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Tuvixeddu ancora in pericolo il cemento rimane in agguato
di FRANCESCO ERBANI
(10 febbraio 2012)


La necropoli fenicia di Cagliari torna al centro della polemica politica e divide il fronte che ha sostenuto il sindaco Massimo Zedda. Motivo dello scontro una delibera comunale sospettata di voler riaprire le porte alla speculazione



Torna l'incubo cemento sulla necropoli di Tuvixeddu? A Cagliari si spacca il fronte che ha sostenuto il sindaco Massimo Zedda, vendoliano, e che sulla difesa delle tombe dall'assedio di 270 mila metri cubi di palazzine sembrava compatto. La giunta ha approvato una delibera che Italia Nostra giudica quanto meno ambigua, se non illegittima, e che chiede di ritirare. Nella maggioranza di centrosinistra si odono mugugni, mentre il primo cittadino incassa il sostegno dal gruppo di centrodestra che ha espresso il suo rivale alle elezioni, Massimo Fantola.

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La questione è complicata, come tutta la vicenda di questi pregiatissimi colli che sorgono nel centro del capoluogo sardo e sui quali dal VI secolo a. C. fino all'età imperiale sono state scavate migliaia di tombe. Ma la si può ridurre, la questione, a un perimetro: quanto grande deve essere l'area di inedificabilità assoluta per stroncare le mire di chi vorrebbe premere sulla necropoli con una selva di edifici? Il perimetro deve comprendere la sola zona tutelata da un vincolo archeologico, già in vigore da anni e dove non si può costruire nulla? Oppure una zona più vasta, una cinquantina di ettari all'interno dei centoventi vincolati nel Piano paesaggistico dall'allora governatore regionale Renato Soru e che consentirebbe alle tombe di respirare, di essere cioè circondate da una fascia di rispetto, oltre che di struggente fascino?

Maria Paola Morittu, responsabile della Pianificazione territoriale di Italia Nostra, e un gruppo di intellettuali alla cui testa c'è lo scrittore Giorgio Todde (autore di un duro articolo su La Nuova Sardegna) insistono per la tutela più vasta. E su questo punto pareva che anche l'amministrazione Zedda fosse assestata. Tanto più dopo una sentenza del Consiglio di Stato del marzo 2011 2 che dava pienamente ragione agli ambientalisti. La salvaguardia di Tuvixeddu è stata inoltre uno dei punti del programma elettorale 3con il quale il centrosinistra ha vinto le amministrative. Seguite, appena qualche mese dopo, dalla decisione della nuova giunta di non affiancare i costruttori nei contenziosi giudiziari (a differenza del governo cittadino di centrodestra).

Ma ecco spuntare la delibera della discordia, che contiene alcuni passaggi molto contestati. In essa si sostiene, ad esempio, che "per le aree comprese nel vincolo occorre valutare la compatibilità delle previsioni del PUC vigente (il Piano urbanistico comunale del centrodestra, n. d. r.) con la disciplina dello stesso vincolo". Oppure che "la fascia di tutela integrale possa essere fatta corrispondere con la superficie del bene sottoposto a vincolo ministeriale" (quale vincolo ministeriale? Quello archeologico? Si domandano preoccupati gli ambientalisti). O, ancora, si afferma la possibilità di ridurre la fascia di tutela, tutela che "dovrà in ogni caso tener conto delle destinazioni urbanistiche individuate dal PUC". Cioè, di nuovo, del Piano urbanistico della precedente giunta.

Al di là delle formule tecniche, il timore degli ambientalisti è che si voglia piegare il Piano paesaggistico di Soru 4, molto stringente, al Piano comunale approvato dalla giunta comunale di centrodestra, e non il contrario ("come sarebbe obbligatorio, alla luce della sentenza del Consiglio di Stato e del Codice dei beni culturali", sottolinea Maria Paola Morittu). Con la conseguenza che prevarrebbe il perimetro stretto di tutela e che, come voleva la vecchia amministrazione, si consenta la costruzione dei palazzi. "È la tutela francobollo", dice Todde.

La reazione di Zedda alle critiche è molto netta. "Noi vogliamo esattamente l'opposto. E con un'altra delibera avvieremo l'adeguamento del piano comunale a quello regionale", risponde il sindaco. "Per Tuvixeddu non ce la facciamo, da soli, a fronteggiare eventuali risarcimenti chiesti dai costruttori. Solo per l'annullamento di una piccola porzione del loro intervento, vogliono 12 milioni. E poi c'è l'Ici che hanno pagato. Deve intervenire la Regione. E noi puntiamo a trovare un intesa. Le accuse al Comune sono ingiuste, devono essere indirizzate alla Regione. Il nostro obiettivo resta quello della salvaguardia integrale di Tuvixeddu". "Ma allora perché nella delibera si insiste sulla possibilità di ridurre l'area di tutela? E poi i vincoli paesaggistici non prevedono risarcimenti, ma solo il rimborso delle somme già versate per le eventuali opere di urbanizzazione", incalza Morittu.

L'area della necropoli 5 è dentro un contesto di paesaggio che si vuole a tutti i costi mantenere intatto. E non solo per consentire la fruizione di un patrimonio archeologico che dall'età punica arriva all'Alto Medioevo, che ha pochi paragoni in tutto il Mediterraneo e che è tuttora quasi impossibile visitare. Ma anche perché da Tuvixeddu al colle di Tuvumannu e poi a quello che chiamano il Canyon, lo spettacolare, profondo taglio di tutta l'altura, è riconoscibile un sistema unitario, fatto di cavità naturali e di una foltissima vegetazione, luogo di culto dove nei secoli si sono praticate anche molte attività, da quella mineraria (esiste una specifica tutela per questo aspetto) a quella di cava. Tutt'intorno si è costruito in maniera dissennata, in particolare lungo via Sant'Avendrace dove sono sorti edifici che sovrastano le sepolture. Palazzi sono cresciuti anche su via Is Maglias, una via che, spiega l'archeologo Alfonso Stiglitz "ricalca esattamente un'antica strada che percorreva quella che si configura come una valle naturale tra le due cime del colle (Tuvixeddu a ovest e Tuvumannu a est), una strada funeraria di età punica ancora perfettamente leggibile, nonostante i devastanti interventi edificatori, ancora in corso".

Altri palazzi si vorrebbero costruire. La battaglia per evitare il saccheggio dura da anni, a colpi di ricorsi e di denunce, con l'allora Direttore regionale dei Beni culturali Elio Garzillo e l'allora Soprintendente Fausto Martino in prima fila. Nel marzo scorso la sentenza del Consiglio di Stato, che si era pronunciato a favore di una tutela molto estesa, e poco dopo l'elezione di Massimo Zedda, sembrava avessero messo fine ai progetti edificatori. Ma le mire degli immobiliaristi sono incontenibili. E i valori monetari di questo lembo della città elevatissimi.

http://www.repubblica.it/ambiente/2012/02/10/news/nuovo_rischio_cemento_necropoli_tuvixeddu-29660890/


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