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in difesa dei beni culturali e ambientali

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2008-03-29 - Olmedo (SS)
CONVEGNO INTERNAZIONALE: TUTELA, RESTAURO E CONOSCENZA DEI LUOGHI: IL COMPLESSO MEGALITICO DI MONTE BARANTA

AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI OLMEDO
Regione Autonoma della Sardegna
C.I.A.I.M.O - Centro interdipartimentale archeologia Isole del Mediterraneo – Università di Sassari

CONVEGNO INTERNAZIONALE

TUTELA, RESTAURO E CONOSCENZA DEI LUOGHI: IL COMPLESSO MEGALITICO DI MONTE BARANTA.

ORE 9.00 APERTURA

- Saluto del SINDACO del Comune di Olmedo

- Saluto Assessore alla Cultura del Comune di Olmedo

- Saluto dell’Assessore alla Cultura della Regione Autonoma della Sardegna prof.ssa Maria Antonietta Mongiu

- Saluto Soprintendenza Archeologica per la Sardegna: Soprintendente Prof. Giovanni Azzena, Dott.ssa Daniela Rovina.


IL MONUMENTO E IL RESTAURO

Ore 9.30 Prof. Alberto Moravetti – Introduzione ai lavori

Ore 9.45 Prof. MARCELLO MADAU – Il progetto: Archeologia, restauro, multidisciplinarietà

Ore 10.15 Arch. SANDRO ROGGIO - Metodo, scelte, prospettive

Ore 10.45 Dott. GIUSEPPINA MANCA DI MORES / ATS.– Analisi a tecnologia avanzata

Ore 11.15 Società IREI – Il cantiere

Ore 11. 45 Visita al monumento

ORE 13.30 PRANZO/RINFRESCO


POMERIGGIO



MONTE BARANTA E IL MEDITERRANO: ESPERIENZE A CONFRONTO. SARDEGNA, CORSICA, MALTA, PENISOLA IBERICA.

0re 16.15 – Ripresa dei lavori

Presiede il prof. Ercole Contu - Emerito dell’Università di Sassari

Ore 16.30
Prof. Alberto Moravetti – Università di Sassari
La scoperta di Monte Baranta

Ore 17.00
Prof. Joseph Cesari - Conservateur Ragional de l’Archeologie de la Corse
Le mégalithisme de la Corse: bilan actualisé de la recherche

Ore 17.30
Prof. Juan Camara Serrano: - Università di Granada
Il sistema difensivo di Los Millares

Ore 18. 00
Prof. Anthony Bonanno – Università di Malta
Architettura megalitica di Malta

Dibattito

Prof. Attilio Mastino – Prorettore dell’Università di Sassari

Conclusioni


Monte Baranta, grazie alla lungimirante politica di acquisizione e valorizzazione dell’area operata dal Comune di Olmedo (200 ettari di acquisizione pubblica), si prospetta come luogo di fruizione di altissimi valori archeologici e naturalistici. Viene consegnato dal tempo come testimone di una lontana e straordinaria vicenda preistorica alle generazioni future, e adesso la responsabilità per la sua tutela è ancora maggiore: il monumento viene ad essere consolidato per esigenze proprie e per resistere a un impatto antropico atteso.
Il progetto di restauro e consolidamento della fortificazione megalitica ha cercato di risolvere in maniera compatibile a struttura archeologica e contesto ambientale lo stato di avanzato e attivo degrado del complesso monumentale. L’idea progettuale si è proposta di intervenire fisicamente sulla muraglia e diagnosticamente sul recinto torre per risolvere i gravi crolli esistenti e in corso ed avviare un consolidamento di tutto il complesso. Prima ancora, il gruppo di progettazione e direzione dei lavori ha potuto operare entro un’impresa appassionante della quale vorremmo segnalare almeno alcuni punti essenziali:
- La scelta di modellare un intervento di restauro e consolidamento che all’interno delle compatibilità finanziarie progettuali, si dotasse innanzitutto di un ampio quadro diagnostico, in modo da operare con il maggior numero di informazioni possibili provenienti da interventi non invasivi e a tecnologia avanzata.
- Le sfide proposte dall’importanza del monumento, dal suo avanzato dissesto e dalle sue caratteristiche, ci hanno fatto cogliere la necessità, già in fase preventiva, di un approccio interdisciplinare che unisse la figura dell’archeologo a quelle dell’architetto, dell’ingegnere strutturista e del geologo.
- Tali risultanze e risorse sono state impiegate per operare una scelta, spesso problematica, di ricomposizione monumentale che tenesse conto in maniera rigorosa dei dati scientifici, e nello stesso tempo sanasse la situazione di ampio dissesto in corso dell’imponente muraglia eneolitica: di tale dissesto è stato mantenuto un testimone evidente.
- Il consolidamento si è ispirato ai principi dello sviluppo sostenibile (la fruizione per le generazioni future) come della reversibilità. E’ dotato infine di un sistema di monitoraggio informatico organizzato secondo la Carta del Rischio dell’Istituto Centrale del Restauro e le schede di catalogazione dell’ICCD, l’Istituto Centrale Catalogo e Documentazione del Ministero dei Beni e per le Attività Culturali. Sono gli stessi formati acquisiti dalla Regione Autonoma della Sardegna
- La risorsa viene restituita al territorio per essere gestita dallo stesso, perché esso, in anni di attenzione al proprio patrimonio archeologico, è stato in grado di produrre lavoro cognitivo destinato, auspichiamo e confidiamo con successo, alla gestione ed alla valorizzazione di Monte Baranta.
- Va dato atto al Comune di aver correttamente rispettato i diversi ruoli degli attori progettuali e di quelli deputati al controllo, distinguendo le figure professionali della progettazione da quelle della tutela e riunificandole nell’approvazione progettuale definitiva ed esecutiva, dando alle prime il compito di costruire un progetto a nome dell’Amministrazione, e alle seconde quello di intervenire esclusivamente – compito in sé, come è noto, delicatissimo - sulla congruità dell’intervento rispetto alla natura del monumento e delle leggi di tutela.
Ci sia consentito di complimentarci con la società IREI che ha interpretato con perizia e passione un lavoro che spesso ci è apparso improbo. Infine, grazie ad Alberto Moravetti, scavatore ed editor princeps di Monte Baranta, che ci ha appoggiato, seguito, incoraggiato con la sua critica costruttiva e costante supervisione.

