ASSALTO AL CASTELLO ALFONSINO DI BRINDISI Mail alla Redazione del 13-8-2012
Riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera:
Alla cortese attenzione del Soprintendente ai Beni Culturali per le province di Brindisi, Lecce e Taranto Arch. Alessandra Vittorini
Per conoscenza:
Al sig. Sindaco di Brindisi Dott. Mimmo Consales
Al Dirigente Settore beni monumentali del Comune di Brindisi Arch. Maurizio Marinazzo
Al Presidente della Provincia di Brindisi Sig. Massimo Ferrarese
Al Presidente del Teatro Pubblico Pugliese Dott. Carmelo Grassi
Ai coordinatori dellAssociazione nazionale Patrimonio SOS
Agli organi di stampa della provincia di Brindisi
Brindisi, 12 agosto 2012
OGGETTO: ASSALTO AL CASTELLO ALFONSINO DI BRINDISI
Nella notte di sabato 11 agosto u.s. è stato perpetrato a Brindisi un vile e scellerato oltraggio ai danni del patrimonio storico-artisticonazionale, oltre che allidentità culturale degli stessi brindisini;oltraggio che esige una rapida ed esaustiva risposta da parte del Soprintendente ai Beni Culturali per le province di Brindisi, Lecce eTaranto, arch. Alessandra Vittorini. Il celebre Castello Alfonsino (XV-XVI secolo), meglio noto come Forte amare, è stato la location di una serata, organizzata da un noto locale da ballo brindisino, intitolata La Biennale. Arte, musica, spettacolo, cinema, danza, teatro, dj set (e chi più ne ha più ne metta!). Il titolo stesso dellevento appare palesemente risibile, rivelando, nelle umilissime intenzioni degli organizzatori, il proposito di ispirarsi nientemeno che allEsposizione Internazionale dArte di Venezia, conosciuta ai più come La Biennale. Una serata, si poteva inizialmente supporre, dedicata alle più svariate espressioni artistiche, se non si fosse trattato in realtà di un banalissimo specchietto per le allodole che di artistico non aveva la benché minima apparenza e che soprattutto celava il proposito di trasformare un incantevole luogo della memoria brindisina in una volgarissima discoteca allaperto, con tutto ciò che una discoteca comporta, vale a dire: ingresso alle ore 23.00, pagamento di un cospicuo titolo di accesso (nientemeno che di 18 euro, qualcosa di assurdo se si pensa che il bene in questione è pubblico; da notare che sul biglietto non è fatto mistero della tipologia dellevento: «ballo con musica dal vivo»), parcheggio selvaggio delle auto lungo il perimetro esterno del castello con relativo pagamento obbligatorio di un biglietto di 3 euro, goffi addetti alla sicurezza, vendita di bevande alcoliche con bar improvvisati negli angoli più impensabili, luci psichedeliche, luci laser proiettate sulle mura, cavi elettrici sparsi ovunque, musica assordante (la cosiddetta musica house per intenderci, che ha decibel tanto elevati da far vibrare le pareti degli edifici e da rendere impossibile la normale conversazione tra persone) con enormi casse acustiche collocate in posti assolutamente inidonei (nella fattispecie a ridosso delle mura), due piste da ballo sulle terrazze al piano nobile (una addirittura sul torrione), palchi metallici modulari gravanti sui vecchi solai, bagni superaffollati ai limiti dellintasamento, bicchieri e bottiglie abbandonate qua e là (finanche sulle balaustre a ridosso del mare, con relativa caduta di oggetti nello stesso) e un numero esorbitante di intraprendenti ballerini. Un banalissimo specchietto per le allodole, dunque, al quale ha finito per credere si immagina nella più totale buona fede la stessa Soprintendenza ai Beni Culturali per le province di Brindisi, Lecce e Taranto, che ha autorizzato lutilizzo del bene da parte dei soggetti privati in questione. Mi chiedo se fossero presenti i rappresentanti della Soprintendenza nel corso di quella serata e richiedo formalmente che vengano esplicitati i termini e le condizioni della concessione. Cè subito da aggiungere che il noto locale da ballo brindisino non è affatto nuovo allorganizzazione di simili eventi: sabato 2 giugno 2012, quindi a brevissima distanza di tempo, ha realizzato nella masseria Torre Regina Giovanna (rinomata discoteca allaperto della provincia di Brindisi) una serata intitolata proprio La Biennale (altro che biennale, bisognerebbe parlare di bimestrale!); una serata caratterizzata dallesibizione di culturisti in perizoma scintillanti, dalle performance di autentici cantanti della domenica, da mediocri sketch teatrali, da scialbe estemporanee di sedicenti pittori e soprattutto da tanta, tanta, tanta assordante musica da discoteca. Se eventi di questa natura, che, anche in considerazione degli orari di accesso, non possono che attirare una ben precisa categoria di