista la portata di tale questione, sottolinea la necessit che su di essa si svolga un'adeguata riflessione parlamentare.

Sottolinea inoltre l'inadeguatezza del provvedimento in esame, che non risponde neppure a criteri di buon senso nella gestione della spesa pubblica. Richiama quindi la normativa sui piccoli comuni che venne approvata in Assemblea e che prevedeva una procedura garantista e trasparente.



Giovanna GRIGNAFFINI (DS-U) dichiara di condividere le considerazioni critiche svolte dai deputati intervenuti sul provvedimento in esame, che pone la VII Commissione di fronte ad una frantumazione degli interventi e delle risorse per i beni culturali. Esprime quindi la convinzione che la capacit di radicamento territoriale ed il perseguimento di un saggio principio di distribuzione dovrebbero essere legati ad una seria programmazione degli interventi, che dovrebbe essere riportata nella legge finanziaria.

Riguardo al tema dell'espropriazione del Parlamento, sottolinea che il Governo continua a cancellare le finalizzazioni degli interventi previsti dalla legge finanziaria, avocando a s il diritto di scegliere il modo in cui utilizzare i finanziamenti previsti. Rileva quindi che il provvedimento in titolo rappresenta l'ennesimo atto di arroganza e di arbitrio del Governo.

Entrando nel merito del provvedimento, osserva che la trasformazione della SIBEC SpA non rappresenta soltanto un atto di carattere normativo e tecnico, ma anche e soprattutto una modifica sostanziale del modo di percepire la funzione di tutela dei beni culturali, attraverso la definizione di nuove forme istituzionali di esercizio della gestione degli stessi beni culturali.



Ferdinando ADORNATO, presidente, rispondendo ai deputati che hanno sollevato la questione dell'andamento dei lavori della VII Commissione, sottolinea il fatto che, nel caso di specie, il frazionamento degli interventi contenuto in un provvedimento di iniziativa parlamentare.


Nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame alla seduta di domani.

http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/bollet/frsmcdin.asp?percboll=/_dati/leg14/lavori/bollet/2003


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