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VII Commissione della Camera - Resoconto della seduta di gioved 26 giugno 2003 (organi antichi e collezione Torlonia)
2003-06-26

VII Commissione - Resoconto della seduta di gioved 26 giugno 2003


Conservazione degli organi antichi e tutela dell'arte organaria.
C. 1926 Duilio.
(Seguito dell'esame e rinvio).



La Commissione prosegue l'esame, rinviato, da ultimo, nella seduta del 18 settembre 2002.


Domenico VOLPINI, presidente, ricorda che nella precedente seduta il relatore ha dato conto degli esiti delle audizioni informali svolte dalla Commissione sul provvedimento in titolo.


Lino DUILIO (MARGH-U) rileva che la proposta di legge all'attenzione della Commissione, che riprende sostanzialmente i contenuti di un progetto di legge gi esaminato nella scorsa legislatura dall'altro ramo del Parlamento e che stata sottoscritta da esponenti sia della maggioranza che dell'opposizione, volta ad istituire un registro degli organi antichi e quindi ad evitare la dispersione di un'importante patrimonio culturale. Ricordato che il provvedimento comporta un onere non particolarmente elevato, quantificato in 5 miliardi di vecchie lire, richiama l'attenzione del rappresentante del Governo sul problema del reperimento delle risorse necessarie a copertura di tale onere, rilevando che il mancato varo del provvedimento comporterebbe un grave danno per il patrimonio culturale nazionale.


Andrea COLASIO (MARGH-U), relatore, fa presente che con il provvedimento all'attenzione della Commissione, sul quale vi il sostanziale consenso delle regioni, si istituisce un organismo nazionale per la definizione dei criteri metodologici di restauro. Sollecita pertanto l'impegno del Governo a reperire, eventualmente nell'ambito della prossima legge finanziaria, le risorse per far fronte agli oneri da esso recati.


Il sottosegretario Nicola BONO, nel condividere le finalit sottese alla proposta di legge in esame, fa presente di non essere al momento nelle condizioni di fornire certezze in ordine all'individuazione dei mezzi finanziari per far fronte agli oneri da essa recati.
Rilevata l'esigenza di un approfondimento da parte degli organi tecnici del Ministero dei beni e delle attivit culturali in ordine all'effettiva congruit delle previsioni di spesa indicate nel provvedimento, in vista di una trattazione organica della materia, sottolinea la necessit di prevedere, nell'ambito della prossima legge finanziaria un congruo accantonamento di parte corrente di competenza del Ministero dei beni culturali.
Per quanto riguarda la questione della definizione di omogenei criteri metodologici di restauro, evidenzia la possibilit di utilizzare a tal fine le strutture del Ministero dei beni e delle attivit culturali gi esistenti.


Domenico VOLPINI, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.



Acquisizione allo Stato della collezione Torlonia.

C. 2407 Titti De Simone.

(Esame e rinvio).



La Commissione inizia l'esame.


