FIRENZE - Chi si rivede: dal cassetto rispunta piazza Signoria pavimentata in cotto MARIA CRISTINA CARRATU MARTEDÌ, 28 FEBBRAIO 2012 la repubblica - Firenze
La proposta-provocazione del primo cittadino rispolvera un´idea accantonata vent´anni fa "Non sarà facile convincere le soprintendenze però sarebbe bello provarci" «Firenze negli ultimi anni si è ingrigita, ha perso il gusto del colore. Secondo me piazza Signoria in cotto, tutta rossa, sarebbe bellissima». Dopo aver proposto, l´anno scorso, di far erigere ex post la mai realizzata facciata michelangiolesca di San Lorenzo, salvo poi farla cadere nel dimenticatoio, ieri in consiglio comunale il sindaco è tornato a guardare al passato: «Incaricheremo una commissione per esaminare l´ipotesi di un lastrico in cotto per la piazza più bella della città» ha annunciato in consiglio comunale, pur precisando che si tratta «per ora di una suggestione», da riprendere «al momento opportuno» (ma non prima del 2015, perché nel 2012 e 2013 bisogna rifare le grandi strade del centro, Tornabuoni e Cerretani, Por S. Maria e Martelli, e nel 2014 si vota). Renzi non si nasconde le difficoltà: «Non sarà facile convincere le soprintendenze, però sarebbe bello provarci», e comunque «ne ho già parlato sia con Alessandra Marino che con Antonio Natali». La soprintendente dei beni paesaggistici e architettonici, in realtà, è più che cauta: «Il sindaco mi fece solo un accenno guardando un quadro, per ora non c´è nessun progetto», e comunque «non si tratterebbe certo di un restauro ma di una pavimentazione completamente nuova». Il Comune decida, conclude Marino, «e noi valuteremo». Favorevole, invece, il direttore degli Uffizi: «Vorrei ricordare che nonostante a suo tempo si fosse sostenuto che lasciando la pietra si sarebbe trattato di un restauro, e mettendo il cotto di un falso, l´attuale lastrico non ha niente di filologico, mentre il cotto, prima dei Lorena, c´è stato per secoli». Certo, riproporre una piazza ‘rossa´ richiede «una buona dose di coraggio», ed è vero che la manutenzione del cotto è costosa, «ma è anche vero che piazza Signoria è piazza Signoria». E dunque «si trovasse un imprenditore del cotto che ce lo regala, perché no?». Fin da quando l´idea di ripavimentare la piazza partì, nel 1985, fra Comune e ministero fu guerra: Palazzo Vecchio puntava a grandi riquadri separati da marmo o altra pietra, Roma a un restauro conservativo all´insegna del «com´era e dov´era». Entrambi, in ogni caso, volevano pietra e non cotto (che era stato in piazza Signoria almeno dal ‘400 e fino al 1795, quando i Lorena vi avevano sostituito il macigno) come pretendeva un comitato con dentro, fra i tanti, Indro Montanelli e Andre Chastel. Una volta partito, però, il restauro, come appurerà un´inchiesta della magistratura, non fu proprio tale: il perito verificò che gran parte delle pietre originali erano sparite e al loro posto erano state messe pietre nuove lavorate a macchina. Nel ´92 tutti gli attori della decisione, fra cui l´allora soprintendente Antonio Paolucci e il direttore generale del ministero Sisinni, furono condannati in primo grado per danneggiamento di un bene culturale. Ma per finire assolti in appello.
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