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Palazzo Grassi, slitta la firma
Sara D'Ascenzo
Corriere del Veneto, 27/01/2005

VENEZIA — Il re del nichel «gela» le trattative su Palazzo Grassi. Ieri Ds e Rifondazione Comunista (a firma di Livio Marini e Pietrangelo Pettenò) hanno scritto al sindaco Paolo Costa per chiedergli di non prendere «decisioni irreversibili» prima di aver incontrato la maggioranza e di aver verificato «la percorribilità dell'ipotesi d'ingresso» nell'affare di Angelo Guido Terruzzi, l'imprenditore lombardo disposto ad acquistare il 51% del palazzo di proprietà della Fiat. La trattativa — data per conclusa dal Comune già nei giorni scorsi—in realtà è tuttora in piedi, perché diversi sono i nodi irrisolti in casa Fiat e sul fronte Casinò. E infatti pronta arriva a Ds e Rifondazione la replica di Costa: «La manifestazione d'interesse espressa dall'imprenditore —ha scritto il sindaco — è stata presa in seria considerazione e sono in corso i necessari contatti».
Alla firma del preliminare — fissata inizialmente per martedì scorso—manca ancora qualche tassello: vuoi per l'esigua documentazione inviata da Fiat alla casa da gioco, ancora insufficiente per concludere l'affare. Vuoi per la presenza dei soci privati— Skira e Alvise di Canossa — disposti ad acquistare «al buio» (cioè senza le necessaria garanzie di Fiat e senza le rassicurazioni sulla futura gestione) rispettivamente il 5% e il 3%, vale a dire, in tutto l’8 per cento, ben al di sotto del 20% prospettato fino a qualche giorno fa. Ma vuoi anche per il braccio di ferro sui 14 lavoratori del palazzo: Fiat avrebbe messo nel contratto la clausola che la cessione del palazzo implica la «cessione» di tutti i lavoratori al Casinò; la casa da gioco ribatte che potrebbe mantenere intatti tutti i rapporti di lavoro solo in cambio di uno «sconto» di quasi due milioni sull'acquisto della propria quota. Di questo e del «ribaltone-Terruzzi» i consiglieri della casa da gioco discuteranno oggi in un consiglio convocato per fare il punto sulle trattative, anche alla luce degli ultimi risvolti: già ieri, infatti, il presidente del Casinò, Giorgio Piantini, avrebbe contattato il commercialista di Terruzzi per chiedergli un incontro e valutare la proposta dell'imprenditore. Terruzzi, dall'iniziale 100%, sarebbe passato a offrirsi di acquisire l'80% e ora il 51%, anche per andare incontro alla volontà del Comune e del Casinò, intenzionati a mantenere il controllo dell'operazione. Se nessuna firma è stata ancora messa, l'affare però già nasce con l'ipoteca di un esposto alla Corte dei Conti del capogruppo di Fi Renato Brunetta. Cauta la risposta del procuratore generale Carmine Scarano: «L'ipotesi prospettata — spiega il procuratore — manca del requisito dell'attualità del danno. Ciò non toglie che se si dovessero realizzare le condizioni poste nell'esposto, questo potrebbe costituire un'ipotesi d'indagine». Nell'attesa, Brunetta va all'attacco: «Ho bussato a tutte le porte: ministero, prefettura, Fiat, Corte dei Conti — ha detto — ora tutti hanno in mano gli elementi necessari. È un problema di basi giuridiche e legittimità sul ruolo del Casinò, che non può essere le "partecipazioni statali del Comune". Sara una Waterloo d'immagine».
Motivo in più per dare tutto o quasi in mano a Terruzzi? Ds e Rifondazione sono per «minimizzare» la presenza del Casinò, andando sicuramente sotto il 30 per cento. E insistono per inserire il palazzo in un circuito culturale comunale. Ma sull'acquisizione del 49% di qui a qualche mese il sindaco ostenta sicurezza: «Le adesioni fino a ora raccolte — ha detto Costa — sono pienamente coerenti con gli impegni da me presi in maggioranza». Quanto al ruolo di «traghetto» della Casinò sulle quote che verranno acquistate, il sindaco richiama gli alleati all'ordine: «Sono obiettivi comuni».



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