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Metro di Roma: la linea C è un progetto che deve andare avanti
2005-05-19
Legambiente

Metro di Roma: la linea C è un progetto che deve andare avanti
19/05/2005 12:04 - Intervento ad opponendum contro Italia Nostra sul progetto romano. Legambiente: "Da Ravello a Urbino, attenzione all'ambientalismo che sa dire solo NO"
Sulla linea C della Metropolitana di Roma anche Legambiente ricorre al Tar del Lazio. Il motivo dell’azione legale è quello di contrastare il ricorso con cui Italia Nostra e Cesia (Centro studi e iniziative per l’ambiente) hanno chiesto l’annullamento della delibera Cipe che approva e finanzia la Linea C della Metropolitana di Roma.
Una scelta “inedita e sofferta” che l’associazione ha illustrato oggi a Roma in una conferenza stampa cui hanno partecipato il presidente nazionale Roberto Della Seta e Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio: “Certo – ha detto Della Seta - non fa piacere costituirci in giudizio contro un associazione ambientalista che ha grandi meriti nella difesa del patrimonio ambientale e culturale italiano. Ma la vicenda della Linea C è davvero emblematica di due modi diversi di praticare l’ambientalismo. Per noi, difendere l’ambiente vuol certo dire dei no: senza conflitto non ci può essere azione ambientalista, e dal nucleare al Ponte sullo Stretto di Messina, dalle centrali a carbone alla cementificazione di verde e coste, i no sono un nostro pane quotidiano. Ma noi pensiamo che occorra anche individuare degli obiettivi prioritari e perseguirli: tra questi obiettivi c’è sicuramente quello di dotare le città di una rete efficiente di trasporto su ferro, la linea C romana va in tale direzione e riteniamo un errore grave intralciarne la realizzazione sulla base di argomentazioni fragili e spesso capziose”.

L’intervento ad opponendum di Legambiente. La linea C per Legambiente è un’opera quanto mai urgente per affrontare i problemi di un traffico sempre più congestionato e inquinante e offrire alternative credibili all’uso dell’automobile. Il trasporto pubblico a Roma serve un territorio di oltre 1200 kmq, grande come la somma degli altri otto comuni più popolosi d’Italia: un territorio così esteso è servito da sole due linee della metropolitana, la prima inaugurata nel 1955 e la seconda nel 1980, un quarto di secolo fa. “Se il ricorso di Italia Nostra venisse accolto – ha affermato il presidente di Legambiente Lazio Parlati - Roma dovrà aspettare ancora molti anni prima di vedere una terza linea di metropolitana, aumenterà il suo ritardo nei confronti delle altre città europee e soprattutto diventerà ancora più difficile ricondurre il numero di auto in circolazione. Italia Nostra propone di sostituire l’attuale progetto con quello di una linea di minore portata, più breve e con un’unica galleria, progettata a suo tempo dal presidente del Cesia Tamburino, che ha firmato anche lui il ricorso: legittimo che un ingegnere sia affezionato al proprio progetto, ma non è una buona ragione per fermare un’opera di questa importanza in una città che vede aumentare ogni giorno congestione e inquinamento”.
Nel suo contro-ricorso Legambiente, assistita dall’avvocato Riccardo Biz del suo Centro di azione giuridica, argomenta tra l’altro: “Il progetto del Comune proprio perché viaggia a trenta metri di profondità, al di sotto della linea archeologica, non mette a rischio la storia di Roma né la falda idrica. Inoltre non vi è alcun motivo di tipo trasportistico che renda preferibile in una città di 3 milioni di abitanti una metropolitana leggera come quella proposta dal Cesia (da 20mila passeggeri/ora invece che da 40mila passeggeri/ora come le altre linee di Roma). Al contrario sono evidenti i vantaggi tecnologici di avere lo stesso tipo di convogli e tecnologie per le 3 linee di metropolitana”.
Certo è che la linea C da sola può fare ben poco per sciogliere i nodi del traffico capitolino. Serve un insieme di misure urgenti, da mettere in strada subito: più corsie preferenziali, più isole pedonali, più efficienza per bus e tram di superficie, più risorse per il trasporto pubblico da reperire anche con l’introduzione di tariffe (come il road pricing) che hanno anche il vantaggio evidente di disincentivare il traffico privato. Servono insomma un sacco di cose. E serve anche la linea C. Rinunciare a questo tassello sarebbe assurdo.

