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Larte sacra rif lintesa, 27/01/2005
MIMMO MUOLO
Avvenire, 27/01/2006

Firmato ieri tra il Ministero e la Cei un nuovo accordo per la tutela dei beni culturali di interesse religioso, che sostituisce e migliora quello del 1996


Primo esempio concreto. In una chiesa antica bisogna procedere all'adeguamento liturgico. Spostare l'altare maggiore. Creare ex novo o dare maggiore dignit all'ambone. Ma accade che gli incaricati del vescovo e gli esperti della soprintendenza non trovino l'accordo. E i lavori rimangono bloccati. Oppure, come realmente successo per il duomo di Pisa (e anche in diocesi di Rimini), che i problemi vengano risolti in maniera non del tutto convincente, dando cos luogo a polemiche.
Secondo caso concreto. Durante i restauri di una chiesa vengono alla luce reperti archeologici. La soprintendenza interviene e rimanda sine die la riapertura al culto della chiesa, fino a che non saranno completati gli scavi. Con grave danno spirituale per i fedeli. Terzo e ultimo esempio dei tanti possibili. Un terremoto come quello che ha colpito l'Umbria e le Marche nel 1997 danneggia
seriamente anche gli edifici sacri. Come fare in questi casi? A quali interventi di restauro dare la precedenza? il problema che, per esempio, ha dovuto affrontare nel 2002 la diocesi di San Severo, una tra le pi danneggiate, a livello di chiese, dal sisma di San Giuliano di Puglia.
Incertezze del genere non dovrebbero verificarsi pi, da ora in poi. Perch da ieri si stabilito il quadro di orientamento per gli interventi in materia, come ha detto il cardinale Camillo Ruini. O se si preferisce, sono state fissate le nuove regole del gioco, secondo l'espressione usata da Giuliano Urbani.
Il presidente della Cei e il ministro per i beni e le attivit culturali hanno, infatti, firmato nella sede del Ministero la nuova "intesa relativa alla tutela dei beni culturali di interesse religioso appartenenti a enti e istituzioni ecclesiastiche". Nuova perch integra e sostituisce quella del 13 settembre 1996 e d attuazione all'analogo documento firmato il 18 aprile 2000 e relativo agli archivi e alle biblioteche ecclesiastiche. E perch tiene conto anche delle modifiche legislative introdotte dal Codice dei beni culturali e del paesaggio e della legge costituzionale che ha innovato il titolo V della seconda parte della Costituzione.
La cerimonia della firma si svolta nella biblioteca dello storico palazzo del Collegio Romano (ex propriet dei gesuiti). Alti soffitti, pareti foderate di scaffali carichi di volumi antichi e moderni e il
grande tavolo di presidenza dove Ruini e Urbani hanno siglato il documento, alla presenza di numerosi funzionari del ministero e di una delegazione della Cei, guidata dal segretario generale, monsignor Giuseppe Betori. Nei venti anni trascorsi dall'Accordo di revisione del Concordato (del quale questa Intesa costituisce un'applicazione, ndr) - ha detto il cardinale Ruini - il clima di collaborazione tra Stato e Chiesa in materia di beni culturali notevolmente migliorato, pur salvaguardando il pieno rispetto delle distinte competenze e prerogative delle due parti. Le Intese gi sottoscritte - ha quindi aggiunto - da una parte si sono giovate di tale clima di collaborazione e dall'altro lo hanno favorito ulteriormente promuovendo una prassi di reciproca attenzione. Faccio mio l'auspicio - ha concluso il presidente della Cei - che il testo odierno contribuisca a far crescere quel clima di fattiva e cordiale collaborazione tra la Chiesa Cattolica e lo Stato, finalizzato "alla reciproca collaborazione per la promozione dell'uomo e il bene del Paese", che costituisce il cardine dell'Accordo concordatario del 1984. Auspicio confermato anche dal ministro Urbani, Tutti noi - ha detto - sappiamo che ci sono esigenze non facili da conciliare, ad esempio in materia di conservazione dei beni e di adeguamento liturgico. Ma ci non sposta di una virgola il nostro dovere di reciproco rispetto e di collaborazione. Collaborazione che costituisce anche il filo d'Arianna dei nove articoli di cui si compone l'Intesa. In tutte le materie di competenza (elencate nell'intervista qui sotto), sempre prevista, infatti, una procedura che porti alla soluzione
dei problemi e che si impernia sullo scambio di informazioni tra determinate figure istituzionali. Si parte dal livello locale (soprintendenti e vescovi diocesani), per poi passare al livello regionale (direttori regionali e presidenti delle Conferenze episcopali regionali) e nazionale (ministro, capi dipartimento, presidente della Cei e loro delegati). E in definitiva la regola fondamentale una sola. Ferme restando le distinte competenze, mettere al bando il vezzo dell'unilateralismo. Perch i problemi si risolvono meglio insieme.



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