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Il nuovo Soprintendente Rossini: «Apriremo un ristorante a Palazzo Reale e allestiremo una mostra sulle vedute di Genova»
Patrizia Albanese
Secolo XIX




Un ristorante a Palazzo Reale. E' la promessa di Giorgio Rossini, 54 anni, genovese, architetto, da ieri nuovo soprintendente per i beni architettonici e per il paesaggio della Liguria. Sposato con Luisa, «storica dell'arte conosciuta all'università, a Genova», padre di un figlio «che forse ne aveva abbastanza di mostre in giro per l'Italia e si è laureato in giurisprudenza», Rossini lascia un analogo incarico a Venezia. In laguna, nella prestigiosa sede di Palazzo Ducale, sarà ricordato per mostre strepitose e affascinanti: “Botero a Venezia”; “Venezia tra arte e guerra, 1866-1918: patrimonio culturale, artisti e fotografi”; “Il genio della tradizione”; “Otto secoli di velluti a Venezia: la tessitura Bevilacqua”. Ma anche per il ruolo decisivo nell'istruttoria e nell'approvazione del Mose, fondamentale per risolvere il problema dell'acqua alta. Non gli manca poi il coraggio, come quello che ci è voluto per allontanare le grandi navi da crociera da San Marco. E già al primo approccio con Genova promette scelte altrettanto coraggiose «per valorizzare e promuovere gli spazi della città». Come, appunto, la decisione di far approdare un ristorante a Palazzo Reale, scelta che - c'è da giurarci - forse farà storcere il naso a qualcuno. Ma che semplicemente segue quanto viene fatto all'estero o in altre città d'arte italiane, a partire proprio da Venezia.
Spiega Rossini: «Ci sarà una valorizzazione di tutto il Palazzo con restauri, allargamento degli uffici, un bookshop e un ristorante. Gli spazi sono affascinanti e possono anche far conoscere meglio il luogo stesso, in una sorta di auto-promozione. Senza contare che un ristorante porterebbe un contributo anche alle casse del Palazzo. E' stato realizzato con successo pure a Palazzo Ducale, se non sbaglio. Vedrò di attuarlo. I tempi? Eh, tra studi e permessi, qualche anno ci vorrà». Con estrema onestà intellettuale aggiunge: «Ne abbiamo parlato con Maurizio Galletti (che lascia Genova per Roma, ndr): era stata sua l'idea. E io la sposo in pieno. Speriamo di farcela». Il riferimento è a questioni finanziarie? «Be', penso ad esempio a sponsorizzazioni. A Venezia, era facile. Data la vetrina... Qui sarà più difficile, anche se mi pare che con la rinascita che ha avuto, oggi Genova sia appetibile. Grazie al lavoro dei miei predecessori. Vedo una città molto cambiata, lo è anche la soprintendenza. Si possono fare molte cose». Ad esempio? «Penso si debba puntare su iniziative in edifici demaniali. Penso a quanto fatto a Savona, con Palazzo Della Rovere. O a Sarzana, alla Fortezza Firmafede dove ho già sperimentato restauri e mostre. La Liguria ha un patrimonio di fortificazioni demaniali, in molti casi non utilizzate. A Sanremo ci sono riusciti con il Forte di Santa Teda, dove si farà il museo della canzone. Punterò sui Forti e sui percorsi che li collegano. E non soltanto perché sono un appassionato escursionista: vorrei portare i genovesi ad apprezzare Genova dall'alto». Una pausa e confida: «Voglio realizzare una mostra sulle vedute della città, riunendo tutti gli artisti che hanno ritratto il paesaggio ligure».
Certo che lasciare, dopo tre anni, Palazzo Ducale, cuore di Venezia, per Genova: ci vuole proprio l'amore del figliol prodigo... «Lascio una sede bellissima e prestigiosa. Ma posso dire che Genova fa la sua figura. Concordano anche amici veneziani, che sono venuti a Genova e l'hanno apprezzata molto. Certo, Genova è più nascosta. Ma garantisco: altrettanto bella».



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