Ecomostri e grandi architetti. Per Legambiente, il confronto sulla linea C della metropolitana di Roma non è l’unico esempio di atteggiamenti che richiamano una sorta di “paradosso conservazionista”, che cioè in nome dell’ambientalismo finiscono per equiparare ecomostri e gioielli architettonici, o per contrastare scelte indispensabili a fronteggiare i grandi problemi ambientali, dall’energia ai rifiuti.
“Per noi – ha affermato il presidente nazionale di Legambiente – è inaccettabile presentare come ecomostri e come scempi l’auditorium disegnato da Niemeyer a Ravello o il progetto di recupero dell’Orto dell’Abbondanza a Urbino firmato da De Carlo. E’ una visione fuori tempo e fuori luogo, soprattutto perché non tiene conto che il paesaggio italiano non è wilderness, ma è il frutto dell’intreccio tra bellezze naturali e interventi dell’uomo. Senza questa ‘intrusione antropica’ non ci sarebbero né le Cinque Terre né la costiera amalfitana. Ancora più grave è che con argomentazioni del tutto inconsistenti ci sia chi da ambientalista si batte contro l’energia eolica o contro gli impianti di compostaggio: cioè contro opere indispensabili per riconvertire in senso ecologico i sistemi energetici e quelli di smaltimento dei rifiuti. Questo ambientalismo non è più radicale ma squisitamente conservatore, perché ostacola i cambiamenti invocati in tutto il mondo dalla cultura ambientalista”.

Il nuovo Auditorium progettato da Niemeyer a Ravello. Un caso emblematico è quello dell’Auditorium di Ravello. Ha un’importanza strategica per la valorizzazione culturale di un’area di pregio straordinario. È firmato da uno dei più grandi architetti del mondo, il brasiliano Oscar Niemeyer. Rispetta scrupolosamente le norme urbanistiche. Ha ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie. Si integra perfettamente nel paesaggio. La presenza i un simile gioiello architettonica costituirà di per sé un baluardo contro la speculazione edilizia e l’abusivismo. E’ un’opera indispensabile per quello sforzo di destagionalizzazione delle presenze turistiche necessario a porre le basi per un turismo di qualità, non distruttivo per l’ambiente: grazie all’auditorium, infatti, Ravello che già oggi è battezzata “città della musica” potrà ospitare eventi per tutto l’anno.
Il progetto di Niemeyer, regalato al Comune di Ravello, prevede 400 posti coperti con parcheggio interrato perfettamente conforme allo studio di fattibilità.
Sebbene lo strumento urbanistico comunale abbia classificato l’area come “Zona F”, destinata cioè a servizi pubblici, in seguito a un ricorso di Italia Nostra una sospensiva del Tar ha bloccato il progetto dell’Auditorium per “tutela degli insediamenti antichi sparsi o per nucleo”. Il Consiglio di Stato ha dato il via libera al progetto con sentenza dello scorso 12 maggio.

