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LIBRI, UOMINI E TOPI - Segreti e bugie di Marino Massimo De Caro, neo direttore della biblioteca napoletana dei Girolamini
di Tomaso Montanari
Il Fatto Quotidiano, 30 mar. 2012





La figura chiave di questa storia il nuovo direttore della biblioteca napoletana dei Girolamini: il professore Marino Massimo De Caro, che incontro assorto nel maneggio dei volumi pi pregiati della collezione, tra pile di libri preziosi incongruamente poggiate sul pavimento, lattine vuote di Coca cola che troneggiano sugli antichi banconi, unavvenente ragazza ucraina a condividerne lalloggio conventuale.

La biblioteca (pubblica fin dal Seicento e ora statale: 150.000 volumi, in massima parte antichi) una delle pi importanti dItalia. Ma oggi chiusa. Perch devessere riordinata, dice padre Sandro Marsano, il giovane sacerdote oratoriano, che ti accoglie, gentilissimo ed entusiasta, nel meraviglioso complesso secentesco . Perch accadono cose strane, dice invece la gente che abita intorno al convento: che ti parla di auto che escono cariche, nottetempo, dai cortili della biblioteca.

Comunque stiano le cose, incredibile che a dirigere uno dei santuari della cultura italiana sia uno degli esemplari pi pregiati della fauna del Sottobosco esplorato da Ferruccio Sansa e Claudio Gatti nel libro uscito proprio ieri. L De Caro il mediatore nellaffare del petrolio venezuelano, uno dei casi pi clamorosi di alleanza tra berlusconiani e dalemiani. E se i contatti con Massimo DAlema sono stati preparati dalla sua carriera di portaborse parlamentare in area postcomunista, allintima amicizia con Marcello DellUtri De Caro arriva grazie alla sua passione vera, quella per i libri antichi. Non che si tratti di un interesse culturale, intendiamoci: la cultura, notoriamente, fattura.

De Caro titolare di una libreria antiquaria a Verona, ma soprattutto assai attivo nel commercio internazionale: meglio se di alto livello e di memoria corta. In una delle sue conversazioni telefoniche con Aldo Miccich (ex democristiano, condannato per bancarotta fraudolenta e latitante in Venezuela) intercettate dalla procura di Reggio Calabria, e pubblicate da Sansa e Gatti, De Caro si lamenta perch i carabinieri del Nucleo di tutela per il patrimonio artistico gli stanno addosso per la ricettazione di un prezioso esemplare dellHypnerotomachia Poliphili (un incunabolo del 1499) sottratto ad una biblioteca milanese e venduto nel marzo del 2005 alla Mostra del libro antico sponsorizzata da DellUtri. Lindagine finir nel nulla, ma solo perch la Procura di Milano costretta a chiedere il non luogo a procedere visto che lincunabolo non stato rinvenuto fisicamente, malgrado le numerose ricerche.

Forte di questo curriculum immacolato, De Caro approda al Ministero dellAgricoltura, come consigliere per le bioenergie di Giancarlo Galan. Ma la svolta surreale avviene quando questi, passando ai Beni culturali, se lo porta dietro e infine lo lascia in eredit al suo remissivo successore Lorenzo Ornaghi, che lo nomina prontamente suo consigliere diretto per leditoria (e il suo mercato, immaginiamo). Cos il ministro del patrimonio del governo supertecnico dei competentissimi professori si fa consigliare da una specie di Lavitola del libro.

Ma quando fai notare a padre Marsano che affidare la preziosissima biblioteca della sua Congregazione a uno come De Caro sarebbe pi o meno come mettere un piromane a capo della Forestale, il religioso risponde non so se candido o diabolico , che ben altre sono state le insidie patite dai Girolamini, visto che tra il 1960 e il 2007 sarebbero spariti ben 6000 volumi. Sparizioni che nessuno ha curiosamente mai denunciato: e la cui evocazione suona come una colossale assoluzione preventiva. Insomma: cosa succede davvero nella biblioteca dove andava a studiare Giovan Battista Vico? tutto sotto controllo, o siamo in un film dellorrore? Girolamini o Girolimoni? La risposta forse negli ossi di Vico: metafora perfetta di una verit che si sdoppia, tra Pirandello e Sciascia. Vico il nome del pastore tedesco che gira per le sale monumentali della biblioteca con un immenso osso di prosciutto nelle fauci: quasi Almodvar. Ma le ossa di Vico sono anche quelle del grandissimo filosofo, che si dice siano state riesumate qualche mese fa nella chiesa dei Girolamini, e che ora sarebbero affidate ai Ris di Parma: per capire se se ne pu fare un culto, o un business.

A sciogliere dubbi e metafore varr solo unagguerrita ispezione del Ministero dei Beni culturali, o meglio unindagine dei vecchi amici del direttore, i carabinieri del Nucleo di tutela. Ma se Ornaghi continuer a farsi consigliare da De Caro e a far finta di non vedere, tra poco sar davvero impossibile distinguere tra gli ossi di Vico (il cane) e le ossa di Vico (il filosofo). E Napoli morir ancora un po.



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