TRIESTE - «Soprintendenza, in estate pratiche impossibili» Dall'ingegner Simonati una lettera di protesta al ministero: «Non si può lavorare, tutti rinviati al 6 agosto». GABRIELLA ZIANI IL PICCOLO DI TRIESTE – 3 agosto 2012
Picchione: c'è del personale in ferie, è normale
«Mi permetto, in qualità di tecnico, ex rappresentante dell'Ordine degli ingegneri nella Commissione per il paesaggio del Comune di Trieste (strenuo difensore del paesaggio) e cittadino, di far osservare che le istituzioni dovrebbero dialogare con i cittadini e non chiudersi a riccio». Ermanno Simonati, ingegnere, ha scritto in questi termini una lettera al ministero della Cultura, al prefetto, al direttore regionale dei Beni culturali, al proprio Ordine, al Comune di Trieste, per denunciare che l'altra mattina, nell'unico giorno settimanale di apertura al pubblico, con orario 10-12.30, è andato invano alla Soprintendenza architettonica per l'esame di una pratica. «All'ingresso mi sono sentito dire che per le pratiche della zona di Trieste il responsabile risultava in ferie e l'eventuale sostituto non era presente. Ritengo - scrive il professionista - il fatto assolutamente vergognoso, con me altri professionisti e privati cittadini si sono visti dare la medesima risposta e siamo stati tutti rimandati al 6 agosto». Le nuove regole dell'architetto Maria Giulia Picchione, la soprintendente arrivata a luglio, e cioé due ore e mezza alla settimana di ricevimento, più strette maglie con cui affrontare interventi urbanistici ed edilizi, continuano a sollecitare perplessità e proteste. Simonati rileva anche che «le interpretazioni sono contrarie alle linee di indirizzo dei precedenti soprintendenti, e questo crea notevole disagio alla cittadinanza che non ha un indirizzo univoco di lettura degli interventi da eseguire». Ma Picchione ribatte: «L'altro ieri non c'era alcuna fila, abbiamo un architetto in ferie e d'estate è normale, i professionisti possono prendere appuntamento per un giorno qualsiasi, come si fa dappertutto, e altrettanto dappertutto - aggiunge la soprintendente -, anche nel Lazio da dove provengo, esiste un orario di ricevimento: se i tecnici rispondono a tutti a ogni ora non possono esaminare le pratiche, e farlo per tempo, prima di me c'era un via-vai costante, i nostri professionisti erano continuamente interrotti da persone e da telefonate. Non si può lavorare così, di fronte a pratiche complesse. La Soprintendenza non è un ufficio postale». Per le informazioni di base, comunque, Picchione intende istituire un Ufficio relazioni col pubblico. Ma intanto è fortemente risentita per il "caso delle chiavi", dipendenti rimasti fuori dagli uffici perché la chiave la sera prima era rimasta in suo possesso: «Piuttosto, è da sottolineare che ero rimasta a lavorare fino alle 21, per smaltire arretrati che certo non ho accumulato io, e che la mattina dopo ero in ufficio alle 7.45, che i dipendenti erano tutti all'interno dell'edificio, e che comunque io sono un dirigente, datore di lavoro, e ho il diritto di avere le mie chiavi, perché se voglio posso lavorare nel mio ufficio anche di notte».
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