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in difesa dei beni culturali e ambientali

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Emilio Izzo scrive:

A tutti gli organi d’informazione
C.a. Sigg. Direttori - Loro sedi

e p.c. Al Direttore Regionale per i Beni
Culturali
Arch. Ruggero Martines - C.Basso

Al Sindaco del Comune di Venafro
Dott. Vincenzo Cotugno


Si apprende dalle testate giornalistiche dirette dalle SS.LL., del ritrovamento archeologico, avvenuto il giorno 12 aprile c.a. in località Valle Porcina nel Comune di Colli al Volturno.
Fermo restando il plauso di questa O.S. sul significato e l’importanza del rinvenimento, la stessa ritiene opportuno fare ad alta voce alcune considerazioni sulle procedure ed in modo particolare sulle dichiarazioni rilasciate a caldo dal Prof. Raddi, nell’occasione portavoce del Soprintendente all’Archeologia Dott. Pagano. Innanzitutto è bene chiarire che l’Università del Molise (per l’occasione titolare della ricerca) ha avuto direttamente dal Ministero per i Beni Culturali la concessione all’attività di scavo, baipassando di fatto l’organismo preposto sul territorio a tale compito cioè, la Soprintendenza. Per quanto lecita, tale procedura sarebbe bene attivarla solo in caso di reale necessità; ad esempio, nel caso in cui le Soprintendenze non abbiano al proprio interno personale all’altezza (non è nel nostro caso) o nel caso in cui non ce ne siano del settore specifico (vedi scavo del Paleolitico di Isernia). Venendo a mancare entrambi i presupposti, in quanto non riconducibili alla realtà, sembrerebbe di ravvisare qualche atteggiamento di rivalsa nei confronti del personale della Soprintendenza preposto, che, caso vuole, sia lo stesso già scavalcato in altre occasioni dal Dott. Pagano. Se la questione riguardasse in qualche misura strutture private, poco importerebbe alla O.S. scrivente, ma, trattandosi dell’attività dello Stato, quindi pubblico, ben altri e logici motivi ne scaturiscono.
Fatte le premesse e sottolineata l’avversità a tale e ricorrente procedura, questa O.S. vuole porre l’attenzione su quanto dichiarato al momento del ritrovamento. Il Prof. Raddi, sentito il Soprintendente Pagano, decide che la Statua togata rinvenuta, debba essere esposta (e non momentaneamente) presso il Comune di Colli al Volturno. Premesso che questa O.S. nulla ha in contrario alla possibilità che alcuni siti possano trovare giusta collocazione sul territorio (quando i presupposti siano quelli di mancanza di strutture statali, di luoghi idonei alla conservazione, alla tutela e alla divulgazione; e su questo si nutrono seri dubbi, basti pensare al caso di Castel S. Vincenzo, dove un Museo specifico sta sorgendo, ma dove si vedono ancora lontane le possibilità di una sua reale gestione e fruizione), resta dell’idea che tale decisione, per quanto a caldo, sia fuori da ogni logica. Esiste in provincia uno dei più bei Musei archeologici del centro sud nel quale trova collocazione una preziosa collezione di reperti, principalmente di epoca romana, ed è collocato nel complesso monumentale di S. Chiara a Venafro. Altro dobbiamo aggiungere?! Abbiamo una struttura nazionale preposta a tale compito e qualcuno decide che la statua togata vada presso la casa del Comune!
Tale decisione lascia esterrefatti! Quale migliore occasione di rilancio di una struttura così importante con l’immissione di nuova linfa? Si capisce che la gestione pubblica del bene, poco si sposa con la decisione non rispettosa del proprio ruolo da parte del Dott. Pagano, il Ministro e, meglio ancora la popolazione, non può assistere ad una messa in scena così poco edificante e niente affatto produttiva per la collettività e la ricerca tutta. Questa O.S. nel riaffermare con vigore il ruolo pubblico dei beni culturali, chiede fermamente a tutti i soggetti interessati il rispetto del bene, dei luoghi (intesi come musei), del personale preposto ed un intervento deciso, volto al ripristino delle regole istituzionali.

Isernia, 18 aprile 2006 Il Segretario Regionale U.I.L.
Beni e Attività Culturali
Emilio Izzo




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