Difesa beni archeologici e ambientali a Frosinone 2012-02-05 Varie associazioni e cittadini Mail alla Redazione del 2-2-2012
On. Prof. Lorenzo Ornaghi, Ministro per i Beni e le Attività Culturali
Sig. Direttore Generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Al Direttore Generale per le Antichità del Ministero per i Beni e le Attività Culturali via di San Michele 22 00153 Roma
Onorevoli Signori, nel capoluogo ciociaro, dal dopoguerra ad oggi, si assiste all’aggressione del territorio e alla distruzione di tesori archeologici di inestimabile valore che, se avessero avuto la necessaria e giusta attenzione e considerazione, avrebbero potuto rappresentare la chiave di svolta per una equilibrata gestione del territorio e garantire uno sviluppo razionale e moderno della città, della sua cultura e della sua economia. Abbiamo dovuto assistere, invece, ad uno scempio immane, con il beneplacito dei funzionari degli istituti di tutela, che hanno consentito agli speculatori di erigere palazzi e colare cemento, invadendo strade e piazze senza risparmiare le aree oggetto di importanti ritrovamenti archeologici. Dagli anni ’60, infatti, del secolo scorso in viale Roma, è stato seppellito un anfiteatro romano risalente al I sec. d. C.; in via Giacomo De Matthaeis sono andati distrutti circa 800 mq di terme romane per la costruzione di un edificio destinato, fino a qualche anno fa, a centro pastorale. Nel 2000 è stata permessa la realizzazione di un parcheggio a raso in via Giacomo De Matthaeis, incompatibile – dichiarava la Soprintendenza ai Beni Archeologici per il Lazio - con i resti ritrovati che consistevano in “una serie di strutture antiche pertinenti a un edificio databile alla prima età imperiale”. Nel 2007 si permette ancora la costruzione di un altro parcheggio a raso in via Giacomo De Matthaeis, adiacente alle strutture rinvenute nel 2000, per consentire di raggiungere gli standard urbanistici minimi previsti dalla legge, per il cambio di destinazione d’uso dell’ex centro pastorale, acquistato da una società facente capo a una nota e ricca famiglia del capoluogo. La realizzazione del suddetto parcheggio, seppellisce ulteriori 900 mq dell’impianto termale, risalente al III-IV sec. d. C. In questi anni, durante gli scavi eseguiti in varie parti della città, sono stati rinvenuti migliaia di reperti ( in via Vado del Tufo per la costruzione della sede della Questura; in Piazzale de Matthaeis durante i sondaggi per la riqualificazione dell’intera area; in via Aldo Moro presso il cantiere degli Uffici della Regione Lazio; in tutta l’area attualmente interessata dall’iniziativa privata denominata “I Portici”). Sappiamo per certo che solo una piccolissima parte di essi è stata catalogata ma non conosciamo l’elenco dettagliato dei reperti, i diari di scavo giornalieri, il valore delle scoperte e dei ritrovamenti. Nessun contatto è stato mai instaurato dalle strutture periferiche delle Istituzioni che Loro dirigono, con le Associazioni e i cittadini, per promuovere insieme una capillare informazione per la conoscenza e la valorizzazione dei resti rinvenuti. Sembra ed ormai è diffusa la convinzione che, il rinvenimento dei reperti e le scoperte archeologiche, siano un fatto privato che deve rimanere circoscritto tra i funzionari delle varie Soprintendenze ed i costruttori che finanziano le campagne di scavi preventivi e retribuiscono lautamente gli archeologici impegnati. Sembra che, inoltre, i ripetuti rinvenimenti invece di rappresentare un’occasione di entusiasmo e di esultanza siano fonte di preoccupazione e di ostacolo alla crescita della città. Questa ipotesi è avvalorata anche da alcune ultime dichiarazioni dei funzionari della Soprintendenza ai Beni Archeologici per il Lazio e dagli amministratori locali, tanto da spingere un cittadino ad indirizzare una lettera aperta alla funzionaria di zona della stessa Soprintendenza. Da circa un anno le associazioni si stanno battendo per difendere dalla speculazione un’area attigua alla villa comunale, di grande interesse ambientale e archeologico, tutelata dal codice dei Beni Culturali ed Ambientali. Un’area sulla quale le complicità istituzionali si intrecciano con le ricerche archeologiche e la speculazione edilizia, senza alcun rispetto, a nostro parere, della legalità e della trasparenza. A tale proposito le Associazioni hanno elaborato il Dossier allegato alla presente. Per tutti questi motivi, si chiede alle Signorie Loro di intervenire con urgenza per arrestare lo scempio in atto. Chiediamo, inoltre, un incontro con le SS. LL. per illustrare i fatti e le ragioni per i quali migliaia di cittadini e centinaia di associazioni si battono per ripristinare la legalità, la trasparenza e la correttezza dei comportamenti delle Istituzioni e dei loro rappresentanti.
