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Venezia, Palazzo Grassi. Si dimettono Donegà, Rosenberg e Carandente
Sebastiano Grasso
Corriere della Sera 22/1/2005

La vicenda della cessione di Palazzo Grassi da parte della Fiat al Comune di Venezia presenta qualche complicazione. Giuseppe Donegà, vicepresidente operativo (in pratica, mministratore delegato) s'è dimesso dall'incarico e se n'è tornato nella sua Padova, sulla tolda di comando della Mediagraf, società della Conferenza episcopale italiana che si occupa di editoria.
Pierre Rosenberg (già presidente e direttore del museo del Louvre) e il critico Giovanni Carandente, che fanno parte del consiglio di amministrazione, invece, lasceranno nei prossimi giorni.
Il motivo? Il Casinò di Venezia, ente controllato al 98 per cento dal Comune, che, a quanto pare, firmerà il preliminare dell'accordo di cessione fra tre giorni (martedì 25 gennaio), ha intenzione di mandare a casa lo staff che si occupava delle esposizioni (quattordici persone in tutto) eccetto i tre addetti a guardiania e manutenzione.
Al posto di Donegà è immediatamente subentrato un altro dei consiglieri, Filippo Beraudo di Pralormo, che, fra l'altro, sta discutendo la cessione di Palazzo Grassi.
Come si ricorderà, le trattative sono in corso da parecchio tempo. La cifra concordata? Ventotto milioni di euro, di cui alla firma del preliminare della prossima settimana, il Comune dovrà versare alla Fiat il 51 per cento, vale a dire 14 milioni e mezzo. Comunque il Casinò s'è riservato di ridurre la propria quota maggioritaria di partecipazione perché i soldi provenienti dai giochi d'azzardo, «servono ad altro». Già a suo tempo, s'era parlato di un impegno, da parte di quanti avrebbero rilevato le attività espositive di Palazzo Grassi, a mantenere inalterata l'occupazione del personale: ufficio-stampa, curatori dei rapporti con i musei, allestitori e responsabili della gestione operativa.
In proposito Giuseppe Donegà, già nei mesi scorsi, aveva assicurato ai dipendenti che non avrebbero perso il posto. «Impensabile — si dice — che a decidere in tal senso sia proprio un'amministrazione di centrosinistra che dovrebbe cancellare dal dizionario la parola "licenziamento"».
Adesso che le cose sono cambiate, però, e dopo una lettera del 16 gennaio scorso in cui, appunto, l'arnministratore delegato chiedeva assicurazioni in tal senso, non avendo avuto risposta, s'è dimesso. È non è poco, se si pensa che viviamo in un tempo in cui quando una persona sta su una sedia, sembra che si sia seduta sull'Attak e non si riesce più a staccarla.
Che cosa faranno gli altri consiglieri di Palazzo Grassi? Com'è noto, la società è presieduta da Cesare Annibaldi e composta anche da Marella Agnelli (vicepresidente), Gian Luigi Gabetti, Benedetto Camerana, Carlo Gatto, Sandra Reberschak Furlotti e Paolo Viti.
Trattandosi del Casinò, si può dire tranquillamente: il seguito alla prossima puntata.



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