Palazzi delle Istituzioni e Musei 26-01-2009 Francesco Floccia
Ventottomila visitatori in un mese per il Crocifisso michelangiolesco esposto in clima natalizio a Roma presso la Camera dei Deputati è certamente una notizia che fa felici, sembra, soprattutto i responsabili politici di Montecitorio. ''L'unione tra le istituzioni e la cultura puo' fare bene ad entrambi'' (v. “Affaritaliani.it” del 23/1/2009) ha commentato un esponente della Camera nel senso che all’apprezzamento da parte del pubblico di un’opera d’arte si è aggiunta l’opportunità che “le istituzioni si avvicinano ai cittadini dando dimostrazione concreta di cosa significa essere al servizio del Paese''. Quando Stephen Greenblatt in “Risonanza e meraviglia” (“Culture in mostra. Poetiche e politiche dell’allestimento museale”, a cura di Ivan Karp, Steven D. Lavine, Clueb 1995, pp. 27-45) scriveva che “la forza d‘impatto di molte mostre aumenterebbe se in partenza si facesse appello alla meraviglia, la quale potrebbe a sua volta generare un desiderio di risonanza” (p.25),voleva dire che l’attrazione suscitata nel visitatore da un’opera esposta è in stretta simbiosi con l’ esclusivo senso di “unicità” che l’opera stessa di per sé rappresenta. Nel caso del piccolo Crocifisso ligneo in questione il tema dell’eccezionalità dell’oggetto ha avuto un ampio supporto pubblicitario così come la “risonanza” del luogo ospitante – ossia la peculiarità ‘evocativa’ dell’Edificio istituzionale generalmente ravvisato carico di simboli allusivi al potere e all’esclusività – ha fatto sicuramente aggio sull’evento culturale nel suo insieme. Certamente la formula dell’articolo 101, comma 1a) del cosiddetto “Codice Urbani” (“’museo’, una struttura permanente che acquisisce, conserva, ordina ed espone beni culturali per finalità di educazione e di studio”) non sembra avere l’appeal che invece una qualsiasi altra prestigiosa e inconsueta sede, abitualmente destinata a scopi diversi che non siano quelli concernenti il deposito statico e permanente di opere d’arte, emana nei riguardi dell’opinione pubblica. Nel caso dell’esposizione del Crocifisso testé conclusasi ho la sensazione che si sia infatti invertito il rapporto ‘oggetto esposto/luogo espositivo’ in quanto “risonanza” (momento percettivo individuale carico di significati e suscitatore di curiosità) è stato l’ambiente di Palazzo Montecitorio (non per nulla esempio del “monumentalismo” architettonico dell’Ottocento romano) - con le sue austere modalità di accesso certo non di casa nei musei statali - e “meraviglia” (apprezzamento per l’opera) invece la piccola scultura lignea da osservarsi con esclusiva attenzione quale oggetto scevro e isolato dal suo distante contesto storico. Che l’opera d’arte possa servire anche per avvicinare la popolazione a chi ha la facoltà di possederla non è certamente cosa nuova: “Dal tardo Rinascimento in avanti queste idee di matrice umanistica [ossia “la capacità di meravigliare”] presero a influenzare l’esposizione visiva, così che la magnificenza del proprietario venne sempre più associata non soltanto al possesso di “mirabilia”, ma anche alla possibilità di metterli in mostra” (ibidem, p. 40); ma è il caso che in uno Stato moderno, articolato in una pubblica amministrazione in cui sono previsti appunto specifici “Istituti e luoghi della cultura” (cit. art. 101 del DL 42 del 22/1/2004) si scelga – sembra l’attuale tendenza – di mettere in mostra comunque il pezzo di richiamo isolando il suo stesso significato da ogni altra opera artistica che ne possa rappresentare invece utile termine di confronto nel valore tecnico, storico e culturale? Si usino dunque i Musei anche per presentare le mirabilia di singoli capolavori tenendo conto che questi non sono mai opere piovute dal cielo bensì documenti che hanno visto la propria storia provenire dal contesto di altre opere seppur modeste, di taglio artigianale o se si vuole popolare. Si scelgano dunque principalmente le istituzioni museali come vetrina di richiamo per l’opinione pubblica con la certezza che questa – pur nel turbinio di altre opere esposte e verificando altresì il buon funzionamento della struttura organizzativa – potrà ugualmente reiterare quella noiosa formula: “le istituzioni si avvicinano ai cittadini” anche riferendosi all’attrazione suscitata dalle mura di un Museo italiano e non già solo dagli esclusivi e telegenici edifici della politica. Grazie per l'attenzione. 24/1/2009
Francesco Floccia |