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Sandra Gatti Direttore Archeologo Soprintendenza p scrive:

Sono indignata per il sistema strisciante, ma ormai palese, di smantellamento delle competenze attribuite al ministero dal DPR istitutivo 805/75.

La cosiddetta archeologia preventiva presentata oggi come una grande novit - sempre stata svolta istituzionalmente, ormai da alcuni decenni, dalle soprintendenze archeologiche senza oneri accessori e senza figure intermediarie tra chi esercita la tutela e chi intende effettuare i lavori.

Gli emendamenti previsti vanno contro le norme in vigore, dal momento che il regolamento 364/1913 , tutt'ora vigente, attribuisce la competenza su tutti gli scavi che si svolgono nel suo territorio al Soprintendente e vanno contro lo stesso Codice Urbani che continua ad assegnare alla medesima la possibilit di concessione di scavi a terzi (Concessioni di scavo).

Si evidenzia dal disegno di legge una manovra di interesse economico e non scientifico, tesa a "sistemare" centinaia di laureati che non trovano sbocchi professionali stabili, visto che laccesso al Ministero, mi sembra ormai in via di abolizione, negato ai giovani da anni.

Ma tali eventuali opportunit di lavoro, in questo modo, resteranno legate al solito vecchio sistema della sottomissione a centri di potere universitario, gli stessi che, come ben noto, sono lunico modo per intraprendere la carriera universitaria.

Questi stessi giovani, e ormai meno giovani, vista la situazione, collaborano gi da anni con le Soprintendenze proprio nell'archeologia preventiva, dove ci sono opportunit per tutti, dove viene data possibilit di studiare e pubblicare e dove gli archeologi vengono valutati e incaricati solo sulla base della loro, spesso alta, professionalit.

Si coglie anche l'intento di riservare ai Dipartimenti le consulenze remunerate per lo svolgimento di quelle attivit che la soprintendenza effettua senza oneri, rientrando esse nei compiti istituzionali. L'inserimento di nuove figure all'interno dell'iter gi consolidato porter ad un dilatarsi dei tempi con conseguenti effetti negativi sulla celerit del realizzarsi delle opere.

Vorrei inoltre segnalare la pericolosit di quanto enunciato dalle ultime righe dellart. 2 ter, comma 1, della legge, dove si stabilisce che sono esclusi dalla norma gli interventi che non prevedono scavi a quote diverse da quelle gi impegnate dai manufatti esistenti.

La formulazione si presta ad interpretazioni soggettive e di parte e a difficili contenziosi, offrendo la possibilit sgusciare via dallobbligo di indagini preventive aree dove ci sia un qualsiasi tipo di costruzione o manufatto, anche se isolato o puntuale.

Mi chiedo:
1. Di quali manufatti si parla? Fondazioni, servizi, pavimentazioni, edifici, pozzi, fontane, etc.?

2. qual la quota che conta, in presenza di manufatti di diversa natura e diversa profondit?

3. dove sono collocati i manufatti cui si fa riferimento rispetto allarea interessata dal progetto? Allinterno, in prossimit, ai margini?

4. quale pu essere la loro distribuzione? Diffusa, puntuale, di attraversamento?

Chi decider tutto questo? Chi stabilir i parametri di riferimento? Posso immaginare: probabilmente le stazioni appaltanti.

In un paese come lItalia sappiamo bene che i resti archeologici si conservano ovunque e anche nelle situazioni pi inimmaginabili. Spesso gli edifici moderni sono fondati su muri romani o inglobano resti antichi, spesso le fondazioni perimetrali hanno tagliato e sezionato strutture e siti, ma senza distruggerli completamente e anche nelle pi piccole aree residue si fanno importanti ritrovamenti.

Solo sulla base della mia diretta esperienza, senza citare esempi macroscopici come Roma, potrei citare infiniti esempi di casi del genere.

A Sora tra i cordoli di cemento di un cinema costruito negli anni 50 si trovata una domus repubblicana con pavimenti a mosaico; a Frosinone, allinterno di una stazione di servizio, fra un serbatoio di carburante laltro, una necropoli volsca del V sec. a.C.; a Palestrina un edificio di fine 800, distrutto dai bombardamenti, era fondato su un tempio in opera quadrata

Sono scandalizzata inoltre dalla norma sulle monete ripetitive, che il drammatico avvio per distruggere definitivamente il concetto di bene culturale sancito in Italia fin dal 1909 ed in vigore fino ad oggi, un concetto avanzatissimo, di alto livello culturale, che era, come tutti sanno, allavanguardia nel mondo.

