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Mariano Nuzzo scrive:

Alcune riflessioni sul restauro del castello Caetani di Trevi

di Mariano Nuzzo



Sintesi storica

La citt di Trevi nel Lazio costituisce sin dall'antichit il riferimento amministrativo dell'intera Valle dell'Aniene. La cittadina conserva un castello, appartenuto alla famiglia dei Caetani, che situato su un colle a 870 metri s.l.m. nellAlta valle dellAniene tra i monti Simbruini e i monti Ernici. Sull'origine del Castello non esistono fonti storiche che ne consentano una datazione precisa; probabilmente fu fondato intorno all'anno Mille, con il decollo del fenomeno dell'incastellamento.
Nel 1257 Papa Alessandro IV concesse al nipote Rinaldo de Rubeis il feudo della citt di Trevi con le annesse propriet, castello compreso. Pochi anni dopo, nel 1262, con l'avvento di Papa Urbano IV il feudo fu ceduto in propriet al monastero di Subiaco. Da qui una serie di vicissitudini alternarono pi di una volta il papato a De Rubeis come proprietari del castello fino al 1299, anno in cui fu acquistato da Pietro Caetani, fratello di Bonifacio VIII. E' questo il periodo in cui il castello visse il suo massimo splendore, protrattosi poi per tutta la durata della signoria Caetani. Questultima venne meno nel 1471 quando, Cristoforo Caetani fu cacciato dalla popolazione per malgoverno.
Nel 1473 Trevi torn al monastero di Subiaco ed il castello divenne sede della Curia; nel 1753 Benedetto XIV diede al Comune una differente organizzazione amministrativa ed il castello perse quasi del tutto ogni funzione rappresentativa. Con il passare del tempo le abitazioni del borgo si addossarono alle sue mura, riducendone notevolmente le potenzialit difensive.
Nel 1915, dopo il terremoto, con la ricostruzione dell'abitato, una parte del castello venne inglobata nelle case adiacenti. Da allora la Rocca stata completamente abbandonata con il conseguente crollo di alcune porzioni di murature e di tutti i solai lignei.
Nel 1984 iniziarono i lavori di restauro ormai terminati.
Esso oggi occupa una superficie di oltre 800 mq ed racchiuso da poderose mura alte dai 12 ai 16 metri realizzate in pietra cardellina squadrata. Il castello si compone di tre parti principali: la prima verso settentrione utilizzata originariamente quale residenza del signore; la seconda orientata verso meridione ed utilizzata per scopi prettamente militari di difesa verso la porta dingresso; la terza costituita invece dal possente Maschio a base quadrata di 8 metri per lato, alto 16 metri e con mura spesse alla base oltre 1 metro.

Lettura dello stato di fatto ante-restauro

Dellantica costruzione rimanevano il maschio isolato nel cortile interno e i muri perimetrali con uno spessore variabile da un minimo di 50 cm in corrispondenza del primo piano ad un massimo di 100 cm al piano terra parzialmente sbrecciati e con una vistosa lacuna sul lato nord. Rimanevano, inoltre alcune opere interne, mentre i solai e le coperture, sicuramente realizzate in legno, erano stati distrutti dagli agenti atmosferici.
Al castello si accedeva da due ingressi, uno principale sul lato ovest, laltro secondario sul alto nord. Lingresso principale posto al piano terra, come documentano alcune fonti ottocentesche, era caratterizzato da un grande arco a sesto acuto alto 7 metri; laltro, di servizio, unico accesso ancora funzionante, attraverso una rampa fungeva da passaggio carrabile, consentendo laccesso al piano seminterrato e al cortile interno. Il portale principale risulta attualmente inglobato in una delle abitazioni e lunica traccia visibile della sua presenza data dai blocchi squadrati dellarchivolto ricoperto da intonaco.

Note sul progetto di restauro del castello

Il progetto di restauro del Castello dei Caetani, opera degli architetti Gianfranco Cautilli, Mario Moranti e Renato Moranti, realizzato da A.L.E.S.S.-Roma, prende in esame due aspetti fondamentali: quello prettamente progettuale e quello relativo allinserimento di una nuova funzione nel contesto territoriale.
Il progetto rientra in un pi ampio programma di sviluppo turistico dellEnte Parco dei Monti Simbruini, che considera il Comune di Trevi il centro operativo e che quindi tende a conservare il ruolo di unico riferimento amministrativo del comprensorio.
Il sito oggi assume una duplice funzione, quella di Museo archeologico e di Centro visite del Parco. I progettisti si sono confrontati con il tema della nuova destinazione duso della fabbrica, prima di affrontare ogni aspetto progettuale. Essi sono riusciti a restituire il ruolo che sempre era appartenuto al Castello per poi procedere alla definizione dellintervento di restauro.
Il genere progettuale si avvicina molto a quello che Liliana Grassi ha utilizzato per il restauro dellOspedale Maggiore di Milano. Conservazione delle strutture esistenti, progettazione di nuovi elementi e rifunzionalizzazione dellinsieme. Resta chiara la finalit dellintervento messo in atto che resta quella di trasferire al futuro i valori pervenuti dal passato, conservando la materia e integrando le masse perse con semplici volumi e nuovi elementi costruttivi.
I progettisti propongono il tema della reintegrazione urbana dellintervento. Vengono ricostruite alcune parti perse con nuovi conci lapidei aventi pezzature leggermente diverse da quelle esistenti per tenere fede al principio della distinguibilit dellintevento. Le coperture vengono ricostruite con limpiego di tecniche costruttive tradizionali e con luso di nuovi materiali. Si ripercorre una lettura dello spazio interno dando la precedenza agli elementi verticali. Linserto moderno delle scale e della passerella metallica, in contrasto con la materia esistente, genera una piacevole armonia di contrasto antico e nuovo; percorrendo la scala cos si ha la possibilit di avvicinare la materia delledificio che si rilegge nel suo insieme spaziale. Luso del metallo, i nuovi flussi verticali, consentono una riattualizzazione delle struttura che vive oggi una nuova vita nel rispetto delle sue vicende passate.
Il progettista ha avuto la capacit di porre in un confronto dialettico latto progettuale con il quadro storico delle preesistenze riattualizzando lo spazio, ma rispettando la materia originale.

Mariano Nuzzo
Universit degli Studi di Ferrara




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