abituali frequentatori, trovano la loro naturale collocazione in masserie allaperto lontane dalle città, è quanto meno da sprovveduti e da sconsiderati solamente pensare di poterli allestire allinterno di beni architettonici pubblici, a maggior ragione se classificati di alto valore culturale e soggetti a elevato rischio di degrado. A questo proposito è bene ricordare che è scientificamente provato lalto potere distruttivo delle onde acustiche anche a bassa frequenza sul patrimonio architettonico (si veda la vicenda di Piazza dei Cavalieri a Pisa), figuriamoci nel caso della musica da discoteca allinterno di un ambiente tanto antico e soggetto alla corrosione atmosferica e marina come quello in oggetto. A tutto ciò va aggiunto che l'accesso indiscriminato in un'unica occasione di così tante persone gli organizzatori hanno contano più di duemila accessi nella precedente serata non può che avere effetti assolutamente devastanti e deleteri sullincolumità del bene. Gli organizzatori hanno così ambiziosamente pensato di riproporre la serata, col medesimo cliché di quella precedente, a Brindisi, in uno dei gioielli più preziosi della città, il Castello Alfonsino per lappunto. Ospite donore della serata, sempre per rimanere in tema disco, Regina Saraiva, attualmente in vetta alle classifiche dance col suo pezzo Killing me softly, ovvero uccidimi dolcemente. Ed è proprio questo il punto, quanto accaduto sabato notte si inserisce proprio in quel lento e costante processo di uccisione del nostro splendido patrimonio storico-artistico; processo che purtroppo si compie sotto il più totale disinteresse e la più ignava indifferenza da parte delle istituzioni, che, dimentiche dell'articolo 9 della Costituzione («La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione»), arrivano finanche a promuovere simili eventi (sulla locandina, che nellimpostazione grafica rispetta scrupolosamente i canoni delle serate di musica dance, figuravano i loghi senza specificare se si è goduto o meno del patrocinio morale della Provincia di Brindisi, del Teatro Pubblico Pugliese, della Soprintendenza ai Beni Culturali e del Comune di Brindisi). Tutto questo ai danni degli ignari cittadini, proprietari del patrimonio artistico pubblico in quanto titolari della sovranità popolare, che in buona fede finiscono magari per lodare siffatte iniziative. Ambientare simili eventi in contesti tanto carichi di storia e così fragili significa distruggere deliberatamente la memoria di un luogo e svilire l'identità culturale di unintera città. Scimmiottare celebri iniziative, come La Biennale di Venezia, non può che sfociare nel ridicolo ed esporre al pubblico ludibrio unintera città. La scelta di un siffatto titolo, del resto, è rivelatrice dell'incapacità progettuale che ha annebbiato la mente degli stessi organizzatori, convinti di offrire chissà quale servizio. Titolo più stupido, balordo e demenziale non poteva essere trovato! Altro che valorizzazione del proprio territorio! L'esatto contrario! Leggendo il comunicato diffuso nei giorni scorsi su internet dagli organizzatori, in cui è scritto che «la forte e qualificata utenza della prima ha fatto sì che la scelta logistica, quale luogo adatto al calibro organizzativo, cadesse su unarea artisticamente elevata, tra le più belle e suggestive del territorio pugliese, quale Castello Alfonsino di Brindisi», si evince, con profonda amarezza, come il Castello Alfonsino venga considerato alla stregua di un mero contenitore, per quanto bello e suggestivo, nel quale ambientare, dopo unattenta scelta logistica, un evento promosso da unorganizzazione di così grande calibro come quella in questione. Le buone intenzioni da parte degli organizzatori che ne hanno comunque tratto un cospicuo vantaggio economico potranno pure esserci state, masono state ineluttabilmente scavalcate dallignoranza e dalla smisurata albagia di fondo. Nel frattempo circolano voci che, visto il clamoroso successo, a conclusione della stagione estiva l'evento possa essere riproposto nella medesima location. «I talibani, i distruttori della propria memoria storica, sostiene Salvatore Settis siamo tutti noi, se non riusciremo a provocare una riflessione istituzionale, uninversione di tendenza».
Cordialmente
Teodoro De Giorgio
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Dott. Teodoro De Giorgio Storico dellarte, Dottore in Conservazione dei beni culturali Dottore di ricerca in Studi sulla rappresentazione visiva Direttore del Centro Studi Teodoriani di Brindisi
Istituto Italiano di Scienze Umane, Firenze
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