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«Fuenti, parco ucciso dalla burocrazia»
Maria Teresa Mazzitelli
Corriere del Mezzogiorno 2/9/2012

Ero la proprietaria dell'Amalfitana Hotel, meglio noto come il Mostro di Fuenti, da me stessa demolito nel 1999, dopo una vicenda giudiziaria durata più di 30 anni. La mia è una storia emblematica di come in Italia sia difficile cambiare, non restare impigliati nei meandri della burocrazia e nelle maglie di quanti continuano a voler sfruttare un nome, il Fuenti, per averne, di riflesso, immeritata notorietà, nel bene e nel male.

Un'imprenditrice del turismo racconta le sue vicissitudini sulla Divina Costiera
Il sequestro finale. «Dopo aver ottenuto i permessi e aver trasformato l'area a verde, solo due anni fa la Procura si è accorta che una legge regionale non era applicabile e ha sequestrato tutto» di

Ho letto con vivo interesse l'intervento di Ernesto Galli della Loggia del 27 agosto scorso sul Corriere della Sera e poi, il giorno dopo, l'articolo di Edoardo Segantini con l'intervista ad Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani ed ex ministro dei Beni culturali. Si torna a discutere di paesaggio e di eco-mostri, di competenze e di federalismo, di rilancio del Paese attraverso la cultura e di turismo ed io mi sento di intervenire, credo, a pieno titolo. Ero la proprietaria dell'Amalfitana Hotel, meglio noto come il Mostro di Fuenti, da me stessa demolito nel 1999, dopo una vicenda giudiziaria durata più di trent'anni. La mia è una storia emblematica di come in Italia sia difficile cambiare, fidarsi delle leggi, non restare impigliati nei meandri della burocrazia e nelle maglie di quanti continuano a voler sfruttare un nome, il Fuenti, per averne, di riflesso, immeritata notorietà, nel bene e nel male. Non voglio tornare sulla storia «antica», quella della nascita dell'hotel e delle battaglie ambientaliste degli anni '70. Sono cresciuta quasi nell'onta - ero in quei tempi studentessa alla Facoltà di Architettura di Napoli - di essere «figlia del Mostro di Fuenti» quando all'Università si parlava di paesaggio e di ambiente, di Greenpeace e di habitat. E’ storia vecchia, che mi sono lasciata alle spalle quando ho deciso di demolire l'albergo. Vorrei parlare di ciò che è avvenuto dalla demolizione in avanti, perché anche questa è diventata una storia tutta italiana di fatiche e complicazioni: il «Mostro» che voleva diventare «Parco», una favola difficile da realizzare e da raccontare, in cui pochi credevano. Ma veniamo ai fatti. Una volta demolito l'albergo, occorreva decidere il futuro dell'area. Per determinare le modalità di restauro del paesaggio venne organizzata una conferenza di servizi per il «Restauro paesaggistico e ambientale dell'area Fuenti», in ottemperanza alla prescrizione di rimissione in pristino di cui all'ordinanza n. 20 del 18/03/1999 del Comune di Vietri sul Mare. A seguire una lunga serie di conferenze preliminari, alle quali hanno partecipato tutti gli attori che avevano titolo per discutere e decidere cosa fare. A quei tavoli di conferenze ho chiesto che venissero invitate le associazioni ambientaliste, ho fortemente voluto che partecipassero anche i «nemici» di un tempo, Legambiente e Italia Nostra, per avviare e concludere un percorso condiviso. A quelle conferenze di servizi, convocate dal Comune di Vietri sul Mare ma svoltesi in Regione Campania a Napoli, hanno di volta in volta partecipato tutti. Ecco l'elenco complesso delle autorità di quell'epoca che parteciparono: il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, il soprintendente di Salerno Prosperetti e l'architetto Villani, l'assessore regionale all'Urbanistica Marco Di Lello, il presidente della Provincia di Salerno Alfonso Andria, il sindaco di Vietri sul mare Cesare Marciano, per Legambiente Campania Michele Buonuomo e Anna Savarese, Raffaella di Leo presidente di Italia Nostra - sezione di Salerno, per il Ministero dell'Ambiente la dottoressa Carla Barbera, l'assessore all'Agricoltura della Regione Campania Vincenzo Aita, l'ingegnere Bove per la Provincia di Salerno, l'architetto Maddaloni responsabile settore Pianificazione ambientale. Antropico dell'Autorità del Bacino destra Sele, il geometra Califano per la Comunità Montana Penisola Amalfitana, il tenente di vascello Marzano per la Capitaneria di Porto di Salerno, l'architetto Pietro Margotta per il Genio Civile, il dottor Di Luise per l'Autorità Portuale, il sig. Tesauro per l'EPT di Salerno, l'ingegner De Leo, la signora Fiorillo per l'Arpac di Salerno, l'ingegnere Rocco dell'Anas di Napoli. Dai verbali è possibile leggere la effettiva partecipazione di tutti i presenti al dibattito sul restauro del paesaggio, su cosa fosse opportuno fare, sulla necessità di fare intervenire nel progetto anche un esperto paesaggista (allora inserimmo nel team del progetto del Parco di Fuenti l'architetto Guido Ferrara, già Presidente dell'Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio). Nei documenti c'è anche la richiesta dell'assessore Di Lello al Comune di Vietri sul Mare di dotarsi di un parere pro veritate sulla fattibilità urbanistico-amministrativa dell'intervento (che fu reso dal professor Franco Gaetano Scoca, Ordinario di Diritto amministrativo della Sapienza: «...l'intervento di restauro paesaggistico proposto per l'area Fuenti possa ritenersi conforme alle prescrizioni poste dall'art. 22 legge Regione Campania n. 35/87 e, altresì rispondente alle prescrizioni urbanistiche previste dal Prg, in ossequio alle disposizioni delle norme poste dalla citata legge e richiamate poi negli strumenti urbanistici generali del Comune di Vietri sul Mare»). Come è finita la storia? La conferenza di servizi terminò il primo marzo 2004 con l'approvazione del progetto. Mancava ancora la Valutazione di impatto ambientale. Anche quell'iter fu piuttosto lungo, ma il 12 aprile 2005 la Regione Campania trasmise il decreto relativamente al parere favorevole della Commissione Via. Il Parco di Fuenti poteva nascere. Questi i numeri del progetto: ricostruzione del sistema a terrazze, 1185 mq di macchia mediterranea, 1700 mq di pergolato a vite, 1774 mq di agrumeto, 400 mq di percorsi e terrazze, 1342 di giardino, 100 mt circa di torrente che ritorna a scorrere in superficie, realizzazione di un parcheggio di 150 posti auto completamente interrato nel vuoto ipogeo risultante dalla ricostruzione del profilo del terreno. Il Parco, che avrebbe dato lavoro a 49 persone, senza calcolare l'indotto, avrebbe anche avuto una funzione didattica, vi sarebbero state coltivate le produzioni come si faceva un tempo, consentendo la degustazione e il rilancio della dieta mediterranea, sarebbe stato aperto tutto l'anno per contribuire alla destagionalizzazione del turismo in Costiera Amalfitana, avrebbe ospitato mostre di ceramica e corsi di cucina, degustazione dei vini campani e pescaturismo. Una volta ottenuto il permesso di costruire dal Comune di Vietri sul Mare il 12 maggio 2005 ho iniziato a realizzare il progetto. In corso d'opera il cantiere è stato continuamente controllato, ognuno per le proprie competenze, dai tecnici del Genio civile, opere civili, dai funzionari del Parco dei Monti Lattari, dai Funzionari comunali, dagli Agenti del nucleo antisofisticazione, dagli agenti del Corpo forestale dello Stato, dai Carabinieri del Comando di Vietri sul mare, dall'Ispettorato del lavoro, dall'Autorità di bacino destra Sele. Fra alterne vicende mi ci sono voluti cinque anni per realizzare il progetto del Parco di Fuenti. Il 30 settembre 2010, alla vigilia della scadenza del permesso di costruire, (avevo in pratica terminato i lavori e ottenuto una proroga di due mesi per mettere a dimora le piante già acquistate), il fulmine a ciel sereno: la Guardia di Finanza sequestra l'intera area Fuenti. Siamo rinviati a giudizio io, il progettista e direttore dei lavori, il titolare dell'impresa esecutrice e il responsabile dell'ufficio tecnico di Vietri sul Mare. In sostanza la Procura di Salerno contesta l'applicabilità dell'articolo 22 sul restauro del paesaggio (legge regionale 35/87) al progetto del Parco di Fuenti. E me lo vengono a dire ora? Dopo dieci anni della mia vita professionale trascorsi ad inseguire un sogno anti-economico dal punto di vista imprenditoriale? Ho speso diversi milioni di euro per un riscatto d'immagine e per fare onore ad un territorio meraviglioso e che amo, perché volevo trasformare il Mostro in Parco. Una favola che non si realizzerà mai? Scusate, ma se ho sbagliato io, hanno sbagliato tutti quelli che hanno approvato il progetto in conferenza di servizi. O nessuno. Su questo, credo, bisognerebbe discutere, per non far scappare a gambe levate gli imprenditori italiani.

