Terremoto, il modello da scegliere per ricostruire BRUNO SIMILI DOMENICA, 08 LUGLIO 2012 LA REPUBBLICA - PRIMA
RINTRONATI da anni e anni di proclami sulla rivoluzione federalista in salsa italiana, si corre spesso il rischio di non cogliere appieno le indicazioni sulle effettive autonomie regionali come quelle di questi giorni. Sul fronte della spesa sanitaria, ad esempio, mentre il dibattito parlamentare che definirà i dettagli della revisione di spesa decisa dal governo Monti sta per partire, le regioni incassano il riconoscimento della loro autonomia. Ma non è l'unico segnale. Superata la prima emergenza, si iniziano a predisporre i tasselli per la ricostruzione, anche grazie al ruolo particolarmente incisivo sin qui svolto dalla Regione. E lo si fa almeno in apparenza a dispetto del prevedibile calo di attenzione mediatico sul terremoto emiliano. A circa un mese e mezzo dalla scossa del 20 maggio, c'è qualcosa in più oltre le tendopoli. Innanzitutto un primo bilancio dettagliato dei danni, che in buona parte si deve al lavoro dei tecnici che a ritmi sostenuti hanno effettuato verifiche e sopralluoghi (a volte, come nel caso degli ispettori del ministero dei Beni culturali, accollandosene i costi). Dalla relazione inviata alla Camera dei deputati, le segnalazioni di danni ai beni culturali sono 1.335, con una stima di investimento per il recupero e la messa in sicurezza pari a circa un miliardo di euro.
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