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Proposta di legge: Acquisizione al demanio dello Stato della collezione Torlonia
2002-02-22

CAMERA DEI DEPUTATI

N. 2407

PROPOSTA DI LEGGE



d'iniziativa dei deputati



TITTI DE SIMONE, AMICI, ANGIONI, ANNUNZIATA, EMERENZIO
BARBIERI, BATTAGLIA, BELLINI, BENVENUTO, BIELLI, BUFFO,
BULGARELLI, BUONTEMPO, CARBONELLA, CENTO, CHIAROMONTE, CIMA,
CUSUMANO, ALBERTA DE SIMONE, DEIANA, DI SERIO D'ANTONA,
FRIGATO, GIACCO, GIULIETTI, GRANDI, GRIGNAFFINI, LETTIERI,
MASCIA, NESI, PANATTONI, PERROTTA, PISAPIA, PISTONE,
ROSSIELLO, RUGGHIA, SANZA, SINISCALCHI, TIDEI, TOCCI, TRUPIA,
VALPIANA, VENDOLA, ZANELLA, ZANOTTI





Acquisizione al demanio dello Stato della collezione Torlonia
e realizzazione dell'area archeologica e monumentale del Circo
Massimo




Presentata il 22 febbraio 2002



Rlazione

Onorevoli Colleghe e Colleghi! - Esisteva a Roma, fondato nel 1859 da Alessandro Torlonia uno straordinario museo di scultura antica greca e romana che aveva sede in Trastevere, alla Lungara, via dei Corsini, n. 5, e che, nelle sue settantasette sale, ospitava 620 sculture che costituivano, per giudizio unanime, la pi importante collezione privata al mondo.

La raccolta di sculture greche e romane, ufficializzata come Museo Torlonia nel 1859 dal nome dei proprietari e debitamente menzionata fino agli anni sessanta e settanta in tutte le guide di Roma, a cominciare da quella del Touring Club, costituita da statue, busti, ritratti, sarcofagi, rilievi, elementi decorativi provenienti dalle pi importanti collezioni private: dai 115 pezzi di quella gloriosa dei Giustiniani ad altri originariamente dei Cavaceppi, Vitali, Albacini, Savelli, Caetani, Cesarini, Orsini. La collezione si arricch a seguito delle campagne di scavo effettuate nei grandi possedimenti familiari dei Torlonia: dalla Villa dei Quintili a quelle di Massenzio e dei Gordiani, dall'area del Porto di Traiano a Fiumicino a quella del Fucino, da Centocelle e Villa Adriana a Cerveteri, ad Anzio e ad altre localit del Lazio.

Per quantit e qualit del livello artistico si calcolato che le opere della collezione Torlonia rappresentano da sole "un buon terzo del patrimonio antico posseduto dalla citt". Tra i veri e propri capolavori: l'Hestia Giustiniani, la Pallade di Porto, la colossale Testa di Apollo di Kanachos, due esemplari dell'Eirene di Cefisodoto padre di Prassitele, l'Afrodite Anadiomene, l'Atleta di Mirone, il Diadumeno di Policleto, il ritratto noto come Euridemo di Battriana, l'eccezionale rilievo di Portus con la rappresentazione degli edifici, delle navi, delle divinit protrettrici e della vita commerciale dell'antico Porto di Roma, pregevolissimi sarcofagi, come quello delle fatiche di Ercole e quello singolare di un'accolta di dotti a grandi figure, la splendida serie di un centinaio di ritratti, in maggior parte imperiali, considerata dagli studiosi pi importante di quelle dei Musei Capitolini e Vaticani. Il primo catalogo della collezione Torlonia fu quello redatto nel 1883 da Carlo Ludovico Visconti, cui si aggiunsero un atlante di tavole in fonotipia pubblicato dal Danesi ed una seconda edizione del 1885. Risultarono cos numerati 616 pezzi, mentre una ulteriore quarantina risultarono in un successivo esame non catalogati. Un aggiornamento in epoca abbastanza recente stato curato dall'Accademia dei Lincei (C. Gasparri, "Materiali per servire allo studio del Museo Torlonia di scultura antica", 1980).

La collezione Torlonia, nella sua unitariet ed interezza, stata oggetto di notifica da parte dell'allora Ministro della pubblica istruzione, Guido Gonnella, il 22 dicembre 1948, ai sensi e per gli effetti della legge n. 1089 del 1939, in quanto "per tradizione, fama e caratteristiche ambientali" la collezione riveste come complesso un eccezionale interesse artistico e storico; il Museo Torlonia stato fino a met di questo secolo accessibile a chi ne faceva richiesta all'amministrazione Torlonia, ed a discrezione di quest'ultima. Poi stato sbarrato ai visitatori e man mano anche venuta meno qualsivoglia attivit di manutenzione delle opere.