DOSSIER
L’AREA CONTESA FRA ARCHEOLOGIA E SPECULAZIONE
Il basolato “parcheggiato”
Nel 2000 nell’ambito dei lavori per la realizzazione di un parcheggio in via Marco Tullio Cicerone angolo via De Matthaeis (attuale parcheggio della Banca della Ciociaria) a cura dell’Immobiliare srl, vengono rinvenuti dei resti archeologici (allegato 1). Con lettera del 14 gennaio 2000 (allegato 2) a firma della soprintendente ai Beni archeologici per il Lazio Anna Maria Reggiani, si intima il fermo dei lavori. Il 31 gennaio seguente il Comune risponde alla Soprintendenza (allegato 3) rivolgendosi, però, alla funzionaria di zona Sandra Gatti e comunicando che la società Immobiliare srl è disponibile ad effettuare i sondaggi archeologici mettendo a disposizione i propri fondi, due operai e l’archeologa Francesca Pompilio di Roma “per il tempo che sarà necessario”. Passano quattro mesi e l’8 maggio del 2000 la Soprintendente Reggiani scrive al Comune (allegato 4) e all’ingegnere Valchera (direttore dei lavori) comunicando che nel corso delle indagini archeologiche sono emerse una “serie di strutture antiche pertinenti a un edificio databile alla prima età imperiale” e che il progetto del parcheggio è irrealizzabile in quanto “incompatibile con la tutela dei resti archeologici venuti alla luce”. La Reggiani inoltre sottolinea che da parte della Soprintendenza c’è l’intenzione di “avviare quanto prima il procedimento di dichiarazione dell’interesse particolarmente importante dell’immobile”, ossia l’apposizione del vincolo archeologico, di cui si darà formale comunicazione al proprietario. Appena un mese dopo in una lettera (allegato 5) la responsabile del procedimento, la funzionaria di zona della Soprintendenza Sandra Gatti, “esaminata la nuova documentazione prodotta per la realizzazione del parcheggio causa anche la pressante richiesta di nuovi spazi di parcheggio necessari” esprime parere favorevole per la realizzazione dei posteggi per auto. Quindi, dall’intenzione di apporre i vincoli archeologici da parte della Soprintendente Reggiani si passa, repentinamente, con la funzionaria di zona Gatti, a privilegiare la necessità di parcheggi in città. La stessa funzionaria, nel maggio 2011, permetterà lo smantellamento del parcheggio comunale di via Del Casone, angolo via G. De Matthaeis, a fronte dei necessari sondaggi archeologici.
I rinvenimenti nella villa comunale
Sempre nel 2000, durante i lavori di sistemazione della Villa comunale, vengono alla luce altri beni archeologici, localizzati nella parte posteriore del parco dove si pensava di realizzare un’area di ristoro. Gli scavi rivelano una stratigrafia piuttosto articolata con tracce di frequentazioni cha vanno dalla fine dell’VIII secolo a.C. fino all’epoca repubblicana, con una fase di vita relativa anche al periodo arcaico. Una campagna di scavo lunga e dispendiosa per le casse comunali. Le indagini sull’area sono caratterizzate, infatti, dall’alternanza di tre diverse archeologhe alla direzione degli scavi (Francesca Pompilio dal luglio 2000, Sabrina Pietrobono dal dicembre 2000 e Alessandra Tomassetti dal febbraio 2001). In seguito a tali scavi la Soprintendenza ai Beni archeologici con nota 7939 del 18 maggio 2001 (come si legge nella lettera inviata dal direttore dei lavori, l’architetto Danilo Lisi, agli organi competenti del Comune – allegato 6) invita la direzione dei lavori a rinterrare i “resti murari” secondo alcune prescrizioni. Prescrizioni che il 28 giugno 2001 (data della lettera di Lisi) non sono ancora state comunicate all’architetto direttore dei lavori che provvede, così, a ripulire la zona interessata mediante scavi a mano e a farla recintare. E’ evidente come nell’area siano emersi nuovi ritrovamenti. A confermarlo è anche una relazione tecnica dello stesso architetto Danilo Lisi (allegato 7) relativa alla fornitura e alla posa in opera di un pannello per scavi archeologici da collocare nella piazza prospiciente via Del Casone, al fine di divulgare l’entità dei ritrovamenti emersi a seguito della campagna di scavi. Una finalità divulgativa che non verrà mai soddisfatta, in quanto tale pannello non verrà mai esposto. Nonostante ciò, i ritrovamenti sono meritevoli anche di una pubblicazione da parte dell’archeologa Alessandra Tomassetti , che parla del rinvenimento di una necropoli e di un piccolo insediamento “di tipo rustico-vicano” databile fra il VI e il V secolo a.C., sottolineando come la maggior parte dell’edificio “doveva estendersi verso il limite sud-est dell’area scavata al di sotto dell’attuale via Selva Polledrara”. Per la Tomassetti si tratta di “frequentazioni antropiche di tipo stanziale di lunga durata” e la stessa archeologa elenca poi la serie di oggetti emersi dagli scavi. Nonostante le osservazioni della Tomassetti, l’area non viene ritenuta meritevole di tutela: non vengono né apposti vincoli archeologici, né valorizzati i resti.
