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ROMA- Musei statali. Paghe risibili anzi vergognose per i direttori.
Edek Osser
Giornale dell'Arte

I direttori dei musei statali pi prestigiosi, specialisti di altissimo livello che il mondo ci invidia, responsabili dei tesori pi preziosi del nostro patrimonio artistico e archeologico, guadagnano poco pi di un operaio. Un esempio: lo stipendio netto di Antonio Natali, da sei anni direttore degli Uffizi di Firenze, il nostro museo pi visitato e famoso, di 1.890 euro, tutto compreso, senza altri introiti. Natali spiega: Mi considero un volontario. Tengo per a far sapere che senza lo stipendio di mia moglie, insegnante, non potrei mantenere in modo dignitoso le cinque persone della mia famiglia. Natali, specialista del Quattro e Cinquecento, per gli Uffizi ha rinunciato anche alla cattedra di professore ordinario di Storia dell'arte a Perugia (guadagno triplo), dopo aver vinto il concorso. E tra gli oltre trenta direttori di musei e responsabili di settori cruciali del Mibac che hanno firmato una lettera aperta per far conoscere la loro condizione. La lettera si trasformata in una clamorosa denuncia ha portato alla luce una realt trascurata, uno scandalo nascosto: i compensi ridicoli dei direttori dei musei,conseguenza di una organizzazione burocratica che li priva anche di ogni autonomia. Eppure musei e siti archeologici sono la vetrina artistica del nostro Paese, tra le principali ragion d'essere del Ministero dei Beni culturali. Quale strano meccanismo sminuisce molo e compenso dei direttori ai quali sono affidati i nostri tesori, facendone dei dipendenti sottopagati? Primo punto: nonostante la specializzazione (sono storici dell'arte, architetti, archivisti, archeologi, bibliotecari), la lunga esperienza, la stima conquistata in campo internazionale, la capacit di gestire strutture museaIi anche grandi con compiti e responsabilit enormi, per Io Stato sono dei normali funzionari.Non hanno la qualifica di dirigente e questo li mette alla pari con il personale d'ufficio. AI Mibac la loro retribuzione varia (con l'anzianit) da 30 a 35mila euro lordi all'anno: da 1.600 a poco pi di 1.800 euro netti al mese, il massimo della categoria. Nessuna indennit di funzione, nessuna compensazione aggiuntiva. Ma c' di pi. Natali usa un paradosso: In realt, dice, i direttori dei musei non esistono. Ed questa la seconda ragione delle storture. Infatti il ruolo di direttore di museo non previsto dalla struttura del Ministero. Un direttore nominato dal soprintendente (in base a esperienza e qualifiche), esercita il mandato per sua delega, resta in carica a termine e pu essere revocato. Un compito interstiziale con poteri derivati. Questa situazione il frutto di una serie di scelte negative della struttura pubblica, stratificate e peggiorate col tempo. Il Ministero ha cercato di riflettere sulla situazione anomala dei musei. Dopo anni di discussioni ne scaturito un atto di indirizzo, dunque non una norma, sugli standard museali. Avrebbero dovuto portarli alla pari con quelli europei per accoglienza, conservazione, comunicazione, valorizzazione: premessa di un rilancio, di una maggiore autonomia. Ma tutto rimasto allo stato di progetto. Anna Lo Bianco, 32 anni di carriera, dirige la Galleria nazionale d'Arte antica di Palazzo Barberini, a Roma. Anche lei ha firmato la lettera aperta: Dall'esterno ci chiedono , per esempio, maggiore autonomia di decisione nei rapporti con i privati che offrono sponsorizzazioni. Cito un caso: la grande galleria privata di Gagosian tenne da noi la serata inaugurale quando apri la sua sede a Roma. Invece di un compenso abbiamo ottenuto delle divise per tutto il personale. Prima, questo genere di decisioni si potevano prendere direttamente e del resto nessuno meglio di chi vive nel museo sa quello che serve. Adesso le cose si sono complicate: ci vuole