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Campania, piano paesistico. Il ministro Passera: «Una follia edificare nella zona rossa»
Ciriaco M. Viggiano
Il Mattino - Napoli 16/9/2012

Costiera e zona rossa, Passera raccoglie l'allarme: no al cemento
Provvedimento lunedì al vaglio del Consiglio regionale
Taglialatela: i controlli saranno severi
L'appello di vip e ambientalisti contro la norma che riduce i limiti della legge 21 e del Put

Domani sarà sottoposto al vaglio del Consiglio regionale. Nel frattempo, il ddl sulla «tutela e valorizzazione del paesaggio in Campania» già suscita un vespaio di polemiche. Contro il provvedimento, finalizzato al rilancio del settore edilizio e alla soluzione del problema dell'abusivismo, si scagliano ambientalisti e intellettuali, che hanno deciso di rivolgere un appello al presidente della Repubblica Napolitano, al premier Monti e al ministro per i Beni Culturali Ornaghi con un preciso obiettivo: bloccare l'iter di approvazione della norma. Primi fra tutti Vittorio Cogliati Dezza e Alessandra Mottola Molfino, presidenti rispettivamente di Legambiente e Italia Nostra, Stefano Leoni e Ilaria Borletti Buitoni, responsabili nazionali del Wwf e del Fai, senza dimenticare Alberto Asor Rosa e Vittorio Emiliani, ai vertici della Rete dei comitati perla difesa del territorio e del Comitato perla bellezza. In prima linea anche l'archeologo Salvatore Settis, per undici anni alla guida della Scuola Normale di Pisa, e lo storico Piero Bevilacqua. E sulla questione è intervenuto ieri anche il ministro alle Attività produttive Corrado Passera. All'ex assessore campano Marco Di Lello che alla Festa di Perugia gli ha chiesto di sottoscrivere l'appello per fermare la legge regionale, Passera ha risposto che «sarebbe una pazzia» consentire nuove edificazioni sul Vesuvio. A preoccupare i firmatari dell'appello è anche la norma che rischia di mandare in soffitta il Piano urbanistico territoriale (Put) della penisola sorrentina-amalfitana. Dall'ambito applicativo di quest'ultimo, approvato nel 1987 in attuazione della legge Galasso, dovrebbero essere esclusi i Comuni pedemontani della costiera. Di conseguenza, in mancanza del Piano paesaggistico previsto dal Codice dei beni culturali, il regime derogatorio contemplato dal Piano-casa sarebbe pienamente efficace anche in penisola sorrentina ed in costiera amalfitana. Ed i giardini di Sorrento e dintorni rischierebbero di essere divorati dal cemento. Non solo: senza i limiti imposti dal Put, il mattone selvaggio potrebbe aggredire anche i comuni che sorgono sui primi versanti dei monti Lattari, a cominciare da Santa Maria la Carità e da Nocera per finire ad Angri e Cava de' Tirreni. Zone, tra l'altro, ad elevato rischio idrogeologico. Quanto basta per ipotizzare «conseguenze gravissime su un territorio già martoriato da decenni di illegalità, abusivismo ed incuria, ma che nonostante tutto conserva ancora risorse preziosissime». Nel mirino poi la norma che restringe i divieti introdotti dalla legge 21/2003, quella istitutiva della cosiddetta «zona rossa» del Vesuvio: qui il ddl non vieterebbe più qualsiasi incremento delle costruzioni, ma solo ed esclusivamente le «nuove edificazioni». E non finisce qui. Secondo i firmatari dell'appello, il ddl regionale sarebbe pure costituzionalmente illegittimo. Il motivo è presto detto: «Attraverso questo provvedimento, la Regione si appropria surrettiziamente della funzione di tutela del paesaggio che l'articolo 117 della Costituzione attribuisce alla competenza esclusiva dello Stato - attaccano gli ambientalisti - Inoltre, è illegittimo anche perché modifica unilateralmente la pianificazione vigente ed ignora platealmente i procedimenti di copianificazione previsti dal Codice dei beni culturali». Di qui l'appello al ministro Ornaghi. Proteste vibranti, alle quali l'assessore all'Urbanistica Marcello Tagliatela risponde con risolutezza: «Nessun rischio di cementificazione ma regole chiare e responsabilità più precise in capo ai Comuni». Ma da Roma arriva già un primo e significativo riscontro. A palazzo Chigi, dove il Consiglio dei ministri ha approvato il ddl sulla valorizzazione delle aree agricole, il premier Monti ha della cementificazione come di un «fenomeno preoccupante che ha provocato molteplici effetti negativi sul paesaggio, sulla produzione agricola e sull'assetto idrogeologico». Un monito sul quale bisognerà necessariamente riflettere.



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