Le Terme seppellite
La mancata apposizione dei vincoli archeologici e la realizzazione del parcheggio della Banca della Ciociaria, oltre a non permettere alla cittadinanza di godere del proprio patrimonio archeologico e culturale, ha conseguenze devastanti per tutta l’area. Infatti la particella comunale adiacente all’area dei ritrovamenti può essere (in assenza di vincoli) frazionata in due parti di cui una (la particella 258, estesa per circa 870 mq – allegato 8) viene concessa alla Ticasa srl, per consentire la realizzazione di un parcheggio interrato e raggiungere gli standard urbanistici per lo stabile dell’ex centro pastorale acquistato nel 2003 (delibera di consiglio comunale n.43 dell’11/09/2008). Una concessione scandalosa che prevede il pagamento di soli 69.300 euro per 60 anni di assegnazione del terreno: praticamente 96,25 euro al mese, per un’area di circa 900 mq in pieno centro. La Ticasa srl, nel corso dei lavori per la realizzazione del parcheggio, si imbatte in altri resti archeologici. Iniziano così i sondaggi della Soprintendenza, in seguito ai quali la funzionaria di zona Sandra Gatti indirizza una lettera datata 2 gennaio 2008 (allegato 9) alla Tosa srl (che conduceva i lavori di realizzazione del parcheggio) e al Comune, nella quale si parla per la prima volta dei resti di un impianto termale databile tra il III e il IV secolo d.C. Successivamente, in una nota (allegato 10), la stessa funzionaria Sandra Gatti, comunica che le indagini eseguite per la realizzazione dei parcheggi interrati, hanno portato alla luce strutture pertinenti ad un impianto termale databile al III-IV secolo d.C., nonché resti di una fase di occupazione più antica, riferibile ad epoca medio-tardo repubblicana. Con tale nota si comunica, inoltre, che i ritrovamenti rivestono notevole interesse archeologico per la conoscenza della Frusino romana, e pertanto, nelle more dell’adozione di adeguati provvedimenti di tutela secondo la normativa vigente, non potranno essere realizzati i parcheggi interrati, aprendo alla possibilità di realizzare parcheggi a raso sull’area interessata dagli scavi solo dopo aver provveduto alla protezione e alla ricopertura delle strutture emerse. Una circostanza che suscita anche le polemiche della stampa locale (in un articolo del 19 aprile 2008 si legge: “dopo sopralluogo, rilievi,catalogazione e verbali, la Soprintendenza ha chiesto al privato proprietario del terreno che insiste su via Tommaso Landolfi, generoso sponsor dell’intera fase di scavo foraggiata per ben 200 mila euro, che i reperti fossero nuovamente rinterrati perché l’esposizione all’aperto ne avrebbe comportato un inevitabile deterioramento” - allegato 11). In seguito alla nota della funzionaria Gatti, il consiglio comunale invece di avviare un progetto di valorizzazione delle strutture, attraverso la ricerca di finanziamenti (provinciali, regionali o europei), con delibera n. 43 del 11.09.2008 concede il diritto di superficie alla società Ticasa srl. per la realizzazione di un parcheggio a raso, alle condizioni predette. Si realizza, così, per la seconda volta, dopo quanto avvenuto per il parcheggio della Banca della Ciociaria, il seppellimento di un’ importante testimonianza archeologica dell’antica Frusino romana. E’ inoltre da sottolineare il fatto che del complesso delle Terme romane rimane solo una parte, poiché un vasto settore è stato completamente distrutto nella costruzione dell’edificio destinato ad ex Centro Pastorale: sono gli anni della devastazione del territorio e del seppellimento di un’altra importante testimonianza archeologica, l’anfiteatro rinvenuto lungo il tracciato di viale Roma (allegato 12). L’atteggiamento e la cultura “dei quattro cocci” dominano tuttora. Recentemente, infatti, sempre nella stessa area delle Terme, vengono distrutte altre parti del complesso per il passaggio di una condotta moderna. La decisione di non apporre vincoli e di non valorizzare l’area arriva senza alcun atto formale, in seguito a un sopralluogo sulle Terme al quale, oltre alla funzionaria partecipano il direttore del museo archeologico comunale