SICILIA - un museo per ritrovare il nostro mare perduto VALERIA FERRANTE GIOVEDÌ, 05 LUGLIO 2012 LA REPUBBLICA- Palermo
Un’iniziativa alla Tonnara Bordonaro per recuperare la memoria
Onde, maree, correnti e un intricato miscuglio di cromie, cangianti a seconda del vento, delle nuvole e dei fondali, fanno del mare un macrocosmo ancora in parte sconosciuto e perciò dal fascino misterioso e terribile. La vastità delle sue acque salate custodisce una pluralità di vita preziosissima che oggi purtroppo è sempre più spesso violata dall’uomo. «Così stanno uccidendo il mare» cantava già nel 1977, Lucio Dalla. Nonostante inquinamenti e saccheggi, le acque marine rimangono comunque un serbatoio energetico necessario alla nostra sussistenza, non solo perché in esse sono racchiusi i quattro quinti della flora e della fauna del mondo, ma perché la sua superficie viene continuamente solcata da chi ne fa la propria fonte di reddito, dai naviganti di qualsiasi etnia, da chi di- sperato cerca una via di salvezza, o dai bagnanti che nella stagione estiva vi trovano divertimento e refrigerio. Dunque il mare, che bagna e ridisegna di anno in anno le nostre coste, è un intricata costellazione di vissuti, ed è quindi soprattutto memoria di storia e di uomini. “Una memoria viva” aggiungono Cristina Alga, Filippo Pistoia, Valeria Cimino, dell’Associazione CLAC (Centro laboratorio arti contemporanee) che insieme alla Fondazione con il Sud, in partnership con l’assessorato alla Cultura del Comune di Palermo, l’associazione lecittàdelmondo, il dipartimento di Architettura dell’Università degli studi di Palermo, il Gruppo SALI, il Kursaal srl, il Polo museale Val di Mazara, l’UMIP (Unione Mediatori Interculturali Professionisti), stanno realizzando un progetto piuttosto ambizioso, che ha come titolo per l’appunto “Mare Memoria Viva”. «L’idea chiave del progetto è ricostruire attraverso storie, memorie e la partecipazione attiva degli abitanti il legame tra la città di Palermo e il mare », spiega Cristina Alga. Ed in effetti Palermo è stata una città piuttosto miope nel valorizzare con intelligenza le proprie risorse storiche e le bellezze naturali-ambientali. Dopo decenni di abbandono, solo da pochi anni si è recuperata la passeggiata lungo il litorale del Foro Italico, mentre ampie aree del porto sono state risanate e rese fruibili ai cittadini e alcune iniziative culturali come “Porto d’Arte” cercano di mettere in connessione l’antico Castello a Mare, la Kalsa con la cittadinanza. Ma la strada da percorrere è ancora lunga. Certamente “Mare Memoria viva”, che avrà come luogo di azione e interazione la Tonnara Bordonaro, dunque la borgata di Vergine Maria, si iscrive all’interno di questo percorso. «Gli obiettivi che ci siamo posti sono la creazione di un “ecomuseo urbano” e spazio culturale che renderà di nuovo sfruttabile l’ex Marfaraggio, all’interno della tonnara Bordonaro — prosegue Cristina Alga — Un museo di identità delle borgate e dei quartieri della città che si affacciano sul mare, con un allestimento multimediale che permetterà di vivere e raccontare con mezzi tecnologici storie antiche di pescatori, naviganti e lidi di una Palermo solo apparentemente lontana». Il progetto prevede anche la promozione di percorsi costieri che valorizzino luoghi paesaggi e risorse della costa. In più numerose e variegate saranno le attività previste per realizzare tutto ciò: laboratori di arte, teatro, sartoria, animazione, fotografia, la mappatura di comunità della costa di Palermo, la mappatura turistica della risorse della costa; la realizzazione di un geoblog, la produzione di un web-documentario. «È assolutamente importante riappropriarsi del legame che, nei secoli, più volte si è perduto con il mare — sottolinea l’assessore alla Cultura Francesco Giambrone, tra i partner di questa iniziativa — Non appena avremo finalmente ristabilito un contatto sano, volto alla fruizione, al turismo, alla creatività, con il nostro litorale, ciò permetterà e determinerà un cambiamento decisivo sia nell’aspetto, che nella cultura della nostra città. Inoltre questo darà ai quartieri più disagiati delle borgate marinare nuove opportunità di sviluppo». Ecco perché è necessario imparare a decifrare «quell’antico idioma», come lo definì Borges, che è il mare.
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