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in difesa dei beni culturali e ambientali

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La protesta delle Soprintendenze
13-02-2006
Francesca Radina (dir. archeologo Sopr. Puglia)

Egregio Direttore,
Le invio in allegato il testo del documento finale dell'assemblea del personale della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia tenutasi il 10 febbraio scorso presso il Museo Nazionale di Taranto, durante la quale è emerso il grave stato di disagio in cui siamo costretti ad operare per i tagli operati ai finanziamenti per i Beni Culturali. Allego anche un'immagine [che purtroppo non siamo ingrado di pubblicare. NdR] relativa ad uno dei tanti casi di interventi di emergenza: il recupero di una sepoltura di 8000 anni fa nell'area aeroportuale di Bari di qualche mese fa (testo didascalia: scavo della sepoltura neolitica di Bari-Lama Balice, rinvenuta in un cantiere edile nei pressi dell'aeroporto. Sarà uno degli ultimi nostri interventi??!!). Mi risulta che
analoghe iniziative di protesta siano in corso in tutt'Italia.
La ringrazio per lo spazio che vorrà accordarci sul suo giornale.

Francesca Radina (direttore archeologo responsabile Centro operativo per l'Archeologia di Bari) a nome dei funzionari e dei tecnici della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia

Prosegue e si allarga ad altri settori del Pubblico impiego lo stato di agitazione avviato dal personale della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia e degli altri Uffici periferici del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali (Soprintendenze, Archivi, Biblioteche).
Nell’incontro sindacale, indetto unitariamente da CGL, CISL, UIL e FLP, svoltosi venerdì 10 febbraio presso Il Museo Nazionale Archeologico di Taranto, con una vasta rappresentanza di archeologi e personale tecnico della stessa Soprintendenza e delle principali sedi operative del territorio regionale (Taranto, Bari, Foggia, Gioia del Colle, Manfredonia, Ruvo di Puglia, Canne della Battaglia, ecc.) ha trovato, infatti, unanime convergenza di opinioni la necessità di individuare tutte le possibili forme per far conoscere il disagio operativo che ormai interessa in maniera capillare tutto il settore dei beni culturali, portando avanti contestualmente tutte le legittime e più opportune forme di protesta contro i tagli imposti dalla legge finanziaria al settore del Pubblico impiego.
Malgrado sia universalmente riconosciuta l’unicità del nostro patrimonio culturale che non ha eguali per ricchezza, per livello qualitativo, per continuità temporale, per varietà, per capillarità di distribuzione e per la stretta connessione con l’ambiente e con il paesaggio in cui si è sviluppato e di cui fa parte integrante, tuttavia le ultime decisioni del Governo concorrono a bloccare e a rendere inefficiente quell’attività di tutela che ne ha garantito nel tempo la conservazione e la fruizione, tutela affidata ed esercitata efficacemente su tutto il territorio nazionale, da oltre un secolo, dagli uffici periferici dello Stato, indipendentemente dal nome del Ministero di riferimento, troppo spesso e inutilmente modificato negli ultimi anni.
In violazione peraltro anche a quanto sottoscritto con le OO.SS. nel CCNL, un comma dell’articolo unico della finanziaria prevede la soppressione dell’indennità di trasferta a tutti i dipendenti pubblici. A ciò si deve aggiungere che, nell’ambito specifico del Ministero per i Beni culturali ed ambientali, i tagli operati ai bilanci degli Uffici periferici raggiungono anche il 60% delle richieste, già da anni ridotte al massimo delle necessità ed insufficienti a far fronte alle esigenze di una pubblica amministrazione che a giusta ragione si pretende debba essere produttiva e in linea con i tempi, ma la cui efficienza è affidata nei fatti quasi esclusivamente alla buona volontà, al senso di responsabilità e all’entusiasmo che caratterizza l’attività lavorativa di buona parte del personale.
Dal momento che l’azione di tutela e salvaguardia si esplica attraverso la presenza assidua su tutto il territorio di competenza da parte delle Soprintendenze, in maniera particolare nel settore dei beni archeologici, appare evidente che tale norma rende praticamente impossibile ogni attività esterna, se si tiene conto anche delle continue e gravissime riduzioni di risorse umane (pensionamenti), aggravate dal blocco delle assunzioni e dall’assenza di turn-over in tutti i settori. Tutti questi fattori evidenziano in maniera inequivocabile la volontà di portare avanti in maniera sempre più chiara il processo di svuotamento e svilimento delle funzioni delle strutture pubbliche statali.
I lavoratori della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia, supportati da tutte le OO.SS., hanno concordato in prima istanza di bloccare tutte le attività esterne (di tutela, ma anche di promozione), fino a quando il Soprintendente, il Direttore Regionale e gli organi ministeriali di riferimento non si saranno fatti carico di tutte quelle iniziative volte a rendere possibile la ripresa dell’attività di tutela diretta sul territorio, prerogativa che permane di competenza dello Stato attraverso i suoi uffici periferici, consentendo a quanti operano nel settore di recuperare la propria dignità lavorativa.
Soltanto il reperimento e la certezza di erogazione delle necessarie integrazione alle risorse finanziarie destinate alla gestione del patrimonio archeologico pugliese potranno, infatti, garantire da un lato la ripresa di una corretta attività di tutela e dall’altro il pieno funzionamento degli uffici e la migliore fruizione delle esposizioni museali, dei parchi e delle aree archeologiche distribuite sul territorio.
Contestualmente si stanno definendo altre legittime forme di protesta che concorrano a rendere più visibile, sia a livello regionale che nazionale, i problemi evidenziati, anche attraverso la necessaria informativa e il coinvolgimento delle numerose associazioni da tempo impegnate nella difesa del territorio e del patrimonio culturale, affinchè prendano anch’esse posizione sulle attuali politiche governative, impedendo il progressivo indebolimento di quegli uffici che finora hanno garantito, spesso attraverso dure lotte, la conservazione dei beni culturali nazionali.
Le OO.SS. si sono impegnate, inoltre, a farsi portavoce anche presso le varie Prefetture dei disagi e delle difficoltà nell’esercizio delle attività istituzionali del personale impegnato nel settore dei beni culturali, per una presa di coscienza anche da parte dei rappresentanti a livello locale del Governo delle conseguenze che il perdurare di tale situazione potrebbe apportare al patrimonio artistico della regione.



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