Pietrafesa, l’assessore Mostarda e il consigliere Morelli, in base a quanto riportato dalla stessa Gatti nella lettera di risposta alle associazioni del 13 aprile 2011 (allegato13). Con la stessa la funzionaria della Soprintendenza evidenzia come “la mancanza di risorse sia da parte del Comune che della Soprintendenza” impedisce l’avvio di un’azione congiunta per il restauro e la valorizzazione del complesso. La Gatti evidenzia come le risorse disponibili all’epoca fossero insufficienti, in quanto gran parte del complesso termale ricadeva in proprietà privata da acquisire. In realtà, dall’analisi della documentazione prodotta dalla stessa Soprintendenza e pubblicata nel volume Lazio e Sabina, si evince che la maggior parte dell’impianto termale ricade sull’area di terreno comunale data successivamente in concessione al privato (allegato 14). Non si ha traccia della volontà politica del Comune e tecnica della Soprintendenza di avviare il reperimento dei fondi necessari alle operazioni di valorizzazione. Fino al 2011 delle Terme non si parla e la totalità della cittadinanza è all’oscuro della loro esistenza: addirittura non si ha notizia dell’impianto termale nel successivo Ptpr, approvato dalla Regione Lazio in data 14 febbraio 2008. Eppure, non appena le associazioni sollecitano le Istituzioni sul tema per la prima volta, l’assessore provinciale alla Cultura Antonio Abbate dichiara la disponibilità del suo Ente a concorrere alla valorizzazione delle Terme, mettendo a disposizione le risorse di un finanziamento regionale destinato ai siti archeologici del territorio (allegato 15). Le iniziative e le pressioni delle associazioni, portano il 13 maggio la questione della tutela delle Terme e dell’ area attigua alla villa in consiglio comunale, sulla base di richieste di mozioni presentate da vari consiglieri. Prima della votazione, improvvisamente, il presidente dell’assise legge al consiglio una lettera del legale rappresentante della Nuova Immobiliare (allegato 16) che recita così: “Con la presente vi diffido dall’assumere qualsiasi atto pregiudizievole dei diritti ovvero degli interessi della Nuova Immobiliare srl”. Nella lettera, infatti, si sostiene che l’area attigua alla villa e adiacente alle Terme è pienamente edificabile sulla base di una delibera consiliare del 2004 (sul punto si veda il paragrafo relativo all’area de “I Portici”) e secondo quanto riconosciuto anche con nota del sindaco pro tempore, prot.n.19978 del 9 maggio 2008. Per la prima volta nella storia della nostra città l’intero consiglio comunale viene minacciato e messo in mora: non si ha notizia di casi simili sul territorio nazionale. Il 9 giugno 2011 si arriva alla convocazione congiunta delle commissioni cultura di Comune e Provincia, cui partecipano anche la funzionaria della Soprintendenza Archeologica Sandra Gatti e la funzionaria della Soprintendenza Paesaggistica Anna Ciavardini. Nel corso di detta riunione emergono importanti novità sulla tutela delle Terme. La funzionaria Gatti assicura che il procedimento per l’apposizione del vincolo archeologico indiretto sulle Terme romane è stato avviato (a quattro anni di distanza dal ritrovamento e solo in seguito alle iniziative delle associazioni) e che gli atti sono stati a tal fine trasmessi alla Direzione regionale. Non si può non rilevare che l’area immediatamente confinante con quella in cui sono state ritrovate le Terme non è stata interessata dalle ricerche archeologiche. Nel vertice in Provincia di giugno la funzionaria Gatti su questo punto dichiara che in quella porzione di terreno non si potranno mai realizzare interventi, perché interessata dalla fascia di rispetto del vincolo indiretto. La riflessione delle associazioni è semplice: se in quella porzione di terreno non indagata emergessero ( come è altamente probabile) altri resti delle Terme, la fascia di rispetto del vincolo indiretto si estenderebbe ulteriormente fino ad invadere l’area de “I Portici” di proprietà della Nuova Immobiliare srl. Per questo motivo la Consulta reputa di fondamentale importanza l’estensione delle ricerche archeologiche nella suddetta area.