Gli impianti eolici. In Italia è nata un’associazione, il Comitato per il Paesaggio, la cui sola ragione sociale è impedire la realizzazione di impianti di energia eolica. Le centrali eoliche vanno certo localizzate con attenzione agli equilibri paesaggistici, ma sono una risorsa irrinunciabile per ridurre i consumi di combustibili fossili e scongiurare ogni tentazione di rilancio al nucleare. Presentare l’eolico come l’energia nemica dell’ambiente è un obiettivo favore reso ai difensori degli attuali modelli energetici, ed è il contrario di ciò che sostengono le associazioni ambientaliste in ogni parte del mondo. Per fare un esempio proprio ieri sulla possibilità di nuovi impianti in costruzione nella Regione Molise, Oreste Rutigliano di Italia Nostra, ha dichiarato: “La presenza di questi pali da fantascienza in Molise è negativa, incompatibile con la memoria stessa del territorio”. Oggi l’Italia è molto in ritardo nello sviluppo dell’energia eolica: abbiamo poco più di 1000 megawatt installati, contro i 17 mila della Germania, i 4000 della Danimarca, i 7000 della Spagna.

Gli impianti di compostaggio. Il compostaggio è la tecnica per riciciclare la frazione umida dei rifiuti (i rifiuti organici), ricavandone concime. Purtroppo in Italia ci sono ancora pochi impianti del genere, e in più di un caso chi prova a realizzarli deve scontrarsi con opposizioni preconcette che considerano un impianto di compostaggio alla stregua di una centrale elettrica inquinante o di un inceneritore. E’ vero il contrario, il compostaggio è una delle risposte principali per realizzare una gestione ambientalmente corretta dei rifiuti.
Tra i casi controversi, uno riguarda un impianto che dovrebbe sorgere nell’area delle Strillaie in provincia di Grosseto. La vecchia discarica nei pressi di Marina di Grosseto va chiusa al più presto a causa di alcune infiltrazioni di liquidi inquinanti nelle falde acquifere superficiali. Una volta chiusa la discarica, il Comune dovrà procedere a una costosa opera di bonifica dell’area. Nel frattempo la Provincia di Grosseto ha inserito nel piano per lo smaltimento dei rifiuti la realizzazione di un impianto di separazione “a valle” dei rifiuti che produrrà Fos (frazione organica stabilizzata) e un impianto di compostaggio di qualità per la frazione organica già separata dai cittadini attraverso la normale raccolta differenziata. A questo progetto si oppone Italia Nostra, sebbene l’impianto non comporti alcun rischio per la salute dei cittadini, favorirebbe la raccolta differenziata, accelererebbe la bonifica dell’area della discarica.

Il progetto di recupero dell’Orto dell’Abbondanza a Urbino di De Carlo. La campagna contro la realizzazione del progetto elaborato da Giancarlo De Carlo - l'ultimo di numerosi e notissimi interventi di recupero nel centro storico di Urbino che il grande architetto ha realizzato a partire dal 1970 – ha visto tra i promotori Sgarbi e Italia Nostra, con appelli inviati a Carlo d’Inghilterra e all’Unesco. Questa posizione nasce da una contrarietà di principio all’idea stessa che si possa intervenire su un edificio storico – sebbene in stato di degrado – in un centro storico. Il progetto di De Carlo prevede spazi espositivi, biblioteche, servizi informatici e luoghi di ritrovo, un “Osservatorio sulla città” all’interno di un area abbandonata, un volume vuoto compreso tra il muro di contenimento a monte e il muro a valle prospiciente il Mercatale. Nel vuoto delle ex-stalle ducali, progettate nel 1492 da Francesco di Giorgio Martini, di cui resta solo la parete lunga 126 metri scandita dai finestroni aperti sul Mercatale, verrebbe calata una struttura di acciaio e cristallo, articolata su tre livelli comunicanti attraverso scale elicoidali e intervallata da patii e giardini. Dall’esterno si vedrebbe solo la copertura in lastre piatte di cotto realizzato da artigiani, dall'andamento ondulato. L’intervento che ha scontato forti ritardi, è attualmente in fase di realizzazione. Proprio l’iniziativa dell’allora sottosegretario Sgarbi portò a i modificare la copertura che verrà realizzata non più con una curvatura di raccordo tra i due muri ma con una falda inclinata con coppi antichi.
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