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La Cina si mette in fila. Ai Musei Vaticani
Orazio Petrosillo
Il Messaggero, Mercoledì 19 Gennaio 2005



Un visitatore su sette viene dall’Oriente. Il direttore Buranelli: «Presto rassegna a Hong Kong»


Gli esperti dicono che il 2005 sarà l’anno della Cina. In Vaticano se ne sono già accorti. Soprattutto da quella vedetta dei flussi turistici che sono i Musei Vaticani. Il boom di presenze nel 2004 in questa eccezionale ”città d’arte” della quale fanno parte gli stessi Palazzi papali, a cominciare dall’incomparabile Cappella Sistina, lo si deve proprio al significativo aumento di asiatici e in particolare di cinesi, da Hong Kong e dal resto della Cina continentale.
Nell’anno passato hanno varcato i nuovi ingressi ben 3.457.412 visitatori, il 9,76% in più rispetto al 2003 e il 16,25% in più rispetto al 2002, quasi raggiungendo il record assoluto dei 3 milioni e mezzo di visitatori del 2000, anno del Grande Giubileo, quando però vi furono 12 mesi di apertura prolungata fino alle 17 contro gli otto mesi del 2004. E’ il direttore generale dei Musei, l’archeologo Francesco Buranelli, ad anticipare questo resoconto.
Secondo l’amministratore Francesco Riccardi la spiegazione del ”crescendo” è spiegabile con la novità dei cinesi, oltre alle conferme dei coreani e giapponesi e agli incrementi di americani, francesi, spagnoli e dall’Est europeo. L’aumento degli asiatici è del 2-3% sul complesso. Dei circa 3 milioni e mezzo di visitatori, il 15-18%, circa uno su sette, è con gli occhi a mandorla. E per l’anno prossimo il flusso è previsto in netto aumento. «Ci sono molti sintomi di apertura e disponibilità e c’è interesse per fare una mostra ad Hong Kong nel futuro», afferma con una certa cautela Buranelli. Intanto, a giugno prossimo, i Musei organizzeranno una mostra a Singapore (dove il 77% degli abitanti è cinese) sul «viaggio come pellegrinaggio verso Roma e della Chiesa verso il mondo».
La Cina è vicina al Vaticano come città d’arte. Anche se, come regime, da decenni resta impenetrabile ai tanti tentativi di approccio diplomatico da parte della Santa Sede. I Musei non si sono fatti sorprendere. Da tempo sono attrezzati con videocassette e pubblicazioni in cinese. L’arrivo dell’ondata cinese sarà ben accolto.
Ci saranno altre file chilometriche come qualche giorno delle passate vacanze natalizie, nonostante i nuovi ingressi inaugurati nel 2000 con ben quattro varchi con metal detector. Riccardi spiega una certa lentezza negli ingressi «con il rigoroso sistema di sicurezza e di controlli in entrata che non trova eguali negli altri musei della Penisola». «Misure inevitabili - precisa - dopo la tragedia dell’11 settembre 2001».
I Musei Vaticani si apprestano a celebrare sull’onda del successo il loro mezzo millennio di vita. Il loro nucleo risale al 1506 quando Giulio II collocò nel giardino vaticano presso il Palazzo del Belvedere, il gruppo scultoreo del Laocoonte , appena dissotterrato e da lui acquistato. Poi arrivarono altre statue famosissime nel mondo: L’ Apollo detto del Belvedere , la Venere Felice , l’ Arianna abbandonata , le sculture giacenti del Tevere e del Nilo , il Torso (un colosso mutilo) che fu il modello di Michelangelo per i suoi corpi muscolosi. Dal quel «Giardino delle statue», l’ Antiquarium di Giulio II, nacquero i Musei Vaticani. Che corsero un serio pericolo una sessantina d’anni dopo, durante la Controriforma, quando san Pio V voleva disperdere la collezione ritenendo sconveniente tenere simili «idoli» in Vaticano.
Per l’anniversario cinque volte secolare, vi saranno iniziative che il direttore Buranelli non vuole anticipare perché sono attualmente in discussione. Continuerà l’opera di tutela dei grandi cicli pittorici: dopo i restauri dell’Appartamento Borgia (Pinturicchio), della Sistina (1981-94), della Cappella Niccolina (Beato Angelico) e delle Stanze di Raffaello, tocca ora alla Cappella Paolina con gli ultimi due grandi affreschi di Michelangelo. Ma vanno bene anche gli affari: il volume Città del Vaticano arriva al milione di copie (80-100 mila l’anno) con le sue otto lingue (cinese, giapponese e russo comprese), ma anche l’oggettistica con riproduzioni d’arte, i foulard e le cravatte griffate. Un successo commerciale prezioso per finanziare le enormi spese di restauro e di manutenzione. «E poi - precisa Riccardi - non bisogna dimenticare che l’ultima domenica del mese l’ingresso è gratuito per una precisa volontà del Papa di favorire i meno abbienti». Lo sanno i cinesi?







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