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Palazzo Grassi, nuovo alt a Costa
la Nuova Venezia



Il patto prevedeva per il Casino una quota del 25% che invece salirebbe al 41%. Intanto si fa avanti un finanziare milanese.
Ai soci privati solo il 10%, Ds e Rifondazione congelano l'acquisto
VENEZIA. L'accordo di maggioranza prevedeva che il Casinò acquistasse una quota non superiore al 25% di Palazzo Grassi. Ma il consiglio di amministrazione della casa da gioco ha dato il via libera alla trattativa, pur sapendo che i soci privati Arteria e Skirà coprono complessivamente una quota inferiore al 10%, anziché il 20% pattuito. Costringendo dunque la Casinò Spa a rilevare un 41% per avere il controllo.
E' solo uno dei tanti aspetti poco chiari della vicenda, tanto che il previsto incontro con la Fiat per siglare l'accordo ieri non c'è stato e da Ds e Rifondazione arriva un nuovo stop. Intanto spunta un possibile acquirente: il finanziere milanese Guido Angelo Terrazzi è disposto a comprare anche tutto Palazzo Grassi, ma in cambio chiede di poter esporre la propria collezione di arte antica in un'ala della struttura. L'offerta però non è ben vista da Costa

Skirà e Arteria «coprono» meno del 10% di palazzo Grassi. La quota pubblica per ora resta ben al di sopra del 31 %. Spunta un finanziere milanese disposto a comprare tutto
Enrico Tantucci
Palazzo Grassi non si compra sino a quando la quota dei privati in corsa — Arteria e Skirà — ora sotto al 10 per cento, non salirà almeno al 20 e non saranno chiariti tra Fiat e Casinò tutti gli aspetti, ancora confusi, del passaggio di proprietà. E' lo stop all'accordo — che doveva essere varato ieri — che arriva da Ds e Rifondazione, mentre spunta un nuovo compratore, il finanziere Guido Angelo Terruzzi.
Il presidente della Casinò spa Giorgio Piantini e il direttore generale Armando Favaretto — nonostante il mandato del Consiglio — si trovano infatti di fronte ostacoli irrisolti. Da una parte la Fiat non ha fornito ancora tutti gli incartamenti necessari a giustificare senza ombre il passaggio del 51 per cento del capitale della Palazzo Grassi spa, che il Casinò insieme ai soci privati dovrebbe sottoscrivere. Arteria e Skirà, inoltre, non sarebbero in grado ora di sottoscrivere la quota prevista del 20 per cento, in mancanza di garanzie precise e si fermerebbero a poco meno della metà, riservandosi successivamente — chiarita la situazione di integrare la quota. Su questa base, sarebbe la Casinò spa a dover acquistare, ora, non più il 31, ma almeno il 41 per cento di Palazzo Grassi, andando ben oltre la quota massima del 30 fissata dall'accordo che il sindaco Paolo Costa aveva raggiunto la sua maggioranza. Di qui lo stop da parte di Ds e Rifondazione Comunista — che richiamano Costa, l'assessore alla Cultura Armando Peres e il Casinò — al rispetto di quelle condizioni, prima di chiudere la trattativa, i cui tempi, inevitabilmente, slittano. In più, c'è il fatto nuovo del profilarsi di un altro compratore come il maturo finanziere milanese Guido Angelo Terruzzi — di cui riferiamo a parte — collezionista d'arte antica, che non fa questione di prezzo e di quote e sarebbe pronto a sottoscrivere ben più del 20 per cento, purché gli sia concesso di mostrare in un'ala di Palazzo Grassi i Canaletto e i Guardi della sua collezione, senza pretendere, per il resto, di dettare la programmazione del nuovo centro espositivo. Ma anche altri soggetti — come la Fondazione Memmo, che cerca da tempo una base a Venezia e che
organizza importanti mostre d'arte antica a Roma, nella sede di Palazzo Ruspoli — sarebbero pronti a farsi avanti. A frenare, però, sono proprio il sindaco e il suo staff— che vogliono che Palazzo Grassi resti sotto il controllo del Casinò, che ne indicherebbe così programmazione e ruoli — mentre a spingere è la sinistra. «Gli accordi raggiunti in maggioranza — ricorda il vicesindaco Michele Mognato — prevedevano che la quota di Palazzo Grassi sottoscritta dal Casinò fosse ben inferiore a quella che si profila con il modesto impegno annunciato dai privati, mentre restano ancora aspetti da chiarire della trattativa con la Fiat. In queste condizioni l'accordo non si chiude e non ci sono ultimatum da rispettare, che noi non abbiamo fissato. Bisogna che prima tutto sia chiarito — anche nella prospettiva condivisa di evitare che Palazzo Grassi resti chiuso — tanto più se si profilano, nuovi, possibili compratori, che invitiamo Comune e Casinò a valutare». Sulla stessa linea anche Pietrangelo Pettenò, per Rifondazione Comunista: «Gli accordi in maggioranza per l'acquisto di Palazzo Grassi non erano questi e su questa base il Casinò non può chiudere la trattativa. L impressione è che ci si trovi di fronti a un bluff, visto che ci si è prospettata una trattativa senza difficoltà e ne spuntano di nuove ogni giorno. Se poi arrivano», come sembra, nuovi privati disposti a investire in modo consistente su Palazzo Grassi — salvaguardandone la programmazione — non possiamo che essere contenti, perché è quello che ci si è sempre augurati». Resta irrisolto il nodo dei 14 dipendenti di Palazzo Grassi, perché la Fiat ribadisce che essi fanno parte della società, e starà ai nuovi proprietari farsene carico.



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