L’area de “I portici”: 35mila metri cubi di cemento armato su 12mila metri quadri di terreno
Il 15 gennaio 2011 le associazioni vengono a conoscenza dell’iniziativa immobiliare, che si avvale di un concorso internazionale di idee denominato “I Portici”, finalizzata all’edificazione di un complesso polifunzionale “Residenza, Commercio, Spazi Pubblici” per circa 34.854 mc. complessivi fuori terra (di cui 80% residenziale e 20% non residenziale), su un terreno di 12.060 mq di superficie totale catastale di proprietà (identificata nel catasto terreni al foglio n. 58 mappali n.ri 128-159 – allegato 17). Il terreno che, secondo la suddetta iniziativa, sarebbe stato destinato all’edificazione è contiguo all’area occupata dall’impianto termale ed è presumibile che contenga ulteriori resti archeologici. Inoltre tutta l’area oggetto del concorso “I Portici” è sottoposta a vincolo secondo il Piano Territoriale Paesistico Regionale (Ptpr), adottato dalla Giunta Regionale nel 2008: in particolare risulta soggetta al vincolo dichiarativo ab060_002 ai sensi dell’art. 136 D. Lgs 42/04 e ai vincoli ricognitivi di piano tp060_3642, tp060_3643 e tp060_3644 ai sensi dell’art. 13 co.3 lett. A L.R. 24/98. Inoltre la stessa area, nel Ptpr, ricade negli Ambiti prioritari per i progetti di conservazione, recupero, riqualificazione, gestione e valorizzazione del paesaggio regionale, e in particolare è perimetrata come Area a connotazione specifica – Parchi archeologici e culturali, ai sensi degli artt. 31 ter L.R. 24/98 (allegato 18 a,b,c). Alla luce di tutto ciò, le associazioni, allarmate e fortemente preoccupate per i precedenti episodi di distruzione e di seppellimento delle ricchezze storiche ed archeologiche della città (vedi Anfiteatro di viale Roma, distruzione delle Terme Romane nella costruzione dell’ex centro pastorale ecc.) si attivano per impedire un ennesimo scempio. L’area interessata dall’iniziativa immobiliare ha una storia complessa, avvolta da tanti misteri e intrisa di ambiguità. Nel 2004 il consiglio comunale si riunisce per deliberare sul contenzioso amministrativo con le ditte cooperativa Abitazione Spazio, cooperativa Giusy e Corfin srl che si sentivano lese in quanto rivendicavano il diritto di edificare in maniera diretta sull’area di proprietà della Nuova Immobiliare srl, che aveva dato la sua disponibilità alle stesse. Il Comune aveva respinto a più riprese la richiesta di concessione edilizia in quanto non erano ancora stati redatti i piani particolareggiati, necessari al rilascio delle suddette concessioni, come previsto dall’articolo 18 delle norme tecniche di attuazione del Prg vigente. Le due cooperative e la Corfin avevano impugnato tale diniego davanti al Tar del Lazio, ma per risolvere il contenzioso il Comune, con la delibera 12/2004, dà la possibilità di costruire a patto che venga ritirato il ricorso. Lo scambio è questo: le società avrebbero ritirato il ricorso, rinunciando alle domande risarcitorie e il Comune si sarebbe impegnato a rilasciare alla società Nuova Immobiliare srl, quale proprietaria del lotto interessato dalle iniziative immobiliari delle due cooperative e della Corfin, il permesso a costruire. Alla delibera viene allegato uno schema di transazione, dal quale scompare misteriosamente dalla seconda pagina in poi la cooperativa Giusy. Nella stessa transazione si specifica che il permesso a costruire che il Comune avrebbe dovuto rilasciare era soggetto a determinate condizioni: la realizzazione di un parcheggio interrato per 120 posti auto, di una strada di collegamento a scomputo degli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria e dei relativi marciapiedi, la cessione al Comune di un’area scoperta di 5080 metri quadrati. A garanzia dell’esecuzione di tali opere le società Nuova Immobiliare srl, la cooperativa Abitazione Spazio e Corfin srl si impegnavano ad accendere una polizza fideiussoria in favore del Comune. La realizzazione del progetto edificatorio e la consegna delle opere al Comune erano vincolate a termini prestabiliti: entro 60 giorni dalla sottoscrizione dell’atto transattivo le società coinvolte avrebbero dovuto presentare progetto definitivo dell’edificio da realizzare e quello esecutivo, corredato di computo metrico estimativo del parcheggio, ai fini della quantificazione della polizza fideiussoria; nei successivi 60 giorni il Comune avrebbe rilasciato i permessi a costruire per edificio e parcheggio; nei successivi 90 giorni sarebbero dovuti, poi, iniziare i lavori; entro 240 giorni dall’inizio dei lavori dovevano essere consegnati all’Ente il parcheggio completato e la strada di progetto; entro i successivi 120 giorni sarebbe stato stipulato l’atto di cessione in favore del Comune delle aree e delle opere. La delibera non trova esecuzione su nessuno dei punti. Le