FIRENZE - Per le misure salva Fortezza manca l’ok della sovrintendenza MASSIMO VANNI VENERDÌ, 20 LUGLIO 2012 LA REPUBBLICA Firenze
Consolidamenti da rivedere. Da fare altre 15 varianti IL TUNNEL scenderà da viale Lavagnini e girerà intorno alla Fortezza, sfiorando i due bastioni che guardano la stazione di Santa Maria Novella: quello lato vasca e quello vicino al sottopasso. E’ il tratto più temuto dello scavo. Ed è il paradosso che candidamente rivela Nodavia, il consorzio che si è aggiudicato l’appalto dell’Alta velocità e che ha Coopsette come capofila: «Stiamo rivedendo con la sovrintendenza i consolidamenti per la Fortezza, rispetto al progetto originario dovremo fare iniezioni di cemento sotto i bastioni per evitare cedimento o crolli», si fa sapere da Castelnuovo di Sotto, Reggio Emilia, sede di Nodavia. Da almeno 5 anni, l’Osservatorio dell’Alta velocità ha deciso misure straordinarie di salvaguardia del monumento costruito nei primi decenni del Cinquecento. Si è deciso di ricorrere al “compensation grouting”, cioè alle iniezioni di cemento da sparare sotto i bastioni in caso di emergenza: nel caso cioè la fresa «Monna Lisa», scavando sul fianco della Fortezza, provocasse un abbassamento del terreno oltre il limite di guardia. Movimenti millimetrici, in grado però, se non controllati di aprire una crepa nelle mura. Per predisporre il sistema salva- Fortezza da usare in caso di necessità si devono introdurre dei tubi nel terreno e si deve anche realizzare un enorme serbatoio di cemento in prossimità della vasca. E’ questo che non è stato ancora autorizzato dalla soprintendenza. Anche perché, il posizionamento del serbatoio avrebbe come conseguenza il taglio di un paio di alberi. Possibile che dopo tanti anni, nonostante i cantieri già aperti e i lavori già avviati, si aspetti ancora l’ok? Solo alcuni mesi fa, si fa sapere dalla sovrintendenza, Nodavia si sarebbe fatto avanti per chiedere l’autorizzazione. E il bello è che non è neppure l’unica variante in attesa di definizione. Circa un anno fa l’Osservatorio ha chiesto di realizzare una nuova strada alternativa a via delle Tre Pietre: un piccolo passaggio per evitare che i camion pieni di terra di scavo transitino davanti alla scuola e davanti al giardino. Un costo aggiuntivo per ridurre l’impatto sulla città. E come questa ci sono altre 15 varianti, rispetto al progetto originario approvato dalla Conferenza dei servizi nel 1999, come si legge nella lettera che Nodavia ha inviato lo scorso 3 luglio a Italferr e Rfi, le due società controllate da Ferrovie. Si tratta di 15 opere aggiuntive, rispetto a quelle previste dal contratto. E che per Nodavia costituiscono motivi di incremento dei costi. Anche se, si legge nella lettera del consorzio incaricato di realizzare il tunnel a doppia canna e la nuova stazione Foster sotto gli ex Macelli, non sono i motivi principali dell’aumento dei costi. Dei 190 milioni di euro in più. La causa principale sono proprio le terre di scavo, insiste Nodavia. In attesa del decreto ministeriale che chiarisca una volta per tutte se il materiale di scavo deve essere considerato semplicemente terre o rifiuti — una diversa classificazione comporta un diverso costo di smaltimento — tutto è fermo. E’ ferma la fresa «Monna Lisa» montata a giugno, che nella stima di Nodavia costa circa 5 milioni ogni mese. E sono praticamente fermi i cantieri di Campo di Marte, dove tutto è ormai pronto per la partenza della «Monna Lisa». Ma dove niente può partire, senza il decreto adesso all’esame di Bruxelles. Al punto che il consorzio minaccia adesso di bloccare tutta l’operazione. E di passare alle carte bollate. «Stiamo soffrendo per il contesto economico e finanziario, come tutte le imprese in questo momento, facciamo fatica ad accedere alcredito ma dobbiamo comunque pagare operai, tecnici, ingegneri e fornitori», dice del resto Nodavia. Facendo presente che, pressato dalle ditte subappaltatrici, non sono più in grado di tenere aperti i cantieri se le Ferrovie non pagheranno almeno le prime tranche dei lavori fin qui effettuati.
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