L’èquipe di progettazione
Sandro Roggio, Marcello Madau, Giuseppina Manca di Mores

INTERVENTO DI RESTAURO E CONSOLIDAMENTO DEL COMPLESSO ARCHEOLOGICO DI “MONTE BARANTA” - OLMEDO (SS)

Progetto finanziato con fondi 8x1000 IRPEF – DPR 76/98 annualità 2002 e L.R. 37/98 n. 19 ANNUALITà 2002.

Progettazione, direzione dei lavori e coordinamento sicurezza: Arch. Sandro Roggio.
Collaboratori: Dott. Laura Tedeschi, Arch. Gian Vito Passaghe, Geom. Angelo Obino.
Rilievo fotogrammetrico e analisi del dissesto: Ing. Salvatorico Sassu.
Analisi a tecnologia avanzata e prove laboratoriali: ATS S.r.l.
Coordinamento scientifico: Prof. Marcello Madau.
Coordinamento e lettura delle diagnostiche: Studio Beni Culturali dott. Giuseppina Manca di Mores.
Responsabile del procedimento: geom. Giovanna Olmeo.
Direttore tecnico di cantiere: Sig. Gian Marco Rubiu.
Impresa esecutrice: IREI S.n.c.
Supervisione: Prof. Alberto Moravetti.
Importo finanziamento: € 426.000,00; importo a base d’asta: € 229.000,00.
Importo contrattuale: € 195.108,00; oneri per la sicurezza: € 16.000,00.

NOTE GENERALI SUL MONUMENTO
Il complesso archeologico di Monte Baranta, attribuibile all’età del Rame (cultura di Monte Claro), fra il 2500 ed il 2200 a.C., è costituito da uno spazio abitativo attualmente definito da almeno sei capanne quadrangolari - alcune absidate -, un'area cultuale circolare con menhir ed una grande muraglia megalitica lunga m 97, con monumentale avamposto a ferro di cavallo noto come ‘recinto-torre’. Alla stato attuale della topografia edilizia visibile, l’opera sembra dover proteggere il nucleo abitato, che si dispone non lontano dal limite orientale dell’altopiano, come lo stesso recinto-torre, a controllo di un’ampia fascia territoriale.

Lo spessore medio della muraglia è di m 3,75, con punta massima, verso l’ingresso, di m 5. L’altezza massima è di circa m 3. Il recinto-torre misura m 20,65 di corda e m 15 di freccia ed ha spessori murari sino a m 6,50. La tecnica edilizia è quella della muratura a sacco entro cortina, diffusamente documentata dalla preistoria sino al Medio Evo. Frequenti zeppe sono funzionali all’opera poligonale che crea continui vacui nei giunti murari e necessita quindi di un accurato adeguamento dei piani di posa. La lettura complessiva dell’insediamento è ancora provvisoria: vari indizi fanno pensare ad un’occupazione antropica più ampia, senza contare la possibilità di una documentazione pluristratificata grazie a diverse presenze di età nuragica.

Il complesso di Monte Baranta, grazie alle recenti ricerche e riletture, appare di documentazione isolana meno limitata di un tempo. Tra i complessi monumentali confrontabili per epoca e disposizione topografica ricordiamo Monte Ossoni di Castelsardo (SS) (tav. 1,1), Punta S’Arroccu di Chiaramonti (SS), Sa Mandra Mannu di Tula (SS), Fraicata di Bortigiadas (SS), Monte Mazzolu di Calangianus (SS), S’Albaredda di Tresnuraghes (OR) (tav. 1,2-3).

I più vicini tipologicamente fra quelli non sardi, per disposizione su altura e doppio paramento murario con riempimento a sacco, sono attestati nel Midi della Francia (Les Lauzières-Lourmarin o La Cittadelle-Vauvenargues).

Le tecniche megalitiche dove l’opera muraria poligonale si incontra e lega con quella a filari, già intraviste nelle precedenti fasi della cultura di Ozieri e di Filigosa – si pensi alla “ziqqurat” di Mone d’Accoddi - vedono nei complessi edilizi di Monte Claro ed in specifico nelle strutture del Monte Baranta una evidente evoluzione.

Il recinto-torre potrebbe essere all’inizio di un’evoluzione edilizia che porterà alla compiuta chiusura di spazi entro poderosi spessori murari rettilinei e curvilinei, sino alla classica torre nuragica a pseudo-volta, attraverso sviluppi dei quali possiamo individuare le tappe successive nei proto-nuraghi e nei nuraghi a corridoio.








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