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Bergamo, Carrara. Riportiamo a casa il nostro museo
Dino Nikpalj
L’Eco di Bergamo 14/7/2012

Era purtroppo nell'aria, ma il solo a non averlo capito (o a non volerlo capire) sembrava essere Palafrizzoni. Per riavere l'Accademia Carrara serviranno ancora poco meno di due anni: la scadenza ultima (si spera insuperabile, a questo punto) è il 31 maggio 2014. Esattamente 6 anni dopo la sua chiusura per dei lavori di restauro che sarebbero dovuti durarne 2 e mezzo. E invece, come nella migliore tradizione del Belpaese (sì, anche di questa parte del profondo Nord), i tempi sono più che raddoppiati. Ora non c'è che un obiettivo: riportare la nostra Carrara a casa. Troppo tempo senza poterci perdere in quei corridoi pieni di arte e storia: quella di una città che ha saputo creare pezzo dopo pezzo una raccolta unica. Forse mai abbastanza apprezzata e, passateci il termine, sfruttata: nel senso buono del termine, come fondamentale asset per il territorio. Tanto più in un momento in cui la cultura si avvia a diventare sempre più centrale, al di là di qualsiasi velleità di Bergamo 2019 Capitale europea. La Carrara è la nostra storia, un tesoro al quale ogni bergamasco non può che voler bene. Per questo motivo lo scorso ottobre avevamo lanciato un grido d'allarme sui tempi che rischiavano di dilatarsi ben oltre metà del 2013. E soprattutto sul fatto che Palafrizzoni e la Fondazione Credito Bergamasco non parlassero la stessa lingua: a cominciare dal progettista, fino alle modalità di gestione dell'appalto per il nuovo allestimento, munificamente donato dall'istituto di credito. Che in realtà avrebbe voluto realizzare prima una sala ipogea a servizio della Carrara e poi una espositiva tra la Gamec e il Parco Suardi, ma questa è un'altra storia. Le reazioni del Comune furono decisamente stizzite, come se sollevare dubbi (nota bene, preoccupati) sul futuro di un gioiello cittadino fosse un delitto di lesa maestà. A distanza di qualche mese possiamo dire che eravamo stati buoni profeti. Purtroppo, perché ci sono casi nei quali saremmo ben contenti di essere smentiti, e la Carrara rientra tra questi. Buoni profeti e pure parecchio ottimisti, considerato che la riapertura è slittata di un altro anno. Cosa non ha funzionato? Troppo. Basti pensare che il Comune si è arreso all'evidenza dei fatti solo lo scorso giugno, quando in una delicata riunione con la Fondazione Creberg tutti i nodi sono venuti al pettine. Nessun dubbio sul fatto che il cantiere fosse delicato e complesso, ci mancherebbe, ma al netto di 6 anni di lavoro che Carrara (ri)avremo? Più moderna, funzionale, in sicurezza e con 220 metri quadri in più di spazi espositivi. Non tantissimo. E per giunta il tutto strutturato in un modo che ha fatto impazzire chi sta lavorando all'allestimento, considerato che non era previsto un percorso lineare dei visitatori, ma un incrocio dei flussi in entrata e uscita. Una struttura rinnovata sì e messa in sicurezza, ma forse concettualmente vecchia dal punto di vista strutturale, alla quale si sta provando a dare criteri moderni di fruizione sul filo di lana. Lavorando sull'allestimento, appunto, curato da una commissione di altissima qualità. Ma da questa vicenda resta soprattutto una considerazione: sindaco e assessori vari si sono più volte spesi indicando date più o meno certe per il termine dei lavori e la riapertura della pinacoteca. Nessun dubbio sul loro impegno e sulla buona fede: qualcuno in più verso quei tecnici che li hanno rassicurati, e pure più volte. Gli stessi che, al momento di chiudere la convenzione con il Creberg, hanno tirato fuori un planning che portava inevitabilmente a metà 2014. E allora delle due l'una: o gli assessori non controllano tecnici e dirigenti, oppure qualcuno ha fatto il furbo. Di certo non l'abbiamo fatto noi, che in questi mesi abbiamo dedicato (e continueremo a farlo) un occhio di riguardo alla Carrara e alle sue alterne vicende. Non per fare gli scettici blu, ma solo perché vogliamo riportare a casa il «nostro» museo più in fretta possibile. Tutto qua. Perché sei anni senza sono un'eternità, fanno quasi 2.200 giorni con quel cancello chiuso e le nostre opere in giro per il mondo. A mietere successi e a tessere proficue relazioni, certo, ma anche lasciandoci quel filo di legittimo patema d'animo. La verità è che la Carrara non è solo una raccolta di inestimabili capolavori (se poi qualcuno si vuole divertire, qualche stima in qualche pagina la riportiamo...) ma un pezzo importante della storia di Bergamo. Che rivogliamo abbracciare: tutta, presto e senza più ritardi.



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