La norma quindi in palese contrasto non solo con la definizione di bene culturale dellattuale codice, ma persino con quella sancita dalla comunit europea con il Regolamento 3911/1992, che disciplina la circolazione e lesportazione dei beni culturali.

In questa legge tutti i beni archeologici, anche quelli con valore zero, sono sottoposti ad autorizzazione degli organi competenti dei singoli stati per lesportazione, riconoscendone cos implicitamente il loro valore culturale.

Sono compresi quindi anche i reperti pi poveri, anche i singoli cocci, anche i frammenti, anche, di conseguenza, e ancor di pi, le monete, qualsiasi esse siano.

Forse la Corte Costituzionale potrebbe avere qualcosa da dire in proposito.

Ma c di pi. In fondo, a ben guardare, la maggior parte dei reperti archeologici della cultura materiale (concetto ormai acquisito da lungo tempo che mi auguro nessuno vorr mettere di nuovo in discussione) sono oggetti ripetitivi: le anfore, le lucerne, i bolli, e poi le coppette a vernice nera, i vasi di sigillata, i votivi e le decorazioni architettoniche in terracotta fatti a matrice, e allora anche i vasi di bucchero, e, perch no, anche tutte le statue romane copie di originali greci: quante Veneri ci sono?
E quanti ritratti di Augusto? E poi, quanti sarcofagi a festoni? E, infine, in fondo anche Eufronio, ceramografo attico del V sec. a.C., ha firmato e prodotto tanti vasi simili, tutti a figure nere con soggetti mitologici E allora mandiamoli pure lecitamente al Getty Museum.

Ma hanno capito, gli estensori di questa legge, cosa vuol dire bene culturale?

Sanno cosa pu voler dire una moneta in termini di datazione di uno strato o un contesto, di economia e commercio antico, di iconografia?

Si rendono conto che questo insensato e insano permissivismo costituir un precedente su cui basare domani la liceit dello scavo, del possesso e del commercio di quasi tutti i reperti archeologici?

Hanno pensato che questa norma incrementer, se ancora ce ne fosse bisogno, la piaga degli scavi clandestini, specialmente quelli attuati con il metal detector, rendendo ancora pi difficile e inutile il lavoro quotidiano di contrasto dei tecnici delle Soprintendenze, delle forze dellordine e dei magistrati che cercano di combattere questo fenomeno?

Cordiali saluti



Sandra Gatti
Direttore Archeologo Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio
Via Pompeo Magno 2
ROMA



Redazione Patrimoniosos scrive:

La Redazione di Patrimoniosos ringrazia Sandra Gatti per questo intervento.
Alessio scrive:

Salve!
Sono un metaldetectorista e sono profondamente indignato di ci che dice la sig.Gatti.

Innanzittutto la maggior parte dei metaldetectoristi si tiene lontano dalle zone archeologiche rispettando le norme di legge.

Se vogliamo essere critici e applicare la legge (che risulta essere molto molto interpretativa) dovremmo requisire tutto il materiale che troviamo nei mercatini numismatici perch di certo non proviene all 100% solo da cantine e simili e inoltre ha pi di 50 anni...

Inoltre rivolgo una critica diretta alla Sovraintendenza Archeologica:

Come mai,per esperienza diretta,molti oggetti e manufatti archeologici si trovano in cantine o seminterrati di alcuni musei?catalogati e chiusi dentro obsolete scatole? (quando v bene)

Se la nostra legislazione fosse pi chiara e pi aperta come in Inghilterra noi metal detectoristi potremmo apportare un valido aiuto all'archeologia segnalando pure i ritrovamenti.

Purtroppo per siamo considerati sempre dei tombaroli.
Tombaroli?con uno strumento che arriva a sentire al massimo a 40 cm di profondit?

I veri tombaroli hanno strumenti ben pi costosi e performanti di semplici metaldetector e non operano alla luce del giorno.





Franco scrive:

Sono indignata per il sistema strisciante, ma ormai palese, di smantellamento delle competenze attribuite al ministero dal DPR istitutivo 805/75.

