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TOSCANA - «Il fienile diventato 4 villette? Un abuso»
di Pierluigi Sposato
LUNEDÌ, 03 SETTEMBRE 2012 IL TIRRENO - Grosseto




Le motivazioni delle condanne per la lottizzazione del podere Il Casino. «Il Comune ha abdicato alle funzioni di controllo»




CAMPAGNATICO Intanto un punto fermo: «La storia del podere Il Casino è l'indicazione di un paradossale (perché in parte legittimo) metodo per i privati in una zona a destinazione agricola sul come passare da un fienile, coperto sul tetto e aperto sui lati, a un palazzo di sedici appartamenti e quindi a sedici appartamenti ripartiti in quattro ville familiari, dalle indubitati caratteristiche di un a lottizzazione; e per gli amministratori pubblici sul come abdicare alle prerogative di controllo dello sviluppo sul territorio (e bisogna ringraziare che non ci si trova in una zona di particolare interesse paesaggistico)». E poi i distinguo tra imputati da condannare e da assolvere, al termine del dibattimento che ha messo in evidenza passaggi legittimi, o comunque ritenuti tali, e altri palesemente irregolari. Il giudice Giovanni Puliatti ha depositato le motivazioni della sentenza per la lottizzazione abusiva nelle campagne di Campagnatico, ennesima puntata delle inchieste condotte dalla guardia di finanza e dalla Procura (sequestro del giugno 2008). Due date di riferimento: 1994 la costruzione (regolare) del fienile e 2005 la Dia (idem) per la deruralizzazione. I cambiamenti rispetto al progetto originario (edificazione di 4 villini quadrifamiliari, più appetibili) apportati sempre nel 2005 da Cesare Puliti, legale rappresentante della Edilprogresso srl, avevano invece destato le perplessità degli inquirenti. Perché, nota ora il giudice, «per più di un aspetto l'originaria Dia non poteva considerarsi in vigore al momento in cui veniva presentato il permesso di costruire in variante alla medesima, che quindi era di fatto in corso d'opera, ma non di diritto». Non bastava la variante, non bastava una nuova Dia, perché «certamente non si poteva parlare di una semplice ristrutturazione, data la radicalità dell'intervento«, perché quella era «una vera e propria urbanizzazione». E in merito agli oneri versati, il dottor Puliatti osserva che «lo scopo del costruttore non era di risparmiare sulle somme da versare ma sicuramente rimaneva quello di aggirare gli strumenti urbanistici». Dunque l'attribuzione delle responsabilità e il “conto” delle relative pene. Assoluzione per Roberto Serafini, istruttore della pratica edilizia: «risulta solo aver posto la firma su uno degli atti della fase iniziale, quando ancora la Dia poteva essere ritenuta regolare o regolarizzabile». Condanna per il proprietario Cesare Puliti, «committente dei lavori oggettivamente irregolari, il quale aveva richiesto voltura, variante della Dia, a copertura di una vera e propria lottizzazione». Condanna per il direttore dei lavori (fino al gennaio 2008) Michele Bellini: «l'evidenza dell'irregolarità non poteva sfuggire nemmeno al direttore dei lavori, date anche le sue competenze tecniche». Condanna per Lorenzo Racioppi, dirigente dell'ufficio tecnico comunale, «che aveva ratificato una Dia illegittima e rilasciato il permesso di costruire in violazione delle norme urbanistiche e che nell'evidenza di una lottizzazione in corso aveva abdicato alle prerogative di controllo dello sviluppo sul territorio», in presenza di «violazioni e omissioni grossolane e macroscopiche». Per tutti e tre, 6 mesi di arresto e 35mila euro di ammenda, con ordine di demolizione. Dichiarata invece inammissibile dal giudice l'istanza di sequestro conservativo. Assoluzione per tutti e quattro invece per il falso relativamente al permesso di costruire. E adesso le difese stanno già lavorando per presentare ricorso in appello.



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