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«Gonzaga e contemporaneità” È iniziata l'era di Trevisani
Stefano Scansarli
GAZZETTA DI MANTOVA



Il nuovo sovrintendente ai beni artistici e storici di Mantova sì è insediato ieri mattina. L'Algeri saluta e scherza: «Qui i sovrintendenti li tormentano ma non riescono ad ucciderti»


“La Reggia ora è a norma”
Polso e riforme. Cosi possono essere condensati i quasi sei anni di "governo" di Giuliana Algeri. I suoi obiettivi, raggiunti, sono stati la messa a norma del Ducale, l'introduzione delle visite libere, il recupero della collezione statuaria. La gestione dell'Algeri è stata anche segnata dall'interruzione delle relazioni con il Comune in occasione della “Celeste Galleria” e a causa del trasferimento di opere in San Sebastiano. Lei non demorde: «Ho un brutto carattere. Me ne faccio un vanto perché risolve i problemi».

“Concertazione al primo posto”
Nell'intervista che Filippo Trevisani ha rilasciato al nostro giornale il 5 gennaio mette in chiaro la sua "politica" : «Sono onorato di venire a Mantova. Vorrei cominciare dal Ducale, con un rapporto di fiducia e di apertura con la comunità. La concertazione è al primo posto». Il nuovo sovrintendente, che ha lasciato l'ufficio di Modena e Reggio Emilia, è di origini marchigiane, ha 58 anni ed è stato allievo di Cesare Brandi. Lo slogan di Trevisani - tifoso di Festivaletteratura - è "arte per tutti".

