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LULTIMA AGGRESSIONE ALLARMONIA DI VENEZIA
SALVATORE SETTIS
MARTED, 02 OTTOBRE 2012 la repubblica - COMMENTI


Il ponte di Calatrava colpisce ancora. Dopo una storia infinita di costi ballerini (lievitati da 2 a 23 milioni di euro), di varianti in corso dopera, di costosissime manutenzioni, il quarto ponte sul Canal Grande diventato il passaporto per un nuovo intruso nel cuore di Venezia: lindecente alberghetto in vetro, ferro e cemento gi in costruzione a un passo dal ponte.

Per soprammercato, un garage a due piani, sotterraneo come a Venezia proprio non si fa. Dopo un contenzioso durato cinquantanni, il proprietario dellalbergo Santa Chiara (su piazzale Roma) ha ottenuto il permesso di edificare in cambio di una piccola area verde che serviva per la base del nuovo ponte. Un
ponte di debole Costituzione: cos lo ha chiamato la storica veneziana Nelli-Elena Vanzan Marchini, in un prezioso libretto della collana Occhi aperti su Venezia(editore Corte del Fontego).

Calatrava un celebrato architetto, che per ha calato sul Canal Grande un ponte pensato senza alcun rapporto, n stilistico n statico, con le caratteristiche del luogo: un signature bridge che
potrebbe stare a Brasilia o a Shanghai.

Ma Venezia non una citt qualsiasi: bello o brutto che sia, il ponte inadatto alla citt, al punto che la Corte dei Conti ha chiesto a Calatrava e ai responsabili del progetto 3,4 milioni di danni in quanto l'opera affetta da una patologia cronica caratterizzata dalla necessit di un costante monitoraggio e dal continuo ricorso a interventi non riconducibili alla ordinaria manutenzione.

Riconosciamo in questa vicenda un virus che appesta le nostre citt: il pregiudizio che una firma prestigiosa basti a giustificare qualsiasi inserzione di nuove architetture nelle citt storiche (cos Benetton ricorre a un grande architetto, Rem Koolhaas, per legittimare unoperazione speculativa sul cinquecentesco Fondaco dei Tedeschi: Repubblica,
13 febbraio).

Viene in mente lamara riflessione di Giancarlo De Carlo sul fenomeno della copertura professionale di grandi architetti, assoldati per coprire col loro nome guasti dogni sorta. Nessun luogo al mondo pi sensibile di Venezia a tali manovre. Occhi aperti su Venezia, dunque, ma anche sullItalia: perch quel che si messo in movimento una sorta di missile a tre stadi. Prima fase, si manda avanti, come un rompighiaccio, il progetto di una qualche Grande Firma. Se, in nome della fama dellarchistar di turno, si riesce a farlo passare in barba alla storia e alla legalit, si pu passare alla Fase Due: qualsiasi architetto, anche se ignoto ai pi, potr seminare per Venezia le sue piccole o grandi infamie.

Segue, inevitabile, la Fase Tre: se tutto questo pu accadere nel centro storico pi delicato e pi famoso del mondo, a maggior ragione le altre citt italiane potranno popolarsi di intrusi in nome della modernit. sotto questinsegna, infatti, che una casta di costruttori senza fantasia, dopo aver deturpato le citt italiane con architetture di pessima qua-lit, ha ora larroganza di proporre linvasione dei centri storici. Ma anzich desertificare quel che resta delle nostre citt, perch non usare le vere o presunte architetture di qualit per riscattare lo squallore delle nostre deformi periferie?
Venezia oggi il laboratorio e la cartina di tornasole di un processo nazionale di accelerato degrado della tutela dei centri storici. Il peggiore insulto degli ultimi mesi alla citt, limprovvisato grattacielo che Pierre Cardin vorrebbe innalzare a Marghera, non ha nemmeno pro forma la copertura di unarchistar: il progetto la tesi di laurea di un nipote dello stilista, sostenuta a Padova nel 2011 (Corriere del Veneto,
28 agosto): quanto basta per assicurarsi lentusiasmo del ministro dellambiente Clini, che nello sgangherato palazzaccio vede a colpo sicuro lalba di un Nuovo Rinascimento, e garantisce (dice lui) il pieno appoggio del governo. Pazienza se, coi suoi 250 metri di altezza, il mausoleo Cardin sfreger per sempre lo
skyline di Venezia, e violer di oltre 110 metri laltezza massima consentita nelle vicinanze dellaeroporto (Repubblica,
31 luglio).

Limpropria espansione dellalbergo di Piazzale Roma pu parere al confronto una piccola cosa, ma non cos. Sarebbe (anzi , perch la costruzione in corso) il primo nuovo edificio sulle sponde del Canal Grande da un secolo a questa parte, un precedente pericolosissimo per nuove intrusioni. Quanto al garage interrato, non quel che ci si aspetta a Venezia; e se poi, come alcuni temono, dovesse accrescere linstabilit del vicinissimo ponte di Calatrava? Gian Antonio Stella ha raccontato da par suo la catena di garbugli e cavilli con cui questo progetto, anche qui senza bisogno di archistar, ha preso forma (Corriere della Sera, 22 settembre).
Ma davvero la sorte di Venezia e della sua bellezza devessere decisa da cavilli burocratici, e non dalla fedelt ai principi della tutela e allimmagine della citt? Chi pu mai prendere una decisione come questa in barba al buon senso? Circola in merito una strana leggenda: responsabile unica e ultima della decisione sarebbe la Commissione di Salvaguardia, istituita con la legge speciale su Venezia del 1973. Questo pletorico organismo, presieduto dal presidente della Regione, composto da venti membri, prevalentemente di nomina politica (4 della Regione, uno della Provincia, 3 del Comune, 2 dei comuni di gronda...), e si presta dunque al consueto scaricabarile. Non giova alla trasparenza il fatto che il progettista dellalberghetto-intruso sia Antonio Gatto, membro della Salvaguardia in rappresentanza del Comune.
Ma la Commissione non lultima istanza, dato che ne fanno parte due soprintendenti, quello ai monumenti e quello alle gallerie, e la legge prevede espressamente che, quando vi sia il parere contrario di uno dei due soprintendenti, le determinazioni della Commissione sono sospese e il presidente della Regione, entro venti giorni, rimette gli atti al parere del Consiglio superiore dei Beni culturali (artt. 5 e 6). La domanda dunque: ammesso che (si spera) il progettista sia almeno uscito dalla stanza quando la Commissione, il 27 luglio 2010, approvava il suo progetto, i Soprintendenti hanno espresso, come dovrebbero, parere negativo? E il presidente della Regione? Il ministro Ornaghi, ora che con soli dieci mesi di ritardo si dimesso da rettore della Cattolica, trover il tempo di rompere il suo ostinato mutismo per dirci quel che pensa in proposito? Vorr convocare il Consiglio superiore, da lui nominato da poco, peraltro con netta prevalenza di psicologi, politologi e altri inesperti? Quali che siano i cavilli amministrativi, lintruso va scacciato dal Canal Grande. Ma un vantaggio in questa storia c: sar facile capire chi ha pi a cuore Venezia, se il ministero dei Beni culturali, la Regione o il Comune: sar chi per primo avvier le procedure di demolizione, prima che sia troppo tardi.



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