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PALERMO - Questa citt attonita davanti ai suoi monumenti
Sergio Troisi
La Repubblica, ed. Palermo, 14/01/2005


LA CUBA riapre i battenti, o meglio riconfigura la propria fisionomia museale migliorando le modalit di fruizione e ponendo le premesse di un recupero pi ampio di quello che fu il "solarium" di Guglielmo II; un tassello importante che si aggiunge alla nutrita lista di monumenti che una pi accorta politica di salvaguardia e valorizzazione dei beni storico - artistici ha provveduto a restituire alla cittadinanza nel corso degli ultimi vent'anni. Eppure c' stato un tempo, neppure molto lontano, in cui percorrere strade e piazze di Palermo era come aggirarsi in una delle "Citt invisibili" di Calvino: una geografia di rimozioni e sbarramenti, con interi brani di storia urbana dimenticati e preclusi da implacabili cortine murarie, e una memoria in macerie - reali e metaforiche - per pi di una generazione.
Il primo grande complesso monumentale a essere riaperto -dopo decenni - stato l'Albergo dei Poveri di Corso Calatafimi, acquisito dalla Regione e inaugurato con una mostra di Fernando Botero. Era il 1988, gli anni delle giunte esacolori presiedute da Leoluca Orlando nel clima declinante della Prima Repubblica; nel decennio successivo l'euforia per la riappropriazione della citt dopo i nostri terribili anni di piombo si rispecchi in una entusiasmante catena di recuperi: il teatro Garibaldi e lo Spasimo, il giardino di Villa Trabia, Palazzo Ziino, il Loggiato di San Bartolomeo, sino al teatro Massimo, emblema per eccellenza di quella stagione.
UNA SCELTA irreversibile, si pens allora; e in un certo senso vero, anche perch la gestione della cultura diventata (almeno a parole) uno dei fiori all'occhiello per le amministrazioni di ogni segno e colore, e il palcoscenico della citt-spettacolo un teatro privilegiato della organizzazione del consenso. Tuttavia, se la volont di proseguire questa politica di restauri e recuperi evidente-e basterebbe a testimoniarlo negli ultimi la riapertura oltre che della Cuba dell'Oratorio dei Bianchi o della Stazione ferroviaria di S. Erasmo qualcosa sembra inceppare l'instaurarsi di un reale circolo virtuoso nella fruizione dei monumenti.
Non soltanto per la ricchezza quantitativa del patrimonio palermitano e il dissesto provocato da un abbandono ultradecennale, o per la esiguit dei fondi per il restauro erogati spesso a singhiozzo cosi che al compimento di uno stralcio dei lavori segue spesso un lungo periodo di stasi ( il caso ad esempio della Palazzina alla Cinese di Venanzio Marvuglia e dell'ala nuova della Galleria regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis). Quanto piuttosto per una difficolt della gestione che frutto di una insufficiente e consapevole programmazione a vasto raggio che includa i soggetti detento-ri dei monumenti: soprattutto la Regione, il Comune, la Provincia e la Curia. Pu cosi accadere che alla riapertura della chiesa della Concezione al Capo faccia riscontro, paradossalmente, la chiusura di un altro capolavoro della decorazione barocca a marmi mischi come S. Maria in Valverde, per alcuni anni affidata alla cooperative che ne garantivano la fruizione; che alla riapertura dell'Oratorio dei Bianchi facciano seguito i sigilli apposti all'Oratorio di S. Stefano; che all'inaugurazione del Padiglione a S. Erasmo faccia mesto controcanto lo sbarramento dei Padiglioni ferrovia -ri della Stazione Lolli o che alcuni tra i maggiori spazi cittadini l'Albergo delle Povere, Palazzo Riso -languano vuoti per parecchi mesi dell'anno perch privi di una coerente attivit espositiva.
Il caso pi eclatante in tal senso comunque rappresentato dagli oratori decorati da Giacomo Serpotta e dal figlio Procopio, oggetto lo scorso anno di una campagna promozionale di gran clamore quando la maggior parte di es -si era in realt ancora in restauro e ingombra di impalcature, riaperti in queste festivit per soli tre fine settimana e adesso nuovamente chiusi sino a nuovo ordine. L'accordo tra la Regione e le Forze Armate che, liberando la visuale architettonica dalla barriera di un muro, ha permesso di sbloccare la situazione di stallo che aveva penalizzato il complesso della Cuba pu cosi rappresentare un momento diconvergenza (nonilsolo) da cui ripensare la gestione dei beni culturali.
SERGIO TROISI



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