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Antonio V. GELORMINI scrive:

I TRENI DELLA FELICITA



Quando la solidariet tra Nord e Sud

era spontanea come il sorriso dei bambini.



di Antonio V. Gelormini



Pane e lavoro chiedono, da sempre, i braccianti dogni tempo e dogni angolo del mondo. Perch col pane si sopravvive, ma col lavoro che si riesce a vivere con dignit e con onest. Pane e lavoro chiedevano a San Severo, nel Tavoliere delle Puglie, anche i padri dei bambini protagonisti di questa bella storia nazionale. Nello slancio rivendicativo, di una tiepida mattina di marzo del 1950, esasperati dalla fame e dallumiliante elemosina quotidiana di un ingaggio sia pure ad ore.



Una pagina di solidariet senza confini, nata dalla spontanea disponibilit di donne e madri dellItalia del Nord verso altre donne e altre madri del Sud pi lontano. Famiglie falcidiate dalle miserevoli condizioni di estrema povert, verso le quali part un altro ammirevole slancio solidale, questa volta teso ai loro figli. Bambini senza futuro n igiene, malnutriti, fisicamente gracili, che per la prima volta rivolgevano lo sguardo al Nord, spaesati e con gli occhi colmi di terrore.



A San Severo, furono in 70 a rimanere orfani improvvisi dopo le drammatiche conseguenze di una sorta di sciopero non autorizzato, trasformatosi in tragedia con larresto di 180 manifestanti (uomini e donne), luccisione di uno di loro (Michele Di Nunzio, 33 anni) e larrivo dellesercito con i carri armati a occupare la citt.



Unoperazione tutta al femminile, maturata tra le famiglie di ex partigiani, nella rete dei Comitati di solidariet democratica, che dal 1946 al 1952 decisero di accogliere nelle loro case di Ancona, Ravenna, Follonica, Voltana e tante altre citt delle Marche e dellEmilia Romagna, una moltitudine di bambini sfortunati, provenienti da un Sud davvero malridotto.



Li chiamavano I treni della felicit, in verit trasportavano disperazione, lacrime e diffidenza. La felicit sarebbe arrivata pi tardi, con lo sciogliersi delle paure al calore di affetti inaspettati, sorprendenti e sconosciuti. Una forma di adozione temporanea, che fece scoprire a quei ragazzi unaltra Italia. Quella dove si mangiava tre volte al giorno, dove il gelato non era di ricotta e le scarpe non bisognava pi nasconderle di notte sotto il cuscino.



Come rotaie lucide e senza fine, su cui viaggiano i ricordi e i messaggeri di ogni memoria, ce lo raccontano in parallelo lantropologo Giovanni Rinaldi e il regista Alessandro Piva. Avendo percorso insieme il tratto finale di una ricerca, iniziata dallo stesso Rinaldi gi negli anni settanta. Il primo con un libro: I treni della felicit Storie di bambini in viaggio tra due Italie (Ediesse 2009, pp.200, euro 10), con prefazione di Miriam Mafai. Il secondo con il documentario: Pasta nera.



Il libro (auspicabile un progetto per farne lettura di storia patria nelle scuole di primo e secondo grado) e il filmato riconciliano con un sentire comune politico, messo a dura prova dagli eventi e dalle vicende di questi ultimi mesi. Le testimonianze raccolte dai sopravvissuti, gran parte ritornati nel tempo alle famiglie dorigine, ma in tanti rimasti nelle famiglie daccoglienza, restano di grande impatto emotivo. Dando corpo a una trama narrativa di marcato stampo realistico.



Su tutte la storia di Rosanna, che dalla Ciociaria arriva con i fratelli Diego e Vincenzo a Faenza, per raggiungere Renzo e Lorica: la sua nuova famiglia a Voltana. Le far da madre Lorica, che come tante altre aveva deciso di colmare il vuoto della morte di genitori e fratelli, per mano fascista, con lospitale vitalit di una bambina bisognosa daiuto. Rosanna vi rimarr a lungo, prover a tornare a casa, ma il nuovo legame alla fine avr la meglio.



Due foto si fanno sintesi davanti alla macchina da presa. Quella di Rosanna allarrivo: magra, sguardo duro e gi adulto. E quella alla fine del soggiorno romagnolo: sorridente, col vestitino e una collanina appariscente. Per diventare sceneggiatura di unItalia in dissolvenza. Quando la solidariet tra Nord e Sud era spontanea come il sorriso dei bambini. (gelormini@katamail.com)




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