Architetto e imprenditrice, proprietaria di Tenuta Fuenti
Con un editoriale pubblicato il 27 agosto scorso sul «Corriere della Sera», dal titolo «Il paesaggio preso a schiaffi», il professor Ernesto Galli Della Loggia ha rilanciato con parole accorate il tema dello scempio ambientale sulle coste del Mezzogiorno. «Trascorrere qualche giorno in Calabria — scrive Galli della Loggia — è un caso esemplare, dal momento che quanto è successo lì è più o meno successo in mille altre contrade della Penisola — significa essere posti di fronte ad uno spettacolo a suo modo apocalittico: quello della condizione dei luoghi. Sono cose note ma non bisogna stancarsi di ripeterle. Centinaia di chilometri di costa calabrese appaiono distrutti da ogni genere di abusivismo: visione di una bruttezza assoluta quanto è assoluto il contrasto con l'originaria amenità del paesaggio». Per Galli della Loggia gli stessi scempi si ritrovano sulle coste di altre regioni comprese quelle del Nord. Conclusione: con la devastazione dell'ambiente l'Italia ha buttato a mare la possibilità di utilizzare l'enorme patrimonio ambientale e culturale anche per un corretto sviluppo turistico. Perciò Galli della Loggia si appella al Governo per un intervento risoluto che inverta la tendenza distruttiva. L'editoriale ha offerto lo spunto a un'imprenditrice campana per raccontare la sua — a tratti — incredibile vicenda.



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