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2006-10-16 -
VeneziAltrove: una presentazione

VeneziAltrove: come è nato, cosa è


L’Almanacco di VeneziAltrove nasce cinque anni fa, da un’idea di Giuseppe De Rita, il fondatore del Censis, che presiedeva la Fondazione Venezia 2000 Impresa e Cultura. La pubblicazione, annuale e in due lingue (italiano ed inglese), 150 pagine con un centinaio d’immagini a colori, edita da Marsilio al prezzo di 10 Euro, deriva da una constatazione: nei secoli, Venezia è stata una grande capitale della cultura; ha prodotto un’immensa quantità di opere d’arte: dipinti, sculture, musica, libri. Moltissime le ha tuttavia “esportate”: vendute in tutto il mondo. Perfino una buona parte tra quelle collezionate dalle famiglie aristocratiche della Serenissima, che rendevano i loro palazzi (spesso sul Canal Grande) assolutamente unici. Nessun’altra città ha mai vissuto una “fuga d’arte” tanto massiccia ed imponente: la prima asta di dipinti si svolge in Laguna il 5 giugno 1506, per vendere la collezione di Michele Vianello, eternato anche da Antonello da Messina in un celebre ritratto (ora a Roma, Galleria Borghese); e qualcuno valuta in oltre 25 mila le opere che vengono disperse, alla caduta della Serenissima, soltanto per l’avvento dei francesi di Napoleone.

Indagare le cause e modalità di questo fenomeno, spesso assai meno note e scontate che generalmente si creda, e documentarlo, raccontandone gli episodi più significativi, o curiosi, costituisce una base di conoscenza indubbia (non esiste ancora un’opera organica dedicata a questa autentica “diaspora culturale”), e può offrire lo spunto alla progettazione d’iniziative, di sinergie, addirittura di autentici “eventi”, non soltanto di rivisitazione e ricostruzione. Fino a delineare la creazione di un “Indice delle provenienze veneziane”: per sapere dove è, oggi, ciò che Venezia un tempo possedeva ed aveva prodotto; anzi, questo è un progetto che la Fondazione di Venezia (ex Cassa di Risparmio, che sostiene VeneziAltrove) ha già intrapreso; e la medesima Fondazione, presieduta da Giuliano Segre, è pure tra i sostenitori di questo “Almanacco della presenza veneziana nel mondo”.

Dove sono finite le opere d’arte create nella Serenissima e possedute dai nobili, ma anche da semplici “cittadini”; quando, come e perché sono andate disperse le grandi collezioni veneziane; quali capolavori si sono per sempre perduti, e in quali musei del mondo, e in che angoli di mille città, si respira oggi un "profumo di laguna": sono soltanto alcuni dei temi trattati dall’Almanacco. Nei primi cinque anni di vita, per esempio, VeneziAltrove ha rivelato l’esistenza, ancora oggi, dell’ultimo “deposito” di dipinti, creato dal Demanio nell’Ottocento, a Palazzo Ducale: ne contiene 350, più visti da nessuno da quasi due secoli, quasi tutti ormai misura restaurati; anche i ritratti di numerosi Procuratori di San Marco, del Cinque e Seicento. Ha raccontato in quali musei stranieri sono oggi 84 dei 260 dipinti che il primo “cronista dell’arte”, Marcantonio Michiel, vede a Venezia tra il 1521 ed il 1543: appena 22 a Venezia, altri 12 in Italia, i rimanenti all’estero. Come a Venezia rimane (un altro scoop di VeneziAltrove) soltanto un’opera, delle almeno 20 che Antonello da Messina vi dipinge in un soggiorno di circa un anno. E ancora, la ricostruzione delle vicissitudini subite dagli spartiti del “prete rosso”, Antonio Vivaldi: dopo due secoli di completo oblio, ora non sono a Venezia, bensì a Torino. Quando gli scozzesi facevano man bassa in laguna, e così si sono formate molte delle loro collezioni; o quando Isabella Stewart Gardner, per edificare il museo di Boston, e trapiantare negli Usa un angolo di Venezia, acquista perfino i balconi di un palazzo storico sul Canal Grande.

VeneziAltrove, che è coordinata dall’inviato speciale del Messaggero Fabio Isman, si avvale della collaborazione di autori e docenti prestigiosi: dai responsabili dei musei veneziani Giovanna Nepi Sciré e Giandomenico Romanelli, al Prorettore dell’Università di Padova Irene Favaretto; a storici dell’arte come Stefania Mason e Augusto Gentili; a Marino Zorzi, direttore della Biblioteca Nazionale Marciana; a Sandro Cappelletto, che è critico musicale della Stampa; a più giovani ma già affermati studiosi, come Linda Borean, Rosella Lauber, Giorgio Tagliaferro, Francesca Pitacco e Ketty Gottardo; ad Irina Artemieva, curator dei dipinti veneziani all’Ermitage di San Pietroburgo. Sono loro che hanno ricostruito le vicende di collezioni famose ormai disperse, da quella Vendramin a quelle di Bartolomeo dalla Nave a degli Orsetti (un ritratto di Jacopo Bassano è oggi in Texas); di importanti dipinti, come il San Francesco di Giovanni Bellini della Frick Collection di New York, che valicano l’Oceano dopo incredibili peripezie; e, per la prima volta, hanno svelato i segreti di tanti capolavori, fino quasi all’identificazione del misterioso Cavaliere di Vittore Carpaccio, oggi al museo Thyssen di Madrid; o hanno riscoperto dipinti che si credevano ormai perduti, come un Ecce Homo di Tiziano, venduto in Russia, allo Zar. Pubblicati anche documenti mai dati alle stampe: dal carteggio di un noto collezionista inglese con uno dei massimi mercanti del Settecento, al testo in cui un viceconsole spagnolo, nell’Ottocento, fa la cronaca della “grande razzia”, al regesto delle raccolte private, vendute e spesso svendute, opera di un erudito di due secoli or sono, pieno di gustosi dettagli.

Il prossimo numero di sarà pubblicato nel dicembre di quest’anno.

Per ogni informazione, e anche per la consultazione degli archivi, http://www.fondazionevenezia2000.org.



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