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Città d'Europa, ora il business è la cultura
Valentina Insinna
Il Tempo 22/1/2005

Non è solo apparenza se la cultura sempre più, negli ultimi anni, riesce a conciliarsi con il business. Lo provano i numeri. Giusto la scorsa settimana si è conclusa «Transatlantici. Scenari e sogni di mare», mostra organizzata a Palazzo Ducale, proprio a Genova «Capitale Europea della Cultura per il 2004». Aperta dal 1 agosto 2004 ha avuto 84.016 visitatori paganti. Altro esempio? Oltre 1 milione e 400 mila euro di incasso lordo per «L'Età di Rubens» conclusasi a luglio scorso. Un costo di circa 2.500.000 euro oltre a 900.000 euro per promozione e comunicazione, col contributo di 2.200.000 della Fondazione Cassa di Risparmio di Genova e Imperia. 195 mila visitatori per una media giornaliera di 2.000 ingressi. Secondo un'indagine svolta da Consav (Società consortile incaricata della ricerca sulla valutazione delle ricadute economiche da eventi riconducibili a «Genova Capitale Europea della Cultura») il 60% dei visitatori era costituito da turisti mentre il restante 40% era genovese. Si stima inoltre che la mostra sul grande fiammingo abbia generato un indotto, costituito dalle spese sostenute dai visitatori non genovesi durante il soggiorno (albergo, ristorazione, trasporti e altri consumi) superiore ai 15 milioni di euro, con una spesa pro capite giornaliera di circa 80 euro e una permanenza media nella città di circa 2 giorni.
Dunque, Europa fa rima anche con una industria culturale a gonfie vele. «Una sfida vinta - ha dichiarato il Ministro Urbani a chiusura di Genova 2004 -Non solo per i musei statali nei primi nove mesi dell'anno si è avuto un aumento pari ai 95 per cento rispetto al 2003. Le presenze nei luoghi d'arte a Genova dimostrano che territorio e istituzioni hanno tratto vantaggio dall'appuntamento».
Ovvio allora che si sia fatto cenno ad una città dedita all'industria pesante che ritrova slancio grazie a nuove vocazioni turistiche, culturali e nei servizi. Dunque non è solo apparenza se le candidate a Capitale europea della Cultura si rifanno il look. «Lingua, letteratura, arti dello spettacolo, arti visive, architettura, artigianato artistico, cinema e radiodiffusione sono elementi costitutivi della diversità culturale dell'Europa. Pur appartenendo a una regione o a un paese specifico, essi rappresentano una parte del comune patrimonio culturale europeo. L'Unione europea persegue un duplice obiettivo: tutelare e sostenere questa diversità, e contribuire a renderla accessibile agli altri». Lo dice il Trattato di Maastricht nel 1992, ma già nel 1985 era partito il programma delle Capitali d'Europa che possono richiedere il sostegno finanziario del programma Cultura 2000. Le somme corrisposte finanziano mostre ed eventi sul patrimonio culturale della città e della sua regione, manifestazioni, concerti e altri spettacoli, cui partecipano gli artisti di tutta l'Ue. L'esperienza insegna che il programma ha un impatto a lungo termine sullo sviluppo delle città prescelte. Lille in Francia e Genova in Italia sono state nominate a pari titolo per il 2004, precedute da Graz (in Austria) nel 2003. La città irlandese di Cork ha già iniziato a farsi bella chiamando a raccolta le sue industrie (cartaria, elettrica, chimico-farmaceutica) e rinnovando ìnfrastrutture (l'aeroporto è tra quelli che in Europa stanno crescendo più velocemente). La Grecia con Patrasso sarà protagonista nel 2006, Lussemburgo nel 2007, e il Regno Unito con Liverpool nel 2008.



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