La tragica sorte del museo e la sua sottrazione al pubblico riconducibile al periodo che va tra gli anni sessanta e settanta, allorch, come accertato dalla Corte di cassazione, sezione III, in data 27 aprile 1979, le settantasette sale del museo vennero trasformate, abusivamente, in novantatr miniappartamenti, immediatamente affittati, e le seicentoventi antiche sculture greche e romane trasferite "(...) in locali angusti, insufficienti, pericolosi (...) rimosse dai locali destinati a museo (...) stipate in maniera incredibile, addossate l'una all'altra senza alcun riferimento storico o di omogeneit", talch a giudizio della Corte si sarebbe verificata di fatto "(...) la distruzione del Museo e di quanto esso rappresentava per gli studiosi". Abbiamo a che fare con lo smantellamento di un intero museo d'arte antica, notificato per il suo interesse pubblico in quanto museo e quindi anche per la sua sistemazione ambientale. Un museo, un complesso ambientale espressione di una determinata cultura antiquario-espositiva di fine ottocento, stato frantumato in un ammasso di singole opere.

Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi! Il reato edilizio allora commesso risulta oggi prescritto e in ogni caso per il reato perpetrato contro il patrimonio storico-artistico intervenuta l'amnistia, ma i suoi disastrosi effetti permangono. Dobbiamo infatti prendere atto che, purtroppo, come accertato dalla Corte di cassazione, il trasferimento delle sculture della collezione Torlonia da un museo vero e proprio a locali del tutto inidonei ne ha determinato di fatto "(...) la morte dal punto di vista culturale", cagionando alla collettivit una sicura ragione di danno pubblico, culturale ed anche economico. Dobbiamo purtroppo prendere atto, inoltre, che la paradossale condizione della collezione Torlonia perdura da troppo tempo, sottratta alla fruizione ed al godimento della collettivit da oramai troppi anni e che intere generazioni di cittadine e cittadini hanno perso anche la memoria della sua esistenza.

Un bene culturale ha il carattere di testimonianza materiale di civilt ed alla perdita di un bene culturale non pu non corrispondere una perdita di civilt.

A norma dell'articolo 131, comma 1, del testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali di cui al decreto legislativo n. 490 del 1999, stabilito che se per l'effetto della violazione degli obblighi di conservazione il bene culturale subisce un danno, il Ministero per i beni e le attivit culturali debba ordinare al responsabile l'esecuzione, a sue spese, delle opere necessarie alla sua reintegrazione. In questo caso la riduzione in pristino nell'originaria sede di via Corsini, alla Lungara, risulta di difficilissima praticabilit, vista la definitiva ed oramai pluriennale trasformazione degli ambienti in miniappartamenti. In questa situazione bisognerebbe, semmai, applicare il comma 4 dell'articolo 131 del citato testo unico, secondo il quale, quando la reintegrazione non sia possibile, il responsabile tenuto a corrispondere allo Stato una somma pari al valore della cosa perduta o alla diminuzione del valore subita dalla cosa. Ed oramai lecito sostenere, tanto pi che da circa quaranta anni la collezione Torlonia sottratta al godimento pubblico, che la diminuzione di valore subita dalla cosa per effetto della trasgressione quantomeno equivale al valore della cosa perduta. Perduta lo stata e per pi di una generazione. Quindi, quand'anche fosse inestimabile il valore della collezione, sicuramente altrettanto inestimabile il danno economico e culturale cagionato alla collettivit tutta, ed in primo luogo alla citt di Roma, in virt della perdita del suo godimento pubblico. Danno che peraltro permane ancora oggi. E quindi, quanto dovuto dal trasgressore a norma dell'articolo 131, comma 4 del testo unico, quantomeno equivale a quanto sarebbe dovuto come indennit di espropriazione ai sensi dell'articolo 95 del medesimo testo unico.

Riteniamo pertanto che debba essere obiettivo primario del Ministero per i beni e per le attivit culturali recuperare al pi presto alla collettivit la possibilit di godere della incommensurabile bellezza della collezione Torlonia.

Riteniamo assolutamente non condivisibile, oltre che di assai dubbia praticabilit, la proposta di realizzare di un nuovo museo privato per ospitare la collezione Torlonia a Villa Albani, su area verde vincolata sotto il profilo monumentale ed ambientale.

