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Centro Urbani - Aria di cambiamenti a via del Collegio Romano
Stefano Miliani
L’Unit, 14 MAR 2003

A via del Collegio Romano, nell'imponente ex convento dei gesuiti, si
va profilando il nuovo volto di
quel che sar il Ministero per i beni e le
attivit culturali di Giuliano Urbani.
Il ministro infatti sta disegnando la mappa del
dicastero chiamato a tutelare, gestire, valorizzare e, in teoria, difendere, la Venere del
Botticelli, gli scavi archeologici, i progetti
architettonici, insomma il patrimonio arti-
stico del Paese, oltre che occuparsi dal 1998
di spettacolo e sport II titolare del ministero fondato da Giovanni Spadolini nel 1975
procede con riservatezza sulla scorta della
delega alla riforma del ministero approvata il 6 luglio del 2002. Ma un quadro attendibile della nuova veste del ministero ora si intravede. L'architettura generale disegnata. Fatto salvo che variazioni e aggiustamenti di tiro sono da mettere in conto,
fatto salvo che siamo ancora alle bozze e
quindi nulla di ufficiale stato diramato, il
ministero targato Urbani non sembra per
ora destinato a una gran rivoluzione. Magari un po' pi centralista, questo s.
Per iniziare, dal
nuovo organigramma sparisce il segretariato generale,
l'ufficio che ha come primo compito
quello di occuparsi
del personale, dei
corsi di formazione, dell'aggiorna-
mento, dei rapporti
con enti locali e imprese. L'attuale responsabile dell'ufficio, il potente Carmelo Rocca, verrebbe destinato ad altro incarico. Difficilmente rimarr a via
del Collegio Romano. Tra le tante voci, c' chi lo vede indirizzato alla testa della
Siae, la Societ degli autori ed editori.
A questo punto cosa accade? Vengono istituiti quattro dipartimenti, i cui responsabili saranno nominati direttamente dal ministro. Uno di questi uffici sostituir il segretario generale, avr due direzioni generali,
potrebbe chiamarsi dello sviluppo, innovazione e risorse umane. Un secondo dipartimento accorperebbe tre direzioni generali: ai beni architettonici, ai beni archeologici, ai beni artistici e storici. Il nome pi
accreditato? Ripristinando una dizione
abolita da tempo e caldeggiata da Vittorio
Sgarbi quando era ancora sottosegretario:
Belle arti. Terzo dipartimento, quello
per archivi e biblioteche, con la direzione
generale dei beni archivistici (dal quale dipender l'Archivio centrale di Stato) e quel-
la per le biblioteche. Il quarto dipartimento, per lo spettacolo, accorpa quattro direzioni generali: cinema, teatro, spettacolo
dal vivo e sport. Questo ufficio andrebbe a
gestire il cosiddetto Pus, i fondi per lo spettacolo, il capitolo che distribuisce i finanziamenti. Materia delicata gi di suo, oggi
lo in modo particolare perch vogliono
gestirla le Regioni in virt del processo di
decentramento dei poteri e delle competenze in corso.

Questo il quadro complessivo. La riforma, per inciso, va attuata senza variazioni
di spesa. Lo prescrive la legge e Urbani
non pu sgarrare. Una differenza sostanziale dall'impalcatura odierna? Oggi c' appunto il segretariato generale pi le dieci
direzioni generali (di cui due si occupano
del controllo e del funzionamento interno): tra queste pare al momento incerta la
sorte di un ufficio come la Dare - Direzione per l'architettura e l'arte contemporanee, guidata dall'architetto Pio Baldi. Sottosegretari a parte, nel nuovo ministero
nel gradino appena sotto al vertice, il ministro, siederanno quattro direttori. Con poteri notevoli.

Uno dei problemi che dovranno trovare
soluzione, e sul quale manca chiarezza, riguarda i poli museali dotati di autonomia
e istituiti nel dicembre 2001, Roma, Napoli, Firenze, Venezia (quello di Pompei esisteva gi ma la faccenda riguarda anche
questo sito): se restano sotto le dipendenze
delle soprintendenze regionali, come tutto
sembra presupporre, e relativi soprintendenti non devono rispondere direttamente alle direzioni generali o al ministro,
la tanto decantata autonomia si annacqua
fino a perdere senso. E qui converr aprire
una parentesi: insieme a quelle autonome
nelle 'quattro citt d'arte nel dicembre
2001 sono state costituite le soprintendenze dette miste con la conseguenza di travasarvi competenze, forze, personale. Ma a
poco pi di un anno da questo passaggio si
respira ancora, negli uffici periferici, una
discreta confusione, Soprattutto perch, e
lo osservava l'ex ministro per i beni culturali Giovanna Melandri in un'interrogazione parlamentare del dicembre scorso, in
citt come Napoli, Roma e Firenze gli storici dell'arte passati alle soprintendenze miste sono insufficienti a tutelare un patrimonio artistico poco meno che sterminato. A oggi la situazione non migliorata
molto.
Su quanto si delinea per i beni culturali
proprio Giovanna Melandri: Mi riservo
un giudizio definitivo su quando la riforma sar formalizzata - esordisce - ma mi
pare che dopo due anni di paralisi e definanziamento l'unica cosa che questo governo porta a casa far macelli della riforma da noi approvata, destruttura il ministero. Tre elementi, a suo parere, sono da
sottolineare: Intanto si torna a considerare questa amministrazione marginale rispetto a scelte economiche generali. Poi
si ritorna al vecchio impianto senza segretario generale, ma era questa figura a far
da raccordo con gli enti locali, con le imprese, per la cogestione e la partecipazione
del patrimonio culturale, ed era la forza di
un ministero che concorreva alle scelte di
politica economica complessiva. Infine
un altro aspetto della riforma non convince la parlamentare Ds: Credo sia un erro-
re non distinguere, ad esempio, tra direzione archeologica e beni artistici. Perch?
Perch - risponde Giovanna Melandri - il
patrimonio italiano talmente diffuso e vasto che avere direzioni diverse si era reso
necessario per gestire i nostri tesori con
efficacia ed efficenza.



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