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Monet? Ci costato solo 700 mila euro
l5 GEN 2005 ECO DI BERGAMO


BRESCIA Confessa che, quando ha letto il titolo di Repubblica, Brescia capitale della cultura, ha avuto uno scatto d'orgoglio. E a molti sembrato un segno del destino perch lui, Paolo Corsini. sindaco diessino di Brescia, si sempre diviso tra universit (Lettere classiche alla Cattolica) e politica (consigliere comunale dal 1980, sindaco dal '92 al '94, vice sindaco e assessore alla Cultura e all'Urbanistica nella Giunta Martinazzoli, quindi deputato e nel '98 rieletto sindaco).
La Leonessa ruggisce ancora, e questo proprio mentre i primati bresciani nel campo dell'industria e della finanza stanno subendo l'erosione di una crisi nemmeno tanto strisciante, al punto che il Gruppo Lucchini si vede partecipato al 60 per cento dai russi ( stato uno choc per la citt, ammette).
Signor Sindaco, come avete fatto a cambiare passo in campo culturale?
La chiave di volta del nostro successo la partnership tra pubblico e privato. Il privato non solo il soggetto che sponsorizza, investe risorse, ma il modello di un'imprenditorialit flessibile e duttile che consente di dar vita a strumenti nuovi.
In concreto?
Noi gestiamo Santa Giulia (il Museo della citt, ndr.) con una Spa. E abbiamo affidato a questa Spa la gestione di tutte le funzioni clie il Comune aveva gi esternalizzato, agisce da ufficio marketing.
Che coda vuol dire?
Vuoi dire che in un tempo nel quale le risorse comunitarie della citt - intesa come comunit vivente - non sono pi solo quelle tradizionali del lavoro, dell'industria, dell'impresa, accade che alla produzione dei beni materiali si accompagna anche la produzione dei beni immateriali. E allora
la cultura entra, deve entrare dentro un ciclo produttivo.
La cultura entra in un ciclo produttivo: questo ciclo produttivo che cosa vuole produrre?
Una delle voci fondamentali del ciclo la capacit della citt di riclassificare la sua identit e Ila sua riconoscibilit. Dunque, non solo la Brescia delle ciminiere, della finanza, dei Bazoli, degli Gnutti... Ma la citt d'arte, la citt turistica, la citt dei servizi. Vengono giornalisti da tutta Europa per guardarci da vicino e capire il nostro modello.
guai la vostra politica per la cultura?
La politica per la cultura, a Brescia, si regge su quattro linee di fondo. La prima la valorizzazione della monumentalit. Una citt la sua storia. E qui le nostre scelte, il grande investimento su Santa Giulia come il caleidoscopio attraverso il quale possibile leggere la forino urbis della citt.
La seconda linea di fondo?
Se la citt sedimentazione monumentale, stratificazione del tempo, la citt anche grande palcoscenico. II centro storico un grande palcoscenico dal quale promuovere 13 spettacolarit.
Pu fare un esempio concreto?
■Il monastero di Sant'Eufemia, che diventato la sede del Museo delle Mille Miglia. Il monumento ospita lo spettacolo-evento, Con una particolare specificit per Brescia: la volont di misurarsi con le manifestazioni della spettacolarit contemporanea. Abbiamo scelto il Festival del circo contemporaneo perch nessun altra manifestazione esprime meglio il meticciato della cultura contemporanea. Esprime la dissoluzione dei tipi e dei generi: insieme teatro, giocoleria, clowneria, musica, danza e altro ancora. Ed senza animali. Siamo alla sesta edizione e portiamo a Brescia, ogni volta, 50 mila persone in pochi giorni.
Piccoli grandi eventi estemporanei?
No. La promozione della spettacolarit ha anche un'altra chiave di volta fondamentale che giustifica il suo successo: continua per tutto l'anno. Cominciamo con "Musica dal mondo" (musica etnica a vocazione spirituale, dialogo tra le culture). Poi il "Festival pianistico", poi le "Settimane musicali". Poi "L'estate in citt" (circo, concerti rock, la danza). E poi, in autunno, "Divagazioni", per tentare di portare a Brescia le forme pi recenti dello spettacolo internazionale.
La terz* linea di fondo della vostra politica culturale?
Trovo che ci sia una grande domanda di senso nella citt contemporanea. A Brescia abbiamo numerose iniziative che seguono i percorsi critici del pensiero contemporaneo. C' un auditorium, si chiama San Barnaba, che diventato un luogo di culto per la promozione di conferenze. Negli ultimi quattro anni, 40 incontri: dieci all'anno, su temi come "All'origine della cultura occidentale: parabole e personaggi del Vangelo", "Luoghi e immagini e figure dell'Antico Testamento", "L'eterno riposo del mito: la filosofia greca", E quest'anno "Romanitas-Humanitas". All'ultima conversazione di Massimo Cacciari, che suggellava il ciclo, c'erano non meno di 600 persone. Ogni conversazione non ha mai avuto meno di 400 persone. Persone che arrivano un'ora prima, si disputano il posto, si sdraiano per terra, hanno il registratore. L'Universit Cattolica ha studiato questo fenomeno e ha concluso che questi cicli contribuiscono a dare una risposta alla domanda di senso della citt.