La cosiddetta archeologia preventiva presentata oggi come una grande novit - sempre stata svolta istituzionalmente, ormai da alcuni decenni, dalle soprintendenze archeologiche senza oneri accessori e senza figure intermediarie tra chi esercita la tutela e chi intende effettuare i lavori.

Gli emendamenti previsti vanno contro le norme in vigore, dal momento che il regolamento 364/1913 , tutt'ora vigente, attribuisce la competenza su tutti gli scavi che si svolgono nel suo territorio al Soprintendente e vanno contro lo stesso Codice Urbani che continua ad assegnare alla medesima la possibilit di concessione di scavi a terzi (Concessioni di scavo).

Si evidenzia dal disegno di legge una manovra di interesse economico e non scientifico, tesa a "sistemare" centinaia di laureati che non trovano sbocchi professionali stabili, visto che laccesso al Ministero, mi sembra ormai in via di abolizione, negato ai giovani da anni.

Ma tali eventuali opportunit di lavoro, in questo modo, resteranno legate al solito vecchio sistema della sottomissione a centri di potere universitario, gli stessi che, come ben noto, sono lunico modo per intraprendere la carriera universitaria.

Questi stessi giovani, e ormai meno giovani, vista la situazione, collaborano gi da anni con le Soprintendenze proprio nell'archeologia preventiva, dove ci sono opportunit per tutti, dove viene data possibilit di studiare e pubblicare e dove gli archeologi vengono valutati e incaricati solo sulla base della loro, spesso alta, professionalit.

Si coglie anche l'intento di riservare ai Dipartimenti le consulenze remunerate per lo svolgimento di quelle attivit che la soprintendenza effettua senza oneri, rientrando esse nei compiti istituzionali. L'inserimento di nuove figure all'interno dell'iter gi consolidato porter ad un dilatarsi dei tempi con conseguenti effetti negativi sulla celerit del realizzarsi delle opere.

Vorrei inoltre segnalare la pericolosit di quanto enunciato dalle ultime righe dellart. 2 ter, comma 1, della legge, dove si stabilisce che sono esclusi dalla norma gli interventi che non prevedono scavi a quote diverse da quelle gi impegnate dai manufatti esistenti.

La formulazione si presta ad interpretazioni soggettive e di parte e a difficili contenziosi, offrendo la possibilit sgusciare via dallobbligo di indagini preventive aree dove ci sia un qualsiasi tipo di costruzione o manufatto, anche se isolato o puntuale.

Mi chiedo:
1. Di quali manufatti si parla? Fondazioni, servizi, pavimentazioni, edifici, pozzi, fontane, etc.?

2. qual la quota che conta, in presenza di manufatti di diversa natura e diversa profondit?

3. dove sono collocati i manufatti cui si fa riferimento rispetto allarea interessata dal progetto? Allinterno, in prossimit, ai margini?

4. quale pu essere la loro distribuzione? Diffusa, puntuale, di attraversamento?

Chi decider tutto questo? Chi stabilir i parametri di riferimento? Posso immaginare: probabilmente le stazioni appaltanti.

In un paese come lItalia sappiamo bene che i resti archeologici si conservano ovunque e anche nelle situazioni pi inimmaginabili. Spesso gli edifici moderni sono fondati su muri romani o inglobano resti antichi, spesso le fondazioni perimetrali hanno tagliato e sezionato strutture e siti, ma senza distruggerli completamente e anche nelle pi piccole aree residue si fanno importanti ritrovamenti.

Solo sulla base della mia diretta esperienza, senza citare esempi macroscopici come Roma, potrei citare infiniti esempi di casi del genere.

A Sora tra i cordoli di cemento di un cinema costruito negli anni 50 si trovata una domus repubblicana con pavimenti a mosaico; a Frosinone, allinterno di una stazione di servizio, fra un serbatoio di carburante laltro, una necropoli volsca del V sec. a.C.; a Palestrina un edificio di fine 800, distrutto dai bombardamenti, era fondato su un tempio in opera quadrata

Sono scandalizzata inoltre dalla norma sulle monete ripetitive, che il drammatico avvio per distruggere definitivamente il concetto di bene culturale sancito in Italia fin dal 1909 ed in vigore fino ad oggi, un concetto avanzatissimo, di alto livello culturale, che era, come tutti sanno, allavanguardia nel mondo.