un versamento alla Soprintendenza, poi un consiglio d'amministrazione decide, ma non detto che il desiderio dello sponsor o del singolo privato venga accettato. E questo dilata i tempi, trascura ogni urgenza. Insomma, pi si centralizza pi si perde di efficacia. La mancata autonomia, terso elemento negativo, investe anche le Soprintendenze, che dovrebbero essere lo snodo tra museo e Ministero. Invece la catena di comando si allungata con la creazione delle Direzioni regionali, un intervallo politico-burocratico con compiti non sempre chiari e responsabilit che si scontrano spesso con quelle delle Soprintendenze. I musei sono la lontana appendice di un potere centrale che diventa cieco perch non ce la fa a sapere, a capire, a intervenire con efficacia nelle decisioni. Due mondi che non comunicano. Quando sono entrata al Ministero nel 1980, a Napoli, ricorda Anna Lo Bianco, il soprintendente alzava il telefono e parlava con il ministro. Non c'erano filtri. Lentamente i gradini intermedi si sono moltiplicati. Prima c'era un direttore generale, adesso sono 4, poi ci sono le sottodirezioni quindi i direttori regionali... E un proliferare incomprensibile peri nostri interlocutori esterni. Quando chiedono in prestito un'opera, non sanno che devono scrivere a me, al soprintendente, all'Ufficio mostre del Ministero... Una cosa ridicola. E tutto questo si aggravato negli anni. Anche Anna Lo Bianco un semplice funzionario: stipendio netto di 1.758 miro al mese. Eppure dirige un grande museo con centinaia di capolavori. Da lei dipendono oltre 40 persone; affida compiti e moli, organizza il museo e le relazioni esterne, decide l'allestimento e Palazzo Barberini stato da poco completamente riallestito con una spesa di centinaia di migliaia di euro. Come responsabile del procedimento, la direttrice Lo Bianco ne risponde, anche penalmente, in proprio. Ci vorrebbe un'assicurazione, ma il Ministero non provvede. Chi la vuole se la deve pagare. Ogni direttore deve infine trattare con i sindacati, curare la conservazione delle opere, i restauri, la climatizzazione delle sale, valutare i prestiti, dare pareri tecnici sui permessi di esportazione. Tutte funzioni specialistiche che richiedono particolari competenze. Infine c' il grande capitolo mostre: ideazione, curatela, organizzazione, allestimento, comunicazione e spesso anche reperimento dei fondi. Non poco per un semplice funzionario. E questo vale per ogni direttore. Questa specie di apartheid dei direttori si drasticamente accentuata con la legge Bassa-nini del 1998 (primo governo Prodi) sulla dirigenza pubblica. Fu decisa una pi netta separazione tra funzionari e dirigenti , che ebbero fortissimi aumenti di stipendio. Questo ha portato a un'enorme divaricazione tra i compensi delle due categorie. Notevoli le differenze tra gli stessi dirigenti, divisi in due fasce di stipendio: quelli di seconda fascia (tra cui un centinaio di soprintendenti e circa 65 dell'Amministrazione centrale di Roma) e quelli di prima fascia (9 direttori generalie 17 regionali ).Al Mibac c' quasi un raddoppio di stipendio a ogni gradino; da funzionario (1.600-1.800 euro netti al mese) a dirigente di II fascia (oltre 3mila euro, tutto compreso) finii alla I fascia (circa 160mila euro lordi all'anno, oltre 6mila netti al mese). Dopo la legge Brunetta sulla trasparenza, il Mibac pubblica sul suo sito stipendi e curricula dei dirigenti, ma non dei funzionari che ora chiedono siano resi pubblici anche i loro guadagni, per rendere nota la loro condizione. Da notare che la composizione degli stipendi dei dirigenti pubblicati dal Ministero sono il titolo Operazione trasparenza non affatto chiara. Le voci sono 4 e alcune risultano incomprensibili. Oltre allo stipendio base *** (circa 33mila euro lordi per un dirigente di seconda fascia, 55 per quelli di prima) si aggiungono altre tre voci (di cui due decisamente