Sta dicendo che a Brescia non ci sono solo le grandi mostre, gli eventi alla moda, quelli ai quali uno partecipa perch si vergogna di dire che non c' stato?
S. Anche se paradossalmente alla fine anche San Barnaba diventato di moda, a suo modo. Ma a Brescia c' materia per pensare, altro che se c' materia per pensare!.
La quarta linea di fondo?
II riconoscimene che in una citt esiste una plurimit di mondi vitali che l'amministrazione deve incoraggiare e assecondare, e alla quale deve fornire risorse e strumenti. Una presenza pulviscolare capace di creare teatro, arte, ricerca: tutte cose che insieme producono cultura.
Siete stati bravi a restaurare il complesso di Santa Giulia. Per, lo ammetta, adesso vi ritrovate tra le mani un contenitore straordinario, che ha pochi rivali in Italia.
Dentro la prima linea di fondo della nostra politica, quella della monumentalit, c' la fortuna di avere a disposizione Santa Giulia. Abbiamo deciso che Santa Giulia, in un primo momento, doveva mostrare se stessa: e quindi il monumento diventa documento di s - con le mostre "II futuro dei Longobardi", "Bizantini, Croati, Carolingi". E poi Foppa, Pitocchetto e Romanino.
E adesso, completata questa fase, il varo della stagione delle grandi mostre. possibile dire che l'arrivo di Goldin segna uno stacco. A Brescia c' un prima Goldin e un dopo Goldin?
S. Ma pi che uno stacco, c' un salto di qualit. Il modello Goldin immette nella citt i problemi della produzione in dimensioni diverse, E pone un problema di fondo. possibile oggi pensare a una cultura che ha una
dimensione partecipata, di massa, e non perde la qualit del suo rigore critico? Secondo lei?
Esiste un rapporto tra cultura e democrazia? Io credo di s. Cio la cultura non pu essere per definizione un fenomeno elitario. O meglio: la cultura esige il rigore che seleziona, ma esige anche che sia estesale partecipata. questa la nostra sfida, oggi. Far s che la cultura non si dequalifichi, perch se si dequalifica non pi cultura ma commercializzazione dell'atto culturale, ma allo stesso tempo riuscire a far s che sia in grado di essere partecipata dai pi.
Come funzionava prima di Goldin? Allora c'era il modello Tino Bino, storico assessore alla Cultura di Brescia.
Il modello Tino Bino fu voluto da Tino Bino e da me all'inizio degli anni '90. Io ero sindaco, pensammo che serviva un soggetto di promozione culturale e demmo vita a "Brescia Mostre grandi eventi". Dove ha fallito quel modello? Il modello ha pagato il limite di non poter disporre di un contenitore adeguato che consentisse il salto di qualit tale da richiamare capitali privati. Non disponeva di Santa Giulia. "Brescia Mostre" nata sette anni prima dell'apertura del museo. Uno scarto temporale che le stato fatale.
Il simbolo di quegli anni la mostra sul Foppa. Fece 60 mila visitatori...
Settantamila.
Va bene, 70 mila. Per altro, una cifra tutt'altro che da disprezzare. Settantamila sembrano pochi solo perch Goldin ha imposto un nuovo vocabolario del numeri, il confronto imbarazzante solo con le cifre degli Impressionisti. Per, al di l di questo, anche vero che la mostra del Foppa non ricordata come un successo. Perch?
Quella mostra stata la mia grande ambizione, e insieme la min grande delusione. Rivendico che l'ho voluta io. Tanti erano contrari, dicevano che era un artista sconosciuto, diincile. Era difficile anche portare a Brescia alcune sue opere, quelle su pala. Ma la volli a rutti costi perch nella storia dell'attivit espositiva di Brescia, dal 1934
in avanti, c'era un grande dimenticato: il Foppa. Quanto d avete investito? Non meno di sei miliardi di lire. Profondendo grandi sforzi nella comunicazione. Ma risultata una mostra difficile, il catalogo uscito un anno dopo anche per le divergenze tra gli studiosi che si sono misurati con il fioretto in mano. Una mostra che ha convinto la critica ma non ha appassionato il pubblico.
Se legittimo dire che una mostra che fa 70 mila visitatori non appassiona il pubblico...
Sono sincero, non c' stata grande passione. E allora non c' dubbio che l'arrivo di Goldin determina un salto di qualit.
Possiamo parlare di Effetto Goldin, allora?
A Brescia non ci sono le mostre di Goldin. A Brescia c' una programmazione che stata promossa da Brescia Musei Spa, la societ che il Comune ha creato per gestire in modo imprenditoriale i riostri musei, e Linea d'ombra, la societ di Goldin
Come composta Brescia Musei?
Per il 94% il Comune, poi 2% la Fondazione Asm, 2% la Camera di Commercio e 2% la Fondazione Cab.