La norma quindi in palese contrasto non solo con la definizione di bene culturale dellattuale codice, ma persino con quella sancita dalla comunit europea con il Regolamento 3911/1992, che disciplina la circolazione e lesportazione dei beni culturali.

In questa legge tutti i beni archeologici, anche quelli con valore zero, sono sottoposti ad autorizzazione degli organi competenti dei singoli stati per lesportazione, riconoscendone cos implicitamente il loro valore culturale.

Sono compresi quindi anche i reperti pi poveri, anche i singoli cocci, anche i frammenti, anche, di conseguenza, e ancor di pi, le monete, qualsiasi esse siano.

Forse la Corte Costituzionale potrebbe avere qualcosa da dire in proposito.

Ma c di pi. In fondo, a ben guardare, la maggior parte dei reperti archeologici della cultura materiale (concetto ormai acquisito da lungo tempo che mi auguro nessuno vorr mettere di nuovo in discussione) sono oggetti ripetitivi: le anfore, le lucerne, i bolli, e poi le coppette a vernice nera, i vasi di sigillata, i votivi e le decorazioni architettoniche in terracotta fatti a matrice, e allora anche i vasi di bucchero, e, perch no, anche tutte le statue romane copie di originali greci: quante Veneri ci sono?
E quanti ritratti di Augusto? E poi, quanti sarcofagi a festoni? E, infine, in fondo anche Eufronio, ceramografo attico del V sec. a.C., ha firmato e prodotto tanti vasi simili, tutti a figure nere con soggetti mitologici E allora mandiamoli pure lecitamente al Getty Museum.

Ma hanno capito, gli estensori di questa legge, cosa vuol dire bene culturale?

Sanno cosa pu voler dire una moneta in termini di datazione di uno strato o un contesto, di economia e commercio antico, di iconografia?

Si rendono conto che questo insensato e insano permissivismo costituir un precedente su cui basare domani la liceit dello scavo, del possesso e del commercio di quasi tutti i reperti archeologici?

Hanno pensato che questa norma incrementer, se ancora ce ne fosse bisogno, la piaga degli scavi clandestini, specialmente quelli attuati con il metal detector, rendendo ancora pi difficile e inutile il lavoro quotidiano di contrasto dei tecnici delle Soprintendenze, delle forze dellordine e dei magistrati che cercano di combattere questo fenomeno?

Cordiali saluti



Sandra Gatti
Direttore Archeologo Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio
Via Pompeo Magno 2
ROMA


Buongiorno, sono un ex detectorista e vorrei rispondere all'ex collega che ha risposto.
Ex detectorista perch ad un certo punto qualcuno riuscito a farmi capire che era scorretto ci che facevo.
Intendiamoci, vero che la la maggior parte dei detectoristi non sono i classici tombaroli come l'immaginario collettivo (e purtroppo non solo l'immaginario) li vede.
Sono per degli appassionati in ritrovamenti che depredano tutto ci che sepolto sotto i famosi 40 cm di terreno. Una parte appassionata di rinvenimenti militari ma altri (la maggior parte) sognano il rinvenimento di monete e reperti archeologici. Sono assidui frequentatori di campi appena arati che vanno a caccia della moneta romana. Sono stato anni assieme a loro e vi garantisco che nessuno (o veramente pochi) rispetta la normativa che prevede la consegna del materiale rinvenuto.
Si nascondono dietro la solita scusante
che tanto "loro" salvano i reperti dalla distruzione naturale e dall'oblio dei depositi museali.
L'introduzione del codice Urbani, specificatamente ove parla di monete ripetitive, ha poi creato una vera confusione creando tra essi la convinzione che la raccolta di monete fosse divenuta lecita e consentita.
Basta accedere ai loro svariati forum per capire quali strani ragionamenti facciano.
Non avete idea di quanti siano i detectoristi in Italia che setacciano ogni giorno il territorio portandosi a casa qualsiasi cosa...e spesso lasciano buche aperte e territorio devastato.
Per quello che mi riguarda auspico una legge restrittiva e severa riguardo l'uso di questo strumento.
Egregio Sig. Alessio,
sono convinto che lei sia un detectorista esemplare, ma dovrebbe indignarsi pi per il comportamento di maggior parte dei suoi colleghi che per le giuste parole della dott.sa Gatti

Un cordiale Saluto

Franco.



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