oscure: retribuzione di posizione fissa e retribuzione di posizione variabile) e una retribuzione di risultato (che dovrebbe variare a seconda dei traguardi raggiunti ma che invece vale per tutti): le prime due voci raddoppiano i compensi della seconda fascia e triplicano quelli della prima. Si tratta di indennit, spiegano al Mibac, e fanno parte integrante della retribuzione. In sintesi: il massimo compenso lordo di un direttore di museo di 35 mila euro: un direttore regionale (dirigente di prima fascia) guadagna quattro volte di pi: 160 mila euro lordi. Una differenza per molti inaccettabile. I funzionari pi anziani, assunti dopo il concorso del 1980, avevano fatto ricorso alla magistratura nel 1998 perch fosse loro riconosciuta almeno una progressione di carriera e il ripristino per loro del ruolo poi abolito di ispettore generale. Hanno vinto in primo e secondo grado: 150 euro al mese e una parte di arretrati che sono stati pagati di recente. Ma il Ministero ha fatto ricorso e adesso si aspetta la sentenza della Cassazione. in corso anche una rivendicazione dei funzionari tecnici, direttori compresi. Chiedono tra l'altro il riconoscimento di un 'area tecnica come studiosi specialisti, cos come avviene nei musei di tutta Europa dove esistono i curatori, responsabili di aree artistiche specifiche che affiancano i direttori dei musei. Questi curatori guadagnano in genere molto pi del direttore di un museo di Stato italiano senza avere la stessa ampiezza di compiti e responsabilit. Un esempio: al Louvre, Stphane Loire, curatore del Sei e Settecento, 25 anni di carriera. guadagna circa 4mila euro al mese. Difficile una vera comparazione con i compensi dei tanti direttori dei musei pubblici non statali, gestiti da Regioni, Province, Comuni. I pi importanti sono fondazioni di diritto privato, spesso di arte contemporanea, e i dati non vengono comunicati. Gli stipendi sono comunque ben superiori a quelli dei funzionari dello Stato e corrispondono a quelli di un libero mercato aperto all'Europa nel quale le istituzioni cercano il meglio. Un esempio: la neodi-rettrice del Mart di Rovereto, Cristiana Collu, assunta dopo concorso con un contratto a termine triennale, stipendio circa 130mila euro lordi all'anno. Ma il vertice di questi musei (spesso fondazioni) ha quasi sempre anche presidente, consiglio d'amministrazione, comitato scientifico prestigioso, i cui costi si aggiungono a quelli del direttore. Soltanto i responsabili dei musei che fanno capo direttamente agli enti locali hanno stipendi in genere superiori ma paragonabili a quelli dei musei statali. Ma per loro si entra in una giungla inestricabile: molti sono dirigenti pubblici, come ad esempio Clara Gelao, responsabile della Pinacoteca Provinciale di Bari, stipendio lordo circa 52mila euro all'anno, 3.269 netti al mese. Ma ogni Comune, Provincia, Regione, si regola in modo diverso. Per dare un segnale di disponibilit, il Mibac ha lanciato di recente un bando, un piccolo concorso interno, per una progressione economica di tutto il personale del Ministero, custodi compresi. E richiesta una documentazione in copia autenticata di tutti gli incarichi svolti (per i direttori: direzione dei lavori, collaudi, articoli, libri ecc.). Per i funzionari, assunti dopo difficili concorsi , richiesta perfino la copia autenticata della laurea e del corso di perfezionamento, come se il Ministero, che ha gi quei documenti, non riconoscesse pi i suoi funzionari. Il termine per la domanda scade il 6 aprile 2012, entro il 30 aprile va consegnata la documentazione. Tutto questo per meno di 100 euro al mese. Potrebbe cambiare qualcosa anche per i direttori dei musei con la ristrutturazione del Ministero, della quale si parla da almeno un anno. Si bloccato tutto con il cambio al vertice. Forse se ne sapr qualcosa in estate.



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