società, che si erano battute per ottenere il permesso a costruire, impugnando i ripetuti dinieghi attraverso il ricorso al Tar e avanzando anche richieste di risarcimento danni, in maniera anomala non danno più seguito alla realizzazione dei progetti edificatori. E’ da sottolineare che, alla data della delibera (5/04/2004), la Nuova Immobiliare s.r.l. risulta ancora di proprietà del sig. Domenico Mariani e di altri soci. Dopo circa sei mesi (27/10/2004), il Gruppo Zeppieri Costruzioni inizia ad interessarsi all’acquisto della società suddetta, attraverso compravendite e atti tra vivi che si concludono il 23/03/2009, con continui passaggi della proprietà della Nuova Immobiliare in particolare fra lo stesso Gruppo Zeppieri Costruzioni e l’Immobiliare Santa Cecilia srl (domiciliata in via Latina 11 ad Alatri). Dall’inizio del 2011 la società proprietaria del terreno lancia il Concorso Internazionale di idee di tipo privato “I Portici”, attraverso una capillare e mirata campagna pubblicitaria che si concretizza, tra l’altro, anche nell’installazione di quattro totem pubblicitari di varie altezze, ancorati a terra attraverso delle fondazioni cementizie, su un’area tutelata dal Ptpr e soggetta a vincoli di tipo paesaggistico ed archeologico e per la quale,pertanto, ogni azione è subordinata ad autorizzazione paesaggistica (allegato 19). Dopo le segnalazioni delle associazioni, in data 15 marzo 2011, veniva impiantato un vero e proprio cantiere edile, sulla base di quanto previsto dall’art. 5 del D. Lgs 40/2010 che regolamenta l’Attività di Edilizia libera (come ha spiegato il dirigente comunale del settore urbanistico nella riunione della commissione cultura del comune di Frosinone del 31/10/2011) e iniziavano “sondaggi archeologici” che consistevano in scavi profondi ed estesi, attraverso l’utilizzo di vari mezzi meccanici pesanti (ruspe), fino ad arrivare ad un totale sbancamento dell’area con l’asportazione di migliaia di metri cubi di materiale (allegato 20), trasferito in discarica. La disciplina dell’edilizia libera dettata dall’articolo 5 del D.Lgs 40/2010 non ha nulla a che vedere, però, con le attività di scavo archeologico in corso, visto che la stessa prevede opere temporanee solo per ricerche geognostiche e che gli interventi siano eseguiti in aree esterne al centro edificato. La stessa disposizione esclude espressamente da interventi di edilizia libera le aree tutelate dal Codice dei Beni culturali, come quella adiacente alla villa comunale. L’intervento delle ruspe, inoltre, a parere delle associazioni, ha modificato radicalmente lo stato dei luoghi e non risulta che siano state rispettate tutte le prescrizioni dettate dall’art.146 del Codice dei Beni Culturali. La mancanza del rispetto e dell’applicazione di quanto previsto dal suddetto art. 146, ha impedito l’esercizio dei poteri legali legittimamente riconosciuti all'ente locale e alle associazioni, danneggiando gli interessi generali della città.
La distruzione del parcheggio
La modifica radicale dei luoghi continua con lo smantellamento del parcheggio a uso pubblico sito fra via del Casone e via De Matthaeis, sui quali l'Ente riscuoteva le tariffe della sosta, in virtù del proprio diritto di possesso sull'area. La storia di questo parcheggio inizia con le delibere del 1997 e 1999, con le quali il Comune si interessa all’area di proprietà dei Monopoli di Stato con l'intenzione di procedere all'espropriazione, possibile solo in seguito alla definizione urbanistica da inserire nel Pur. Il parcheggio nel frattempo veniva realizzato fra il 2000 e il 2001 con due interventi del Comune, che acquisisce il parere della stessa Soprintendenza per asfaltare l'area in questione, con l’impegno dell’Ente a eliminare quanto realizzato per esigenze della Soprintendenza stessa (allegato 21 a e b). La procedura per l’espropriazione non si conclude in quanto non viene approvato il Piano urbanistico di recupero. Il Comune però, tanto interessato alla proprietà dell’area sulla quale aveva realizzato il parcheggio a uso pubblico spendendo circa 200 milioni di lire (l’Ente procede anche a un’occupazione di urgenza della stessa il 17 dicembre 1999 – allegato 22), lascia cadere senza mai rispondere le ripetute offerte di vendita dell’area comunicate per iscritto al Comune nel 2003, 2004 e 2006, da parte della Fintecna Spa (allegato 23 a,b,c). Infatti, nell’ambito delle operazioni disposte dal Governo nel 2003 per le dismissioni immobiliari, previste dal decreto Siniscalco, il Ministero affida l’area alla Fintecna (atto del Notaio Parenti di Roma del 23.03.2003). La Fintecna si rivolge più volte al Comune proponendo di regolarizzare il rapporto con l’Ente (che ha il diritto di possesso sull’area), o con il pagamento del canone annuo o tramite cessione dell'area del parcheggio alla cifra di