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SICILIA - Ficuzza, la strada e l'isolamento
Maurizio Barbato
La Repubblica, ed. Palermo, 14/01/2005


MAURIZIO BARBATO
RIGUARDO alla strada Corleone-Marineo che tante polemiche suscita, la cosa più divertente l'ha raccontata l'economista Asmundo. In Francia sull'autostrada che attraversa il paese dal centro verso la Spagna, percorsa da Tir, traffico turistico, e tutta la massa di spostamento che possiamo immaginare da lì fino al mediterraneo spagnolo, c'era un imbuto, un piccolo paese su una cima che imbottigliava il passaggio. Perdita di tempo: tre ore. Dopo polemiche si sono decisi a costruire un viadotto, a quanto pare un'opera di ingegneria meravigliosa che vale la pena andare a vedere anche solo per il profilo estetico. Tempo di percorrenza dello stesso tratto col nuovo viadotto: mezz'ora. Spesa finale: euro 310.000.000.

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IL RIFACIMENTO completo della statale 118 che collega attualmente Marineo-Corleone permetterà di risparmiare al lavo-rifiniti8-10 minuti rispetto alle attuali percorrenze (ma comunque sempre più lenta dell'alternativa attuale via San Giuseppe Iato e San Cipirello), su una tratta che l'ANAS ha giudicato, negli studi preliminari ai lavori stessi, percorsa da un traffico leggero, da un traffico che non è aumentato dal 1986, e che è assorbito in modo soddisfacente dall'attuale statale. L'opera prevede in 22 chilometri 11 viadotti, 12 cavalcavia, 2 ponti, 2 gallerie, svincoli a rotonda e oltre un milione di metri cubi di sbancamenti. Un tratto di essa penetrerebbe nel Bosco di Ficuzza, riserva ambientale. Costo stimato: euro 98.000.000, più—s'è detto— 150 milioni di variante accanto al caratteristico picco (il "dente") di Marineo per scavalcare il paese. Uguale 248 milioni. Quei dieci minuti di traffico leggero di qualche privato, dovrebbero costare dunque alla collettività più di tre quarti del viadotto francese che connette il centro d'Europa al mediterraneo spagnolo.

Queste notizie, e molte altre, si sono apprese al seminario a più voci di esperti (economisti, esperti di agricoltura, architetti) e ambientalisti, tenuto all'Istituto Gramsci, sul progetto di rifacimento della Corleone-Marineo.
Solo vedere il panorama virtuale del Bosco e della Rocca Busambra, nelle costruzioni fotografiche mostrate dall'esponente del WWF stringeva il cuore. Ma non c'è bisogno di essere ambientalisti per interrogarsi sul perché di un'opera tanto inutile e distruttiva: assurda addirittura in un paesaggio che vale tanto esteticamente, e con le tante alternative che potrebbero trovarsi.
Il progetto, bocciato in gran parte dalla forestale e dalla Sovrintendenza, è sostenuto fortemente da un importante senatore di Forza Italia, Schifani, e dal sindaco di Corleone, Nicolosi. Nei discorsi di quest'ultimo si trovano le ragioni del sostegno. Egli parla di sviluppo, ma soprattutto usa una parola magica, che capta il senso del progetto di strada: "isolamento". La strada dovrebbe essere fatta per rompere l'isolamento di Corleone. Il senso intelligibile è che l'isolamento, cioè l'essere appartati, l'essere esclusi dalla corrente dal traffico più veloce, l'essere in una condizione di quiete e di lentezza non sia una risorsa per Corleone ma sia un danno allo sviluppo. Posto che una strada più veloce di per se stessa non produce sviluppo, si capisce allora che Corleone è attesa da uno viluppo di un certo tipo che richiede veloci collegamenti. Quasi che Corleone avesse da esportare tondini di ferro a tutto il mondo o che la sua prospettiva possa essere questa. Ma non è così e nessuno può pensarlo, nemmeno Nicolosi. Quella parola insistita- isolamento - allora deve avere altri scopi. Azzardiamo: per scopi psicologici.

Al contrario è la lentezza, argomentava l'architetto Quartarone, collaboratrice dell'ultimo piano regolatore di Corleone. E l'architetto ha mostrato una mappa con le zone di rilievo naturalistico: in esso una striscia verde che sale dal Bosco di Ficuzza e si collega al centro del paese. «Qui — ha detto — è prevista una stanzialità in area produttiva». Cioè un afflusso di quel turismo particolare che ama stare in luoghi dove si fa agricoltura e si può andare al mare. Quei turisti non spendaccioni né volgari, che non amano gli alberghi a cinque stelle ma non si vogliono infognare negli alberghi cloaca sulle coste. E la strada correrà, se verrà fatta, proprio su quella striscia verde destinata a "stanzialità in realtà produttività".
Cioè come se si pensasse di farla correre con i suoi ponti viadotti e gallerie nel "Chiantishire", nel Trentino, nel "Ragusashire" per venire in Sicilia, nelle Madonie sopra Cefalù, forse tra poco nei Nebrodi. Insomma se lo sviluppo di Corleone, e di zone simili, è come dicono tutti, diventare il "Corleoneshire", con la sua ricotta migliore del mondoe il vino e il grano, accanto le cui fattorie vengano i turisti di qualità, con lariserva del re Borbone di Ficuzza a un pugno di chilometri, col mare a un tiro di schioppo, come può venire l'idea di "rompere l'isolamento". Non è che una straada sola distrugge questo futuro. Ma perché si pensa giusto all'inutile strada?
Perché si vuole rompere "l'isolamento"?
Purtroppo la parola di Nicolosi, "isolamento", lo faccia apposta o sia involontaria, intercetta uno spirito e un umore che noi siciliani conosciamo benissimo in noi. Sul quale si è spesa la sociologia e tanta letteratura. Per chissà quali e quante ragioni, alcune sicuramente validissime, noi siciliani non siamo capaci di amare la no-stracomunità. Ne vogliamo fuggire. Perciò non siamo proprio in grado di valorizzare nulla di quello che appartiene alla nostra comunità: se pensiamo a sviluppo, pensiamo in realtà a una cosa: evasione. Ad un ristoro che ci ridia il respiro che la nostra comunità ci toglie. Se siamo di Corleone ripiace pensarci a Termini o a Punta Raisi, pronti al salto per mare o via area. E quindi ci sentiamo lusingati dalla possibilitàdi andarci direttamente, perché così è come se ci fossimo già. Per cui quando Nicolosi chiama populisticamente sviluppo una strada, come avrebbe potuto fare Danilo Dolci negli anni Quaranta, noi non saltiamo sulla sedia.


MAURIZIO BARBATO



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