Come funziona il rapporto tra il partner pubblico, cio voi, dunque Brescia Musei, e il partner privato, cio Linea d'ombra di Marco Goldin?

Noi abbiamo sottoscritto con Goldin un programma quadriennale. Il programma vale sei milioni e mezzo di euro all'anno, tredici miliardi di lire. Di questi tredici miliardi, all'anno, per quattro anni, ogni anno Goldin investe sei miliardi e mezzo. Lui e i suoi sponsor.

Dunque, come sono suddivisi gli investimenti adesso?

Le mostre che in qusto momento sono in corso a Brescia, che sono cinque, valgono un investimento di sei milioni e mezzo di euro, tredici miliardi di lire. Di questi sei milioni, 3 e mezzo li mette Linea d'ombra. Tre e mezzo il Comune (1 milione e mezzo) con la Fondazione Cab (1 milione), la nostra azienda di servizi municipalizzati (500 mila) e il resto altri sponsor minori.

Quando avete sottoscritto il contratto con Goldin per il programma quadriennale, avete concordato le mostre, le avete decise insieme, oppure - mi scusi la brutalit - avete comprato a scatola chiusa?
Noi abbiamo dato precise indicazioni a Goldin.

Quali?
Primo: volevamo che dentro queste mostre ci fosse un recupero della tradizione pittorica bresciana. Per cui, alla Pinacoteca Tosto Martinengo lei vedr le mostre "Da Raffaello a Ceniti, capolavori della pittura", e "Da Durer a Rembrandt a Morandi", le Incisioni. E questo deve accadere sempre, ogni anno.

La seconda cosa che avete chiesto? Che non esistesse solo Santa Giulia. Quest'anno valorizziamo la Pinacoteca Tosto Martinengo, l'anno prossimo ancora la pinacoteca ma anche il castello. Cio vogliamo mostre d'arte nella citt diffusa. : La terza cosa che avete chiesto ? Vogliamo mostre che consentano alla citt di potenziare i suoi fattori di richiamo turistico. Mostre con fortissimo richiamo popolare, di massa. Ecco il perch degli Impressionisti.

Mi scusi, signor sindaco, ma allora un po' di ragione ce l'hanno quelli che dicono che Brescia rischia di diventare la citt delle grandi mostre.
No, non hanno ragione. Brescia non vive solo di grandi mostre. In questo periodo a Brescia ci sono mostre di Gigi Fasser, Giuseppe Mozzoni, Luciano Cottlni, Giuseppe Bergomi (artisti bresciani contemporanei, ndr). Noi
continuiamo a sostenere altri soggetti.

Facciamo finta che il budget del Comune di Brescia per la cultura sia pari a cento. Quanto, di questo cento, date a Goldin, e quanto a tutto il resto della cultura?
A Goldin quest'anno abbiamo dato grosso modo un milione e 500 mila euro. Facciamo finta che Monet e le altre mostre in corso arrivino a 350 mila.

Scusi se la interrompo, il biglietto d'ingresso a Santa Giulia costa 12 euro. Quanti euro vanno a Goldin e quanti a voi?
Goldin ci da due euro per ogni visitatore. E questo vuoi dire che - a quota 350 mila visitatori - Comune di Brescia e Brescia Musei Spa recuperano insieme 700 mila euro. Quindi vuol dire che il Comune di Brescia ha speso 700 mila euro. In altre parole ancora, noi con 700 mila euro abbiamo fatto tutto questo po' po' di cose.

Non male. Ma torniamo al bilancio del Comune. Sol totale di cento, quanto date a Goldin e quanto a tutto il resto della cultura (stagione teatrale, circo. Festival pianistico, danza, compagnie teatrali minori....)?

Non possibile dirlo, perch ormai solo "L'estate in citt" vale quasi due miliardi, ma di questi due miliardi noi il 90 per cento l'abbiamo da sponsorizzazioni.

E ci credo! L'effetto Goldin anche questo. Con le sue mostre-evento fa parlare di Brescia tutta Europa, normale poi che gli sponsor facciano la fila.

Ma, guardi, la fila c'era anche prima. Gli sponsor coprivano la quota del 90 per cento anche prima dell'arrivo di Goldin.

Scusi se insisto. Mettiamola cosi: la possibilit di dare contributi al resto della cultura, dopo l'arrivo di Goldin aumentata o diminuita?

Mettiamola cos. Goldin libera contributi preziosi che il Comune pu indirizzare in altre direzioni.
Per esempio?

Se pensa che la mostra sul Foppa a noi era costata circa sei miliardi di lire e Goldin ci costa 700 mila euro all'anno... chiaro che diventa un volano. Un volano che, per di pi, consente di riclassificare l'identit e la riconoscibilit della nostra citt.



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