circa 56 mila euro, cui aggiungere l'indennità di occupazione per il possesso dell'area negli anni precedenti (circa 23 mila euro). Dallo schema di delibera di Giunta Comunale, mai approvata, allegato alla lettera del 12 agosto 2004 del settore Lavori pubblici del Comune (allegato 24), risulta che la cifra complessiva di circa 79 mila euro, per l’acquisizione dell'area, poteva essere coperta con circa 52 mila euro già a disposizione dell'Ente, cui dovevano essere aggiunti solo 27 mila euro da reperire in bilancio. In seguito a un lungo e inspiegabile silenzio, il disinteressamento del Comune agevola il passaggio dell’area alla Nuova Immobiliare srl, compartecipata dal Gruppo Zeppieri Costruzioni. La cessione dell’area alla Nuova Immobiliare avviene il 25 settembre del 2008 con atto privato n.94839 del notaio Parenti, per una cifra che si aggira attorno ai 220 mila euro. Oltre a non rispondere alle ripetute proposte di regolarizzazione del rapporto o vendita della Fintecna, a non avanzare alcun diritto di prelazione al momento della vendita, il Comune dichiara di non essere a conoscenza della cessione dell'area alla Nuova Immobiliare. Proprio il sindaco Michele Marini in data 28 maggio 2011, dichiara: “di tale compravendita non è stata mai fornita alcuna comunicazione ufficiale a questo Ente, né preventiva, né successiva” (allegato 25). Un’opera pubblica come il parcheggio in questione, realizzato a spese del Comune e quindi dei contribuenti, viene venduta a privati senza che vi sia alcuna reazione da parte dell'Ente. Nel maggio del 2011, il parcheggio di proprietà della Nuova Immobiliare viene smantellato. A tale riguardo il sindaco dichiara: “Tale intervento è stato effettuato senza nessuna preventiva richiesta o comunicazione al Comune: risulta inviata a mezzo fax una stringata comunicazione solo il giorno stesso dell'inizio dei lavori di smantellamento. Per tale vicenda il Comune sta valutando le azioni legali da intraprendere a tutela del proprio diritto di possesso dell'area”. Nella stessa giornata il sindaco invia un nuovo comunicato (allegato 26) rettificando parzialmente quanto dichiarato. “Solo ora sono venuto a conoscenza della nota dell'11 marzo 2011, da parte della Nuova Immobiliare srl, presentata al solo ufficio urbanistico, in cui si comunicava l'inizio dei lavori degli scavi archeologici sull'intera area di proprietà della Nuova Immobiliare srl, ivi compresa quella del parcheggio. Comunicazione di cui, ripeto, il sottoscritto fino ad ora non era a conoscenza”. Nella “stringata comunicazione” del 23 maggio (allegato 27), che anticipa di 24 ore lo smantellamento del parcheggio, la Nuova Immobiliare fa presente al Comune che su richiesta della Soprintendenza (nota prot.MBAC-SBA.LAZ N.4983 del 18 aprile 2011) la campagna di sondaggi e “splateamento” si sarebbe estesa all’area del parcheggio per 90 giorni (ne sono già trascorsi più del doppio!). Da tutti questi passaggi si evince che:
• La Nuova Immobiliare srl, sebbene non vi sia alcuna concessione al privato per lo scavo archeologico, dialoga con il Comune quando dovrebbe essere la Soprintendenza (titolare degli scavi) a comunicare con l'ente. Ciò rafforza la convinzione delle associazioni che sull'area in questione sia in piedi un vero e proprio cantiere edile privato. • Il Comune dice di possedere dall’11 marzo la comunicazione per lo smantellamento del parcheggio e non reagisce in alcun modo per tutelare gli interessi dell'ente e dei cittadini. A tutt'oggi alle associazioni non risulta che il Comune abbia intrapreso alcun procedimento per tutelare il diritto di possesso sull'area, nonostante gli impegni assunti a più riprese. • La Soprintendenza, che nel 2000, sostituendosi ai tecnici del settore urbanistico, aveva giustificato e autorizzato la costruzione del parcheggio della Banca della Ciociaria sul basolato romano in ragione della “pressante richiesta di nuovi spazi di parcheggio necessari”, inizia gli scavi smantellando proprio un frequentatissimo parcheggio nel giro di 24 ore.
Tutta la vicenda rimane ancora avvolta dal mistero. Nessuna risposta è stata data alle domande rivolte al Sindaco nell’incontro del 30 maggio e nei successivi confronti con lo stesso e con la Commissione Cultura del Comune, che hanno visto la partecipazione, in alcune occasioni, dell’assessore all’Urbanistica e del Dirigente dello stesso settore. Per poter sciogliere i numerosi interrogativi e per poter dare attuazione ai punti contenuti nella Delibera del Consiglio Comunale del 14 settembre 2011 (allegato 28), la Consulta ha ritenuto utile richiedere formalmente un incontro con il Sindaco, inviando una lettera in data 7 ottobre ma, a tutt’oggi, non è stato dato alcun riscontro alla stessa, tanto che la Consulta è stata costretta a chiedere l’autorevole intervento del Sig. Prefetto.
