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Stupiti da un lituo sabino
Marco Guidi
Il Messaggero 16/2/2005

E' chiaro, Numa Pompilio ha davvero deciso di rifarsi vivo. E lo sta facendo in grande stile. È di due giorni orsono la. notizia (data da Il Messaggero) del ritrovamento alle pendici del Palatino, vicino al tempio di Vesta, di un antichissimo edificio, risalente all'VIII secolo avanti Cristo, che non solo restituisce a Roma la sua storica data di fondazione ma che testimonia insieme dell'esistenza dei primi re e dell'istituzione del culto di Vesta. Culto che, dice la tradizione, risale proprio a re Numa Pompilio e la reggia potrebbe davvero essere stata abitata da lui.
Ora il buon Numa aveva origini sabine (il popolo di Roma era composto da tre etnie: latina, sabina, etnisca) e rivestiva una funzione proprio tipica dei sabini, quella del re-sacerdote. Ma quella dei re-sacerdoti sabini molti studiosi, come del resto quella delle origini di Roma, la ritenevano più che altro una leggenda. Bene, proprio ieri, come è successo per le origini di Roma, la leggenda si è mutata in verità. Gli archeologi del Cnr hanno annunciato di aver scoperto in una tomba sabina nella necropoli di Eretum, città in posizione strategica sulla riva sinistra del Tevere, oggi Colle del Forno (Montelibretti), accanto ai resti di due corpi lo scettro, simbolo della regalità e il lituo, l'antichissimo bastone a manico ricurvo simbolo degli auguri, i sacerdoti che traevano gli auspici.
Il team di archeologi dell'Istituto di studi sulle civiltà italiche e del Mediterraneo antico (Iscima) del Cnr, da alcuni anni impegnato, sotto la direzione di Paola Santoro, nello scavo dell'importante area, ha rinvenuto appunto un lituo, il
bastone ricurvo simbolo del potere spirituale, utilizzato anche per trarre gli auspici dal volo degli uccelli. Uno strumento usato per tracciare il cosiddetto templum, vale a dire la regione di spazio in cielo e in terra in cui osservare i segni della volontà degli dei.
Un oggetto rarissimo, il lituo, finora documentato in Italia da soli due esemplari (anche se effigiato in molte rappresentazioni funerarie e monete) che era custodito in una tomba del V secolo a.C. appartenuta ad una dinastia regale. Il lituo veniva utilizzato nell'arte divinatoria che precedeva la nascita di un nucleo urbano e che determinò anche, come vuole la tradizione, la scelta del Palatino per la fondazione di Roma. Il ritrovamento contribuisce a fare chiarezza sul ruolo svolto dalla civiltà sabina nella creazione delle istituzioni civili e religiose romane.
«Il fatto sorprendente, messo in luce dallo scavo di Eretum - spiega Enrico Benelli dell'Iscima-Cnr - è che nel V
secolo, mentre a Roma e nelle città della Magna Grecia dominava il modello repubblicano, i Sabini erano ancora governa-
ti da dinastie regali. Nella tomba rinvenuta, di dimensioni monumentali, a fianco di due corpi inumati, si conservavano infatti sia lo scettro che il lituo, manufatti che confermano ciò che si sapeva per congettura, ossia che il re fosse anche sacerdote».
Una figura istituzionale sabina, dunque, mutuata dai romani nei primi secoli della fondazione dell'Urbe, come confermano le fonti documentarie. Basti pensare appunto al sabino Numa Pompilio, secondo sovrano della città, considerato il re-sacerdote per eccellenza. «Delle città Sabine -continua Benelli - non abbiamo molte notizie. La storiografia romana se ne occupa solo in relazione alla conquista da parte di Roma della Sabina Tiberina, ma si tratta di un'epoca remota, risalente all'VlII secolo a.C.».
Ma come si utilizzava il lituo? «Orientandosi con il sole, con i punti cardinali e alcuni riferimenti all'orizzonte -spiega Benelli - il re-sacerdote delimitava con questo strumento una regione di spazio, in cielo e al suolo, entro cui osservare il volo degli uccelli, dopo aver invocato gli dei. Attraversando il quadrante stabilito, questi avrebbero indicato, con la loro direzione di volo, la volontà divina per la fondazione della città». La necropoli di Eretum fu abbandonata dagli abitanti e l'area divenne nel III secolo a. C. terreno agricolo.



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