Sovrintendenza al beni artistici e storici di Mantova, Cremona e Brescia: da ieri mattina Filippo Trevisani è il nuovo titolare. Ha sostituito Giuliana Algeri, responsabile della giurisdizione dall'8 marzo del 1999, chiamata a Roma per un incarico al ministero. Trevisani governerà i beni mobili di tre province e gestirà il Ducale, che luì definisce "un Vaticano",
Sono le 10 e il cambio delle consegne avviene nella Saletta dei Quattro Elementi, un locale-cofanetto che il duca Ferdinando aveva voluto dentro la Domus Nova e che Giuliana Algeri nel 1999 ha scelto come ufficio. Trevisani invece amministrerà da un'altra scrivania, in una stanza diversa, poco più avanti, nello stesso luogo dove aveva fatto il sovrintendente Aldo Cicinelli. Dietro la porta, in fondo, ci sarebbe un salone ancora più aulico, grande, con una selva di tele seicentesche e il soffitto in legno dorato. Qui aveva lo studio Daria Toesca e subito dopo Antonio Paolucci. Ma Trevisani preferisce l'ufficio che l'Algeri gli ha preparato. Questi sovrintendenti, fra traslochi, addii e benvenuti, hanno delle dinamiche un poco ducali, molto soggettive, sono persone d'arte. Trevisani, per battezzare il Ducale che si appresta a governare, va in cerca di una definizione: «Questo è un Vaticano», nel senso che a differenza del Palazzo di Urbiiio, non è un corpo unico e figlio di un solo signore. Il Vaticano invece è un'articolazione-sovrapposizione di spazi. E una città.
IL BELLO E IL BRUTTO-Mentre il nuovo sovrintendente scava nella sua storia per intercettare quanti contatti ha avuto con il passato artistico di Mantova, l'Algeri va sul pratico. Ci indica la sua scrivania che, come al solito, è abbacinata dal sole che rimbalza dal Giardino dei Semplici: «Vede, avevo promesso che non sarebbe rimasta una sola carta in sospeso. E così è stato». Scrivania pulita, sgombra. Come dire che l'Algeri non lascia questioni in sospeso. Il 29 dicembre aveva ricevuto il nuovo incarico romano. Lui, invece, ha firmato il contratto a Milano, nell'ufficio della sovrintendente regionale Carla Di Francesco, il 12 gennaio. L'Algeri e Trevisani - lei di origine sarda e formazione ligure, lui marchigiano e d'inizio carriera Veneto - si conoscono dal 1982. Il primo incontro a Treviso, a un convegno dedicato alle facciate dipinte.
Azione di disturbo, mentre i due funzionari stanno discutendo di amministrazione del Palazzo, gestione del personale, dimensioni del territorio da tutelare. Chiediamo all'Algeri che cosa lascia di bello e di brutto a Mantova. Come al solito lei è spiccia: «Lascio tutto bello, tutto in ordine, tutto organizzato è, cosa più importante, a norma. Il brutto lo scoprirà, da solo, il dottor Filippo Trevisani. Il bello e il brutto sono categorie mentali soggettive».
Il nuovo sovrintendente è reduce dall'esperienza emiliana nelle province di Modena e Reggio Emilia, dove era giunto nel giorno stesso in cui l'Algeri ha preso possesso
dell'ufficio mantovano, proveniente da Genova, 8 marzo 1999. Trevisani, quindi, è stato anche responsabile della Galleria Estense. Il passaggio a Mantova non è perciò in un altro mondo. Gli Este e i Gonzaga lui li chiama "cugini" e si complimenta con l'Algeri: «Mi lascia un ufficio da reggia e una complessità di gestione tipica di una reggia». Il nuovo titolare non appare impressionato, piuttosto è incuriosito e impaziente di vedere come funziona la macchina.
Chiediamo a entrambi di farsi fotografare. Immortalare un avvicendamento è d'obbligo, ancor di più se capita a Mantova, piazza Paradiso, dove il sovrintendente è un'auctoritas, L'Algeri e Trevisani accettano. Lei decide di indossare il piumino rosso perché la reggia in questo periodo è una ghiacciaia formidabile. E il piumino che infila è un "nipote" di quello che le era stato sottratto in municipio tre anni fa. Ricorda l'evento e fa così con la mano, come per dire "m'è capitato anche questo". Invece Trevisani non teme il freddo. Elegante. Giacca color tabacco, pantaloni antracite. Fuori dall’ufficio-cofanetto e dall'ascensore nuovo di zecca la temperatura precipita. L'Algeri fa da guida e racconta che gli stessi lavoratori del Palazzo non avevano nascosto le loro perplessità quando lei decise di mettere un ascensore nella nuova area degli uffici. «Adesso che lo sentono andare su e giù costantemente, dico che sono i fantasmi dei Gonzaga ad usarlo». È in vena di battute, che sono frammenti di bilancio umano. «Fa freddo è? -riprende l'Algeri mentre scende i minigradini della Scala Santa già Appartamento dei Nani -, questo è il periodo in cui i custodi guardano le scarpe dei visitatori. Osservano se sono pesanti, coi tacchetti, leggerine, da neve. Così immaginano quante sale i turisti riusciranno a fare».
Trevisani stringe la mano ai custodi che incontra. Non c'è un turista. È lunedì e il Ducale riposa. Nella Sala degli Arcieri i due sovrintendenti si fanno fotografare davanti alla tela della Trinità del Rubens. Dottoressa ha già proposto al dottor Trevisani l'elenco delle situazioni? «Un po' alla volta - risponde -, e poi il collega avrà l'occasione di affrontarle una alla volta».
Appena si profila la memoria del contrasto con il Comune, o meglio, con il sindaco Gianfranco Burchiellaro, il cui mandato scade in aprile (c'è una congiunzione), l'Algeri trova la battuta giusta e sorride: «Qui a Mantova i sovrintendenti li tormentano, ma non riescono a ucciderli». Nell'Appartamento di Vincenzo I Trevisani si sofferma sulle statue e la quadreria dei principi della Mirandola, finiti a Mantova dopo la devoluzione del feudo dei Pico all'impero. Foto accanto a un ritratto firmato da Sante Peranda. L'Appartamento vincenziano è stato appena sistemato: pareti più chiare, dipinti in ordine, statue delle duchesse Pico finalmente lontano dagli stipiti della porta «perché sembravano due carabinieri». Qui il nuovo sovrintendente rivede il celebre labirinto azzurro e oro, "forse che sì, forse che no", e così ricorda D'Annunzio. L'Algeri invece accetta di farsi fotografare accanto al ritratto dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria. Capisce al volo il sotterfugio assolutista-illuminato, ma non si tira indietro.
LA CITTÀ REALE. Cosi il cambio di consegne diventa un sopralluogo veloce nel monumento frigidaire. I due funzionari si soffermano nel Corridoio dei Mori, davanti alla basilica palatina di Santa Barbara. L'Algeri spiega che c'è la volontà di riaprire i passaggi che dal corridoio ovest portano sulla cantoria e nella loggia del duca, senza uscire dal Palazzo. Il dedalo, la superficie, l'intrico del Palazzo è proprio "un Vaticano". E i discorsi non possono che cadere sulla città ducale e la città reale, tra i loro rapporti diretti e costanti. Diciamo a Trevisani che la vita quotidiana ha a che fare con il passato, vi marcia dentro: qui i Gonzaga sono mito, matrice, patroni, vivissimi. «n partito dei duchisti è vicace anche a Modena - risponde Trevisani. Credo che rappresenti un recupero dell'identità proprio adesso che la cultura è global e fusion. Il duchismo è un frammento di appartenenza». L’Algeri ribatte: «Ma dalla storia non si possono scegliere solo alcune cose». Trevisani: «Certo, hai ragione, io ad esempio sono per i Gonzaga, ma anche per Alberto Burri, per Aldo Rossi e la civiltà contemporanea».



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