La delibera del Consiglio Comunale del 14 settembre 2011
Per poter frenare un’ennesima colata di cemento, su un’area tutelata dal punto di vista paesaggistico e con prescrizioni per la salvaguardia delle testimonianze archeologiche presenti, le associazioni e i cittadini di Frosinone, allarmati dal fatto che tale intervento potesse compromettere irrimediabilmente la tutela e la valorizzazione dell’intera area in questione, hanno promosso una campagna di sensibilizzazione e di divulgazione, chiedendo la convocazione del Consiglio Comunale a norma dell’art. 54 dello Statuto, corredando la richiesta con 916 firme raccolte e autenticate. Nella seduta del 14 settembre viene approvata, all’unanimità dei presenti, la proposta di delibera avanzata dalle associazioni che riporta i seguenti punti:
1. Avviare tutte le iniziative necessarie atte alla salvaguardia, attraverso l’apposizione dei vincoli diretti ed indiretti, alla tutela e alla valorizzazione dell’intera area archeologica in oggetto, vista anche la disponibilità espressa dall’Assessorato alla Cultura dell’Amministrazione Provinciale, con nota del 22 marzo c. a., prot. 37310. La valorizzazione dell’area in esame, destinandola in parte anche ad area museale e il recupero dei vari beni archeologici rinvenuti nel corso degli anni su tutto il territorio comunale, beni di indubbio valore archeologico e storico, rappresenterebbe un’occasione per la crescita economica e culturale della città, essa si arricchirebbe di un patrimonio che la renderebbe più attraente, sviluppando da una parte il senso di appartenenza dei cittadini al proprio territorio e dall’altra l’attrattiva turistica. Un progetto di recupero promosso dal Comune e concordato con le Amministrazioni Regionale e Provinciale, partecipato ed arricchito dalla presenza dei giovani del Polo Didattico Artistico e dell’Accademia di Belle Arti con indirizzo Beni Culturali, realizzerebbe le premesse per la crescita della qualità della vita culturale e sociale della città. 2. Avviare, unitamente alla Provincia, alla Regione e alle Università del territorio laziale, un progetto di ricerca e di studio sulla civiltà volsca, con la finalità di arricchire le conoscenze delle nostre origini e di dar vita ad un museo nazionale dedicato all’antico popolo. 3. Pianificare una corretta gestione del territorio comunale, attraverso la redazione di una Carta Archeologica, con la finalità di tutelare preventivamente tutte quelle zone ritenute di interesse archeologico; 4. Costituire una commissione di esperti, espressione dell’Associazionismo di tutela dell’Ambiente e del Territorio che, in collaborazione con i funzionari di zona della Soprintendenza e con la Direzione del locale Museo Archeologico, possa esercitare azioni di verifica e di controllo del territorio anche in occasione di scavi e ricerche archeologici, al fine di arginare il fenomeno del saccheggio e della distruzione del patrimonio.
IN CONCLUSIONE
La consulta e le associazioni hanno redatto il presente dossier sulla base di tutta la documentazione in loro possesso fino alla data odierna, attraverso la quale si rafforza la convinzione dell’esistenza di rapporti ambigui fra soggetti privati e Istituzioni, atti a favorire speculazioni edilizie in quest’area, a danno del patrimonio archeologico e della sua valorizzazione e fruizione, oltre che dei beni paesaggistici già segnalati e tutelati dagli strumenti di pianificazione regionali. In base a una prassi ormai consolidata, da anni, le operazioni di indagine e di scavo sembrano caratterizzarsi come rapporti privati ed esclusivi fra Soprintendenza e “palazzinari”, senza il coinvolgimento della cittadinanza e delle rappresentanze elettive. A testimoniarlo sono, da ultimo, gli scavi in corso nell’area adiacente la villa rispetto ai quali la funzionaria della Soprintendenza parla di ritrovamenti interessanti che rappresentano una grande acquisizione per il patrimonio archeologico e storico cittadino, per poi disertare per due volte gli incontri con la Provincia, il Comune e le associazioni in cui aggiornarle sui progressi delle operazioni in corso. Da queste dinamiche escono vincenti sempre gli interessi privati (come la costruzione di parcheggi) rispetto alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio archeologico e paesaggistico. Queste funzioni spettano proprio alla Soprintendenza, che ha come unico strumento a tali fini solo l’apposizione dei vincoli archeologici diretti e indiretti, quasi mai predisposti nel capoluogo a fronte dei numerosi nullaosta. Emergono, quindi, forti dubbi e perplessità circa i comportamenti delle Istituzioni deputate alla tutela e alla valorizzazione dei beni suddetti (Comune e Soprintendenze), che devono essere opportunamente verificati, al fine di rassicurare i cittadini e le associazioni circa il pieno rispetto e l’applicazione delle normative vigenti in materia. Ciò si rende necessario anche allo scopo di avviare progetti di valorizzazione del patrimonio archeologico rinvenuto, mettendolo a disposizione della formazione culturale dei cittadini e degli istituti scolastici (Accademia delle Belle Arti, polo universitario e polo artistico), proponendo un modello nuovo di sviluppo cittadino fondato sulla cultura e il turismo piuttosto che sul cemento.
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