Domenicantonio SPINA DIANA (FI), relatore, rileva che il provvedimento in esame, di iniziativa parlamentare, presentato dal deputato De Simone ed altri, volto all'acquisizione al demanio statale della Collezione Torlonia per consentirne una adeguata sistemazione presso il Palazzo dei Musei di Via dei Cerchi a Roma.
a tutti noto che si tratta di una delle pi importanti collezioni private di arte antica, sottoposta nel 1948 a notifica, con decreto del Ministro della pubblica istruzione ai sensi della legge 1089/1939, per il suo eccezionale interesse artistico e storico.
La Collezione, composta nel suo complesso di 600 sculture di et greca e romana, provenienti dalla Collezione Giustiniani in gran parte e dalle altre di antiche famiglie romane, come gli Orsini, i Caetani, gli Albacini, i Savelli, eccetera, stata arricchita attraverso una vasta e lunga campagna di scavi effettuata nei possedimenti Torlonia in quasi tutto il Lazio.
La Collezione, catalogata nel 1885 da Ludovico Visconti per 616 pezzi e ricatalogata dallo stesso Visconti con altri 40 pezzi, stata censita recentemente dall'Accademia dei Lincei.
Sita in forma museale nel Palazzo Torlonia di Via Corsini 5, alla Lungara, la Collezione stata esposta al pubblico dalla met dell'ottocento fino al 1964-1965, allorch l'amministrazione dei principi Torlonia ha mutato la destinazione edilizia dell'edificio, spostando dalle oltre settanta stanze i pezzi esposti e risistemandoli senza alcuna idoneit espositiva e criterio storico o di omogeneit. Poich tale insensata scelta avvenne senza autorizzazione ministeriale, la soprintendenza archeologica di Roma present alla procura denuncia per rimozione abusiva con contestuale richiesta di sequestro. Il procedimento si concluse in tutte le fasi di giudizio e termin nel 1979 per intervenuta amnistia.
Va rilevato, tuttavia, che negli anni scorsi sono intercorsi contatti tra il Ministero e i proprietari per individuare una sistemazione definitiva per l'insieme delle opere e garantirne la fruibilit. Rispondendo ad una recente interrogazione, il Ministero ha confermato la volont di acquisire la Collezione.
La proposta in esame si compone di due articoli. Nel primo si dispone l'espropriazione a titolo gratuito della Collezione e la sua acquisizione al demanio statale. Nel secondo si assegna un contributo di 50 milioni di euro al Comune di Roma nel quadro della legge n. 396 del 1990 per Roma Capitale per gli interventi necessari alla realizzazione dell'area archeologica e monumentale del Palazzo dei Musei di via dei Cerchi.
Nel merito della proposta, segnala alcune perplessit, evidenziate anche nella istruttoria legislativa. Preliminarmente, non appare necessario ricorrere ad un nuovo strumento legislativo per raggiungere una finalit gi ampiamente assicurata attraverso il testo unico n. 490 del 1999, che gi riconosce al Ministro per i beni e le attivit culturali il potere di acquisizione al demanio statale. In particolare, l'articolo 91 del testo unico prevede che i beni culturali possano essere espropriati per causa di pubblica utilit, quando l'espropriazione risponda ad un importante interesse a migliorare le condizioni di tutela ai fini del godimento pubblico.
Merita di essere segnalata, inoltre, la circostanza che si potrebbe pervenire alla fruizione pubblica del bene senza espropriarlo, applicando l'articolo 106, con il quale si stabilisce che per le collezioni private notificate il Ministero concorda con il proprietario le modalit di visita e, in caso di mancato accordo, le definisce direttamente.
Sempre nel merito della proposta di legge, vi sono, inoltre, due aspetti problematici sotto il profilo costituzionale. In primo luogo, trattandosi di norme volte alla fruizione di una Collezione d'arte, esse appaiono riconducibili alla materia della valorizzazione dei beni culturali, che l'articolo 117 della Costituzione rimette alla competenza concorrente.
In secondo luogo, l'ipotesi di espropriazione a titolo gratuito appare difficilmente compatibile con l'articolo 42 della Costituzione che configura l'indennizzo quale elemento essenziale della procedura espropriativa.
pur vero che nella relazione illustrativa della proposta la gratuit trova motivo, con espresso richiamo all'articolo 131 del testo unico, nella inadempienza del proprietario; tuttavia va rilevato che la notifica ministeriale del 1948 ha riguardato solo la Collezione e non anche gli immobili nei quali essa era ospitata, n sembra che sia mai sussistito un obbligo di apertura al pubblico della Collezione, n, infine, risulta abbia trovato applicazione la procedura di integrazione di cui allo stesso articolo 131 al cui esito negativo condizionata la sanzione pecuniaria in capo al proprietario inadempiente. Per non parlare, in proposito, anche di una prescrittibilit della sanzione stessa.
Osserva, infine, che non appare corretta la disposizione di cui all'articolo 2 della proposta, in quanto non prevede alcuna modalit di copertura degli oneri.
Peraltro, nella finanziaria 2003, tabella C, previsto, nel fondo per Roma Capitale, uno stanziamento di circa 185 milioni di euro che il Ministero potrebbe utilizzare, appunto, per l'acquisizione della Collezione in questione.
Per questi motivi, sia di ordine metodologico che di ordine costituzionale, la proposta di legge non appare compatibile con un corretto iter legislativo.
D'altra parte, appare meritevole di grande attenzione l'intento sotteso a questo provvedimento che sembra quello di evidenziare al Parlamento e alla opinione pubblica quanto deludenti e defatiganti siano stati finora i vari tentativi giurisdizionali e politici lungo un mezzo secolo per restituire alla pubblica questo magnifico bene culturale e come appaia impossibile che un accordo fra propriet e Ministero possa sortire effetti ultronei rispetto a quelli meramente economici e indennizzatori, dato che la situazione espositiva e museale non pu pi essere quella storica e originaria, ne quella prospettata dalla propriet, a Villa Albani, essendo questa ipotesi risultata impraticabile sul piano urbanistico e fortemente avversata dalla Sovrintendenza ai beni culturali e paesaggistici di Roma.
La Collezione, dunque, non pu che essere collocata altrove. La collocazione individuata dai proponenti della proposta di legge, meglio nota come Palazzo dei Musei di Roma, in via dei Cerchi, appare invero la pi appropriata.
Risulterebbe, pertanto, doveroso che il Ministero predisponesse una urgente proposta molto pi ampia e puntuale rispetto a quella prospettata nella risposta alla interrogazione del dicembre 2001.


Domenico VOLPINI, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.


La seduta termina alle 14.45.

http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/bollet/frsmcdin.asp?percboll=/_dati/leg14/lavori/bollet/2003


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