SICILIA - Parco archeologico della Valle dell'Aci LA SICILIA Mercoledì 18 Luglio 2012
Il Parco archeologico della Valle dell'Aci è attualmente costituito da un'area demaniale di circa nove ettari, su cui insistono i resti di un impianto termale di epoca romana, un sistema di ambienti presumibilmente di origine greca successivamente trasformato in età romana in impianto industriale con la costruzione di fornaci per la produzione di laterizi per costruzioni e vasellame per uso comune e una piccola chiesa dedicata al culto di S. Venera. La storia del luogo è lunga e piena di fenomeni sociali, economici, politi e parte da un insediamento di età ellenistica in un'area ricca di sorgenti e corsi d'acqua. Fin dall'antichità le popolazioni si sono sempre insediate in prossimità di luoghi dove c'era ricchezza d'acqua e in questo luogo vi erano sorgenti di cui una sulfurea. La presenza nel luogo di enormi quantitativi d'acqua ha determinato nel corso dei secoli la localizzazione nel posto, di strutture che potevano contribuire al suo sfruttamento: le terme, il pozzo, i mulini, le canalizzazioni, l'ospedale e gli edifici dedicati al culto. Ancora molto tempo prima del culto di Santa Venera, sotto la "timpa" davanti la facciata principale dell'attuale chiesa dedicata alla Santa, doveva già essere presente un centro cultuale attestato dal ritrovamento di statuette fittili legate al culto di Demetra e Kore. Il Parco archeologico, costituito nel settembre 2010, tra le sue competenze prioritarie ha la pertinenza dell'area archeologica di Santa Venera al Pozzo, luogo baricentrico del Parco ed elemento estremamente significativo dal punto di vista storico-monumentale e paesaggistico che nell'antichità dialogava con altri siti altrettanto importanti distribuiti nelle aree limitrofe, come quello per esempio di Casalrosato di età imperiale o l'insediamento di Capomulini sulla costa. Più a nord delle terme sono presenti i resti di un edificio di cui si possono riconoscere circa trentasette ambienti distinti di dimensioni tra i 9 e i 32 mq per un'estensione di 1700 mq. Questi ambienti di uso certamente abitativo si poggiavano a loro volta presumibilmente su strutture precedenti abbandonate intorno al 280 a. C. La loro epoca di costruzione quindi si può attribuire al periodo successivo a questo. A sua volta questa costruzione una volta abbandonata venne riutilizzata all'inizio del IV secolo d. C. come fondamenta di un impianto per la produzione di vasellame, anfore e laterizi. Anche qui infatti la presenza dell'acqua fu di fondamentale importanza per la scelta del sito su cui doveva essere costruita la fabbrica e il pozzo per incanalare l'acqua sorgiva. Restano ben conservate tre fornaci circolari di tipo verticale, alcune vasche per contenere l'argilla, condutture e piani per la sua lavorazione. All'interno dell'area del parco insiste un piccolo antiquarium allestito nella casa Pennisi posta lungo la via Alimena, che ha subìto vari interventi di ristrutturazione. Lo stato finale dell'edificio deriva da un processo d'aggregazione di unità semplici e di conseguenti ristrutturazioni interne che hanno sempre tenuto a rispettare la struttura facendole mantenere il carattere di fabbricato rurale come documento dell'edilizia rurale etnea. Il percorso del museo inizia con le testimonianze più antiche della frequentazione del sito, dall'età preistorica a quella greca. All'età imperiale romana sono riferibili i resti dell'abitato recentemente individuato e il complesso termale. La scoperta di un impianto industriale costituito da tre fornaci di età tardo romana è documentata da suppellettili e materiali da costruzione derivati dalla loro produzione. Nella sala III sono esposte le monete rinvenute nelle varie campagne di scavo ordinate cronologicamente.
18/07/2012
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