Dovrebbe sorgere una sorta di nuovo grande "contenitore", una nuova grande cubatura, di propriet privata, da edificare unitamente ad un grande parcheggio sotterraneo. Una proposta assolutamente inaccettabile e tuttavia connessa ad un procedimento amministrativo diretto alla conclusione di apposito accordo di programma rispetto al quale, alla luce del definitivo pronunciamento della Corte di cassazione, sezioni unite, sentenza n. 105 del 12 marzo 2001, le amministrazioni competenti dovranno comunque tempestivamente pronunciarsi.

Riteniamo che lo Stato, in ottemperanza all'articolo 19 della Costituzione, debba pertanto urgentemente porre rimedio, attraverso un piano straordinario di interventi, ad una insostenibile situazione che si protrae da troppi anni, acquisendo finalmente al demanio dello Stato la collezione Torlonia e ospitandola in un museo pubblico realizzabile attraverso il semplice recupero alla sua originaria destinazione del Palazzo dei Musei di Roma, ossia dell' immobile di propriet comunale sito in via dei Cerchi, al Circo Massimo, occupato da anni dagli uffici comunali, nel quadro di un complessivo intervento di "musealizzazione" dell'area archeologica e monumentale del Circo Massimo.

La realizzazione del suddetto intervento di musealizzazione dovrebbe rientrare di diritto nell'intesa istituzionale di programma tra Stato e la regione Lazio finalizzata a sostenere la valorizzazione dei beni, delle attivit e dei servizi culturali del Lazio ed stata approvata dal consiglio comunale di Roma, a stragrande maggioranza, e dal consiglio provinciale di Roma, all'unanimit, rispettivamente nelle sedute del 20-21 dicembre 2001 e nelle sedute del 28-29 gennaio 2002, attraverso appositi ordini del giorno volti ad impegnare il Governo italiano ed in primo luogo Ministro per i beni e le attivit culturali a prevedere e provvedere, nell'immediato, al rifinanziamento della legge n. 396 del 1990, recante interventi per Roma, capitale della Repubblica, onde recuperare al suo originario uso l'immobile comunale sito in Roma, via dei Cerchi, meglio noto come Palazzo dei Musei di Roma, per potervi ospitare anche la collezione Torlonia.
La citata legge n. 396 del 1990 per Roma, prevede, infatti, tra i suoi obiettivi all'articolo 1, comma 1, lettera a), la definizione del piano di localizzazione delle amministrazioni e degli uffici pubblici anche attraverso il conseguente programma di riutilizzazione dei beni pubblici e all'articolo 1, comma 1, lettera b), la conservazione e la valorizzazione del patrimonio monumentale, archeologico ed artistico.

Proprio per evitare ulteriori lunghi contenziosi che non avrebbero altro effetto che prolungare l'attuale gravissima situazione, si sceglie la strada della legge provvedimento. Il che ci pare non solo giustificabile, ma doveroso, come necessario pronunciamento del Parlamento, sulla sorte di una testimonianza materiale avente un valore di civilt di tale importanza.





Art. 1.


1. Al fine di permetterne la fruizione pubblica quale bene culturale di primaria importanza, ai sensi delle disposizioni contenute nel titolo I, capo VI, sezione I, del testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali di cui al decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, il Ministero per i beni e le attivit culturali procede all'acquisizione, con le modalit di cui al comma 3 del presente articolo, della collezione privata di antichit classiche gi contenute nell'ex Museo Torlonia di Roma, di cui al decreto del Ministro della pubblica istruzione 22 dicembre 1948.

2. La collezione acquisita al demanio dello Stato ed custodita presso il Palazzo dei Musei di Roma sito in via dei Cerchi. Agli atti amministrativi necessari all'attuazione della presente legge provvede il Ministero per i beni e le attivit culturali.

3. L'acquisizione avviene a titolo gratuito ai sensi del comma 4 dell'articolo 131 del testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali di cui al decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490.





Art. 2.


1. Per gli interventi necessari alla realizzazione dell'area archeologica e monumentale del Circo Massimo e al recupero alla sua originale destinazione del Palazzo dei Musei di Roma sito in via dei Cerchi, al fine di ospitare la collezione Torlonia, concesso al comune di Roma un contributo straordinario di 50 milioni di euro, in ottemperanza agli obiettivi di cui all'articolo 1, comma 1, lettere a) e b), della legge 15 dicembre 1990, n. 396.

http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/stampati/sk2500/articola/2407.htm


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